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*4.A.t.:A^ .V
THE LIBRARY
OF
THE UNIVERSITY
OF CALIFORNIA
PRESENTED BY
PROE CHARLES A. KOFOID AND
MRS. PRUDENCE W. KOFOID
•
k ' ,. OPERE
DEL COIfSIGLIBRE
GIAN LODOVICO ^BIANCONI
BOLO GNESE
Miraaino deIìLa corte di Sassonia
rilESSO LA S. SEDE.
VOLUME SECONDO .
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LETTERE
AL IVIARCHESE
FILIPPO HERCOLANI
CJAMBERLANO
DELLÌ MM* LL. n. RR. ED APP,
Sopra alcune particolarità della Baviera y
ed altri paesi della Germania.
MILANO
IfEIXA XIPOGBAFIA BB' CLASSICI ITALIANI
contrada del Bocchette y 'SP 2t536.
ANNO i8o:t.
5^-^^l/v
•
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S.
E tanto oprò coff armonia de* carmi
Nel regno etemo de le pallida ombre
U addolorato sposo if Euridice ,
Tu f novello Demostene , nudrito
Quasi f e cresciuto nelle greche scuole ,
O nel Foro roman y superbo un tempo
Di sacri ingegni , or di ruine , e d* erba ,
Filetore gentil ^ che oprar non puoi
Qualor stanco di ber del puro fonte ,
Che aprì con V unghia il meduséo Cavallo ^
Deponi il plettro , e di vergar ti piace
Dotte carte spiranti odor tulliano!*
Mercè di quelle , onde da V Elba Unta
Sin or di sangue , or più tranquilla b chiara
Fer le porte non pia schiuse di Ciano ,
Dono mi festi , e che non vidi? Vidi
Cose non lette y e non intese in pria ;
E mercè del tuo stile , e del tuo ingegno ,
Che a gli occhi altrui le pia lontane cose,^
Qual britannico vetro appressar suole y
Vidi ignite contrade ^ e genti ignote;
E benché a T Istro in riva ^ e al piedol Reno ,
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)( VI )(
Di scorrer mi fu dato a parte a parte
Del Bavaro Signor V Augusta Reggia^
E mirar vi potei' palagi , ed archi ,
Antichi Temp)^ e colorite tele,
E marmi sculti da scalpello industre ;
De la Grecia, e di Roma illustri avanzi^
E i ridenti giardini , ^uai già /uro
Le molli Tempe Jra V Olimpo , e V Ossa .
Io guasi a 'schiera a schiera i pregi immensi
Conobbi f e vidi » che Jan ricca e bella v
Al par del sole ^ la magnanim* alma
Di queir invitto Prence ^ a cui dovea
Stampar devoto^ e in supplichevol atto
Su la benigna destra un umil bacio .
Se il giuria più fiate y il sai , Bianconi^
E V Elba il sa^ lungo il cui margo amico
Oh! queste volte ^in su V arena io scrissi:
Pria che V Ausonia terra , e il Ren riveggia ,
Me Monaco vedrà ^ vedrammi in riva
All' Iser <f Ermelinda il gran Germano ;
H gran Germano di Colei , eh' è Nume ,
E del sassone suol delizia e cura .
Di Lei y cui scherzi t o rida, o parli, o taccia,
O sii inglese destrier cacci le fere y
E or grave , ed or veloce in danza muova
L àgili piante Ay che il suol non tocchi \
O su i saltanti ed agitati bossi
Or fugga y or rieda, e meraviglia desti
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)< VII )(
Sua eburnea mano , e le maestre dita
Formin concenti inusitati ^ » novi;
O a le doln sue rime ^ amor spiranti ,
Soan accoppi armoniose note ;
Portamento regale y atti cortesi ^
Grazia , <anor , leg^adria seguon per tutto .
Di Lei d' ingegno y e di saper fornita ,
Che clemente e benigna i sensi intemi
Dischiude y ed apre in peregrini accenti;
E qualor d* ascoltarla io m* ebbi in sorte
Del suo labbro versar non sua /avella y
Ermelinday diss* io y nel suol Germano
Now^ già, ma nata è del bel Jiume in riva y
Che irtigOy e parte il.seduttor Parigi y
O su le sponde del purissim* Arno
Saggia ne bebbe il favellar soave;
Ond* è y che sì del suo favor fa dono ,
E Italia onora y e de V Italia i figli .
Così giurai pien di desire un giorno :
Ma un Dio , sì un Dio , benché fanciullo , e cieco ,
In quel bivio fatai m* assolse e vìnse ,
E i giuramenti miei derise^ e infrànse.
Ah ! che' non ponno di leggiadra Ninfa
Soavi cenni , e lusinghiere carte ,
E da sì bella man vergate , e scritte f
Tu pure allor che ad ammirar ne gisti
Dei sette Colli V opre antiche e neve ,
Tu di 0ÌuffMre in seno u la reina
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)( viu )(
Del mar partenopeo vlgevi in mente .
Di veder nel pensier già Jitto a9evi
Di Sincero la tomba, e il ¥Ìcin masso ^
A le cui dure viscere per entro ,
Sovrumano lavor , scalpello audace
Ai passeggieri , e ai coechi aperse il varco .
Erudito stranier te pur chiamava
Queir antica Città, da cui la sorte
Vuol j cV io traessi il nome , onde mi vanto ;
Città ^ che per età molte si giacque
Tra 7 Vessevo y e tra 7 mar sepolta ed arsa ;
E eh* or per opra del Menarca Ispano,
De gli studi y e de V arti Apollo , e Nume ,
Dalle ceneri sue V altera fronte
A novo Tito estolle , e omai risorge .
E surgon seco a nova vita il curvo
Marmoreo anfiteatro , e illesi e salvia
Del tempo ad onta^ i fragili papiri ^
E le tripodi aurate ^ e i sacri vasi ^
E i femminei ornamenti ^ e guanto allora
De la vita addolcir potea le cure ;
E le vaghe pareti , e i bronzi y e i sassi
Forse da t eraclio Zeusi, e da Fidia
Al vivo sculti, e colorite al vivo .
Le guai , degne di cedro , e al Mondo sole ,
Da fedel man delineate , e tratte
Da' regj torchi a le venture etadi.
Se dal gievin Fernando y in cui riposta
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)( « )(
Ha sua speme V Italia ^ in dono ottenni ^ '
Opra fu di Colui , che intento^ e amko
^' liberali, e piii severi studf^
Di Partenope amor , di Re Ministra ,
Provido i dritti altrui sostiene , § puote
jy immensa lode meritar tributo ; ''
E ^ual Memore saggio a regger gmti -.
D* indole ^aria , e a moderar pia Regni
La mente j e il braccio avvmOuros^ aditetrù
Del suo real Telemaco , non anco
Per la tenera etade ardito e fermo.
Ma al Dio , che a V alme più gentili tmpéra ,
£ che ugualmente di sue Jìamme ineenée
I regj alberghi y e le capanne umili j
Di troncar piacque a* tuoi desir le piume r
£ la vaga tua Dea , che tanti pregi
Di rirtii , di bellezza in se nasconde ,
Quanti ne V alma y e nel bij, viso aduna " •
IjU mia cotanto sospirata Irene,
Al tedesco terren tornar f impose .
S* io r ho amata , Bianconi , il $ai tUy-e sullo
Chi del cuor nostro ogni segreto vede .
ZVè certo sì vezzosa , e ben formata
Era la Deuy che dal mar nacque, « sorte y .
ZVè tante grazie in lei piovean dal Oielo,
Allor che Ueta ne la valle Ideuy
Superba di h stessa y e del suo vol^y
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li. '
)( X )(
Quasi presaga de* trionfi suoi ,
Al tryano PasUr si voIsb , e disse :
Bella è la doUa Palla , e bella è Giano ^
Ma se lo soffra in pace e Giano ^ e Palla ^
E de V arti , e de V aria ahhian V impero ,
£ mia sia la vittoria , e mio sia il pomo .
Che 5* io le Bgggie a venerar mi trassi
Del tuo SoiTanOt e del maggior Monarca,
Sotto li cui possenti j e sommi auspicjy
Pili secoli nel del volgonsi in giro ,
Dacché tff attori, e palme altera e corca
De V Aquila regale a V ombra crebbe
U arbor , di cui son io germe \ e speranza ,
Fu per /are al natio nido ritomo
De la mia Dea^ de la sua Jè piit degno;
E nevischi eh* io corsi y e ne V orrore ,
Che attonito provai allorché €p armi
Vidi gran campo , e d* animai y di genti
Del bellicoso Dio Jieri seguaci ;
E infelici Cittadi y altre fumanti
Ancor di sangue y altre d* assedio strette ^
Altre da ferrei accesi globi stese ,
D* Uio 9 e di Roma imagini funeste ,
Irene era mia guida y e mio conforto;
E la memoria de' passio giorni y
E la soave ed infiammata speme
Di rivederla y e favellar con lei
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J
)( XI )(
La lontananza mi rendean m$n dura .
A chi M doppia cote ha il ^petto cinto y
O a chi gusti , come Binàldo y ' H ^onte ,
Che fa col lento mormorai^ talora
Pastori € viandanti a lejres^* as^ue
M Venire , e berne V amoroso oblio ,
Del sollecito mio pronto ritomo
Forse fia la cagion debile e lieve.
Ma tu , che in servitù fosti pie voile
Del yincHor dei cori , e eh* or ten vài
Lungo le sponde 4^ Ifs placida Elba
Per aurea chioma ^ e per azxHrre luci
Dietro al suo carro incatenato e vinto ^
Dimmi y Biancon y se da incolpar son io ?
Che se gli strali men possenti e' crudi
Cupido avesse , e men severo il guardo ,
Saria pia grave , e d* ogni scusa indegno
H fallo if Annibàl y che in Capua ruppe
A le vittorie y a^ suoi trionfi il corso;
E sarian nuda polve y e steril erba
Gli anfiteatri y e gli archi y i templi y e Roma,
Ma tempo è ornai , che al prisco ovil richiami
De V Arcadia gli armenti , ed i fanciulli
Chiudano i rivi , che assai bebie il prato .
-^ r Augusta Ermelinda , e a t Immortale
Tuo Signor , suo Consorte umil ti prostra »
£ da V alma regal crescente Prole ,
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Di Lam^ar ' ^ «»«*• """*• ' ''"^
GU eccelsi aus^ * «^ '* >^'" •»''"»""■
Ite! sossonito ci*U astro Uu*nU,
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LETTERA L
GEIfTlLISS. E KIVERITIS»,
i
SIGNOR MARCHESE.
Dresda li 2& Ottobre 1763.
M.
Li rallegro infinitamente y gentilissimo Sig. Mar*
chese , che nnalmente vi aiate detcrminato • nel ritor-
no , che fate in Italia , di passar» per' Monato di B*a-
viexa^ Vedi'etc quella Qttà, alla (juale Gustavo Adol-
fo Re di Svezia , dopo averla presa e considerata ,
augui^vasi poterle adattare sotto tante rotelle , quan-
te bastassero per istrascinarla sino a Slockholm . Ve-
drete , che Monaco ha più merito di quello , the i
forestieri per lo più s' imaginano , e vi tn^'erete pa-
recchie di quelle cose , che per ahre Città della
-Germania cerchereste in vano , e che tant^ piaccio-
no al . viaggiatori curiosi , quale voi siete • Non vi
maiavlgllerete , quando vi dirò , c1ie vi sono molti
de* Bavari , i quali non sanno quai tesori possegga-
no nella . lor Capitale ^ percèìè avrete veduto quasi
sempre dappertutto, che i forestieri eruditi sono me-
1
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)( A )( \
glio ìnforsMd dell» doH <f im "piese , che iMm b
sono i cittadini medesimi , che tra esse sono nati ,
ed allevati . Io mi ricordo , clie essendo a Parigi
condussi uno dei dotti letterati di quella ^an Cltti
a vedere per la prima volta il famoso Cammeo ,
clic conservasi nella Santa Cappella all'antico Palaz-
zo dei Re ; e pare ^ueil* illustre Francese sapea me-
glio di me tutte le antichità di Roma y e conoscea
Atene , e Cormto al pari fors« di Versailles , e di
Marll . Quanti eruditi vi sono in Bologna , che ap-
pena sanno esservi poco cBttanti dai borghi nostri al-
cune non mediocri reliquie d* antichi bagni roipani ,
e quanto pochi sono quiUi, che le hanno diligente-
mente visitate I Ad j^um noscenda ( dice Plinio il
giovine «cri vendo a Gallo ) iter ingredij transmit'»
tere mar$ solemus , ea sub oculis posita negligimus ,
Acciocché , Marchese gentilissimo | non andiate
H rischio di cadere in mano d' uno di costoro , che
a Monaco forse più che altrove sono frequaati , per-
mettetemi^ che io, benché tante miglia lontano , vi
«ienra di guidi,, giacché le inudite vicende delia guer-
ra tri! obbUgarono , come sapete , a dimorare oltre
ad un mno con una parte della mia Real Corte la
questa Città , ove portammo dalla Sassdhia i neutri
fochi , ed i nostri raminghi Penjati .
Preparatevi adunque a ricévere sino alla vosM
partenza da Vienna wirie mia lettere alquanto più
lunghe , e pii\ «rie del solito , nelle quali vi dirò
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.)( 3 )(
queHOy the sopra Monaco, e la Baviera mi sttm*
derk ^esentando alla mente . Ih ogni caso ^erViran*
no almeno a mostrarvi il desiderio y c\m avrei d' ae*
eompagnarviy e che supplisco quanto per me si
pilo a questa impossibilità.
Prima d' ogni altra cosa mi conviene «oM'sfare
ai doTcri di Cortigiano , e dirvi , che le due qui ac-
chiuse lettere sono raccomandazioni , che ho 1' onor
di mandarvi , e che vi mostreranno come qui si pen-
sa tuttavia a voi y e come vi sit te amato . QutlU per
r Elettore è della Principessa Reale di lui Sorella ,
ed io come buon concittadino non ho voltila , che
per altro canale siale a lui presentato . 41 Principe
Ereditaria-, che m' incafica salutarvi , volea anch' egH
darmene una per P Elettrice ; ma dappoi hammi co-«
mandato di dirvi , clie quanto prima dovendo egli
scrivere alla di lui Sorella pev tutt' altro , le farà
mendone »ru:he di voi , e che quando le parlerete ,
basterà dirle, che siete il* Marchese Hcrcolani . L'al-
tra per la Duchessa di Baviera h delia Contessa di
Lodron Maggiordonna Maggiore , la quale per pa-
rentesi vi manda mille saluti •
Giuntò che sarete in Monaco , presentatevi su-
bito al Signor Conte di Callemberg , Ministro pie*
nipotenziario del Re mio Signore, che al ve<|ere di
queste lettere vi condurrà tostamente alla Corte..
Troverete in lui un gentil Cavaliere cortesissimo , ed
al sol vederlo Io riconoscerete per Sassone, giacché,
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)( 4 )(•
conw v' ho fatto , notar qui , questa Nazione h* un
non so quale atticismo , ed urbanità a lei panicoia*
re, e che agevolmente la distingue dagli altri abi-
tanti della Germania .
Prima però , eh' io cominci a farvi da Ciceré»
re, permettetemi, eh* io vi dica, che 1* Elettore di
Baviera è un Principe affabile , pieno di clemenza ,
e bontà .«^ Egli è benissimo fatto di persona, e tal*
mente destro , che non v' è esercìibio , in cui non rie-
sca per eccellensa . Ha il cuore generoso , giu^o ,
e grande., e lo riconoscerete da qviesto , che ha vo-
luto assolutamente pagare gì' immensi debiti , lascia-
tigli per It passate guerre da* suoi antenati, benché
«ir esempio di tant' allrl | infinitamente più piccoli
, dì lui , avrebbe forse potuto allegare , che V Eletto-
rato anch* esso è un fideiconunisso sagrosanto , ed
•incapace d' aggravi ,
Indirizzategli pur la parola in Italimno, giaceh'
egli possiede perfettamente la lingua nostra, non
meno che varie altre . Parlategli della ^assonili , e
della Principessa Reale sua Sorella y e sarete sicuro
di piacergli . Si può dire , che è anche più amico ,
che parente del Re suo Suocero , e che non s' è
mai dato asilo più bobite , più generoso di quello ,
che questo gran Principe , invitandola , volle dare
alla Real Famiglia Elettorale, ed a quanti ebbero
r onore di seguitarla . Crediatemi pure , che in Mo-
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)( S K
naco non abhkmo ayuto altro cattivo momento » sa
non quel solo | in cui ne siamo partiti •
L' Elettrice alla rara di lei bellezza u&isce le
doti tutte , che cpialftìc^no la Remile sua Gisa , e che
voi avete conosciute alla sorgente •
Inchinerete ancora la Principessa Gu>seiFa, So*
rella dell' Elettore , e^i al Palazso Max la Duchessa
sua Cu^na . Questa vi presenterà ( com* io spero )
ella medesima al Duca . Clemente suo Marito, e ve-
drete con quanta degnaal.one ^artte da tutti ricevuto*
Quella Principessa è un prodigio di spirito y e ardi-
sco, dire, che dopo la mia Padrona, che come ave-
te veduto y dee chiamarsi un portento di bontà e di
talento, io non ho mai sentito in vita mia parlar
meglio , né con maggior precisione . Mettetemi , \i
prego , a' suoi piedi , e baciatele per me profonda-
mente la mano , in contrassegno delle infinite obbli-
gaztoni , che le professo .
lo V* ho prevenuto ben volentieri su questo ,
primieramente perchè soa sicuro del fatto mio , se-
condo acciocché di nuovo notiate , che quanto sono
più grandi i Signori , tanto pii\ sono trattabili , e be-
nigni . L' orgoglio i e V alterìgia- ne* paesi colti nori
è perdonabile in oggi, che ai piccoli ingegm, •
mal educati , . imperciocché , come didt Celso , levia
^ ingenia , qtéia nihil habent , nikii sibi detrahunt .
Scusate , caro Marchese , se troppo forse v* ho
prevenuto intorno la famiglia Kleltorale , qua^ che
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.)( 6 K
ir* avessi voluto torre il piacere di conoscerla da voi
medesimo . Ne' miei viiggi ho provato, che non è
mai inutile 1' aver qualche previa idea d^ Principi ,
ai quali ^bbiam presenferci . Ve la formerete voi
medesimo in appresso , quando avrete V onore d' es7
«fere a lei vicino , e son ben certo , che la troverete
anche maggiore di quella , che or v* annunzio .
Fatti che avrete coisti ossequj , che nel Mon»
do cortigianesco non soffrono il menomo indugio ,
domandate di vedere a parte a parte la Residenza ,
o sia il Palazzo Elettorale . Questa è un immenso
edificio , con regia liberalità inalzato sul principio dd
passato secolo dal Duca Massimiliano , che ne fu
egli stessQ r architetto . A voi non è ignoto , che
questo Principe, in ricompensa d* essere stato d so-
stegno della Casa d' Austria in queir orrida guer-
ra della Boemia , tu il primo di questa Casa dichia-
ralo Elettor dell*. Impero , in luogo di Federico Pa-
btioo , che ne fu spogliato .
La prima cosa , che dovete proccurar di vede-
re f sono gli appartamenti , quelli appunto , ne' quaU
hanno idtimamente alloggiato il Principe , e Princi*
pessa Reale di Sassofìia , è gli altri , che furono d^
Minati ai Prìncipi Alberto , e Clemente . Se i prk&i
sono ancora coperti de' medesimi arazzi d' allora ,
voi vedrete una serie di tappeti bellissimi , e vera-
mente principesclii . Rappr^entano alcuni i dodici
mesi dell' anno in figure che pajono di Lodovii;o ,
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K 7 K
tanto aono elleno belle , e grandiose , ei aluì le ge«>
sta antiche di Otone di WiteUpach . Sono disegno
tutti di Pier CandKdo, ed eseguito con somma bra-
vura da varj maestri fiamminghi , che a quest' efletto
furono fatti venire allora a Monaco dal suddetto
Elettore Massimiliano . So quai belle cose in questo
genere possegga la Casa Hercolani ; co^ è ben di
dovete , che voi più d' ogni altro ne facciate il pa.
ragone . Se mai per fortuna' incontraste da vedere
le stampe in rame, che di codesti arazzi furono an-
ticamane intagliate , prendetele sopra la mia parola ,
perchè sono rare , belle , e ricercate ; e vedrete in
esse la stima y che 'di questo lavoro fecero Bn d' al*'
lora i conoscitori. Per quanto asserisce il Doppel-
jaajr nel suo trattato àé^ Artefici norimberghesi »
furono intagliate da Gustavo Ambling valoroso allie-
vo delF £delkick .
Io non so se note vi sieno V opere di Pier Can-
dido, perchè non so se ve ne sia alcuna in vista ^
pier r Italia « In ogni caso quattro pitture di costui ,
compagne 9 rappresentanti quattro fiumi, veder po-
trete un giorno iit casa mia a Bologna , le qiuili io
c^ofiiprai due anni sono in Baviera .. Saprete però ,
che quest' insigne artefice era nativo di Bruges in
Fiandra , e che chiama vasi Pietro di Wn , cogno-
nae , che in quella lingua significa bianco . Ei lo tra-
dusse poeticamente in Italiano , probabilmente per
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)( 8 )(
non ispavcntare i Fiorentini, quando passò in To^a*^
na a sludiar sotto Giorgio Vasari.
Le^ soHlltc di questi appari amtnti , coi^e pnre
gli eruditi fregi , che lo cor«i»no , sono tutti opeiie
del Candido , e se bene il considererete , veórett ,
che lo scolile questa voka si nel disegno , che nel
colorito ha sorpassato il Maestro . Egli ha però sem-
pre conservato quel poco di secchezza, che paitico-
iarmente nell' opere della scuola toscana si osserva .
Voglio supporre , com' è probabile , che Candido
entrasse nella scuola del Vasari , dopo 1' e^iime
delle sue Vite , cioè dopo l' anno i568, per non
fare il torto ad un tawito Scrittore di sospettare , che
a bella posta egli avesse taciuto nel suo librò il no-
tne di cofitoi , frattanto cìte ne ha lodati tant* altri
al nostro certamente inferiori s Ma purtroppo gK uo-
mini, e massime il Vasari, sono talvolta inesplical»-
ìì y ed. al pari dell* anime di Virgilio
Quisque suos patitur manes»
Comunque siasi , Pier Candido k un valentuomo,
e per tale fu riconosciuto dal Duca Alberto Quinto
avo di Bfcssimiliano , e gran giudice nelle arti , e
nelle scienze ^ il quale verso la fine del suo regno ,
fermandolo in Monaco , fecelo interamente euo •
Massimiliano poi ntVì innalzare questa gran fabbri-
ca non si scostò mai dal parere di costui grand* in-
if»ndente di scultura, e, come il Vasari, an<^ d' ar-
cliltettut'a. Suoi infatti sono i disegni di quasi tutti i
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)( 9 M
bronzi , dei. quali è estremameiite ornata, delle fon-
tane , degli stucchi , dèh volte . In somma Fier
Candido fu 1* aUiellitore , e 1' i^pamtore di queito
gran Palazzo, che fino ad ora non ha pari in Ger-
mania , seppuii non fotte quello della Casa ài Bran-
demburgo a Berlino , <^e tanto mi dttpiaee non abr
biate veduto .
Osservate, \i prego, con attenzione i camini di
marmo, che per queste camere anderete incontran-
do , com' anche i butti , che aopra vi sono colloca-
ti , e poi ditemi se può farsi cosa di miglior gusto ,
e più grandiosa. Gii è tanto più necessario , che K
guardiate , che presentemente per la nostra Italia si
vanno annualmente , come anticaglie , «d imbaraz-
zi , distruggendo i bei camini ,, che tanto 'Costaronto'
a i nostri buoni antenati , ed in loro vece si fabbri-
cano certi meschini focolari, che al più fanno pom-
pa d' uno specchio , o di poclie tazae di porcellana ,
che vi si spargono sopra , misero on>amento in pa-
ragone dì quelli ^ de' quali sono stati spogliati . So
che in questo imitiamo , è vero , i Francesi , ma
itnitandoli non riflettiamo , eh* essi non avevano , che
poco di buono in questo genere da demolire y e che
quanto essi yi gtiadagnanq , altrettanto andiamo noi
quotidianamente perdendo .
In mezzo a questi appartamenti v'^ò la gran sa-
la di comunicazione^ la quale chiamasi dell' Impera-
dorè , ove vedrete la sofEtta bravamente dipinta •
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)C IO )(
Sul camino V è di grandezs» naturale una statua di^
porfido, che dioesi rappreaentare la Virtù, raro or-
nameniOy Ofonque troviai ; in Germania poi rarisai-
mo f e aingoiare •
Ma a prepoillo di ^tne di porfido , non posao
trattenermi di deplorare qui di passaggio una perdita
forae irreparabile da me fatta y quattr' anni sono , e
di ciH qui a Dresda non t'/Iio mai parlato, perchè
il discorso non me n' ha fatto sovvenire • il Sig. Ric<^
cardo Gaven Gentiluoìno Inglese , che ha molto viag-
giato per il Levante , e nell* £gttto , avea portato
via dair laola di Delos due bei tronchi di statue dì
por/ìdo , che colà da tanti secoli mezzo sepolti già-
ceano ^ Uno di questi egli trovò vicino a quel piede-
alallo , che porta un' inscrizione del Re Mitridate ',
della quale fanno menzione lo Spon, il Wheler, e
il Tournefort ne' loro viaggi di Levante , e regalol-
lo a Milord Chìsterfeld gran protettore , e conosci-
tore delle beli' arti, e dell' antichilÀ . Dell' altro il
Sig. Gaven ne fece a me gentil dono , e diede or-
dine , perchè mi fosse spedito da Londra in Ham-
burgo ; ma nel mandarlo da Bristol a Hamburgo ,' il
legno, su cui era, perì miseramente, e peri seco
in eterno questo prezioso avanzo d' antichità grectf
senza che io abbia neppur avuto il piacere di veder-
lo . Li verità che non valea la pena di durar tant*
anni in un' Isola disabitata, e di venir si da lontano
per Rnire col perdersi per sempre nel fondo del mar
di Germania . Ma torniamo a Monaco .
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La ^andtosa^Acala, di colè poco citante,
merita la vostra attenzione . Biaogna indicarla ai fo«
reatierì y perchè non so mai p^r consiglio di chi esseit*
do stato interamente cangiato V ingresso degli appar*
tamenti , questa , che ^ra la scala principale della
Residen^ , adesso è divenuta inutile ed appartata •
£ssa è un capo d' opera eoa per V ardiitettcora , oo-
me per le grandi colonne di marmo , che ne soaten*
tono gli ardii , o per le statue , che V abbelliscono «
Fuori d' Italia si può dire , che quasi non ti cono*
. scea la vera magnificenza delle scale , che formano
una delle principali parti d' un edificio . Vedrete ^
che la scala di Monaco ha T aria principesca, e po-^
trebbe far buona figura dappertutto, anzi in Bolo-
gna , dove a giudizio mio sono certamente le pia
belle scale d' £uropa .
Voi sapete, sia detto di paMaggio, che quest»
ne' privati edificj è una delle poche parli dell' archi-
tettura , nella quale noi moderni abbiamo di gran
lunga superati gli anticlù . Fra le ruine d' ErcolanO
son sicuro , che non avrete veduta alcuna reliquia ,
che si opponga a questa mia proposizione . Voi vi
ricordate 1' angustia di que' pochi vestigi di scala , che
vedonsi a Tivoli nella casa , che per se fabbricò
Adriano , e poi mi direte se v' è casa mediocre fra
le nostre , a cui quelle scale , benché imperatorie ,
non fossero troppo strette, ed incomode. Eppure
voi sapete, che tutta insieme la Villa Adriana do*
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rea eaMre . un capo d' opera , perdbè rinchiudea in
piccolo le copie di quanto di belio avea veduto ne',
suot lunghi viaggi quellMmperadore , che •veramente
avea lo spirito viaggiatore , ^ifìcatorio , e grande .
1 vignajuoli danno anche oggidì gli anticlii nomi a
varj di questi edificj , e chiamano il Canopo un tem-
pio semiciffcokre , che probabilmente contenea le
statue egieie, delle/ quali molte se ne sono trovale
tra quelle rovine , e Lumachia chiamano un* immensa
vasca che sussiste ancora , e a cui Adriano avea cer-
tamente dato il nome di Naumachia. Questa fedele
tradizione rusticale mi fece tanto piacere , quando
sul luogo la osservai , che non ho potuto a meno
di non additarvela y giacché T occasione si è qui pre*
sentata .
Addio f caro Sig. Marchese . Non ho voglia , né
l^mpo per oggi di scrivere di pia , e forse questa
lettera non é che troppo lunga . A rivederci il pros-
simo ordinario . Voi intanto amatemi , btate sano , e
ricevete i complimenti di tutti gli amici vostri di
, Sassonia .'
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LETTERA II.
GENTILISS. m RIVERITIéS.
SIGNOR MARCHESE.
Bri^sàn il I "No^mhre 1762.
vTiovEm* passato ,. iri iliezzo a molte ciark , fi là»-
sciai alle scale grandi del Palaz?!o Elettorale, fd ec-
comi oggi fedelmente a riprendervi , Toi vi aareste
crudelmente annojato n^ll- aspettami , se aveste sa-
puto di quai belle cose sarò per parlarvi oggi, o le'
la vostra impazienza lòsse è^ale all' amor , the l^
per voi .
Seguitatemi adunque, e per lunga gaUerìa sel-
ciata di marmo ,^ è che ha le volte ornate di M
freschi,' e di stuc|^ vaghissimi, vi guiderè agli ap*-
partamenti , che occupò sin che vwse^ T Imperatrice
Madre del Regnante Elettore, Nel pasaarc, ch« per
questa farete , osservate , che è ornata d* una mohi-
tudine di nbatb d* ucmiini illustri, e sentirete, al
par di me, una ben giusta vanità, essendo la xr^^--
sima parte nostri nazionali, ed anche €onrit4adini .
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)( i4' )(
^ .QniKì «(Iptrtaiiiett^ , tosto che lì vedrete ^ li
«iiìamerete per ogni ragione dppartamenti alP Italia-
na . Furono accomodati per T Elettrice Adelaide di
Savoja y moglie dell' E)eltor Ferdinando , la quale
fedelissima alle maniere , e costumi nostri conscr-
volli costantemente tutto il tempo della sua vita, né
mai seppe dimenticaraì del suo Torino « Non v* è
neir anime ben fatte amore più scusabile di quello
delia Patria ; e felice colui , che non arriva ad amar-
ne per fino i difetti , come pur troppo quotidiana-
mefite si vede . Vi troverete adunque camere gran-
dì, sofEtte artificiosamente intagliate' , e dorate, co-
llie da mi costumavasi , camini , e finalmente un ga-
binetto incomparabile , i muri del quale sono di gesso
Castrato, ò/come noi Lombardi lo chiamiamo, di
scagliola y con sommo amore , e diligenea dipinta a
prospettiva , ed architettura . Sono lavorati con tal
arre, che, a cagione del lor pulimento , vi parrà a
prima vista vedere un ^bel mosaico , e , come suc-
cesse a me, non li rieonoscerete , se non dopo averli
ben da vicino guardati, e toccati. Desidero, che voi
consideriate questo lavoro, che |Pmi ho veduto cosi
belio akrove , p spero , che meco conchiudèrete , che
noi ilaliant abbiamo gran torto d' aver messa in di-
suso quest* irte , che nostra pur era totalmente , e
die in «verità vale incomparabilmente meglio di certi
rabeschi stranamente disegnati , e éompostt , che og-
gi£ sono venuti alla tooda', i quali poi non hanno
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)( «5 )(
altro mento ^ che quelb d* vfn' kicongroa noviti ^
e deiroroy che d'ordinario li ricopre. Ma pur trop-
po il guslo straragante è un segno sicuro dei' decli-
vio delie buone arti , nel <piiie non possono a me*
no di non cadere , quan<k> al colmo d^lla lor perfe-
^sìone 8(m gtui^ , siccome della salute de^ Atleti
diceva Ippocrat^ , ^ui cum ad summufn hòniiàih
gr^um pervtn$riM , tumin ipso dia manere non
possMt^ mcfwse est, nf in pejus ruant , Cangiamento
dimile patirono gli ornati in Roma al tempo di Vi*
travio . Ledete <|ue9to ammirarle- «icrittore in xx^
luoghi y e vi troverete una vera pittura del gusto ,
«he ora. fa strage in Europa : Std hmc , qum a v§r
terikus ex tetris rebus exem^^ sumeèmmtur , mme
imquis moriims impnAantur, l^mm pinguntur U*
ctoriis momtra potius^ qmam ex rekus Jimtis ima*
gines certtB . Pro colummis enim sfatmuniur emia^
. mi, prò fasti giis karpinetuli striati cum crispis
foli is et voìutis . Item canàelahra mdicularum su^
sUnentia fìguras supra.fastigia earum surgtntes ex
radicihis cum voìutis caUculi. teneri piures hahen'
tes II» se sine ratione smàemtia sigilla ^ non mi^
nus etiam ex coliculis fioros dimidiata haòenies
exse exeuntia sigilla ^ Ma Jimnani^, alia bésiimr
rum capiUhus . similia . Mmc autem me sun^, me€.
fieri possunt , nec fuenmt « Ergo ita nwi wmres
coegerunt , uti inertia mali Judices conniveant mr^
fìum virtutes. Vknw. Lik.%Cap. V. Sicché spesso
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•)( '6 )(
veggiamo, che ieùmt im piscem mulier fàrmos^
Due pa&si vi confluiranno da questi ap(>actamen-
ti ad una piccola , è nero , ma alia più ornata di
twlte le^ Cappelle d* Europa , e che in Monaco m
tlùama per ecceUenza la iella Cappella, i'er, \xm>
deUa iiied06Ìma El^Lrice fu por questa ediécata.
Buon per me, che fra aon molto 1^ vedrete , ger-
thè potreste . altrimente credemn lodMi» Jii^ale .
Non la €on^deste colla Capp^a grande di Corte,
la qude, in oov^citzknie di. questa , nulla contiene
.di* «ingolilre . Tutto nella pròna è animìrabile , pre-
eìoso, e di buMi gusto; e quantunque ^sia bsn lonr
iosa dat^ esser moderivi , può chiamarsi un gioiello
senza pari . Oro , argento , genmie , pietre rare, che
ottimnmente disposte , e collocale la ricoprono y ne
Psrmeno il pregio . Non mancate di guardar tutto
es^tamente , perchè tutto me è degno . -Quell' orga-
no , che è a mano sinistra nell* entrarvi , e . che è
^* argenta , d' oro , di lapislazzoli , d' avorio , e d' e-
bano j osservatelo da vicino , perclìè è ingiofeliato di
cammei, e d' altre gen^ne intagliate^ parte antiche,
parte moderne \ e ccm profusione dappertutto inca-
strate. Fino i vetri .delle finèstre, e delie mcchic
.sono gran lastre di cristaUo lavorato a. fiori sulla ruo-
ta, «pesa sorprendente y e starei q^asi per dire ec-
cessiva . •
Lascerò al Sagristsino il divoto piacere di mo-
^trar^^'
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>( «7 )(
*8trarvi le mobe RoUquie incastrale ne* pi4 b^ e
più prexbsi Tabernacoli. Egli , fra le molte altr*,
▼i presenterà la mano destra di S. Gian Grisostomo ,
che dovrebbe esser egualmente cara ai Cristiani » e
ai Letterati . Se 1' autentica per la troppa antichità
non i^Kèglia, pensate, che è qoeUa medesima, che
ha scritte le auree^ omilie , che tante volte commos-
aero la Corte, ed il 'popolo di Costantinopoli nel-
V ascoltarle dalla bocca di quel gran Vescovo. Quel
buon Re di Napoli , che portò via da Padova , con
6Ì grande solennità , ii braccio d* un liberto , creden-
do portarne la destra di Tito Livio , che non avrebb'
egli pagato ad avere questa , che ha scritto cose forse
non meno nel loro genere eleganti , e memorabili
delle Decadi dell' Istoria Romana l
Vi si mostrerà pure una lettera ori^nale in la-^
tino di S. Ignaaio di Lo)ola , scritta al Duca Alber-
to V. p nella 'quale rispettosani^nte raccomandagli al'-
cuni suoi Gesuiti, die il Santo mandava in Baviera
per insegnare la Teologia nell' Università d' Ingolstad.
Bisogna pur confessare , che questa raccomandazione
abbia portata con «e la benedinne del Signore .
perchè, oltre air essere la compagnia di Gesù dive*
nuta quasi direttrice di questa Università, essa ha
d* allora in qua cori felicemente germoglialo negli
stati della Baviera , che in pochi , o in nessun luo*
go della Germania con più profonde radici è stabi-
lita , e con rami più frondosi , e più fruttiferi di*
latata . 2
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, )( i8 K
Prtm d' arem noatrate tutte qnetle cose t io *
tmn ho volato còndurvi al bdlitsimo appartionento »
che coli^ chianasi dell' Imperadore , perchè da Carlo
VII. fu id^to f ed eseguilo colla magnificenza , che
oppuno sa, e che eguale probabilmaute troverete in
poche , e forse in nksim' akr^ Corte d' £ur<^ . Se
f^te un forestiere , come lo sono tan^ altri , od una
dama , io ▼* avrei condotto qui alla bella prima » e
forse avrei negletto tutto il restante; ma voi , pH\
della grandiosità , e delle ricchezze , appressate le
belle arti , ed i loro progressi .
Tappeti preziosissimi y marmi » broazi dorati ,
statue , porcellane antiche e moderne , ^emme inta-
gliate , specchi , pitture , ricami , oro , argento , tut-
to v* è distribuito con ricchesza , e buon gusto , ed
i tal segno y che 1* occhio umano non sa più cosa
desiderare. Crediatemi, che sd rederc di queste «a-»
mere non vi parranno più fàvole i bel palazzi delie
fate, o P altro 9 che a prezzo A disperato volle gua-
dagnare quello sciocco d* Anselmo nell' Arioato . Ma
lasciando le favole y io non ho veduto ancora nessun
forestiere, che alf entrarvi , ed air uscirne non ne
. fosse egualmente sorpreso . Al fondo di^* apparta-
mento vi sono due gabinetti , 1* uno di porcellane
antiche ^ e di specchi \ V altro di belle miniature co-
piate con ^ma spesa principésca dai primi, e più bei
quadri d* Europa . In quest' ultimo sul camino- osser-
vate queB* inimitabile Orfeo dipìnto da Giacomo Ko-
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X 19 )(
nìog ■Noriilìberghese , scolaro di Adriano Vaiì dea
Velde, che, come vi sta scri^^o ad un angolo, lo
fece in Roma Panno i6i3. Le opere di coUui w--
tao di somma rarità , e per questo egli è quasi sco-
nosciuto . Sarà sempre vero il detto di Giusto Llp-
«io: olii habent Jamam f mlii merentur. Questo qua-
dretto , che , a guisa della nostra Maddalena del Cor-
reggio, è giustamente contornato di gemme, contiene
una serie quasi infinita d' animali, attirati daU* armo*
nia della cetra , e cosi diUgentemenite lavorati , e di-
stribuiti per la foresta , c^e può dirsi una maraviglia»
Questa genere & lavoro ^ che in gran parte è pazier^
za, e fatica , non è anch* qsìo degno d* ammirazione ?
Unita a questa serie di camere, veramente im-
peratorie , troverete alla sinistra ima vasta galleria di
pitture , non meno ornata e preziosa dell' apparta-
mento , di cui forma ima vasta parte . Voi , che sie-
te conoscitori: , non «avete bisogno qui dell' opera
mia , per indicar vene gli autori', ed io se volessi
£arlo , non la finirei mai più . Non posso però di-
spensarmi dal dirvi , che vi sono particolarmente ai-
coni Rubens di prima classe , che riconoscerete di
lontano , perchè questo grand' uomo non las9Ìa in-
certo il guardo di chi lo cerca .
Di Rubens pure troverete qui gli abbozzi , suf-
ficientemenle finiti, della famosa galleria del Luxem-
burgo a Parigi , e nessun pittore certamente era pia
capace di temperare con una si bella apoteosi il do-
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)( ao )(
kre delb Vcdoim deli' infeike Enrico IV. Osmrrm^
teli beo bene, giacché non avete mai veduta qaeiC
opera fuorché neUe stampe, e poi rìcordaten, che
essi non sono se non un* ombra della bellesta di
quel ' iaroro inimitabile . Rubens con una ma^ di
colorito , e d' entusiasmo a lui particolare ha supr*
rati, quando ha voluto, i più eccellenti pittori; ma,
secondo me , al Luxemburgo supera se stesso , e fe-
ce un miracolo degno del più gran Re dell' Europa •
Dopo che et ogn' intorno guardando, vi sarete
riempito lo girilo di belle imagini , date un' occhiata
sul pavimento , e sulle tavole di marmo a que^ gran-
di, e bei vasi 'di bronzo, di porcellane delF Indie,
che qua e 1^ spani interrompono la monotonia della
pittura , e l' occhio de' riguardanti con nuove , e strat-
ne forme richiamano dall' estasi senza offenderio .
Simile artificio non vidi finora in alcun' altra galleria,
e qui per la prima volta n# ho sentito l' effetto •
Quest' ornamento , piuttosto che frammischiare statue
a pitture, vorrei, che s' imitasse nelle loro belle gal-
lerie da molti Signori Romani , com' anche in Firen-
»e , e altrove , perché a me sempre é paruto , die
la vicinanza delle statue , ove questa s' osservi , of-
ienda con troppa for«a la delicatezza della pittura ,
che nel fondo poi non è , che una superficie sedut-
trice . Pare che il getto , e lo scalpello rimproveri
ai colori in certo modo il rilievo, di cui sono man-
canti . Le statue , e le pitture formano un» «Bsso-
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)( a« )<
nama ottica incorre^ilMle , * e il non sentirla è , a
mio credere , un difetto sinùle a quello di non
SLrere orecchio per la musica . Fate attenaione al-
tresì alle comici dei qua<]p , perchè sono d' qn
belUssìmOy e squisito disegno. In somma in qu^lo
appartamento nulla V è di mediocre , e non ho
mai veduto colpo d* occhio più signorile , che in
un giorno di gala la conversazione radimata in que-
ste camere incantate^ e nella notte risplendenti a
guisa del Sole •
A pian terreno fatevi mostrare il tesoro, ed
il Baione , o per dir meglio il teatro delle Jintlchi*
tk , che in IVfonaco chiamasi V Antiquark) • Il teso-
ro contiene le gioje della Casa Elettorale , che vi
lascerò conriderare a vostr'agio, e vi vedrete cose
degne della magnificensa di chi le ha raccolte.
Oh quanto avrei bramato di potervi mostrare il no-
stro qui in Dresda ! ma la presente ruinoia guer-
ra ha tutto messo sossopra , benché ne' loro ma-
nifesti le Potenze , ehe la fanno , tutte vi di*
cane , che b fanno per la pubblica tranquillila y
per il buon ordine della Germania, e per il be-
ne del genere umano • Fra le altre insigni co-
se f troverete nel tesoro di Baviera uno scrigno d' a-
vorìo stupendamente lavorato a bassi rilievi, p ri-
pieno di medaglie grandissime. Parte di queste* è in
oro, ma molte delle millesime però sono assai più
preziose per la loro bellezza e rarità, che per ilio-»
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)C «a )(
fo metallo . Alberto V. le raccolte , e no fece fai*e
una elegante deacrizione dottissima dal nostro Enea
VlcOy che in due volumi latini in foglio, m;inoscrftia
ancora ed inedita y colà si conserva . Questo in ogni
senso è il più bello scrigno , eh' io sappia d' aver
mai veduto in vita mia . Sarete sorpreso , quando sa-
prete f che nella guerra della successione di Carlo VI.
queste cose furono lasciate tutte , senza verun timo*
re j ove sono , e che non ersero verun perìcolo ,
perchè gli Austriaci medesimi , rispettandole , vi facean
la guardia .
L' Antiquario poi dee occuparvi una buona par-
te della giornata • Vista pie teatrale di questa non è
neppure in Roma stessa , si per V ampiezza , e ca-
pacità sua , che per la. bella disposizione delle anti«
caglìe , le quali vi si conservano . Vorrei poter dire
la medesima cosa della sceltezza di queste , ma non
è sempre colpa de* Principi , se sono mal serviti dai
loro commissarj . Nella gran quantità de' busti , cKo
qua e là graziosamente collocati si presenteranno al
vostro sguardo , ne vedrete varj ristorati da mano
non avvezza a questo mestiere, e vi leggerete sotto
de* nomi , che appena si conoscono nell' istoria , mol-
to meno poi nella serie delle statue note, e traman-
dateci dalla bella arìlichilà . Non v' è in questo mon-
do raccolta di simili cose, che non abbia avuto bi-
sogno di mano adjiitrice , per riparare i danni del
tempo edace , e della barbarle degli ignoranti . Ar-r
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)( 33 )(
duco cifCy CM 'ipMjttv movB .^p€Cf9 vn eMpfjgn vm^
ai conosce in verun pae«e meglio che in Roma ;
perchè colà più che altrove Te n' è sempre mai sta-
to bisogno . Io ho wdtttt larvi mirtee^ non inferìo-
ri a quello , die fece Fra Gu^ehno della Porta
nelle gambe dell' Ercole Farnese , e che tanto fu ap-
provato^ da MkbckgBolo • Voleese ìàòk> , che le an-
tics^Ue dì Monaco fossero capitate in mani cosà
esperte ^ e meno ardile a batttzsaroe le aconosciu-
te. Vi troverete però molte altre cose singolari, ed
Se, che vi serviranno di sufficiente compenso .
tevele anche per me , quando vi sarete , e sta-
te sano .
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LETTERA III.
GBKTILI88. E RIVEAITISft.
SIGNOR MARCHESE.
Dresda il 4 f^ovemVf 17SS*
Òi i^aleSf bene est; ego quiiem valeo . Dopo fui*
tlma mia abbiamo avuti tanti spaventi , tante impor-
tunità per questa fatai guerra » che ho creduto quasi
mancar oggi all' impegno preso di scrivervi regolar-
mente. Per fortuna che tutto di nuovo è tranquillo ^
o abn«no assopito ; cosi eccomi a voi .
In mano del custode della Residenza troverete
una cosa , che dovete i^edere ad ogni costo . G>n8Ìste '
questa in alcuni manoscritti antichi y pieni di minia-
ture inimitabili y V istoria de' quali è troppo curiosa»
e breve per non meritare d' esservi qui riferita .
Non sono che pochissimi anni , che ricercando , e
sgombrando alcuni antichi , e fino allora' inosservati
ripostigli della Corte , trovossi in fondo d* un di
questi una vecchia cassa di ferro , ben serrata a pia
chiavi . Nessuno dubitò y come potete imaginarvi ,
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)( ^5 )(
d* 9Lvet trovato un teMto ^ e ^ afettarono^ kftir^
la per paacer V avida rUta « Qual fu la lora sorpre-
sa quaiulo altro non videro , che una funtàil di li-
bri antichi, e tutti manoscritti! Non bastò per con-
solarli , che questi volumi fossero superbamente lega*
ti in velluto ) e cMusi con &bie dforo, e d'argento
dorato d' mi lavoro diligentissìmo . Quanti ita quella
buona gente vi saranno stati , che con Fedro avran-
no detto emrbonem prò tk^ssuro^ iw$mnnis • Come
quesu bella raccolta , e da qual tempo {asse sUta
ìntttoata. Iddio lo sa. Alcuni credettero, che ciò se-
guisse allor che Monaco fu preso da Gustavo Adolfo
Re ^ Svezia . Che se la cosa è co^ » fecero gran
torto a quei generoso guerriero, perchè, quantunque
G0n<piistatore della Baviera , nen toccò , per qUanlo
dicono le storie di queljempo, neppure una spilla,
e contentossi dì fare |a \91erra alle piaase , ed alle
armate . Egli avrebbe potuto allegare il diritto dì rap-
presa^ia in favore di Federigo Elettor Palatino, 9110
alleato, a cui era stato fatto gran danno, anai total-
mente spogliato il Castello di Heidelberga ; ma Gu-
stavo non degnossi di far uso di questo pretesto .
Consistevano questi libri in volipni di tornei ,* e dì
blasone della Casa Elettorale, tn un bel manoscritto
in pergamena degli uomini illustri del Boceaccio eoa
figure mifùate eccellentemente , in manoscritti di mu-
sica , e cose sonili . I pi\ belli di quesb* sono due
gran tomi in carta pecora di foima atlantica, i qua*
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)( ^ )(
li contai^gofìo i sette «ibni ptmtenaali messi in mu-
sica da Orlando I^asso cdeberrìmo Mastro di Cap«
pella dei Dnea Alberto y. La loro singolarità con'*
siste nelle miniat-ore, che in ogni , e quantunque pa*
gina di questi due imiiiensi ^ volumi , ne riempiono il
margitte spaiioeissime } k quali sono d' una bellezza
incomparabile 9 e r8{q[>resentano tutti i fstli del vec-*-
«Uo f e nuovo Testamento ^ com* anche i luoghi fiik
knsighi dellf istoria eccieftasticft , e profana y che vi
hanno rapporto. Oltre a qiKste v* è una gran quan^
tìtk di ritratd qua e là sparsi del Duca Alberto ,
della Duchessa Anna d* Austria sua moglie , de' loro
figliuoli» quello del compoMtore Orlando^-quelk del
miniatore , che ha dipinto miche se stesso , e che ehta-
mavàtì Oiovanra Mieltch . Vi sono i ritratti pure de^
musici pia insigni , che fiorivano allora nella Cappella
di Corte , che era composta di la cantanti per cia-
scuna parte , oltre il grandissimo ^ numero di stru-
menti da corda > e da fiato di vàrie specie » e fra
gli altri ritratti quello di Cipriano di Rote da Mali-»-
nes^ il qi^ale fu dapoì Mastro della Ducale Cappella
di S. Marco in Venezia, e che al servigio di Otta-
yio Hamese morì a Parma del lS6S. In un foglio a
parte ppi v* è tutta l* orchestra Ducale» che fo mu-
-sica j t il Duèà Alberto , che V accon^gna . Lo
esplicalore delle imagini, delle istorie f e degli orna-
menti fu Samuele Quicheìbergo . Avrei troppo che
fare, se tutti volessi dirvi gli ornamenti, e le cu-
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)( ^1 K
rìosità , che vi troverete . Non v* è pagina, che nott
possa servire 4i bella pittura in qualunque tcello ga-
binetto . Massime Trojano da NapoU monco di Al-
berto V. nel suo libro stampato 'per le nozze del
Duca Guglielmo celebrate li 22. Febbrajo i5^ di-
ce, chf il più ornato di questi due ÌSbn costasse tré
nùk e cinquecento scudi . Giovamù MieUcL mori a
Monaco sua patria del 1872 in .età 'di cinquantasette
anni , come dal suo epitafio tuttavia ésisteifte si rac^
coglie . Di costui pure vedrete nella ChiflNi dei Fran-
cescani , alla sinistra entrando , una copia assai bella
del Giudizio Universale di Michelagnolo , la quale
serte éà monumentb al Famoso Cancelliere di Bavie-
ra Leonardo di Eck • V ho parlato volentieri di que-
sto artefice , perchè credo , che non ne trover^e
traccia ne' libri ^ che trattano della pittura ; quantun-
que al pari d' ogni altro lo 'avesse merita^ .
Voi sarete curioso di sapere chi fosae codesto
compositore Orlando Lasso , aUa musica del quale
fu innalzato uh monumento si glorioso , come sono
questi due volumi . Era un Fiammingo j che a quel
tempo passava per 1' Orfeo delf Europa , ed è fat-
ta ^onorata menzipne di lui in quasi tutti i libri, che
trattano degli uomini illustri del i5oo. Costui ùa ri-
chiesto a gara da tutte le Corti di buon gusto del
sub secolo . Servì per mastro di Cappella a Rom.i
in S. Gio. Laterano per alcuni anni, poi dopo avere
fatti varj v'aggi con Cesare Brancacci in Inghilterra,
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IP Frandft fu ntl iSSy chiamato per Mastro di Gap»*
pella di Ramerà , e poécia di Chiesa del^Duca Alber-
to, che non ToUe mai abbandonare, preferendo sa*
viamente un padrone intendente a quelli , che non
erano che dilettanti . Mori in Giugno del 1893 d*an*
ni 73 dopo esaere stato onorato del titolo di Cava-
liere da Massimiliano II. Imperadore • Voi ne tro-
verete il sepolcM nel muro esterno de^hi Chieaa ,de'
Francescani, e vi leggerete un grazioso €pita£o in
versi latini p che ne fa 1' elogio .
Trovansi pubblicate con le stampe varie sue
opere musicali consistenti in Messe, mottetti, ma-
drigali, ec^ e voi a Bologna ne potrete vedere presso
il Padre Martini un gran numero , e di varie edi-
xkni .
Ma acciocché veggiate, che Alberto V. non
faceva sq|^imente cantai i sahni di David , fatevi
mostrare un altro 13>ro poco da questi dissimile , e
trovato nel medesimo ripostilo . Vi sono varj inni
ecclesiastici, alcune ode latine, e particolarmente d'O-
razio , messe tutte in musica dal suddetto OrMdo ,
fra le quali il bel dialogo fra il Poeta , e Lidia ,
che è il eapo d* opera d' Amore ^ e ^Ua Poesia .
Da questo vedrete , che non erano tanto di cattivo
gusto gli antichi Tedeschi , che noi crediamo incul-
ti , aggiungendo V armonia del canto ai versi più
v^»08Ì dell' antica Roma ; al qual fine io non ho
mai ^ulMtato , che da Orazio non fossero composte
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)( ag )(
alcune di quell'ode, che pajono richiederla* Ckì m
<|uante volte Oraslo stesso avrà sentito cantare per
le strade di Roma la notte accompagnato da qual*
che greca lira il suo bello Mater sacra cupidinum »
il Lydia bella puella candida di Gallo sotto le
finestre di qualche Cloe , o di Glicera ? Il buon Sa.
nazzaro anch' egli , che fu uno degli uomini di nu*
glior gusto nel suo secolo j facea^ cantare alla men-
sa nel suo palaz2Ìno di Mergellina dal suo schiavo
prcdileno le elegie di Properzio sulla cetra , e ralle-
grava con queste i suoi convitati . Nel Dosato di
Brunschveig v* è un compositóre , che ha messe in
musica alcune ode d' Orazio y che io con piacere ho
sentito cantare qui in casa mia da bella dama al gra*
vicembolo ; ma vorrei sentiiie piuttosto animate daJ-
r armpnia deir Hasse , o del P. Martini , coteposi.
tori degni del poeta , come il poeta ei^ degno di
loro .
A proposito di musica btina ho cento volte do*
mandato a me stesso , perchè mai nelle Chiese no*
stre, quando vuoisi cantare un solenne mottetto non
fessi usò di qualcheduna delle migliori strofe di Pru«
denziO) o di Sednlio, in vece di certe misere paro-
le , parto sovente di qualche piuttosto divola , eh©
letterata penna ? Vi sono in oltre tanti begl' inni y
che l'antica Chiesa saviamente ha adottati ne' pub-
Wm^ cantici ; eppure biso^ , che cedano il luogo
ai versi leonini tf un qualche confessor di Monache,
o di qualche altro simile poeta .
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)( 3o )(
Ma quante ciarle, mi direte voi qui, à propo-
sito della Città di Monaco? Si, Signore, io vi faccio
o^i da Cicerone , e la qualità di costoro è stata
mai sempre la loquacità . Lasciatemi dunque fare il
mio mestiere , ed ascoltatemi . Voi sapete , che sia-
mo d* accordo di scriverci quel che ci pare , e che
non abbiamo da render conto de* fatti nostri a nes*
suno .
Un'occhiata ancora al teatro di Corte, giacché^
non dee mai un forestiere negligere di osservare que-
•ti edi^j j che fra noi , egualmente che una volta fra
i Greci, e fra i Romani, passar delJbono per uno
de' principali ornamenti delle Città . E inutile , eh' ia
vi^lca t arcliitclto di questo essere stato un Fran-
cese . Ve n' accorgerete dubito alla qualità del dise-
gno , ed allo moltissime dorature dei palchetti , le
quali lo rendono^ più assai, brillarle , e lucido della
scena medesima . Non v' immaginaste però , che tali
fossero i teatri a Parigi , peròhè questo è bello , e
quelli ( non ne dispiaccia alla Francia } sono brut-
tissimi • Non è concepìbile come mai quella Nazio-
ne , che»certo>dee passare per la piiH colta, e |a pia
gentile d' £urop« , non sì accorga della mostruosità ,
che V* è a vedere una co^ scelta , e numerosa udien-
za rinchiusa , e rannicchiata in una cattiva sala afiu*
micata e tetra , e questo nel gran Parigi , nella resi-
denza del buon gusto , e deMe belle arti , nel pae-
se , (orse più d* ogni altro , .amico djegli spettacoli .
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)( 3i )(
Vorrei quasi scusarla , s.e oltre « var} passabili teatri
«parsi per le sue Prorincìe non avesse ^vanti agli
occhi qaello de' Re alle TuilUries , cosa veramente
reale , in» che al pari di quello di Parma y resta
oggidì per la soverchia sia grandesea quasi di nes-^
siin uso j et mole lahmrmt sua . Sarà probabilmente
il medesimo fatale influsso, che dirige la loro mi»*-
sica i seppure musica può chiamarsi la psalmodia»
che nell* Opera Francese da centovent' anni in qua
move gli sbadigli della metà di Parigi. Gnttinuasi
questa a dispetto dell' orecchio , e dtUa ragione ; e
quantunque malgrado ogni sforso non abbia mai pò»
tuto passare il Reno , o i Pirenei , preferìscesi dai
vecchi zelanti alla nostca , che . a gona dal Sole » ha
in un istante animata tutta T Europa, ed in pochi
anni ha fatto ammirare col Metastasio il Sàssone ,-
ed il Vinci da Lisbona infkio a Mosca . Non vi foir^
malìzzaste mai jdi questo mio sentimento sulla musi-
ca francese. Kon solo esso è il medesimo, che avrete
voi pure qùjoido la conoscerete , ma crediatemi , che
cosi pensa la più sana parte della Francia stessa , che
che si dica il pop(4o. Non è possibile trovar bello
ciò, che par fatto apposta pei^ annojare. G presen-
tino i Francesi una musica eguale in beQezrza aUe
loro tragedie ed alle commedie, e vedranno allora
la nostra ammirazione. Ma par rivenire 'ai teatri de*-
sidcrerei , che qnaleheduno de' nostri rìgidi concilia-^
dini , ai quali punto non piace il nuovo editato in
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)( 3^ )(
BdogQa, per mcgUo ^udicarei vedessero come son
fatti cert' altri; Io sempre ho creduto, che il teatro
moderno con tutti cpiei buchi y che noi cfaiamiaiiM)
palchetti I i quali lo rendono quasi simile aÙe cata-
combe y sia un ecK&cio in se stesso mostruoso , ed
incapace di conciliare i comodi oggid]l necessar) colie
buone regole dell'architettura lasciateci pei teatri da
Vttruvio, e che ottimo sia quello /che ha maio di-
fetti . Malgrado però questi / e forse ihcorrigìbili'
svantag^ , chi ardirà mai dire , che bello non sia il
teatro di Torino I di Manheim» o qualunqu' altro in
£uropa , che a questi due si rassomigli ? Si damfio
•erte cose nel Mondo » che hanno difetti essenziali ,
i quali non pormo correggersi senza la dirtruzione
della cosa stessa . Forse che cangerò sentimento ,
quando avrò letta una dotta dissertazione, che sa
questo argomento so essere stata scritta dal Sig. Ca-
valiere del Pozzo letterato Veronese ^ certamente più
d' ogni altro, capace di convertirnn .
La fontana ornata di statue di bronzo , che nel-
r uscire dal palapM) incontrerete, è degna certamente
d* essere in una delle nostro migliori piazze d' Italia .
Que' qi^ittro immensi leoni di metallo , che su gran
base di mamào custodiscono le due principali porte
della residenza , e quelle stMtue gigantesche di brG%i-
zo , le qual^ siedono si nobilmente su i loro fastigi y
sono tutti ornamenti ( tomo a dirlo ) disegnati dal
valoroso Pier Candido , a cm la Baviera è tanto de-
bitrice
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. - K ^.^ J< •
bilrlce di belte cose , quanto egli lo era del buca
fusto alP Italia , e dell' eleganza e venustà a Firenze .
Vane altre cose mi retter^bero ancora da
indicarvi , ma vogtio lasciar ^lalohe ' èosa da fare
all' Inspettore , quando meneravvi in giro . Questo
è un genere di persone ,, che dsà for«f tieri non
dee mai irritarsi, e facilmente si offendono costoro ,
se taluno vuole entrare nei loro lÈBritti . Vi racco-
mando solo a farvi condurre nel gran giardino di
Corte, aè" quale, quantimque sia fuori delle mura
della Città, andar potrete dal palazzo per un #ov-
ridore coperto .
QiA por troverete varie cose d^ne della ▼OMra
ciiriisità ,* cioè nuove statue <U bronzo , fontane , bei
viadi , ed^dtri omameiiti . Considerate quel portico
di cento vent' archi, quotidiano ombroso diportp defi-
lé i>eUe dame della Corte , e della Città . Quand* io
v' aodava , vtmvami tempre in ménte quella celebre
passeggiata sotto i portici di Livia , che tanto calda-
mi^ntp fi raccomandava éa Ovidio a' suoi discepoli .
nell'antica Roma, com'io racconianderei a voi que-
sta, st }a stagjlone ve lo permettessi^ VaU .
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LETTERA IV.
"■' GJOniLlSS. n RtTEMTISS.
* S I G N QVk MARCHESE. .
* Dfwsds gli 8 Notmttre ijG^
XioN saprei più tràtteliermi dal parhm dtlk Bt*
bliOÉftca EktttMrrié'. fiasa non è gà coUocaèai; Snella
Resiiansay che abbiami» percorsa, ma in* poca dì**
alaiwa cecina ima parte dell' antico CaateHo^il ^pi»>
l^^^ryiva d' abitaaione aU' Imperadove Lodovico il
'# Iti^o . Vedrete che q^e^^ta Castello non è vefieran^
éot^j che per la tua Tecekieaaa , e per la B w mqr ìa
delle gran ooae, che come atfe^e ooataitmo tanfef
kgrinie aUa travagliata Italia • In queste medesinM
abbandonate sale, per h qoali passerete^ ft aHmei^
%^ la funesta fUione de* Ghibellini^ in esse si con*
eepivano certamente que' progetti , per i quali il buon
Francesco Petrarca affliggevasi, e pieno di cele di-
ceva air Italie :
\ Non ¥* accorgete ancora a tante pro9C
Del havarico inganno ,
Che alzando il dito colla morte scherza?
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)( 35 )(
Vi eonfcsso il recOj che non ho mai potato traver*-
sare quc^b recinto «enza aentiim neQe ^^«ne un te*
tro orrore, e nel passare talvolu la notte fra qua'
malinconici ^miiri mi parea d* incontrare l* ombre san-
guinose de* Ghibeliinl Tedeschi bieche rimproverar-
mi,!' amore, che per tante ragioni portar deggio
alla mia patria.
Non V aspettaste mai di veder qui que' begli
atrj , che d' ordinario precedono le nostre librerìe
d^ Italia y e che sovente sono pii\ belli della libre-
ria istessa . In contraccambio preparatevi a vederle
mia delle più insigni , benché nel Mondo letterario
quasi non sia più conosciuta ; tanto bene la custodi-
rono qcte* BibllotecarJ , die han precedirto quello ,
che og^iifi I' ha rimerà gloriosamente allav luce .
La gran collezione de* manoscritti ebraici , gre-
ci , latini , arabi , tedeschi , e italiani , che vi trove-
rete , è frutto la maggior parte ^eir amore , che ^èr
le belle lettere avea Alberto V. , M quale ne fece
da pertutta Europa ricerche , ed acquisti a gran prez-
ao. I libri modernmimii sono' stati comprati dall' E-
Uttore degnante , che particolarmente in questo dlspen-
ìliosissimo capo la va di giorno in giorno rendendo
più doviziosa , e scelta .
Il Sig. Consigliere <M Oefele Bibliotecario vi mo-
strerA le cose più rare; cA non ostante permettete-
mi che ' anch' io ve ne indichi aicune ^ c<Mne alla
aemorn IM si anderanno pr^eatand» , acciocché
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)( 36 )(
io pure contribuisca a ilirvi conoscere codesti tesori •
II Mardwse Scipio» , Maffti più d' una volta mi ha
esagerato il dispiacere, che conservava di non aver
e^li veduta codesta biblioteca » che in eti troppo im*
matura^ quando appunto , air uso delia gioventù ita*
liana , non badava , che a far versi , e canzonette
alle belle dame Veronesi . Voi sapete » che questo
astro prinìarlo delia- letteratura italiana .non ^ si applicò
agli stadj più solidi y ^ clie verso i quarant* anni » lo
ehe sia detto per ranmentarvi la feracità di queir in-
gegno. ;
Fatevi moslnare un superilo codice greco in fo-
glio éà quasi tutte t opere ài S. Gian Crisostomo ,
scritto con gran diligenza, non più tardi aerto del
secolo duodecimo , come pure un Pehtateuco , e un
Testamento nuovo gre9Ì , di questo certamente più
antichi I ma non meno luminosamente scritti in Cre-
da , e conservati •
V è un Evangeliario latino in lettere d* oro , e
d' argento si^ membrane purpuree , ad uso senza dub*
bio di qualche insigne ' Chiesa , cosa veramente bella ,
e singolare . Di qual secolo sia non ardirei dirlo ,
perchè questa foggia di dipinger le lettere non h^
caratteristiche cosi precìse, come la corrente. Te-
nete per altro per fernu> dalle Hgure degli Evange-
listi , cl^ vi ^no , che dee per ogni ragione essere
di molto anteriore al decimo secolo. In prova di ci^
contemporaneo per lo meno a Carlo Mi^o d#e m-
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)( 37 )C
§ei^ ^eir Evangeliario y che nel suo sepolcro fu ri**
trovato r anno mille da Ottone IIL , è di ciii iervonsl
oggi nella solenne coronazione dell' Imperadore ; ep-
pui'e per quanto ne sono assicurato y non ha certo
V aria più antica del nostro . |Jn simile , benché men
bello y io vidi nel tesoro dell' Abazia di S. Dionigi ,
vicino a Parigi , come un altro pur se ne vede nella
bibl^teca Archiepiscopale di Rheims ^ e in quella
della CattecR:ale di Verona . Lo scrivere i codici sa-
cri su membrane colorate , ed a lettere d* oro è uso
probabilmente nato nelle Chiese ai tempi di G>stan-
tino f quando scatto i suoi auspicj il Sacerdozb cri-
stiano , vincitore del paganismo y cominciò ad essere
signorile y e magnifico . S* Girolamo :. Hahtant qui
i^olunt veteres lihros vel in mtmbranis purpureis su-
ro y argintoque descriptos tic. alla Bnt della sua pre^
fosfene ai libri di Giobbe parla di codici sacri somi-
gliantissimi al nostro j lo che vi mostrerà almeno la
vetustà di questo costuma , giacbHè egli stesso li chia-
ma antichi firìio al suo tempo •
Ma per non annojarvi qui con una lunga spe-
cificazione y lo che mi sarebbe facilissimo y perchè
in Ingolstad fino dall'anno 1602 si stampò d- ordine
della Corte un catalogo dei manoscritti greci y mi
restringerò ad indicarvi quello , che in esso non tro-
verete ) e di cui ho fatta memoria . Indicherovyi que*
codici y che io suppongo contenere cose aneddoti ,
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X.38 )(
essendo quctti , che più d* ogni altro movano U cor
j^ùtk de' letterati viaggiatori .
Sapete adunque, che fra' manoscritti greci, vi
sono di Teodoro Metochìta due volami in foglio con*
thnenti le èue opere fisiche , e filosofiche .
V è un comentario di Polìcix>nlo Diacono aulla
Cantica de* -Cantici , e suU' Ecclesiale .
Bellissima è una catena di Nicola Muzano, sep-
pur semplicemente catena può chisrmarsi Sna raccolta
di lunghi frammenti di varj antichi sposìtori d' Esa-
ia; e questa non riempie meno di due tomi In fo-
glio. A qual tempo viresse questo Muzano, non sa-
prei dirvclo , perche non ne trovo menzione in ve-
runo scrittore a mìa notizia. Il codice lo chiama
Arcivescovo* di Cipro, e nulla più.
Fra r opere di Lihanie , che sparse sono in varj
volumi y vi troverete alcune orazioni , ed epistò^
ignote agli ultimi editori di questo insigne sofista •
In un Jamblico fti foglio fra gli altri suoi scritti
v* è pur di suo un trattato geometrico assai dlfiBoso •
Osservate que'^himici greci , de* quali sul semr
jjice catalogo stampato de' manuscritti di questa li-
breria fece menzione il Fabricio nella sua Bibliote-
ca greca al tomo XIII.
Vi ho conlati sino a cinque dizionai^ greci y due
de* quali sono d* un certo CiriUo .
Una raccolta <1* avtori Poliorcetici benissimo scrit-
ti , e colle lore figure , varj de' quali sono inediti .
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)( 39 )(
Un trattato di Didimo Alessandrino sopra i nur^
mi ) e sopra i legni .
n Cronico di Giorgio Amartolo in fogL'o ,- che
mi si dice sia presentemente sotto il torchio a Ro-^
ma colle stampe della Propaganda. Sé hi cosa è co-
sì, questo codice èssendo netto , e chi^ssimo , sa*
ai^bbe stato ottima cosa il consultarlo .
Una Cronica dal principio del Mondo sino al-
l' imperio di Valente , e Valentino scritta da Giulio
Polluce ( non già quello dell' Onomastico , come po-
tete congetturare , ) e che contiene qua e U cose
degne d' attenzione. Di questa ne ho fatto far copia ^
di cui , sperò , farassi uso un giorno .
Tutti questi trattati , se non 'ish^b , come pu-
re varj altri, che possono essem|i sfuggici, sono ine-'
diti , e molti di loro farebbero grand' onore a chi li
pubblicasse, e "grand' ntile alia rept^blica delle lettere .'
V'è pure la Cronica di Giorgio Franze, la quale
contiene la funesta storia delf ultima presa <£ Co-
stantinopoE , di cui non abbiamo al pubUico , che
la traduzione latina . Il Priore B!seiMOiii , mio zio ,
t»npo fa la copiò, e ne fece nnota verone , che
sarà assai pR\ compita di quella , che vi diede nel
passato secolo il B^dre Pantano » che da questo me-
d^imo luogo r aveva tratta. Per traiscrivcria mo zio
ottenne il codice in imprestito fino in Bologna; lo
che si^ detto per mostrarvi la buona fede, che re-
gna fra i letterati tedeschi, e quanto sieno comuQt*
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)( 4o )(
eabili le librerie della Germania ^ che comt ceri* al*
tre non nascondono la lucerna sotto del moggio . In
altri paesi v' è scrìtto alle porte un ordine fulminan-
te , , che impedisce di estraroe qualunque libro • A
Monaco si Ugge la seguente memorabile inscrizione ^
anzi in lettere maiuscole la vedrete impressa alla te-
sta del ^catalogo stampato i ed io ve la comunico
espressamente, perchè a data occasione la mostriate
a chi avesse bisogno di buon esempio:.
qujsquis catholjca Fivn f^^DJXUS pbodemsm
VOLBS HKIPUBLICjB LITTBRAnVB
HQ3 MANUSCniPTOS CODICMS
COUFKBMNm ^ JNTMMPRETAIfDlr WDMNm
COPIA TJBl KSTO
8X VE US SJNE NOXIA BESTITUEfiDIS
CAKERIS .
Seneca dice benissimo ^ che vi sono alcune bibliote-*
che y le quali non in studium , sed in ^ctaculum
comparaUjt fuaimt *
Non posso a meno , benché si tratti di còdice .
più m,odemo ., d' indicarvi un volume in membrana
continente Eliodoro , Longo , ed Eustazio , scritti
tutti dalla «medesintia mano con somma bellezza, ^e
nitore nel decimo quinto secolo. Sarebbe desiderabi-
le che questi Ire romanzieri greci eloquentissimi fos-
sero un poco meglio esaminali su codesto, o qual-*
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)( 4« X
eh* altro dftiile esemplare in caso A mtoTa ecHdone*
Lie fin ad ora fatte non tono, che c<^ìe della pri-
ma , coli' aggiunta di qualche nuovo errore di stam-
pa . Lasciate puc andar ira 1' altre la splendidissmm
di Longo f ultimamente uscita coi rami disegnati dal
Duca Reggente di Orleans ^ e che potrete vedere
nella mia biblioteca in BoFogna y libro per altro
air -occhio di bellezza principesca .
\* è pure un bel codice delle vite di Plutarco
del secolo decima terso , che come varj altri non è
stato indicato nel catalogo stampato , perchè pfoba-
bclmente sarà acquisto posteriore . Questa biblioteca
comprò pure tutti i codici del Wiehmanstadio , •
quelli del famoso. Martino' Crusio di Tubinga , \ clie
fu a* suoi tempi il pn\ gran grecista della Germania ^
Ma gran parte di questi ultimi sono scrìtti di mano
di Giorgio Darmario greco di nazione, e che il Cru-
sio mantenea per farlo lavorare copiando i
Fra' codici latirvi poi vi sono altre cose egualmente
rare, e mi restringerò a nominarvi le seguenti : Un
esemplare delle lettere di S. Cipriano alquanto difle
remi dall' edite , lo che mi fa credere, che questo
Padre avrebbe gran bisogno d! essere un po' ritoc-
cato .
V è una trad\izione latina antichissima di Dio-
scoride, scrittura del duodecimo secolo, al fià tardi,
colle finire colorate delle piante , benché di pessFmo
lavoro . Quitsta versione, che ceilo non è cctaoAcitt-
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X <a )(
U , potrebb*- eatere A grand* ajyto ne* luoghi vÌEÌatt
dei tetto greco .
Un Giovenale con note , ed ihio Scoliaste antl^
co anoMno , ma abbastanza dotto •
\Jn Porfirio sopra Orazio , che è consid«rabìl-
mente diverso dallo stampato . Un Virilio bellissi-
mo per la intidezza , e*le miniature ^ che lo ador-
nano .
Troverete qui alcuni avorj , che ponno passare
per dittici sacri , e vpi pui-t sul fatto vedrete , che
queste tavole erano ' ordinariamente custodie dei li->
bri , che per bellezza , e lusso vi si legavano dentro •
Fatevi mostrare qye' due bellksimi globi dipinti
anticamente , i quali al tempo d' Alberto V. che fé*
Heli fare al fanoioso Appiano Matematico d'Ingolstad,
furono certo i ptà grandi , ed i piò belli > che si fos-
sero fin allora veduti in £uropa. Il globo celeste
meriterebbe aver luogo in una galleria di pitture .
£ esso pui^é opera diligentissima di quel Giovanni
Mìellch , di cui vi ho parlato ali* occasione de' salmi
penitenziali del Lass6 . Gli astri vi sono indicati se-
condo le loro differenti grandezze da tanti asterischi
d* oro massiccio piantativi sopra , Ma ii quant' altro
cose non mi ricordo io qui ?
Quello , di cut non «mi scorderò miai , e che
V* ho riserbato ali* ultimo ^ come risérbansi al Rn
della, mensa le confetture , è il pia bel papiro» forse ,
che possiate sptrare di vederò giammai. Qui non si
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)( 43 K
tr^U d* un fo^o ) né Si due , come fra i crì^lK
vi mostrano nella Vaticana, nmff Inatituto a Bologna »
ed altrove . Sì tratta d* un gran libro in forma d' un
guarto , continente forte cento pagine , e fra^ papiri
a me noti , non v' è che il famoso frammento di
Giuseppe Flavio di Milano, che lo sorpassi in esten-
sione . Le prime , e V ultime carte sono in vero im
poco rose y e logore , ma. le intermedie sono sì fre-
sche , e conservate , come se poch' anni sono fossero
state scrìtte» Questo è un registro btina della Can«
cellerì^ di Ravenna continente investitore di terre
concedute a' varj particolarì , il quale come sia qui
capitato non saprei dirvek) . SìqmH monumenti , che
riguardano i secoli medj, sono tesori' tanto più pre-
gevoli I quanto che sono smarriti y e in conseguenza
rarissimi . Il Marchese Malfei , die non conobbe
questo papiro se non dopo la pubblicazione della sv9
storia diplomatica , sospirsp^ per averlo ; ma la morte
lo prevenne nel teii\po medesimo , che ne faceva
allestire la copia in Monaco,. Io t^ ne parlerei piA
a huigo se non tenessi per fermo , che questo bel-
■V avanzo gum^i non tarderà a vedere il giorno per
mezzo del Sig. di Oefele , che è uno de' pochi in
Baviera, xhe ne conosca il pregio. E egli possibile,
che r aktore dell' opera Scriptorts Rerum BoiaÉmm
lasci più lungo tempo languire nelle tenebri si bella
reliquia ?
Fra r altre còse mi ricorda, che in questo re*
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H 44 )(
Utrtndo codice lessi il nome del Rubicone , citato
come confine d' un campo , che a non so chi cede*
. Tasi . Chi sa se con c[uesto , ed altri simili lupghì ^
che pur vi si troveranno, non potrebbesi nieglio de*
tierminare a quale de' fiumicelli in Roi^agna debbasì
dar 1' onore di esser tale \ giatchè ai giorni nostri
abbiamo veduti due pretendenti , che secondati dalle
loro GttÀ si sono fatta una. fiera guerra letteraria , e
forse unica in questo genere. E 'cosa in verità de-
gna d* istoria il licordarsi , che simil contesa ha do-
vuta decidersi dal Tribimal supremo della Ruota. Si
direbbe che il Rubicone era destinato a dar sempre
da pensare a R^ma , Nel passarli ^ che feci 1* amio
scorso , mi ricordò , che il mio postiglione , che , al
pari degli altri villani di quel viciniatO) era egli p^*
re antiquario, me li fece avvertire, e mi diss^ un
mondo di belle ^rudizioai da par suo •
Il papiro di questo b|| monumento è finissimo^
benché giusta il solko sieno due lamine insieme in-
collate colle fibroi incrociate acciocché sti'eno forti ,
e possa scriversi da amendue le parti , o come di-
cevasi anticamente opistografo . GiusU Strabene , al
libro quinto, -pare, che anche nell'Italia, e special*
mente ne' laghi dell' Etrurìa crescesse il papiro , e
che questo pure si portasse a Roma , come vi si por-
tava quello d* Egitto .
Il dotto Plinio e' insegna minutamente , come
preparavasi la tarta fatta da questa pianta, e qui ri^
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)( 45 )(
conoscerete perfettamente qfieslf arte , OggìcS- tèlit*
mente perduta, ^n vedendo papiri. posti^riorl all^ot*
*tavoy o nono secolo al più^ credo , che il4oro tuo
non abbia durato in Italia oltre a ^^lesi' epoca . 1 par
pirì più recenti , phe sfeno Of;gi in Europa , són» ,
tutti , come c[uesto y scritti in Ravenna / lo che «ai
fa credere, che in quella Capitale più turdi, che ér
trové ne <kira8se ii> eostume . fliconoiper^le in que»
sto altresì' la .forma delle lettere corsive , q minusc<^
degli antichi copisti , le qurit poco si aUonfanaao daUt
nostre , e mirabilmente cciiteiiìano Micfa^-esii^ Popi»
nione , che stabili sulla hbrà' fotma il MardMte Mal*» ,
fei . In somma osservato con divozione it bel pape*
ro, pè^hè tutto in lui è raro , inttrottÌTO , e degno
di studio f e se eccettuate i papri trovali ad $rp0«
lano, benché sì rovinati ^ non vedsfte cosa più aiA^
polare altrove. , - ^
Dopo queste i^essiom ditemi un poco, te i
nostri antenati non fecero un tattivó camUp abban-
donando 1 papiri, e le pergsdnene, per adottare
r odierna carta , maasmie qucUa ^ che adesso impie-
gasi per la stampa?* Qual è quel lilnro de^ nostri,
che possa senza particolare custodia durare forse ìfie-
ci , e più secoli ? La carta nostra^ facilmenle si pol«
Tericza , e per la menonta «VHdilà si guasta , a coiv
rode , Questo lo avn^e miOe volte" veduto «e' vae»
chi libri, e befichè pochi di.questj possano aver pil
di due secoli e m^szo, D/m» ài imo p»ò dbkdBQar-
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k 46 )(
i! fittrf^Ctamcnte ìnUtlo/o in sicuro dì prossimai per*
dita • Quai /ov^ non Yeggìamo noi nelle carte de*
gU tatelm] , benché con tanla gelosìa conservate !
GonFessiarao- adunque , che fortemente s' ingannano
eoloro y dw per atere sUnqpAto qualche libro $* Ina*
gNfiano essere pervemiti ali* isainortalkA • Vivriimio , é
vìftro , qualche secok) di più^ ma moriranno aaach' eé-
H colla carta ^^ che dovea conservarti • l^on t* è in
^^Uesto geiiere , che V eccellente f che' viver possa
per semple > perehè quello a forza di nuove edizioni
anderà ^piascendo • U tempo pare £no ad ora il gii»-
^ dice meno sospetto d^li Scrittori ^ ma n^pur esso
puottt chiamare integerrimo , da che sonoai enarrile
tas^e beir opere degli antichi , che doveano per o^i
aagjofic trionfare di lui, e sonosene conservale alcun'
abre y die non pajono. meritar^ quest' onore . Ison vi
par dia un' ingiustizia , che siasi perduta buona parte
di Livio , e di Cassio , e che siasi ^conservata Mar-
siano Oapella ? •
Codesta biblioteca ^ come v* ho detto , è opera
in gran parto del grand' Alberto V, per ogni ragione
rispettabile . Oltre alP* essere stato un Pniw:ipe savfo-
sìmo» ed adi' avere anfto grand^. autorità nel Corpo
germanico , era in que^ tempi dìfRcìlì un prudente
politico f gfund' ec onoBU O , "buon padìfe di Coniglia , e
naeko più dotto di quedo , che sono ^ ordinario i
gffin Signori. Egli (sfe detto per gloria nostra) ave-
va da giovane ^IWnnip» studiate in Italia sotto i più
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)( 47 )(
la»igni letterati I e<l avea portato in Baviera ricca mesr*
se di jnembrane» 4li iiìm » e di dottrine . Morì a grta
danno 4tfé^^ '^i ^* *nno 1579 in assai fresca, età ^
perchè appena avea compiti i cinquanta . Era questa
la sua bSìlioieca privata» e vi vedrete ancora presso
le finestre cpn sommo buon gusto laTonte , ed intat*
te le mgh^ tiivok^» ed i leggìi, de' quali ordinaria-
mente serviva8Ì« ,
La Germania ha sempre svi^ tra' suoi Principi
alcuni, che si so«DO seriamente applicati alle scienze^
Cosa direbbeso certi gentiluomini, che voi, ed io tH^*
noscìan^, i quali si &ano -onore dì non saper nien-*-
te y se vedessero le note dottisskne m gran numerò
scritte al margine de' vblumi , che formavano la bi-
bUoteca del grand* Elettore Augusto Primo di Sasso*
nia , e che a centinaia abbiamo ora nelfai Real libre^
ria di Dresda ? Ma per lasciare i morti , cosa direb^
bero deir Eleltor Palatino regnante , della profonda
scienza del quale io fui tainlo sorpreso, qmndo ebbi
r onore di {ÌEU*gli la corte a Schvezingen ? In verità
io non so , se nella sua Università di Hei^lberga
siavi alcun Professore più dotto di lui . Cosa direb-
bero del Principe Reale , e deUa Principessa mia Si-
gnora , che «éi'aviete con tanta- awmirasione ascolta-
ti ? Cosa difebbero del Principe Enrico di Prussia ;
cosa, di qnelU, che non haiuio sdegnato mettersi nel
numero degli Scrittori , e che occupano un luogo
coA distinto nella repubbKca delle ietterà ? Questi
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X 4« )(
gran Sgoorì certimente non credono , -che V igno*
ransn 9 e ìt ozio sta un oontraMegno di nobiltà , ma
la riguardano come un eSmo della corrwftne del-
l' animo , e della più ijpaobil pigrixia .-
Ma per fornace a noi y m' è sempre doluto
moltissimo 9 dte nello flpa&o quasi di due anni , che
in questa Capitale ha soggiornato la msk R«al Cor-
te f non mi sia stato possibile lo inlemarmi , coinè
avrei deaUorato, ne' tesori di si beHa biblioteea . Dif*
farentì viaggi da me latti per ordine de^ miei Sovra-
ni m' hanno dal buon voler diijtolto , senza contare
r «fiimo dissyato òtUe' vioande della guerra , che
tuttavia pure ci va affiijg^do più che mai . Credia -
temi , caro Marchese , che poco si può studiare , e
logorarsi la vista 9a ì codici antichi , quando i sol-
dati 9 non contenti di desolar le campagne , vi' bru-
ciano la casa 9 ed il letto. Melibeo in simili coMin-
genze dicea :
Carmna nulla eanàm .
Con lui pure potrei aricL' io , e con ragione rimo-
st^ure ai Tedeschi
* . . • én quo dis€0riia dvf
PerduxÙ misèros ? i' .u* :
Credetemi pure, che n<m v'è disistrp maggio-
re di quelG , che fa lavare la guerra > quando s' ha
in casa . Vnle , mequ^^ id s9Us, amare perge .
LET-
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LETTERA* V.
GBlfXUlM» B miVBMTISS.
SIGNOR MARCHESE.
Dresda gli ii N^vtmkre 1764.
O lò* non vi tapessì cosi occupato ^ cxmut siete , nel
nuovo servigio , vorrei qui lamentarmi del vostro si-
lenzkv. *Ma buon per voi che so per prova dì «qua!
peso sia b corte a chi vi sbarca èX nuovo . Tenete
per altro per fcrmo , che lo faiPÒ , ae il prossimo
corriere n^ mi porta qualche cosa che mi ft»icori
della vostra salute , e dell'amor vostro. Tutto fra
gli amici lontani si può soffrire y fuorché il sHenzio »
firatel carnale , starei quasi per dire , dell' ol^ . Ma
lattciaaao ie querele , e torniamo a Monaco •
Ned' uscire dalla biUioteca , vedrete iiT mesto
della piazza una gran colonna £ marmo , *che so*
sttene una statua di bf^onso della Madonna , e^che
alla base ha quattro. Angeli di naturale grandezza,
di bronzo anch* essi , che ucddono ciascheduno un
mostro . Tutte queste figure sono di im ottimo dise«
. 4
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)( 5o )(
grto ^ 0: hrttigt<»" ettMti mzVìmm idim pCHHf
che non fieno anch' esse idea del nostro I4er Can**
dido. Monumento è questo innalzato dal Duca Mas*
^imiliano in réndtmenlo di [ gr^ie alla Madonna
A* aver trionfato di suo cugino Federigo Elettor Pa-
latino y al quale , per causa di religione , invase tutti
rli stati , caceiidio dalU Bptmia , dav' era «lato co*
aronato Rte dai malcontenti, e privoUo dell'alto Pa-
latinato, ^he ia casa .di.Ba:viera. possiede ancora oggi
giorno . Fu in quell* occasione , che questa otieime
pte> la iHÙna volta in cGgnttà Elettorale , di cui fu
spogliato lo stelso Federigo , e la sua discen<fen£a ;
f se la Caia Palatinfi ne- è oggidì nuovamente decima-
rat^ , è di ciò debifrioe alla ci«MÌeine d' un ouovo
Elettorato nell* Impero • Qb Dio l quanti disaslri km
saai prodotti in Genoanià «pesta &tal divisioite di
eredenaa ! Quantunque i predenti giorni siano assai
forlndìy qtieUi de' nostri antenati k^ì» pertunente
più fimestiy 9 lugubri.
La ClBesa della Madonna, non molto dalla pia«*-
M distinte , è un gran Teiqpio g9ti<?o edificato del
i468* dal Duca Sigismondo • KeUe fabbridie non V è
eke r*Mnpieaia e la vastità, the possa fk parerle
magniftch<i • OK ornamenti neif poasono die aUnd-
Srle; è fiieai$ Chie^ ne è una prova» perchè , mal-
grado che ncm ve ne sia akunó , voi la trovertta
l^randiola ed inspirante rispetto. Le colonna ottagD^
IM , che la partono in tre navate , sono d* una ani*
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«Irata frdEssé^ea ^ «bsk fuori di proporsiofie , e c»-
iotsali. Se v'entrate per k gran porla, vedrete do-
po pochi pas9Ì ila meezo al pavimento di marma ,
deljneatb ia una pietra , il c<mu>rno d* un piede urna-
iiO • Kitnatevi in cfuel punto , ed osservando d' ogni
mtorno non vedrete ' in tutto questo vasto Tempio
neppure una fìlieslra , benchi moltissime ve ne sie-
no y ed alte quasi al pari delle "navate , perchè da
iquel punto tutte restailo perfettamente adombrate , e
coperte dalle colonne . Questo , giusta ogni probabi-
litàyèttn accidente d' architettura , altrimenti ri<£celo
sarebbe stato T architetto , se a qu»tto superfluo iche»-
so avesse fatto tendere il disegno di tutto P edificio.
Neh sarebbe per altro cosa impossìbile , the m' in^
gannassi, perchè in quel tempo F arclùtettiya^ ma»-
«ime in Germania » è stata soggetta a somiglianti de-
liri y che aUora passavano , come nello scorso secc^
gli aoa^aAimi , e le allegorìe , per isforzi j e praine
di grand' ingegno .
Isolato nel' mezzo del coro vedrete il saped>o
Mmisoleo innalzato alle ceneri dell' Imperador Lo-
dovico il Bavdro. Riposavano queste primieramente
entro piccola tomba ia una minor Chiesa, che qui
v'era anticamente, e nell' edificarsi Sella presente iìi*
rono con gran diligenza custodite a parte , fina*a
tanto che nel i6:t:^ fu per esse costrutto qiiestd m-
wrabile sepolcro . Son cierto , che quando lo avrete
b^ bene considerato , conchiaderete c«ì me , <?I|e
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X 5a K
Ottima comparsa farebbe in 5. Pietro di Roi^ , do-
ve aono certamente i più^maesloù mausolei dell' Eu-
ropa . Io non credo , che^, dopo aver finora venite
taate cose di P^r Candido, voi abbiate più Insogno ,
cbe Vi si dica essere codesta pure un suo diiifcgno .
Quantunque nessimo me 1' abbia potuto assicurare,
io non saprei dubitarne y riconoscendolo in tutte , e
singole le sue paiti . Quello che so , è che ne fa
fonditore^ Giovanni Krumpler, statuario delP Elettore
Massimiliano, valentuomo di quésti -paesi , e proba-
bilmente sconosciuto nel!' istoria dell' arti . Bella , e
•fMritosa è queir idea di aver posti ai quajttro angoU
del sepolcro quattro statue gigantesche di soldati ,
che muniti di varie insegne cesaree , e di gran lan-
cie custodiscono le ceneri dell' Imperadore, quasi
Fossero guardie del corpo. Inimltiòili pure sono t Bi-
tte statue maggiori tutte al naturale, e tutte gettate
m bronzo , che compiono il disegno del mausoleo .
L' innalzare un monumento simile ad un lìnpe-
ràdore di Casa- fu grandiosa i^ea di Alberto V. ,
che , prevenuto dalla morte , inutilmente k racco-
' mandò al Duca Guglielmo suo figliuolo , da altre
ture , come vedrete , distratto . Giustamente all'Eletr
tot Massimiliano , grand' amatore de' bronzi , e deUe
atatue, era risérbata, dugento settantaquattr' anni do-
po la morte di Lodovico , la gloria d' eseguirla .
Che se mai vi maravigliaste nel vedere un «e-
|K>tcra ^ magnifico ^pet un Imperadore , che nimico
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)( sa X
implacabfle di piar Papi morì «commucato , io non
«aprei qui su^ due piedi qual cosa rispondervi . Pre*
tendono alcuni istorici, che, quantunque Ledovico
norìsse su^taneamente alla. caccia sulla strada, che
va da Monaco ad Augusta, ei desse segni non eqin-
' voci di penitenza in quel hreve momento . Ma in
ogni caso ti risponderaraìo per mei Francescani,
che nella loro Chiesa di .Monaco conservano vicino
al coro il sepolcro di Fra Buonagrasia da Cesena,
e di Frate Ockam capi de' nominati , ognuno de'
quali , unitamente air Imperadore , fu solennemente
scomunicato da Papa Giovanni XXII. e condannato
in eai$m maledictione in smoda . smpulorum • Voi
sapete, che questi Frati si dichiararono in quella
gran lite per V Impera<tore , e , seguitatolo a Mona-
co, scrissero con sommo calore in sua difesa . Fa
fin cP allora che i Francescani si fecero tanto merito
colla Casa di Baviera , e per cui v^ hanno sempre
avuto dappoi ^andi fondazioni,. e autorità. L'Or<iU^.
ne de' Domenicani , iKm so per qual disastro , non'
ha mai potuto allignarvi . Ma parliamo un poco -41
pittura, e lasciamo agli antiquarj queste cure nofòse,
delie quali sono piene le storie di qtie' tempi infelici .
II. rivangarle potrebbe forse passare per maldicens»
presso quelli , che le ignorano .
Il quadro dell' aitar magg^re rappresentante
l'Assunta, è bella, e maestosa opefi| di Pier Candi-
do , com' è del Rotenhammer quella, che vedesi ai
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X H )(
prtnio aitar laterale alla destra , rappresentante V ìn^
coronazione in Cielo* della Madonna • Voi non v* ima*
ginereate nuu di tro¥«r qui un betUtsimo quadro di
Michel Angelo da Caravaggio eoUa 'Naseita df Gesà
Criato; ve ne tono varj altri degni d'ossecrazione,
come un Sandmt, un Giannandrea W<df^ 'alcmH
L^th y e sopra il tutto T LiTensìcne d^ Croce di
Matti» Kagerer , autori degni anch' essi di stim»,
quando si conoacont .
Prima d'uscire d» quésto Tempio, spargete
iori, €t mmnièut date Ulta ptenis sulla tomba del
buon Alberto V* Egli giace sotto la cappella gran^
dO) e .sego giacquero fino ai giorni nostri le muse
della Baviera , perdìè era scritto, nel destino , che
non rivedessero più la luce del giorno , se non sotto
il glorioso regno di Massimiliano Giuseppe.
La CKiesa de* T«atiffi è beli' architctluVa d* Ago.
Slino Barelln nostro Bolognese . Nessuna obbiezione
paò (arsi a questo magnifico Tempio , se non fosse
la gran quantità di* stucchi , < e d' Angeli sterminali^
die ne adornano , anzi nt* ingombrano i muri, i
fregi ) e sino la cupola , e le volte .
Leggerete nella grand^ inscririone internamente,
^ è sopra k porta principale, questa g^an (isJi>bri«
ca essere un voto fatto , e sciolto principescamente
dalla pia/ Elettrice Adelaide di Savoja a S. Gaetano
dopo d* aver ottenuto utì figliuole ^ che invano area
foèpùrato per lo spazio d' ^tio anni di sterlUtà. * •
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X BS )(
A c^gm M bei ^jaà)n die tì sono , pamvn
iP estere in une àrikt t>^ oeM)ri Chiese d' Ueiie .
QueHe deU'akar mag^ore è àA 2ianchi Veneetano»
e n^pr^enta k Maniglia Elettorale, ehe rìn^azia il
Signore d' areré ottenuta la bramata pi^ie . Kon
bsciiindo Tenin campo diP estro del pittore codesta
a^men^, egli A è ristretto a foro un bizearro cotor
posto di ritratti diiigentissimi . V è T £leitor F^srdi-^
Mmdoy e r Elettrice, che tonammo le figure prìnci-»
pali , e sono circondati da Dame di CorXm e da pag-
gi tutti in abiti sfo^^ijAi. Quel gionuie, che Testito
di nero alia spi^uola vedrete alla sinistra del qua-
dro, quegli è. il Baron Simeoni Medico Pieimontèse,
che la buona Elettrice condusse secò H Italia , e n^
oolmoUo di viccheaae , e d* onori •
La peste di Napoli , che è dipinta all' altare di
S. Gaetano , h ^pera segnaktìssima del Sandrait , e
tale g che non ho mai teduto codesto Tedesco pia
bello, né più qHritoso altrove. Se egli avesse tenttiV
le figure un pò più grandiose, sarebbe pìjttura de^
gna de' primi nostri maestri , tanto pà die la con*^
siderabile grandessa de{ quadro glie b permetteva .
U colorilo anch' esso è inarrivabile , e caldisrimo .
Quello, che V è in faccia , è opera Immortale
del Cignani . Non V è che Guido, che abbia potuto
far Madonne f ii\ bèlle di qisesta ; e quel Davide ,
ohe le sta Suonando 1' arpa ai piedi in cos) bella at*
litudine, è una ddle pie j^raatose idee dell' arto . S%
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)( 56 K
qualche cosa a questo quadro vokfteii pure oppor-
re , è la grandezza quasi colossale .delle figinre. U
€lgmDÌ probabìlttienle credette» che dovesse essere
collocato più in alto , e s' ingannò . PerkokMa cosa
sarà mai sempre per> un artefice il non conoscere a.
fondo il luogo » ove dee esser posta la sua optai •
£ gran peccato , che questo < gran quadro sia un p(f •
co smontato di colore . Mi fu détto essere stata ca-
gione P impaaiensa di situarlo suU' altare , prima che
i muri , e la calce fossero i^bbstansa asciugati •
Di Girlo LotK i il 5. Andrea Avellino, che
cade air altare ) e del Tintoretto è queUa. beUissima
deposisione dì Croce di Nostro Si^ore. V* è un Ca-
valier Liberi assai buono , vicino alla porta 9 e va-
rie altre pitture nella sagrestia degne d' una vostra
occhiata .
La Gììesa poi de' Gesuiti è un ^emo monu-
mento delia pietà de! Duca Guglielmo V. e della
pvoteeiene » che accordò atta Compagnia di Gesù .
Egli non solamente V ha fabbricata con liberalità , e
bellissima architettura 1 ma ha ampliato , e dotilo il
loro collegio a segno, che p^ò passare per una del-
le mi^iori case » che ì Gesuiti abbiano in Europa •
Tanto fu r amore che questo Principe concepì per
la Società, che innalzò a lei vicino un vasto palaz-t
zo per se , ed unillo per mezzo d' un corridore al
collegio , come tuttavia vedrette . Chiamasi questo il
palazzo Max, che dovete jpur visitare , perchè ^ oltre
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)( 57 )(
ad un bellitsimo gabinetto di pitture , vi troverete ,*
come da principio vi dissi^) la Duchessa di Baviera »
che ne è ii più beli' ornamenterà V è i^fgmttio
una scella musica, unico trattenimento del Duca Gev
mente ; e sappiate , che ^ dt ordinario io aveva To- '
nore di passare le mie serate • ' •
Ma 9 per tornare ai Gesuiti, voi non ignorere-
te f ihe Guglielmo Y. più occupato nell' opere di
pietà 9 che nel governo de' suoi ftati , dòpo diciot-»
t'anm di r^no, rinonsiò le redini a Massimtliaao
•uo figtiuoto.9 e ritirossi pel res^o de' suoi giorni in
codesto collegio , dove , quasi alunno di S. Ignazio ,
condusse una vita totalmente privata ^ ecdeuasti^ ^
ed esemplare .
Si pretende , che la ;faUbr]ca di cpiesU^ Chiesa
abbia costato tesori alla Nazione ^ b che non è Jbor
di proposito f se riguardasene 1» belleaza > e la soli-
dità . Non saprei dirvi qual Tempio in Germania
fra' moderni la sorpassi, se ne «coeUuate la Cappella
Reale di Dresda, né mi ricordo aiver mai veduta ve*
runa Chiesa , che a prop<Nrzione abbia la volta più
larga, e meno appoggiata di questa . Narrasi ih Mo- '
naco, die dopo finita, ed abbandonata al proprio
peso, gettò essa una mattina iiitp scoppio si strepi*
toso , clìe non dubitossi di vederla ben presto iprir-
si , e cadere in ruina : lo che inspirò tale spavento
à tutta la Città, che *per gran tempo la gente non
ardiva approssimarvisii Ma seno passati oenlo e set*
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)( 56 )C
Uaf anni «enea die dtb» dato ukerior segno di de^
bplexea ; anat la ▼edrete aolida , come un broiwo «
aoatenirrf perfettamente cpl contnulo delia propria
gratili.
Sello i il {teTunento tutto di marmi , vaghe le
cappelle, e gli altari , ma non inferkNri i qOadriy cito
{li adornano . 1 due laterali della Trìmtà, e del lice-
rne di Gesù aono d' Antonio Maria Viviani , die fo
fatto venir d' Italia \ Monaco per eseguirli . In un' al-
tm oappolbyche è separata dal corpo della'Chiesa ,
V è ttn gran Crocefisso dipinto da Giovanni d' Ack ,
eliC dee riguai^arsi come una ddk più beli' opere
di ipiesto valoroso artefice . Sua pure è una Madda^
lena , che sta nella Chiesa . All' ingresso del coro v* è
un gran Cristo in Céoce di broneo di ralro lavóro y
e grande al naturate , come pure tale è queH' An-
gelo , che aoaéene un vaso coH' acqua santa , vicino
al sepolcro ie^ fondatore , ch^ è nel meezo . Voi
avrete osservato ^ ehe uno dei fili cattolici in Ger-
mania. è l'aver vicino ai sepoleri una condiiglia d'ao*
qua benedetta y colla quale i parenti, o gli amici nel
pasaere'danno un divoto Asperges alla tonriia.
La facciata prineipale è abbellita da moke sta-
tue di btfonio , la pii perfetta delle quali è l' Avcan-
gelo S. Michele ^ che è fra le due gran porle .
/Preeisunente in faccia a questa Chiesa v* è quei**
la d^li Agoitiiianly che io Bolognese , a cagione'
ddle sue beUiiane pillare , era solilo chiamarla la
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)C 59 K
Maàonna àet Mendicanti di Moiiaco . Consideratele ^
esattamente , e poi andatevene ^ perchè nuli' altro in
essa è da vedere . yì accennerè quelle che itti ri*
cor^y perchè potreste benissimo incappare in qual-
cheduno, che non sapesse neppur nominarvene una
sola •
Quella dell' aitar grande è una delle pìi\ belle
GrocefissiOlii , che abbia mai fatto II Tfttoiretto , ar-
gomento , nel quale poteva 8vapor«e quel suo gran
foco • L' altare di S. Agostino è de{ bravo Roten-
hammer, come suo pure è quello di S.Caterina; di
Udalrìco Loth è il S. Niccok da Tolentino , e del
Saraceno ti S. Girolamo . 8. Anna ^ e S. Orsoh so-
no dernostro Rer Candido • Di qua e di \k dalla
maggior porta vi sona due pitture assai grandi , rap«
presentanti P una la decollaifione di S. Giambattista, '
l'altra S. Giovani Evangelista, opere condotte con
sommo amore , e bravura dal Fischer . Fate partico-
lar attenzione y vi prego, all' altare della Trinità,
perchè il quadro è opera bellis^a del Rubens, ed
è peccato , che que* buoni •Religiosi ne abbiano 'co-
perta) senza riflessk)|fie , quasi la metà, con una im*
magine del|| loro Madonna del buon consiglio, cir-
condata tutta di tapeti , di Bori, e di ^irlande • Pur
troppo, a forza di lampadi, e di candele perpeflba-
mente ardenti si affumicherà in breve uno df' più
bei quadri pubblici della Germania. Gran dire ! V^e*
rano tinti «dtarì ék <^oprire i e da ditidenr colla Mar
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)( 6o )(.
donna } ed i Teolo^ hanno «célto quello della Tri'*
nità f e del Rubens . Non v' aspettaste però y che io
<fÀ volessi intronar loro la testa , e predicargli , che
abbiano un pò pia di carità a A belle cose » le qua-
li finalmente poi sono state ' da' dÌTOti confidate Mat
loro probità , e custodia . Potrebbon anch' essi rispon-
dermi > che intanto y che. io vedo la festuca hell' oc-
chio altrui , ilon di' accorgo della trave , cAie abbia-
mo nel nostro. Mi parrebbe sentirli rimproverarmi»
che da noi pure in Bologna quasi tutti gli altari han-
no adesso un nuovo altaiùno ai pi^di » contornato di
£ori anch' esso^ di ^irlande , e di candele ; che la
bellissùna Santa Cecilia di Ra&ello è stata da una
di queste abbruciata , e guasta in un angolo ; che
il chiostro di S. Michel in Bo$co , il quale » dopo;
essere stato una delle maraviglie d'£uropa, è pre-
sentemente U9 oggetto di compassione y fu egualmen-
te maltrattato dal popolo » che dall' aria y e dal tem-
po ; che sono quasi tutti affumicati i più bei quadri
da altiure di Lodovio^ e di tant' altri , oltre che so-
no ingombrati da corone .d* argento, o da voli ap-
pesi; e finalmente rtàiproverarmi ie Innumerabili fe-
rite di spille t che hanno sofferto le più belle tavo-
le y quando y per lor disgrazia y vuoisi solennemente
apparare la cappella , in cui sono collocate . Parreb-
be , secondo la buona ra^one y che i più bei quadri
dovessero stare coperti y e custoditi i giorni ordinarj
de|l' annO| e non iscoprirsi, che ne'^empi di solen-.
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)( »I )(
i^ • Ma voi vi ricorderete , caro Marchese , che ap-
punto ne' gbfni dr solemntà cc^ronsl con rosac) dsP-
masco y e con veli.; e , non contenti di cpeato , gli
addobbatori v'impiantano aopra per ornamento certi
fioroni di stucco dorato y che non impropriamente ai
castagnacci de' nostri montanari assonùgliereste.'Che
bella ^ri^sa impresa sarebbe quella di sottrarre al-
l' ulteriore pervc^b questi insigni esemplan dtll'arte,
sostkuendo^ belle copie, e mettendo gli originali in
deposito in luogo egualmente pubblico^ jma meno
esposto ! Conserver^^bonsi cosi ad etemo ornameUtOi
e stimolo della pàtria y che una volta con tanta ra-
gione passava in £uropa per la Madre delle bell'ar-
ti d' Italia. Se, al dire <E Plinio , Agrippa con elo-
quentissima orazione moetrò al popolo di Roma la
ntcessitÀ, che v'era, di mettere in pubblico luogo
le belle pitture , piuttosto che laseiarle esuli , com' ei
dicea , nelle ville de' cittadini ofulenti , con quanta
maggior ragione provar potrebbesi esser necessario
il sottrarle al rischio di essere perdute per sempre?
Godiamoci , caro Marchese • per un istante il nobil
piacere di quesf idea , e figuriamoci per esempio
quell'orrido immenso salone, che chiamiamo a Bologna
del Re Enzio , sbarazzato da quell' indecente teatro ,
che ora ne occupa una parte , imaginiamocelo ripu-
lito, e ornato di bella vojta , con nuove finestre, lu-
minoso , ed allegro . Figuratcvelo poi ripieno <B bel-
lissimi , e gran quadri d' alt^Ure ben disposti , per
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)( fa )(
OD RaBaillo di pcioM bcUc&u , t^J Fnn-
cìji » TSbaldi , P j fi giaM tai » lottoce»^ da. ImoU ,
Ba gi a o^ gUo, FooUaa, mdUmm LodoTÌchi» rari
AmubaEy alcuni A^cmIìu , tanti Coidi inimitaMt ,
due Dpwtftiirhim , wM ADmiì , Guerciai-» Si-
noR da Pfctaro, BlaMw , Tiarìiii, Briazi, Lionello
Spada, Ggoam, Ctawpoieli» dal Sole, e tant* altri
acoaa parlar de' aodcmi. OoV i foal Monarca , che
poiia mMtrare ma gallefU di tanAi gran qnadri , e
di tanto valore ? Ma queste ,- dirà qual^edono de'
nnttrì Licmi^ , queste sono visioni , castelli in aria,
malinoQnie da antiquario . Non le direbbero mica
visioni cede altre savie narieni, se possedessero que-
sti tesori y come non le diranno risioni m giorno i
nostri posteri, quando m vano ne piangeranno la
pen£ta, come corriamo gran pericolo di dover fni
piangere quella della scuola , che gli avea prodotti •
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' tgsssBsssasssmmmmagsmHmmm.:
LETTERA VI.
^lONOR MARCHESE-
Onsda U i5 Noifimér» l'jf^
jL UfALME^TB mi son giunte vostra nuovf ,*5piUo
clie più mi piace » ^9tei bene , m' amate » et mie
contento delle mie leggende . Giacché ella è coA^ «
preparatevi a rìceyeme o^ una boona dote , ed H
voi pure dirò quello | <;be S|d Annibale filaleguzst
scrjvea l' Ariosto ,
legalo f che rr^m^
^gS^^^ a t$y che d me scriverlo cesia .
Le mie precedenti dovreU^efc^ bastare per mo-^
atrarW , ^he Monaeo è. pia ricco di ^Uo » chc^ co-
munemente ai crede, e che un dotto rìeggiatore
ha coU con che abbtitln^a occuparsi . V ingannerei
«te però di gran lunga, se ^creidesle) ch'io nulla
avessi più da^moatrarvi . Non la fii^i mai , se tut'^
te io v'indicaiejb le cose instp^> che ti ^ incontrane.
Andate a vedeire t Accademia deUe Scienae^
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)( 64 )(
eriAtai « dòMM Aff Elettor Regnante ; e qufthtunque
non neno se non due artnl , che è aperta , vedrete
come i suoi principi ^agKono |)iù del compimento >
e della fine £ tanC! altre . Quaate Città mai da qual-
che anno in qua vogliono imitare Luigi XIV. , e
fondare accadetilie di acienee e di beli' arti, come^
appunto ne fondano di sonetti , e canzoni la maggior
parte dell^ Città , Castelli , Terre , « Mastri di scuo-
la in Italia 1 Sarebbe desiderabile , che qufsta idea
non venisse in motte se non a quelli , i quali , co-
nte 1' Elfttore di Baviera, possono degnamente ese-
guirla ; e che certi altri fondassero piuttòsto corpi
d^onesti mestieri , « pròfes^oni lucrose alla società .
Vi sono alcuni paesi , i quali hanno più bisogno di
lavorar bene la terra ,' e di attirare danaro straniero
C^Ué loro manifatture, che di calcol^e'T orbite del-
le Comete, o il momento delle' forze vìve. L' imr
piegare talvolta in queste cose il cìttac^no , è lo stes-
so , che torre un buon artefice all' aratro . Non è
lodevole questo pcnsiere , che fer le Città , le qua-
li hanno i semi ^capaci di produrre dei Manfredi ,
dei«2janotti , e dei Beccarì. Una cosa abbiamo al-
meno, di buono di qua dai moliti, cioè, che il bel
nome d* accademia non s' è finora profanato , come
altrove . Per divertwi va' farvi ^uì'kK passaggio ri-
sovvenire cK quelle bande di oommedianti, i qcfoli
francamente d^ noi cMamansi accademie , « voi sa-
pete , che ii popolo pagando , va ad ascoltare le sec-
caggi-
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)( 65 )(
caggini accademiche d' un cattivo Pantalone , o d' u*
no sguajalo Arlecchino . VeAne un giorno da me un
giovane amico mio , con un occhio ammaccato y col
naso sanguinoso , coUe guance sgraffiate , e mi disse
aver avuto questo regalo ali* accademia , cioè alla sa-
la , dove studiava di armeggiare , e che spesso gli
accademici , quando si riscaldavano , facevansi reci-
procsmente simili scherzi . Accademia , come sapen-
te y chiamansi le veglie musicali , o sieno i concerti ,
che in Italia dar sogliono le cantatrici bisognose ; ed
in che sovente vada a finir V accademia ve lo diran-
no gli amici nostri y che vi capitano. Povero Pia-
to^^e, se vedessi mai qual uso facciasi in Rafia og-
gidì di quel nome y che tu in Atene avevi altra vol-
ta reso così rispettabile !
Non vorrei y che mancaste di vedere a Monacb
la beUissima raccolta di pitture fiamminghe del Con-
sigliere du Fresne , e , senza esagerazione , vi trove-
rete un tesoro superiore alla condizione d* un parli-
colare. Io ho veduto le gallerie de' più ricchi Signo-
ri d? Parigi y ì quali in questo genere d' ornamenti
sono estremamente liberafi, ma non ne conosco ve-
runa supcriore a codesta •
n Signor di Oefele , quel medesimo , che dee
mostrarvi la biblioteca Elettorale y vi mostrerà altresì
le sue pitture, le medaglie , e le gemme intagliate,
da lui giudiziosamente raccolte , e ben disposte . Fra
quest'^ukime mi ricorderò sempre con grao piacerò
5
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)( 66 )(
. d* ami tetft dì TihtTÌo , in gran canuneo , tingoU*
riMima •
Nel girare per la CittÀ , osservate, che quan
tutte le facciate delle case civili soiio dipinte a fre^
SCO , anzi , fra le antiche , ve ne sono alcune di bra-
vissimi maestri , specialmente di Cristoforo Schwarta ,
Costui era un. valentuomo , e tale lo troverete mag-
giormenle ne* suoi freschi , che seno delicati a segno
di parere ad oUo. Ne' suoi ornati poi regna un
gusto modesto , e savio d' antichitii ammirabile . L^
sue opere in gran parte furono intagliate dai Sa-
dler, e fanno ottima Hgura nella raccolta di stamr
pé . Vof vedrete di costui una pittura sul rame in
casa mia a Bologna > che rappresenta Cristo, por-
tante la Croce , e circondato da un popolo nume-
Irosissimo di varie naaioni, bizzarramente mosso, e
yes^o .
Questa maniera di dipingere a fresco le facciata
delle case , che ne sono capaci , è a mio giudizio
ammirabile, e voi ne sarete convinto quando rìHet-
terete alla vaghezza ed air allegria, che produca
nella CittÀ . Noi Italiani , e massime a Bologna
l'abbiamo abbandonata, per adottare una sfacciata
imbiancatura, ohe diamo indifferentemente sino ai
più piccoli tugurj ; ^ alle volte , mas^me per cer^
ti vicoh* di fresco abbelliti, mi pareva vedere i se-
polcri dealbati dell* Evangelo.. Ma ditemi, caro
Marchese , non è e§^ vero , che a guiia delle
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)( 67 )(
quaglie 9 o delle ^iie vergiamo arrivare ogni prt-
mavera dai laghi della Lombardia un* irruzione per
iutta Italia d* uomini, che armati d*un orrido pen*
nello y e d'un secchio di calce bianca , ajutati dai
loro numerosi figliuoli, e discepoli, vanno barba «
ramente imbrodolando i flit begli edìfiaj deUe no-
«tre più belle contrade? Furono pure costoro, che
senza dubbio col coi^nso d* un cpialche Padre
Abate di buon gusto imbiancarono, Pio sa quando,
le colonne di bellissimo marmo, che abbiamo con
ammirazione scoperte ì* anno passato nella nostra Ba-
«ilica di Santo Stefano , le quali pe^r certo avevano
aervito al tempio^ d* Iside , che colà v* era antica- ^
mente. Furon pure costoro, che con un tratto d|
pennello coprirono spietatamente le studiatissime om-
bre, che facevano parer rilevate le prospettive in-
comparabili di Lionello Spada, del Dentone, e d'al-
tri eccellenti arleBci ; e gran mercè ancora se talu-
no ài loro non si dà la pena di rinfrescarle con un
qualche gentil ritocco . E questo dove ? Nella patrà,
dei Carracci , d^ Colonna , dei Bibiena , di Mauri-
no ! O qui si , clie mi pare vedervi perdere la pa-
zienza , e trattarmi come un importuno Imidator
Umpofis adi; ma per carità pensateci, e poi dit«-
mi : è egli vero , o no ?
Ninfemburgo non è distante che tre sole miglia
italiane , e vi si va per un viale fianche|j|;iato d* air
beri sulla sponda 4' un largo canale fatto a inant.
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)( 68 )(
Osservate qua e là , che tutto il terreno , per cui
passerete , è una congene di ghìara , e d* arena flu-
viatile . Per costà certamente correva una volta 1* I-
ser , e ben guardando , riconoscerete ancora V ele-
vazione delle antiche sponde ed il letto abbwcidona*
to . Eppure V Iser adesso è dall' opposta parte delia
Città, e lontanissimo. Ciò non ostante, per conget^
ture geograficlie , e per V istoria siamo certi , che
quale è oggi , tale è da lunga serie di secoli . Que-
sti , Signor Marchese , sono a giudizio mio s^ni di
grande antichità ; ed una tale idea vi sì confermerà
sempre più , se collo spirito osservatore guarderete
costantemente ne' vostri viaggi la superficie della ter-
ra , e i gran cangiamenti , che T afte , o l' accidente
v' hanno apportato, e le montagne, che spezzate^
e rotte , non sapplam da qual foi^za , ci mostrano la
loro organica intema struttura . Voi ne vedrete una
bellissima catena nel Tirolo nel tornar che farete in
Italia ; e giacché lungo le rive dell' Adige vi passe-
rete pel mezzo alcuni giorni di seguito , andate vol-
gendo r occhio a que* fianchi alpestri , perchè vi di-
ranno più di qualunque libro d' istoria naturale . Co*
deste oculari osservazioni sono di tanta conseguenza
per la teorica della terra , che il Conte Carburi
amico mio, che voi dovreste avere' costi in Vien-
na conosciuto , ne' viaggi , che attualmente fa per
ordine della Repubblica di Venezia , vuol passare
quanto prima in Norvegia, solamente per osservare
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)( 69 )(
ialcune montagne rotte , e spaccate , che colà me-
^o y che altrove , mostrano le loro viscere . Sin-
golar cosa per un filosofo è la struttura interna di
quésto gran globo , che abitiamo , e di cui appe-
na conoscesi la superfìcie .
Per darvi un* idea > benché leggerissima , delle
singolarità y che in^ questo genere sono in Baviera,
vi dirò di passaggio , che non è gran tempo , che
colà f a venti braccia , in circa sótto terra , s' è tro^
vata una selva intera rovesciata e sepolta, e il le-
gno di quegli alberi forma una sostanza pesantissi-
ma y ma non ancora impietra . Chi «a > se collo
coprirla non si è guastata questa bella, ma lenta
operazione della natura , come veggiamo guastarsi i
progressi della maturazione d'un frutto staccalo dal
ramo ) se gli si fa una , benché leggiere , superficiale
ferita ?,, Voi avete veduti qui a Dresda i rami , le
radici^ e un gran segmento del tro^aco d' un* im-
mensa quercia , che a molte braccia sottp la su-
perficie da noi abitata trovossi, saranno quindici an-
ni, a Cheipnitz, in una miniera metallica , eJl t^tto
convertito in A^ta bellissima.
Non sono due mesi , che su un colle arenoso
nel Baliaggio di Pfarkirchen in Baviera, s' è (ro-
• vaU) uno scheletro impietrito d' im quadrupede gran-
dissima, ehe per disgrazia i contadini nello scavar-
lo , spezzarono barbaramente , e fracassarono . Un
osso della coscia restato intero , ed alcuni denti ,
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)( 7^ )( -
seppure le felazioni mandateci sono giuste , mi sissi *'
curano esser questo lo scheletro d' un EieCante . Ch»
se mi domandaste come mai è stato sepolto in Ba-
vieta I ed in cima ad una montagna un Elefante , io
domanderò a voi , come se ne .trovino migliaja 90^
polti insieme In un clima tanto agli Elefanti stranie-
ro , com* è la Siberia ? Voi non ignorate essere que-
sto r argomento d* una delle più curiose dissertazioni
del Cavaliere Hans Sloanc . Domanderò a voi , come
a poche miglia dalla Baviera , cioè net Ducato di
Wjrtemberg siasi ritrovato impietrito un gran co-
codrillo, quel medesimo ,'che qui %on maraviglia
vedeste nella real collezione di Dresda ? IJomande-*
rò a yci, come si trovi nelF alto Palatiaato una
montagna , composta di comi d' Ammone bianchis-
simi incastrati in un marmo nero, di cui si fanno
oggidì bellissime tavole ? Domanderovvi , comie di
colà poco lont^o , in Boemia , possa trovarsi un
altro monte, nuovamente scoperto, e compósto d'u-
na speeie di pesce ignoto , é che rassomiglia molto
ad un crostaceo, il quale contro il solito abbia te
natatorie? Di questi ne potrete veder uno a Bolo*
gna , presso al nostro dottissimo , e comune amico
H SIg. Gaetano Monti , a cui lo diedi , saranno due
anni . Ma quant* altre cose sinuli non potrei io qui '
domandarvi ? lia natura certamente è bella , e fe-
condissima di singolai'ità , ma è misteriosa altrettan-
to, e impenetrabile; e il crederla soggetta a siste-
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K 1t )(
laf, « a sfnegaitioni , to credo , che é!* lo Hesto,
che non conoscerla abbastanxa .
Benché il palazzo di Ninfemburgo sia somma-
mente esteso y e internamente omadssimo , ardirò
dirvi con franchezza, che il giardino lo supera di
gran lunga in bellezza ed in buon gasto . Ho a%n''
tito alcuni y che lo vogliono mettere del pari col
giardino di Versailles , ma o costoro non V hanno
mai veduto , o si burlan di noi . Versailles , per
chi ha occhi, supera di molto tutte le delizie d^ Eu-
ropa , come Ninfemburgo di gran lunga supera tutti
1 giardini della Germania • Non isperaste mai , caro
JM^chese , che io v^essi qm farvene una descrizio*
ne : oltre che sarei troppo lungo , io torrti a voi il
piacere d* esserne soi'preso . Due cose sole vogHo m,
esso indicarvi ^ moho premendomi , che non vi sfug-
gissero . L' una è Amaltenburgo , palazzina d' ottimo
gusto , edificato da Carlo VII. per delizia , e ad ono-
re dell' Imperadrice Amalia sua Consorte ; l'ahra è
il bellissimo bagno , che con tutti i comodi , che può
inspirare il lusso , la voluttà i e la moUelxa , fu co-^
strutto in un altr^ angolo di questi giardini dalT Elet-
tore Ma^imitiano Emanuele, ba^o assah celebre nella
cronica et Amore, e di Citerà dì quel tempo. Io non
so d* avere veduto altrove . cosa più elegante , e me-
glio ideata . La vasca è tanto grande , che vi ,^i può
comodamente nuotare , e se vogUonsi spettatori a
qaest* esercizio , v* è luogo ove collocarii . I bagni
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)( 7^ )(
éOAo una óeìle delizie umane ^ che per disgrazia tro^
6tra dair Italia è a poco a poco passata colP Impe-
ria IR Levanto , da dove a noi venne anticamente »
e che era tanto utile alla nettezza del corpo , e alla
sanità • £cco la ragione , per cui il popolo in alcu-
ne -Città deir Italia , a guisa de' selvaggi dell' Ame-
rica, va r estate con poca edificazione del vicinato
a lavare di giorno al fiume , od al canale , non sa*-
pendo 9 né potendo far meglio • Ecco la ragione , per
cui quelli} che al contrario per una mal intesa mo-
destia, o per indolenza non si laburno mai, fanno da
loro fuggire le donzelle , .come fuggivano a Roma
da quel tal Rufo , di cui , al dir di Catullo , correa
la voce ,
Valle sub alarum trux hahitare caper \
' ì^on credeste già',' eh' io volessi qui , che si ri-
novassero quelle immense reali terme de' nostri an-
tichi, nelle quali si ripulivano i cittadini a miglia ja ,
anzi lo intere Città . Siamo troppo poveri per tanta
magnificenza , né io sono antiquario a questo segno •
Vorrei 'solamente , che in Italia 1' uso di lavarsi fos-
se un pò pia ijmiversale, e che per quesl,o nelle nò*
stre Città vi fossero piò comodi a quest' oggetto .
Non v' è casa civile in Germania , in Frància , * in
Ingliilterra , in Olanda y in Russia , la quale non ab-
bia una stanza p^ bagno ; e in ricompensa , rarissi^-
ma , e quasi sconosciuta è in que' paesi la rogna ,
e;ome tant' altri malanni di e^te , così famigliari da
1^
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)( 73 K
noi , e provenienti per Io più da negUgeàza , e wot^
didezza .
Dopo che avrete ben bene considerato il giar-
dino , e d* ogn' intorno giralo , lo che non potrete
lare certamente a piedi , pendale , che tutto è sti^
eseguito dall* ^rte , perchè qui pure, come a Ver-
sailles, ìa natura ii^rata aveva ricusati quasi tutti gli.
ajuti . Il piantar giardini cosi vasti , e cosi ornati m
mezzo ad i^ia campagna fu mai sempre impresa più.
grande di quello, che noi ci andiamo imaginando.
Quando Luigi XIV. ebbe finito Versailles, e Marli,
volle vedere la somma total delle spese , e ne fu
cosi spaventato, che gettò i conti al foco, accioc*
che non restasse memoria nella Monarchia d' una
profusione si sternùiata • Non meno delle spese so-
no degni di grande stima que^i architetti giardine-*
schi, che in quest* arte sono stati eccellenti, perchè
in ogni arte il perfetto è sempre stato dilEcile • Bi-
sogna confessare, che i Francesi in essa sonO/ andati
più oltre di noi, benché anticamente anch«^n que^.
sta siamo stati i loro maestri . Io suppongo però ,
che non avrebbero fatti tanti progressi , se incosag-,
gito dal Gran Luigi non nascer' Mr. le Notre , in-
gegno sorprendente , e che fu il Palladio de* loro
giardini . Io non credo , che al le Notre abbia co-
stato minora studio T incantato Marli 4i quello , die
costassero al Palladio i bei portici della curia di Vi-
cenza , o il piazzo Chiericato , e ne appello a chi ,
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)( 74 X
captce óì ^dtcame , ha veduto 1' uno , e i* altro *
La Francia è sempre alata inclinata a cose alle-
gre, e di breve durata; cosi non è mirabile , se ap-»
preséo di lei la maestà romana deir architettura ci-
rU» ha fatti A scarsi a^nsmmenti , intanto che moltìs*
s'ymi ne iia fatti 1** interna disposizione delie case , e
r eleganza, de' pargokti , delle fronde , e delle fon-
tane . Vorrei , che vedeste il giardino della Marche,
sa di Pompadour disegnato, e piantato a Bellevua ;
d vedreste m piccolo fin dove la beUa natura , e la
delicatezza del buon gusto possano arrivare . V è
fra'r altre delixte un boschetto tutto di rose a pii!^
colori rampicate intomo a fusti di ferro , che le so-
stentano , ma che da esse sono coperti , e nascosti ,
né so se possa vedersi cosa più deliziosa , e più gra-
ta . Voi , passeggiando per que' bei rigiri , vi perdete
in un nembo di profumi celesti, che vi ristorano; e
certamente più ridenti di questi, e più odorosi non
potevano essere i sacri viali di Gnido, e 4^ Pesto •
Sorge nel mezzo , an^ in cima ^d -una verde pen-
dice un palazzino d' ottima fabbrica , ornato tutto di
bei marmi, di bronzi, busti, vasi, porcellane, tap-
peti finissimi di Siam , e della China . Di là vedete
a quattro miglia d' Italia torreggiare T immenso Pa-
rigi , e sotto di VOI serpeggiar d* ogn' intorno per
una grandissima, e fiorita pianura, quasi nuovo Me-
andro , la Senna • Giudicate voi medesimo cosa dica-
1(10 delle nostre serietà, benehè magnifiche, i Fran-
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)( 75 )(
cesi y quàiid» pieni £ queM idee vengono a Roma .
Possiam vantar loro la bellezza delle statue di Poli-
gnoto y o de' bassi rib'evi d' Atenodoro y e mostrargli
le.qrne, e T altre rarità della villa Albani, o della
Pinciana : questo non basta a rallegrarli . Ma dicano
ciò che vogliano , non avrebbero ora Marti , ne Ver •
sailles, se non avessero anticamente vedute le ville
di Tivoli y o dr Frascati ; benché adesso y a guisa d*at.
tempata matrona , abbiano le rughe della vecchiezza y
e sieno v^tite ali* usanza di liCon declino , o di
Papa Giulio . ^
Addìo y caro MarcViese ; abbiamo parlalo pur
poco di Monaco in questa lettera ! Non dubitate ; sa-
rò un' altra voka più savio y ma ricordatevi il pro-
verbio del nostro amico Soaron :
Tout ng£ retroussé /ut paiììard ,
Et tout médecin habtllard .
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\
LETTERA VII.
GEN.T1LIS3. E RlVJEillTISS*
SIGNOR MARCHESE.
Dresda li i8 Novembre 17624
OcHLElHIEIM è lontano dieci miglia italiane da
Ninfemburgo . Questo k un superbo palazzo di cam*
pgna, dair Elettor Massimiliano Emanuele ,. al prin-
cipio di questo secolo» con ottima architettura innal-
zato . V è uno spazioso vestìbulq , sostenuto d^ gran
numero di colonne di bei marmi y il quale insptrercb-'
bo anche più di grandezza , se le volte soverchia-
mente piatte non lo facessero comparire troppo bas-
so . Qui è la bellissima raccolta di pitture , che pos-
siede la casa di Baviera , e che dopo quella del Re
mio Signore dee chiamarsi la più scelta della Ger-
mania . Quella ^ di cui in una delle mie precedenti
vi parlai , e che è unita ali* appartamento dell* Im-
peradore ^ non è in comparazione di Schleisheim ,
che un piccol saggio^. Io voglio lasciarvi a vosti' agio
scorrere i vasti appartamenti , le sale , le gallerie 1
tut^e coperte di quadri insigni , e v* invidio il piace-
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)( 77 )(
re, che ^eiUli^ete , «e sarà egoale a quello^ che tan*
te volte ho gustato io . So per prova quanto aiuioi->
no le prediche degl' inspettori , quando vassi a con-
templare una gallerìa di pitture : cosi non v' impor-
tunerò. Vi dirò solo , che quasi non v' è autore in-
signe y cosi d' Italia, come di Fiandria , o di Fran-
cia, il quale non abbia contribuito con qualche bel-
r opera ad ingrandire questo tesoro , e che vi sono
cose veramente singolari , e reali . L' Elettore ebbe
la clemenza di comandare y che mi fosse consegnalo
il catalo^, e mi sono dappoi mille volte pentito di
non averne fatca far copia , come forse m' avrebb' e-
gli data permissione . Sentirete qui quella dolce in-
certezza , che la quantità de' begli ometti eccitar
•uole neir anipo de' dilettanti, e a guisa d' Ovidio^
quando nel pieno teatro non sapea^juale delle Ro-
mane fanciulle dare la preferenza, mi direte voi pu-
re un giorno:
Copia judieium scepe motata mium •
Guardate che* non vi sfugga quella bellissima
Madonna del Vandejk, che è nella camera del let-
to deir Elettrice , come pure un gran quadro ^el
Teniers , che rappresenta al vivo una popolosa fiera
di campagna , che mi parve somigliantissima a quella
deir Impruneta del Callot, che a voi certamente per
la sua bellezza dee esser notissima. Non ho mai ve-
duto del Teniers pittura più grande , né più rara di
questa . Vi sono forse più di sessanta Tintoretti , he^Bk-
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)( 7» )(
die non tutti eguali . Osservate queliav incomparabile
strage degl' Innocenti del Rubens , che va pure alle
stampe, nella quale il dolore, e la rabbia delle ma'^
drì inviperite 9 e disperate è forse troppo caldamente
espressa, e caridata • V è una Lucrezia Romana di
Luca Giordana , nella quale egli ha perfettamente
imitato Guido, e che io non ho mai potuto guarda-
re tenta ribrezzo • G>stui era un pittore , che avea
ki petto il zqjlfo, e n^e vene il foco del Vesuvio,
sicché di tempo in tempo gli scappavano dalle mani
quadri quasi divini . Si capisce che col pugnale Lu-
crezia si è ferita una grande arteria nei torace, per*
che sgorga impetuosamente dalla ferita un torrente
di sangue spumoso , che macchia lutto il quadro .
Vedrete a misura , che la guardate , crescerle in vi-
so il pallor della morte , e le sue damigelle sbigot-
tite , e confuse cadere in isvenimento . Non so se il
Domenichino , o Guido Cagnacci avessero potuto rap-
presentare con maggior calore , e forza la fermezza
di Lucrezia , la desolazione della casa di Collatino ,
e r orror dtel delitto di Tarquinio .
^ Non vi parlo dell' opere inunortali de' nostri
conciUadini , né di quelle dell' altre scuole d' Italia ,
perché si faranno sentire da loro stesse. Troverete
colà un gabinetto di piccoli Fiamminghi, che a nul-
r altro la cede in Europa , che a quello del mio
Padrone, il quale in questo genere ha certamente
latto ciò 9 che v^ é,di pia sublime , e di più scelto*
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)( 79 )( ^
V è una bellissima serie di ritratti antichi 9 e
moderni di Principi y e di Principesfe di Casa otti*
mamente dipinti y cUe non dovete negligere .
Molli y e con ragione , temono » che Tana mni^
da di codesto luogo possa col tempo danneggiare
un cosi ricco tesoro , e in verità sarebbe un danno
luttuoso irreparabile • Considerate' un pò qui per un
istante , quante belle cose escano quotidianameitfe
dalla nostra Italia » e sappiate ^ che a Schieisheim
non v' è che una parte injBnitamentf piccola del
molto , che trovereste sparso in Germania , e nel re-
sto d' Europa . Gran Dio ! Sema parlarvi della col-
lezione di Dresda 9 se vedeste cos' ha solamente il
Re di Francia , cos' ha il Duca di Orleans , cosa
v' è in Inghilterra , cos' ha l' Elettor Palatino ! Con-
ùderate ora qui , quale obbligazione non abbiamo,
noi a* nostri buoni antenati » che a forza di tela y e
di colori ci hanno fornito con che far circolare in
Italia tante y e si inmiense somme d' oro straniero •
Ma <k»ve son ora que' molti pittori y che forbir po-
tranno alla nostra discendenza^ con che ritrarne al-
trettanto ?
Gb* è di giusto il dirvi , cbe lar maggior parte di
queste pitture furono a gran prezzo comprate dal-
r Elettor Massimiliano Emanuele al principio di que-
sito secolo y nel tempo che esule da' suoi stati y e
bandito dall' Imperio trovavasi Governatore de' Paesi
Bassi . Se in tempo d' oppressione y e ne' disastri
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)( 8o )(
tanto f«ce quel gran Principe , imma^iiatevi qual
animo grandioso egli aveva , e cosa non avrebbe fat-
to f se r allontanamento da* suoi stali rovinati , e se
un' altra pasMone assai più forte , e naturale gli aves-
sero lasciato r animo meno agitato .
Eccovi j amabilissimo Sig. Marchese , parte del-
le cose sin|plari , che voi incontrerete in Baviera , o
«Imeno di quelle che tali mi parvero y quando con
oechio forestiere le guardai la prima volta . E giac-
ché scrivo a gentile, e giovane Cavah'ere, avrei do-
vuto agglugnere qualche parola ancora delle beUé
Dame , che in Monaco ammirerete , e che ali* età
vostra importano almeno al pari delle belle pitture ,
.€ delle statue ; ma bscerò a voi il piacere di for-
marne giudizio . Non saranno poche quelle , credia-
♦emelo pure , che lo avran favorevole , niassimamen-
te dopo conosciute , e trattate . Le vedrete tutte ve-
«tile colla dignità , che una gran Corte richiede , e
d* un ottimo gusto , lo /che è sempi'e un contrassegno
di buona educazione, e di gentile cultura . Molte ne
troverete, che parlano la nostra lingua, ma tutte ge-
neralmente, e benissimo quella delle Corti , voglio
dir la francese. La Corte di Baviera è stata da lun-
go tempo fra le Cattoliche della Germania un* otti-
ma scuola dì nobile galanteria , perchè in essa la cor-
tesìa , r amore , e in conseguenza la voglia di pia-
cere v* hanno sempre regnato al pari di Versailles
e di Dresda. Non vi maravigliaste di questa distin-
zione ,
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K 9i^ K
trofia , che seàibra aver V aria quasi eccbajiatica .
Voi dorreste aver osservato nel vostro vIa|^ìo y che
grandÌMima è la difiEermuta, che snelle maniere passa
•fra 4^ Coiti iielk nostra Beligtone e le Protestimti ,
Se foste curioso d* indagare la iragione di una tanto
8lm^bile> stravaganza, io non saprei qual altra incoi*
parne , se non questa , ^ a voi starà il crederla , ie
vi piace . Dopo clie Carlo d'Austria col nome
di Cark> V. fu eletto Imperadore , egli portò in
"Germania» e sparse pel resto cMl' Europa i co^
^umi y la gravità , e le maniere spagnoole , Quelle
CortJj che restarono Cattoliche , dichiararonsi qua-
si tutte per Carlo , ed imitandolo adottarono la se-
rietà spagnuola, corno fecero ancora le Corti d'I-
talia y che rimmo conservata sino ai nostri ^omi.
. Quelle, che abbracciarono il cangiamento di Religio-
ne , fecero quasi eonfratiernita fra ^i loro y e gelosa-
Biente unirono agli antichi cosltmii nazionali le ma-
niere faòili ) e galanti di Francesco I. ,- il qaak c<^
me emólo di Carlo fu mai sempre loro amico , e
collegato . Questa dìAerenza ha durato per quasi due
secoli, cioè altiere le prime, e disinvolte le secon-
de; ed intanto che alcuni Principi della «Germania
soli mangiavano al juono di tetra musica , e che i
pi\piccoli Duchi dell' Italia facevansi^ servire a ìa^
vola sotto al Baldacchino dalle Dame , ' vedevansi al-
l' incontro queste alla Corte di Carlo 11.^ comandare
all'Inghilterra, e a quella di Dresda far nascere le
6 -
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po»ìf% «d t tdmei pia splendidi , e farsi cort€||;br«
dui Re Augusto . Presentemente le cose cominciano
a cangiare d' aspetto > e colia memoria di Gufo V*
gi ranno o^' di piiV obbliando le etidtette , *e la
•osrenutesaa delia Corte di Borgogna, come voi me-
desimo avrete veduto costi tielia Corte ^ alla Spiale
avete presentemente V onore d' appartenere • Giova
lo ^raire, che in pocki an|ii Wto «am a liveUo al-
meno su questo articolo . Voleise Iddio , che fossi-
mo anehe nei resto , ma pare pur troppo > che -il
bella ventura sia nseiiuità a secoli più felici dèi nostri.
I Francesi , che a gmsa degli antichi Romam'
portano da pertutto la lorp Kngua » le mode, e
l' allegria , hanno colle firquenti invasioni in Germa-
nia y, ed in Italia non pooo conti»biiito a €|uetto
cangbimento. Le^ Corti ecclesiastiche anch'esse di .
qua dai monti pajono al secol nostro ingentilirsi ,
ed io ne ho conosciute alcune, oAie in galantena*.
ed in buon gusto non la cedevano a ve^un* altra
per quanto secolare si Cosse , e v* ho veduto feste
da balio reali.
Potreste forse un^ giorno dolervi tE me, sé non
vi raccoihandassi qui di far conoscensa coU' Inviato
di Francia il Cai^allere di Folard . Oltre all' esser
égli mezzo nostro nazionale, perchè nato nel fon-
tado d'Avignolie, e in eonsegiienza suddito del Ì^a-
pa , ed allevato da giovane in Toscmia , vedrete ,
che la sua casa èj V albergo della cortesia , ed ospi-
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K » )(
lalltà . Conoscerete In lui il nipote del irnnom) Car
valiere <£ • Fotacd itamoftalt ca?iientator 4i Foiihio ,
e m'accorderete, che per br bella, e dotta erudiaio»
ne I di cui, è fornito , egU è degno erede d' un no-»
me si illustre nella repubMica letteraria , t militare .
Faretegli mille teneri rispetti da parte mia , ed aa-
sicur^itelo della stima , e/ gratitudine , che gli con*
serverò eternamente.
Che so poi mi (^mandaste notisie dejl* interno
della Bìhàera , e delle sue ricchezze , io non potrei
dirvi , se non obe questa Profvincia è assai pingue,
e quasi in ogni cosa agtatisi»ma. Le eami vi sono
squisitissime, ^ poco o nulla cedorlo alla dunosa vi-
tella mongana> o a quella di Soriento , I pesci iji
lago sono di cento sp^ie , tsdì che non ho mai ve-
duto altrove , e nulla hanno da invldiaiie alla deji*
eatezza ^ quelli del lago di Garda . II pane non
è m&o. b^Uo di cpielio di Vienna , che passa per il
migliore d' Europa . Non posso dire lo stfsssó dei
vim che vi nascono, ma in [scambio |K^ete aver-*
ne dd forestiere a prezzo ragionevole .
Non credeste però , che codesti comodi derivas*
aero .dall' industria de^ abitanti piuttoito ^ cjie dalla
fertilità del terreno > e delle acque • f^odmsimo è il
commercio che fassl in Baviera , né v* entra altrp da-
naro straniero, ch^ quello che prodaee la vendita del
legnaiiii , ^et sale , dei cuoj crudi e conci , e dei gra*
ni| che quasi spontaneamente sorgono da uno de'
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)( 84 K
■^lion «noli ddh .Gtrmania . Da qualehe anno in
qua s*è cominciato a scavare alcune miniere di me-
talli, e ai pretende con vantaggi». I fiumi portano
alcuni grani d' oro purissimo fra le loro arene , indi*-
aio ,0fik» nelle montagne vicine vi sono miniere pre-
ziose . Avrete veduto talvolta alcuni Un^eri di Ba-»
yiera coli* aiscrisione Aurum ex Tsara, ovvero Au^
rum ex Tyyco . Una piccola fabbrica di porcellane
pure s* é messa in piedi a NinfembiU'go , e que* la-
Tori , che ho veduti , sono certamente i pia belli in
Geraafua dopo le noabce poroellane.di Misnia. Que-
ati due savj stabilimenti sono frutto dello selo , e
delta destressa del Sg. Conte di Haymhausen , che
jne è il supremo direttore, gentile ed erudito Cava-
Bere 9 e che voi con sommo piacere imparerete a
conoscere .
Del resto sarebbe altra èoaa la Baviera, se la
Ilaclone fosse un poqo più attiva . Giudicatele voi ,
Considerando , che questo Stato , pieno di buone Gc-
ti, è a pcArtifta dell* luUa, della Francia, dell' Au-
stria , e deir ImpeHa^ che è bagnato dall' Iser , dal
Leck, dall' Inn, e traversato dal Danubio; e che
dalle porte di Monaco , e da vane altre Gtti po-
trete ancbr per iicqna , e eoo stcureesa sino al
Mar Mero . Le foreste bavere, mandano i loro legni
legati in cattare a Vienna , e con questi fabbricano
poi navi , e case gli Austriaci . In somma il paese
ai arricchisci^ coi soli naaioiuli prodotti terrestri , «
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L
)( «5 )(
àa qtMsto cono^^ete aempre ^iù la maséima d' eter-
na veritA , cioè che la prima sorgente delle rìo-
chezze d' una naiaone dee essere la eollura diiigen-
tisaima del profirio terreno . L' Inghilterra , la Da-
nimarca 9 da She seriamenr«M vi badano , hanno il
piacere di mangiare alle loro mense i frutti dell' In-*
die cresciuti ~ttei loro campi ; e quasi raddoppiate
vedendo le . lóro entrate terrestri ^ ranno adesso a
vender biade a <jue' popoli , da' -quali a gran prezuso
ne collimavano gH anni passati . Con questo poi
tanto più agevolmente^ possono , sostenere il commer-
cio estern9y e andare a dar leggi p«r fino nelle
Corti dei He dell' Indie, e deÌT Affrica, e coman->
dare nelle Colonie dell' altre nsaàoài in America .
Volesse il Cielo ^ che alcune Provincie della' nostra
Italia adottassero questo principo . Molti de'nostn
nazionali abitano ui^ paese felicissimo per il clima ^
per la gsituazione ^ e per il suolo , e|^ure talvolta
appena si cava da alttHentare lo scarso numero de^
^ gli abitatori , cke {o coltivano i e de' cittadini ^ che
lo posseggono . Qui in Sassonia ^ dove in alcuno
contrade da qualche anno in qua 1' agricoltuia è
totalmente rinovata , raccogliesi ànq a quindici volte
più del seminato , benché per lo prin^a non fossero
più fertili delle altre . Due ^armate immense , e stra-
niere sono da sei anni s^te nudrite coi loro grani
dai Sassoni , eppure il pane ( ch^ cl)e si dicono al-
cuni) ha sempre 'abbondalo . Qiwi fiiuni d' oro fore-
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)( 86 )(
«licre non riceverebbe m seno V Ttalìa y sé st/peme
far miglior uso de' suoi porti , de* suoi prodotti , e
masaiaie delle uve y cKa foise in copia soverchio da noi'
si vendemmiano ì Si farebbero alloca vini più generosi ,
più durabili ,<* come tam^altri caperci di *$ostenertf il Jtu-
midto del mare , e il cangiamento dei climi . Ve la
diranno non solo la Francia , là Spa^a , il Porto*
gallo y r Isole Canarie , il Capo di Buona Speranza ,
che cavano annualmente immense somme dai paesi
settentrionali; ma le fredde rive del Reno,ifc onelle
dèir £lba , ,che a tutt' altigo , fHiorchè a produr vini ^
parevano nate . Qual de* nostri antenati avrebbe mai
creduto, che V Ungheria produrrebbe oggidì il vino
piò delisioso e ^iù cara delle tavole dei Re , un vi«-
no, per cui Orazio certo dimenticherebbe il suo
Falerno , ed il Chio ? Non istasle a dirmi , che le no«
•tr' uve non sono cap/KÌ , e ricordatevi , che gli an-
^chi Romani bevevano alle loro solenni ceOt ì vini
riposti in canttniL sotto i Consoli dei lon> avi . Riflet-
tete f che la Toscana industre mancRt il stio artimi*
nO| e il carmignana fino a Pietroburgo , e a Costan-
tinopoli : ma per far questo non bisogna ostinata-
mente cacciarsi in capo y x:he il metodo di fare il
vino deJ" nostri vecchi castaidi sia il solo praticabile ;
da noi , ec.
Ma per finir questa lettera con Monaco , giac-
che tanlcp da lui ci siamo , «osi nOn volendo , dilun^
gati , un* altra cagione ancora potrei fui indicarvi
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)( 87 )(
èàià itiaaoT ncdhezasti^tì' ^p^àlà Krotteia ; roglo
dire la gran quantità i Eédetiaitici , i quali sono quo-
tidumamente alimentati dallo Stato .. Ma a Db non
piac^ 9 ciie io voglia qcd tiiibare il sacro silenzio
di tanti ricchissinii anticiù Monasteri, e quasi farrim-
proTerì d* ina/jone a quo* Buoni Solitarj , che assi-
stono la patria y almano colle loio preghiera , e coi
loro salmi • Vali . ^ •
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mm
LETTERA Vili.
SIGROR MARCHESE.
Dresda li ai Novembre i7pa.
XJenchÌ io non ubbia piÀ vai^lia di condurvì in giro
per Monaco, non crédeste però, che io avessi quella
di tacere . Voi m' avvertite con mio somnK) piacere ,
che probabilmente la partenza vostra sarà difiPerita
d* alcura gk)rni| e questo mi servirà;^ pretesto per
seguitare a scrivervi fino a tanto che dimorerete in
Vicina • Siate ben persuaso , che piuttosto il tempo
sarammi per^ mancare , che la materia . Benché per
me sia lo stesso , ''che il Marchese Hercolani sia in
Vienna , o in Bologna , non potendo in ogni modo
parlargli che per lettere; pure per tutto il tempo,
che soggiornate in Germakiia, mi sembra, che sis^e
a me tuttavia vicino , e nello scrivervi mi par quasi
ragionare con voi . Lasciatemi adunque godere ^i
questa dolce illusione , e soi&ite per alcun poco an-
cora le mie leggende .
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# )( «9 >( ^
Qtnbra pardrete da Monaco /p^ I* ftaliir, jr>
prego quanto so , e posso a prendere piuttoslo U
strada d' Augusta , che <pielh) benché più brete, la
quale dirkto conduce in Tirol^ Tutto hen consid^.
rato son certo , che mi sap|^er buon grado dL que-
•sto breve traviamento ; perchè , oltrf al non aliun-
gada cl;^ di due sole poste , voi eviterete il Kuokel-
berg y ingrata pericolosa mimtagna . Strada buona »
dice il proveri)io ^ non fu mai lunga . Vedile m ri*
compensa la Qt^ d* Augusta Gipitale della Svevia ,
illustre Colonia un giomo dell' Imp^ad<ne Augusto »
da cui ne trasse- il nome, ed al pr^enta^ima delle
più belle Città dell' Imperio ' . \
Alla ^distanza d' una posta da Monaco passerete
* presso al patizzo di TVickau y appartenente all' Elet-
tore . £stratevi almeno ^r qualche istante ; perchè
v' è una numerosa serie , benché quasi n^letta , di
ritratti d' uomini illustri , la quale vi farà, gran piacere .
- Augusta poi y come sapete , i Sede Episcopale
d' un Principe ecclesiastko y il quale v* ha una bella
Residcnsa , ed una ^lendida Corte . Quegli , che pre*
sentemente' V occupa , è il Principe Giuseppe <Lan-
gravio della réal Casa d' Hassia, Signore ^r ogni
ragione rispettabile , ma maggiormente per la sua
rettitudine , e pietà . Io ^i ho infinite obbligazioni ,
e m' importa il dirvelo , acciocché glie lo ridiciate
nel baciargli che farete per i^ profondamente la
riiano . Sarete contento dell' onor di conoscerlo , e
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K ^ K , m
• tror«rete , di'^egli hi un particolare aiEe|U> pe^a
nostra Italia > dott è stante aÙevalo • Gisti pure ve-
dcète un braro noitro concktaditto , cioè MonaignQr
Paaai Decano del C|pitelò di S* Blanrìek> ,, di coi
avreti^ pentito parlar e ei g o volte con amore db' no-
fitti , e suoi conoscenti in Bologna ,. e specialment««
dalla Signora Gintessa de* Bianchì sua grand' amica .
Questi dovete strettamente abbracciare per Hie » e
per tutta la buona patria nostra y per T onore , che
di qna dai monti le ha EHto^ colla^ sua dottrina , e
col stto-taknto.
I
Anticamente Augusta era T emporio del con^
mercio della Germania , prona che di lui se ne fosse
impadronita T Olanda, e* vi sono slati una volta cit*
tadini opulend oltre la condizione d* vaf pardcolare.
La sola casa 'dei Fug^ , divenuti dappoi Conti del-*
l' Imperio, ha posseduto ft>rse più'ncchesse che qua-
lunque altra particolare d* Europa • Vedrete mottissi*
me Chiese ) e Monasteri colà da lei fendati. Vedrete
nel borgp di S. GiaciMno una piccola CittA separata
con mura , porte , Chiesa \ e piazza , h qual^ CittJI
chian^isl la Fuggeraja » Fu questa ediffeatà dai Fug-
ger pei^ abitazione dei vedbhi servidori , e benaffetti
di casa 9 che v* alloggiano gratis ancora al giorno
d* oggi . limili grandiose idee non possono venir in
mente ^ ed eseguirsi^ se non*da chi ha tesori "d* a*
Vànzo . Quanti altii ^pmumenti della loro 13)eridità, o
pietà non s' inoontmno in Roma , in Venezia , un
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Trento y in Vieni» , in l^mamm , e in akri tuogki
della Fiandra? IFugger, a gara della Casa Mèdici »
fayorifono le tettere |*e mandarono antioamente fin«
in Grecia a raccogliere manoaerìiti , marmi, e fb-
•crlxioni; anzi purte di questa vedreste oggi àmcora
ornare uno dei loro pslaszl di campagna ' a YeUin-
bufgo. Roberto Stefano , sotto la protezione dtUdal-
rico Fugger j facevasi gloria d' essere «uo stampato-
re , e per tale in alcuni libri ^ lui imj»^ s* è di-
chiarato . Non molto dopo la scoperta dell' America
avea quésta- conl ^ per quanto% si narra , ^rascelli in
mare, che a s^ta conto imdavano , e veniirano con-
tinuamente dall' Indie . Nel pidazio Fugger , che in
Augusta vedrete y alloggM^ Carlo V. qimiido colà chi^ «
maronlo ^i af&ri di Reiigiofie , e delf Bn^^erio . Per
: gli appartamenti vi sono Micora i camini di marmo
col nome a gran lettere di qttell' h^peradore , daj
che si vede", che furono fatti in quell' occasione •
* Narrasi , che , come sei'bosehi di Cejlan fossero
alle porte d* Augusta , non arse in essi allora altro
che cannella» per fkre un foco d^no del paimo del
Principi dfir Europa*. Alla Cappella n^ggiore della
Chiesa di Sant'Anna sono i s^fcri dì questa fami-/
glia lutti di marmo, e dai bassi • rilievi , e dalle in-
scrizioni scorgerete il secol d' oro- dei Medici d' An-
gusta • La Chiesa, essemlo ora i^iata dal <l€ro
protestante , i Conti Fugger hanno abbandonati que-
^ bei sepolcri,. e » f«»no sciterrare qua e là nei
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k^ Ftfudi. Kirclieim è uno di quetti^^oVe aTenclcf
io pattata ,, àmu aono, col Serénisaìmo d* Augusta
una viUeggl^ra, vm)ì nel mesEO della Chiesa % che
è nel palazzo medesimo , una superba lomba di mar-"
mo destinata ad* uno dei Ìoto ai^^aati , con bassi ri*
lievi incomparabili. Nel messo del gran cortile v*è
una foi^ana con due statue di bronzo di- grandezza
colossale , e bellissime : opera veramente degna d' un
gran Principe > e steid^ a credere , che nessun par-
ticolare possa mostrar altrett^^. Essendo questo
Castello in cima d' una collina y e mancando d' acqua ^
fassi quésta accendere per mezzo di macchine idro-
statiche sino alla sim^mità, e con tale abbondanza ,
che , dopo* avere servito ai yai^ getti , e spruzzi della
fontana , passa ad iri'igare copiosamente un gran giar-
dino. Quando Carlo V. passò con tanta magnificen- .
za per la Francia , allorché sdegnato andava con un'
armata ^ rovinare la Città di Gant sua patria^ Fran-
cesco I. per abbagliarlo , e CargiT onore , ordinò se- •
gretamente , che tutti i mercanti di Parigi facessero
mostm di quanto avevano di prezioso nelle loiro bot-
teghe • L* Ifiperadore ^ accortosi ,di questa- Jiompa ,
disse pubWicamente , che v* era in Augusta un citta-
dino, e servidor suo chiamato Fugger, a cui sareb-
be, stato facile il coniare tutte queste magnificenze
in una volta senm incomodarsi . V Imperadore dicea
il v«ero , perchè senz» incomodarsi il Fugger , tapo^
di casa > gli avea ttgalstio un milione di fiorini , som-
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' )( 93 )(
ma, massime a qoei ^mi , eso^biunle ^ e <bjgnÉ
non so se più dei Monarca y o dèi dotfiatore .
Non mai voientìeri V iio parlato di queìta
ilkstre famiglia , perchè oltre al meritare ogr^ ri-
guardo , io ho r odor di conoscerla particolarmen-
te, e sono stato da ìm sempre ricolmato di genti-
lezza , e cortesia .
Bella y vi replico, e ricca di singol^rtità è Au-
gnsta . Le pubbliche lontane di bronzo , che 1* ador^
nano , sono subh'mi , e due amgolannente degne di
stare in Boma . Quella , che sulla piasza presenti
una beHttsima statua pedestre dell' Imperadore Au*
gusto in bronzo , era perfettissnna , ma da poco in
qua il Magistrato a forza dì nuoti omamemi ag~
j^untile in occaiioni di riacconodarla , le ha tolta
la bèlla antica spa aemplicitiU E' sempre pericolo*
so l'abbellire le cose, che già son belle.
' Magnifico è il Palazzo del Senato , ed elegante
i la facciata dell' ai>sei»le , a cui pure non manca*
no ornamenti di statue di metallo , Vi parrà d* esse»
in ItMia, perchè vi troverete per le pubbliche vie,
e per le case aì||ichità roìÉune , e moite inscrlzioiitp
e bassj rilievi. Sono avanzi ancora dei coloni , e del
presidio latino , che' miticamenfe colà dimoratta alla
custodia d' una piazza importante èél* imperio . Per
quanto barbaro fosse U paese, ove i RomAii por-
tavano là ^vittoria. Venivano sempre con loro a in-
|;entilirlo le bell'arti, i lusso, i costumi, e la hn*
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gfm^ Fgu travato colà , due secoli fa y eoa Unte aix
tie cose ìjutx pavimento di mosaico assai beilo y che
y« alle stampe ntl Velsen» come varie altre reti*
quie della, romana venustà • Bisogna, die vi fosse-
ro tdìBfl eopsìderabilì y pefcbi si sono dissotteirali
ffammend 4i colonne insigni , uno . de' «piali ki ìhA
marmo scannellato vedrete collocato per memoria
in un ntccfaio all' atrio «delle scale del Principe . Un
piedestallo ^padiUto di iotfumio .scopersi io un gior-
no, il qoti» serviva dì sedile ad )|n forn^jo vicino
alla porta di Gegingeo » su cui ^^ scolpita un' ^ in-
scrizione votiva al Dio Yotiano ^ certamente scono-
sciuta . ' * >
Volli compilo , ma costui ostibatamenfe me
lo ricusò y forse eim^ ianno ai viaggiatori in Grecia
i Turcki , . dubitando sempre . di qualche tesòt'o na- •
scosto . L* ho fatto cercare dappoi anche coli* àu-
tprltà del Beai Principe di Sassonia mio Signore,,
il <piale ne diede la comraisMme al nostro Residen-
te ^ ma non s* è potuto mai pia rinvenire . Forse
eh» ^[ualcbedf no della Gttà avvertito di (juesta ri-
lynrci, T ha^baacosto , nal qual c^ spero, che un
giorno riamerà alla luce*, e tanto mi basta. VI cito
questo, fatto ^ perchè so che dui Tomasino , e dal
Relaesio £u rirocata in dubbio <qutsta deità éì Vo^
limno nota per un' altra inécrìzione a Nantes, e ere-
dettesi , che &m^ m essa equivoco di scrittura con
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K 9» )(
Questo «uurmo da rae chiaram^e letto , e tm^
ca sbaglio dea togliere ogni incerteiza, e ne appello
aUa pottrakÀ i quando il féedestatlo tornerà^ in vista.
XiL> copiai eon difigensa « lo coUBunkai su jglr ultiim
anni di fioi rita al Maroliete Maffei , che ne fece
molto caao , ma in vano ho oercato adesso questa
intecifMNiié ^ra le molte altre ^ che raccolte iìh* mie?
viaggi conservo mancycr^e presso di Aie . Tatto h-
nora é conkwo , eon un nlilione di carte > consè*
guenza indispeniabile de*^ ^aggi 9 de' tumulti , e de<-
gl'ineendj, a' quali sono state esposte in questa rd^
l>ioaisstma guerra le ncMlre coee • Posso dirp qui on*
cW io il proverbio latino , che per troraiio ommem
mopi lapiiem , ma Anora indamo .
In un angolo della pìaaca v* è una gran pigna
antica di paarmo bianoo \ che serviva . probabiknente
d' iq>ice<a qualche armine ^ o edificio insigne , coi-
rne una ve n* era di bronzo doralo sulla mole Adria*
na , e che avete ora veduta nel giardino del Vati-
cano • Da lei prese dappoi la stemma la GttÀ d'Acr*
gusta , come neUe sue monete avrete osservato . Qi^-
sta pigna ora giace quasi dtmenticata.^ non so per
qual indolenxa , ed esposta ai aòrdidi insulti de' pas-
seggteri . L' atrio della ca«a Pteitlinger &migh» ilkn-
stre^ ed ora estinta , è ormito tutto d'antiche inscri-
^oni 9 e di bassi rìdevi , pubUicati colf »ttre anti-
chità auguftane dal Yekevo^ Nella biblioteca di queéta
famiglia cpnservavasi la celebre tavola antica itineraria
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)( 96 )(
chiamata PiUtifgerimna , e che ora è \mù àé pia
béUi ornamenti deUa biblioteca Imperlala a Vienna .
io mi s<mo sempre «taravìghato , oome il Se-
nato d' Augusta latoi qaesli prezìoei m^^numenti in
mano di particolari , e wol li compri per coUocarti
indirne in qualche pubblico luogo , e sottrarli oo^
*aUe vicende y ed ai periooiT, ai qoali som) solAopfiiate
le cose priv^e. Ad CHierfayis^, pure villaggio pò*
kìà passi distante dalla Gttà, vi sono ìxmmAQm , e
bassi rilievi » che meriterebbero d' esser messi ia si-
curo. Questo vuol dire, che nel Senato non vi so-
no più que* dotti Patrizi d' una volta > ,e che o^
eo«a a questa mqndo dee aver il suo ^e .
Belle* pitture massime «atiohe. d'Alberto Darer,
di Cristoforo Amberger , dello Schvarz, del Roten-
hammer , e d' altri valent' uomini sono qu% e là per
le Chiese , e per la Qttà . . Quest' ultimo artefice vi
moi-i , benché V Orlandi ci dica , che morisse in' V^-
ne^ia; ina troppo avrebbe che fare chi vpieese av«^
Tertire tutti gli errori sfumiti a quel buon Ecclesia-
stico nel suo Abecedario. Nella Chiesqi de' Domeni-
cani r Assunta all' akar grande è opera insigne del
Lanfranco , e nella medesima Chiesa le nozze di Can-
na Galilea sono del TintorettOy benché non sia una
dell* opere sue più felici^
Varie facciate di casa in Augusta, egualiìiente
che in Monaco 9 sono dipnte da buoni maestri an*
ttcbi , e moderni . Badate particolarmente a quelle
del-
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)< 97 )(
dell' Hohzer , pittor trcnt' aimi fa morto in giofen-
tu , e c^ facea gì^ maraviglie. Fra le altre notatf
k facciata della casa appartenente all' intagliatore in
rame Pfofel j or* è dipinta «nperbamente a fresco , e
di un gran carattere la £avola di Castore , e Pollu-
ce , e quella dell' osteria del grappo d' uva , la qua-
le ha' alcune gran csHriatidi , e termini in verità de-
gni delia scuola dei Carracci • Sulla facciata d' un'
ahra osteiria 1' Uoltzer ka rappresentato, a fresco unn
danza di conudim di grande^ naturale , la qvoA fa
Tederà quanta feracità, e qjoaì talento aveva coctui.
Io non credo , che V imaginazione umana possa co«
piare più fedelmente la bella natura . Vi sono alcune
villanelle vestite i^a sVeva , che «aitano , è voi le
vedete coi piedi in aria sgambettare alla tedesca,
che paiono vive , e staccate dal muro • Ballano cen
loro alcuni giovanotti, ci» hanno mirabilmente espresso
nel volto r animo contento della bettola , e i bei pen-
sieri che loro nascer soglk>no in simili luoghi. Voi avrete
osservato, ohe la maggior parte delle contadine Te-
desche portano le gonne assai corte come porta van-
le, al dir d' Euripide, le fanciulle spartane chiamate
perciò da' Greci mostratrici di coseie . Imaginatevi
adunque qual allegria regni ne' loro balli , e quale
orgMmA : e tutto questo è vivam^ige rappresentato
nella pittura dell' Holtzer . Il Conte Francesco Al-
garotti , eertamente giusto esttmiàtore delle beli' arti ,
non potea d^sene pace un giorno , che fummo in- .
7
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)( 98 K
•teme « eomnief aria . Pretcndeai volgarmente ifi Air
I^Mfta 9 che r Holtzer .momae coai fg^awu^ a for^
di libertinaggio y e di trìncare^ e che questa facciata
fosse da lui dq>inta in pagaaiento di tanto rìfio be^
vuto a queir osteria . Ma questa è una ia^»i4tÌ2Ìa 9
chv fassi a un d pand' uomo . Egli mori a . forza 4i
atudìo 9 e d' ostinata fatica 9 né senza questo ai puè
giungere a saper tanto. Alcuni scrittori deUa storia
pittoresca par 9 ch'abbiano a bella posta voluto racr
cogliere simili voci popolari 9 forse per rendere più
bizsarra la fama de* primi maestri . Quante stravagan-
se non ai ledono dì Pier Perugino» dd gran Raf-
faello 9 del Parmigianino , di Tisiano 9 dV Agostino ,
di Guido 9 di Rembrand , e Dio sa quanto sono lon-
tane M vero l Pare 9 che taltano s' fanagini, d^ m
impossibile il dipìngere eccellafitemente sema avece
un* fondo dì passi», e di viij singolari.
Fu in quesu Citti^ 9 come sapete f che ai lem-
pi di Cm'Io V. (u presentau alla Dieta dell' Imper
rio 9 e promulgata la nuova ponfesskm ^ fede de'
Protestanti 9 e per ciò chiamata confessione d* Auga^
sta . I Cittadini 9 ed il Magistrato sono metà 4' una
.Religione , e metà dell'' altra 9 ma tutto passa ami-
chevolmente 9 e T* i intera lU>ertà di seguitare qual
delle due più |Mce • Rarissimo però è 9 die qual-
chedono dei nostri dóerti • Alla ciera 9, ed aUe ma*
niere si conosce subtto di qude delle due sia il cit-
tadino • Il protestante, sia detto per amor del vero.
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)( 99 X
ba V aria infinitamente più coxnpoala y e cotta . Taiv*
ta vale neU' uomo la diffeM^ente educazione , ed è pur
d* uopo il dirlo y <{ueUa de* Cattolici in Auguftia è
estremamente negletta y ed ig^bile . ,
^ Patria di doltiséima gente per lo passato £u
quAita Ci^tà .. CiUadini Augustani erano Conrado
PeUtiiiger , Adolfo Occohe , ^Guglielmo Xilandio ,
Marco Veliero ^ il Marzio , il Velschio , V Hoq-
fchely e tanti altri, de'ijuali conoscete certo gli scrit-
ti T Vedrete il famoso Giaconfb Bruker, amìco mio,
celebre erudito de' nostri giorni, ed autore della bel-
la istoria filosofica . Questi potrebbe essere chiamato
come Bruto nonssimus Eómtmorum •
Oltre ad una bella biblioteca, che ha il Prin-
€^e, im* ottima pure ne possiede il Senato ricca di
molti bm manoscritti • Da questa liscl la prima volta
la biblioteca di Fozia , € ne vedrete colà jl faihoso
codice. Vari de* manoscritti Greci , che vi sono, ap-
partenevano anticamente al Cardinal Bessarione . La*
(amiglia dei Fugger è quella , che da Venewa por-
toHi in Augusta. £ stampato un catalogo di tutti
questi codici , al quale potete ricorrere , se voleste
informazione ulteriore .
Il Capitolo anch' esso della Cattedrale ha una
numerosa biblioteca di mianoscritti ; ma non so per
qual ragbne sia essa invisibile , e quasi nascosta • -
Con piacere v' ho parlato , e forse troppo a
lungo d* Augusta , perchè T ho sempre teneramente
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)( i«o )(
«nata . Alla Corte di qiicl Principe ho passato i
einquc inigliori arni! della mìa gioventù , allora quan-
do mi fece l'onore di chiamarmi d' Italia al suo ser-
vigio . Non V* imaginyte però , che nelle Città libe-
re dell'Imperio i divertimenti fossero così strepitosi,
come sono alle Corti , e nelle nostre primarie ©ttà
d' Italia . Tutto cólk ha V aria seria , tutto respira
r antico costume de' dttadini Tedeschi . Non vi ^
vedono mai spettacoli^ né feste pubbliche, mai pas-
seggi , né balli solenni . Le belle , che vogliono es*
sere vagheggiate, bisogna, che vadano alla predica.
Non ostante, subito che non siete pia forestiere > e
che vi sono aperte le buone caàe, v*è luogo a pas^
aare ottime serate . L' amore , quegli che per quanto
si dice fa diventar leggiere sino le catene agli schiavi
jne^ giardini di Tunisi, fu mai sempre un' valido ajuto
c(*ntro la noja in qualunque paese , qmmdo s' è gio-
vane . Tanto più facilmente dee esserlo in Augusta ,
*dove sono le più belle Borghesi della Germania, e
a centiiHija. Dopo quest' ultima notizia non dubito
più, che non andiate a veder la Colonia d'Augusto,
là patria dei Fugger, la madre dei Letterati, e del-
l' Holtjjer , Vale,
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LETTERA IX.
GEKTILISS. B lUVEaiTISS«
SIGNOR MARCHESE.
X)ruda U ft5 Not^mbre 1762.
Oento con sommo piacere dalla vostra dei 20 la
bella , e dolce cagione , che vi afiretta a tornar fu
Italia j e mi par èì vedere la vostra impazienza . Pla-
tone dice 9 che questa neceaeità è cento volte pii\
forte della necessità geometrica , e voi che adesso la
provate , ne potrete dar conto . Que^o grand' Ate-
niese f malgrado la: serietà d' alcuni suoi scrìtti , sep-
pe accoppiare la filosofia eon il buon gt^to, e la
matematica coli' amore ; accordategli adunque la vo-
stra credenza così nell' uno , c<Sme ntìl* altro . Io vi
ho detto nelle mie precedenti) che troverete belle
Dan^ in Monaco , e belle Borghesi in Augusta , ma
adesso me ne disdico interamente • Mi rimprovererei
per sempre y se vi dessi occasione . di rìtardare \in
sol moipento il vostro rìtomo. Altro tempo noa
chieggo adunque da voi | se non quello, che abblso-
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)( 102 K
gna per leggere ancora poche ^e righe , e Queste
pure potete scorrerle per cammino. ^ traila dì pre-
sentarvi alcune riflessioni venutemi in mente , e trop-
po mi peserebbero sul citore A le tacesse.
Voi , caro Marchese , avete viagguito giorno e
notte per la Germania nel tempo della più rabbiosa
guerra ^ il più delle volte soto , per contrade deso-
late , t> inondate da vagabondi , da disertori , per fo-
reste orride , e solitarie . Ditemi in fedte vostra : avete
voi mai corso verun pericolo? .V è mai succeduto
alcun sinistro accidente pet Y audacia , o petulanza
degli abitanti ? Bench' io non lo sappia , ardisco dirvi
francamente di no , perchè rarissime volte questi casi
succedono y é quando che sì , se ne parla per tutta
la provincia , come di cosa straordinaria ; anzi il Go-
verno non riposa y finché non sieno interamente ster*
minati i perturbatori della pubblica sicurezza • In prò*-
va di ciò , qu^l è quella Dama in Italk , che ardi-
rebbe sola intraprendere un vis^^gto di quatót) » o cin-
quecento miglia , come tante voUe V ho veduto io
fare alle Dame della nostra Regina belle , e ricche ,
quando andavano sole da Dresda a Varsavia?
Avete voi mai ucSto y che qui , o altrove In Ger-
mania net tempo del vostro soggiorno sitai comikies-
so uno di que* neri omìtidj proditori > che pur trop^
pò sono tanto in uso altrove ^ una violenza , una vi-
le superchierìa ? Qui pure io suppongo fermamente
di no , perchè in tredid anni oramai che sto m Sa»-
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K io3 )(
Sonia, non ne potrei citare qui Im doi^ cte una so-
h';\Ma donde ) ditemi , vi prego, donde nasce co*^
desta inalterabile tranquillità tanto sospkata in altri
paeii, e tanto necessaria all' umaiai società? Non so^
no gB uomini qinndeUa stessa specie degli altri ? Non
sono que' znedeMmi , che^ quando colle armate tede^
sche calane in Italia , portan con loro il terrore , e
lo spavento ne' lor burberi ceft ? In Germanie Aon
v* è alcun* arme proibita, non ▼* è pistola né corta»
né lunga , non y* è pugnale , che non possiate por-
tare a qualunque ora , e 'dovunque , benché nessuno
ne porti mai . Qui dal minuto popolo si beve ab-
bondantemente , qui gli amori plebes^ e grossolani^
la teterrima felli caussay sono egualmente conosciuti ,
e forse più che altrove. Qid ballasi a voglia d' o-
gnuno tutta la notte Qelle bettole , qui parla ognuno
a suo talento. Non si piò àke^ die gli sbirri, i bar-
gelli ten^no in timore h plebe» perché questa specw
^ galantùoìnini n<ni é conosciuta in Germania. Don-
de adisttque , vi replico , ^>desta pid)blica ^curesaa T
Ve lo dirò^ io , Signor Marchese , e non temo que-
sta volta d' ingannanm •
Sappiate adunque, che qui non é penaeaso ia
veRoi modo aUa gotfa^ia di vivere in osio , e i va-
gaboncK s<mo indifferentemente arrestati , ed esigKati .
Potrebbe portar armi , é vero , ctóunque aresse que-
sta vigikcca vocazione d» Sferro i» ma guai a cphn »
che ardisse di /ame uso . L' omicidio, anche sem*
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Google
K 104 )(
plicemeiite tentato , è irremis«ib3mehte punito di
morte , né v' è ^omma di danaro per quante gran-
de sia y per cui- possasi riscattar la vita d' un reo dì
simil delitto. £ chi non vede, che altrioienti sareb-
be lécito ai ricchr V ammaeeare ? Non v* è protezio-
ne; non V è patente, non Ve livrea , non v' è
condizione, che possa infecmare la santità delle le^-
gi . Le case de' potenti , o le 'Qiiese del Signore
non servono qui d* asilo , e ài ricovero agli scelle-
rati . La speranza di fuggire , e salvarsi in altro f:er-
ritorio è vana . Non v^ è PHncipe , che non ceda un
reo straniero al suo naturale Sovrano offeso . Nem*
pieno le guerre le più; vive sospendono fra le Po-»
tenze nimicbe ■ que#ta vicendevole proiezione della
giustizia y^ die è il nerbo della loro autorità , e V ani<
Ina della sodetà. Saranno in guerra fra loro, i Prin-
cipi, ma non sono mai in guerra i Magistrati . In
somma 1 delitti, che offendono l'^unanità e la vita ,
sono qui càusa comuiib. Qui sono i soldati, che ar-
restano i rei , e non è commessa V esecuzione dell»
giustizia a certa gentaglia , che savente è più colpe*
vole dei delinquenti medesimi , e in conseguenza
quasi tempre lor protettrice ^ e compagna . Non V è
cittadino, per quanto nobile sta, che non facciasi una
gloria d' ubbidire alle leggi, e che non conosca 4C0*
me altrimenti facendo turberebbe la pace dello sta-
tóre farebbe torto a se stesso . £ manifesto esservi un
fttn so c|ie di vergognoso, di vile a voler proteggere
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K io6 )(
la scellei^ggìiie , e Tingiuatiaa . L'esperienza ha sovente
nfostrato j che Taver compas^onè d'un reo, fu lo stesso ,
che sottoscrivere l'arresto di ìnorte d'alcuni innocenti .
Altrove i cittadini si fanno una mal intesa gloria dì
celarlo a danno della |^uatiaia , e qui ognuno si £a*
rd>be un dovere di palesarlo. Dall' altro canto de-^
litto imperdonabile sareUbe 1' usurpare il diritto del
Principe, facendosi con violenza, e privata autorità
render. cont» 4el meninno aggravio . Le le^, che
vegliano a difesa del cittadino, gU danno piena ra-
gione, e l'aggravio, o 1' insolenza sono senza in-
dugio respinti, e puniti . Chi vorrebbe adunque pren-
dersi una vile soddisfazione, se al fianco del Princi-
pe trovate sempre vigilante la giustizia ad assisteoù?
Bla qui vi sento , e con ragione , domanAirmi .-
dunque non si fanno delitti in Germania ? Son eglino
i Tedeschi, impeccabili ? Non Signore; l'uomo è lo
stesso da per tutto, ma la sicurezza del più severa
gastigo vale a raffrenarlo , E un piacere per noi fo-
restieri il veder qui diventati trattabili que' facinorosi
indomiti Italiani , que' malviventi medesimi , i quali
in Germania dappoi per qualche delitto sonosi rifug-
giti . Voi sapete la Sassonia essere paese di liber-
tà, e che qui egualmente, che nel Brahdeburgo>
nell' Hannovarese , nel Luneburgo , ed altrofe rac-
cogliesi quella spuma ,. che di tempo in tempo per
alleggerirsi vanno viomitando 1' Italia , e la Francia ,
e che veggiamo i fuggiaschi , e ^ apostati , per
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>< io6 )(
pttfCa di pe^io, divenir qìà tutti ad uh tratto lalio-
na» f e civili . Chi fa il Maestro di ftcherma , chi d>
balio y o di lìngue I chi il soldato, chi il correttore
di stampa, o V editore di Ebri osceni, chi il locan-
diere, e chi forse ftggio^ nm nessuAo ardisce tur-
bare con violenze la società , né vivere ozioso . Li
vedete nascondere tutti alla meglio , che possono ,
quel reo talento > che qui li condusse , e fare ogni
sforzo per darsi aria di galantuomini perseguitati dal«
la fortuna . Mi venne da rìdere una volta in Lipsia >
che parlando con un certo frate romagnuolo fuoru-
scito , e narrandomi costui una lite , che avea c€Ì
suo padron di casa , auguravasi le lielle vendette del
SL^ paese, e pentivasi d'- esser venuto fin qui a far
penit Aza , com' ei diceva , de* suoi peccati . Biso-<'
gna , che si pentisse da vero , perchè una notte al-
l' improvviso, fatto un solenne furto ad un divoto ar«
tigiano , che , comne proselita , lo proteggeva , sua Pa*
temità molto Reverenda spari , né se ne è mai più
saputa novella.
Del resto poi qui ancora si sentono, benché ra«
rissime volte , omicidj accidentali , o rissosi , e in
tredici anni, che éono in Sassonia, potrei citarvene
due a mia memoria , de' quali forse parlasi ancora ,
e che furono immediatamente puniti. Si ruba,* è ve*
fo, benché di rado, si fanno contrabbandi, fallimenti
fraudolenti ; ma questi <]elitti sono anch' essi puniti a
pf oponione • Avrete in fatti veduto lavorare per
Y
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)( 107 )(
Dresda cella catena al piede i condannati , giaccM
tuia delle massime del GoYemo Inesco è V ottimo
institiito dì far servire al comodo de' buoni cittadini f
ed al quotidiano esempio del popolo coloro, che
i* hanno con delitti scan^lewato.
Eccoti la ragione a8S|i chiara della tranquilliti ,
che regna nei Governi Tedeschi, come T opposto ài
tutto àò vi mostrerà donde nasca il tumulto , che
pur troppo 8* osserva in alcuni altri paesi , che- sonò
sì spesso , e miseramente macchiati di sangue citta*
dinesco • Sotto il Pontificato di Gregorio XIII, erasi
tìemplto lo Stato ecclesiastico di ribaldi, e traditori;
ma Sisto V. in pochi mesi lo ridusse tale , quali so*
ho i paesi ben governati , cioè tranquillo , e sicuro •
L' unica cosa , che resterebbe da desiderarsi in Ger-
mania, sarebbe la sollecitudine ne' giudjcj,i quali ne'
piccoli delitti sono talvolu un po' leiiti , e forse non
tanto incorrotti , quanto ne' gravi . Ma felice troppo
Sard^be quel paese, al^govemo del quale nulla v!
fosse da opporre .
Un male è in Sassonia, e che non s' è mai po-
tuto estirpare , voglio dire la mania del suicidio . Que-
sto funesto delirio è qi:d forse altrettanto frequente,
quamo siasi in Londra . Chi sa , se dalla Bassa Sas-
sonia non lo portarono in Inghilterra i conquistatori
di quell' Isola , g'acchè i Sassoni vi portarono dopo
i Romani signoria , costumi , e linguaggio*? GK è
certissimo , che ìk gente si dk qtiì facilmente b i^or^
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)C io8 )(
te , ed lo me tono stato molte volte tettùnonìo . Quel
pittore f che in casa mìa ha dipinto le porte » le
panche , e i pancali , che voi conoscete y e cì^e
io chiamava il mio Zanino da Capugnano » per.
che veramente parea uno de' suoi migliori alUevi,
servirà in ciò d' esempio memorabile • Unitaniente
alla moglie venne un giorno costui da me a preii-
dere congedo , come se avessero voluto allontanarsi
amendue per pochi giorni da Dresda. Vendettero
d" accordo i loro mobili, andarono alla Chiesa insie-
me, e di là alla campagna y ove j dopo, avere squisi-
tamente mangiato, tagliò egli le canne della gola con
un rasojo alla moglie, e lascjoUa svenuta per terra.
Andò costui immediatamente alla giustizia , accusan-
dosi d* averla uccisa , perchè cosà erano ^' accordo ,
per finire di vivere , e pregò divotaniente , e con
grand' eloquenza il Magistrato a voler lui pure le-
var di stento . Fu subitamente esaudito , com* è na-
turale , e sulla ruota al vento ^ ed alla pio^ia sono
ancora le rotte sue membra, che io sovente ho guar-
date con compassione nel passare , che ho fatto da
q\iella parte •
Ì.A} Stesso fece una madre da me ben cono-
sciuta alla sua figliuola, che ne la pregò istantemen-
te, dicendo non voler piò vivere in questo mondo, ed
al pari del pittore domandò contro se stessa giusti-
zia , e r ottenne •
Un Avvocato notissimo ^d ognuno di noi s'uc-
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cise con due pistole , che aveva si ben congegnate
sulla tavola y ove scrivea, che al tirar d' uno spago
scaricavansi ameiidue; in urt istante . Costui non man-
cava di niente , ed una lettera , che lasciò scritta ,
dicea esser egli annojato di questa vita.
Dovea maritarsi una giovane ad un uomo da lei
sceltosi y ma nel tempo , che stava ad acconciarsi per
andar seco lui alla Chiesa, usci essa all' improvviso ,
ed aspettatala ii^darno , fu ritrovata sul solajo appic-
catasi per la gola .
Un servidor d' una Dama , da tutti noi cono-
«tiuta , s' appicci anch* egli un giorno ingegnosa-
mente nel|a sua camera , senza che si sia mai saputo
il perchè.
Io ho conosciuto un Gentiluomo , che Bià di
vivere con un colpo di pistola , che diede^i in boe-
ca , ed ho letta una lettera , in cui rendeva ragione
di questa sua determinatone al fratello vivente qui
ancora , e amico mio .
Son pochi mesi , che gettossi nel fiume una don-
7ÌSL sola, la quale non avea mai dato segno di ma-
linconia , e vi restò affogata . Se le trovarono in casa
da duecento scudr, e le eoatrèlle sue in assai buoft
ordine . -
I.a scor^ settimana si tagliò la gola in Varsa-
via il cameriere d' un de* nostri Consiglieri di Stato,
abitante in Dresda ; ma , non .essendo morto imme-
diatamente^ fa medicato alla meglio della mortai fe-
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. K no )(
rka . G>stui a guisa di Seneca disse le sue .ragioni
agli amici , e circostanti , e ringraziatigli de* loro pie-
tosi iUficj f strappossi in un istante dalla ferita gola le
fasce I e fini d' ammazzarsi con tanta celerità, che
nessuno fu a tempo di trattenerlo «
Un celebre Professor di Lipsia died^si all' im-
provviso , e di nascosto della ^sua famìglia m coltello
nel ventre . Passò cosi più d* urt giorno nella sua
biblioteca senza dii*ne motto a veruho , e mori qual-
che tempo dopo. Io aveva parlato con esso lui al-
cune settimane prima ,, e coi termini più patetici^ e
sensati ni' aveva egli raccomandata la sua numerosa
famigUa , assicurandomi , che sapea non esser egli per
vivere più lungo tempo . Questi , a guisa del Cujaccìo,
faceva ogni anno un libro, ed un ragazzo, e lasce-
rò giudicare a clu conosce le sue gentili figliuole a
lipsia, quale di queste due co^ gli sia meglio riuscita.
Non ha gu^ri , che un comodo mercante dro-r
^iere , poco lontano da casa mia , si diede un col-
pp di pistola in fronte . Nella medesima settimana ,
anzi nella stessa contrada, nn giovane ordinario fipl
con un lacdo aPa gola ; ni s' è penetrata mai qual
fanone gli abbia a ciò^ mossi .
Voi sapete , che in faccia alla mia casa v* è il
giuoco della palla di G)rte , che ' volgarmente in Ita-
lia chiamjts» la racchetta . Vidi , e saranno quattr' an-
ni , la prossima estate il custode di questo , intanto
che ì» era alla finestra, gettarsi dal più ako del tet-
to , e rompersi il collo .
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)( III )(
Un uomo di|>eiKknte didla Coite del Re ^ tièèè
Còr^e di cf ntd mib scodi , andò , lr« anni tono , a getf
tarsi ali' improvviso nell' Elba, abbandonando una caat
aignoritmeate accomodata ^ «4* ^^^i^ numerosa fi^iuo"-
lanaa. Bisogna , che costai si niet tesse al collo un
•asso 9 percbè , per quante diligenze abbia fatta la sut
^miglia da qui sino ad Haxnburgo , non s' è mai
potuto aver contezza alcuna- del suo cadavere .
Mi si gela il sangue , pensando , che fra qucs|i
lunatici dovrei parlalri ancora <!' un mio strettissitte
parente, la cui mi^noria sarà sempre li|gi;^re naUt
nostra casa di Sassonia » e tanlo basti . Ma quanti
altri casi non meno stravaganti potrei citarvi, se mi
volesM dare la pena di rimettermeli alla mente , #
citarvi nonù assai illustri ? ma saranno suiBcienti ^qoe*
sti ppcbi , delb maggior parte de' quali sono stato
io testimonio oculare . Io mi ricordo , che vidi «•
giorno far^ al nostro prin^ Ministro m una volta
otto rapporti da differenti parti di qu^to Elettorato
dì soli sukidj .
. Ho notato , che nel tempo della presente guei»
ra minore strage del solito ha fatta questa mania »
eppui^ affli^oni , e disagi non hanno mancino . Da
ciò parmi potere conchiudere , che le forti y e dif-
ferenti impressioni esteme, occupando T animo, lo
distolgano da quella cupa malinconia , e dalle fissa-
siofii y che io non dulAto pnnt« esser sempre la sola
cagione di questfr malattia dello spirito », 11 Sassone
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)( ila )(
lit* le pas5Ìonl , e i dekiderj estremamente forti , ed
metodo p«!i lotto portato al silenzio , ed s^la medi*
tazione , al contrario di tante altre nazioni , che Es-
cili sono in uno y o in -altro modo a svaporarsi , e»'*'
de facilm^ìte in preda alla cupa tristezza . Qual ma-^
raviglia adunque , te in un parosismo soccumbe ai
delirj di Catone , ài Bruto , e di tant' altri stoici , e
lunatici del tempo antico, e moderno? Tale in fat^
bbogna, che sia quella nazione, che ha prodotto un
uomo capace di attaccar solo , e di fronte V antico
dogma , qufUa nazione , che ha fatto cannar <li fac*
da al sistèma politico dell* Imperio , quella' nazione
in &ne , che ha prodotto il grand* Elettor Augusto L,
9n Leibnizìo , un Ottone di Guertch , un Fabricio ,
un Tschimhaussen, che a ragione dovrebbe chiamarsi
r Archimede della Sassonia , e tant* ahri uomini fe-
nosissfmi •
Voi potete narrare con sicurezza questi travia-
menti dello strilo umano a chi da noi a Bologna
ama tesserne la lugubre istoria . Io per me nell'ad-
c&arveli nuli' altro ho preteso se non mostrarvi non
essere T Inghilterra il solo paese, che somministri
oggidì ^tragedie simili, e che noi ipd non ne fac-
ciamo verun caso.
Ma lasciamo per dio , Signore , ormai^
Di parlar d ira , e ài cantar H morte .
Voi adesso avete, altro da penìuuìe., che a que-
ste frenesie. State sano, ed amatemi.
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LETTERA X
CEMTUUSS. E AIVSaiTISS.
SIGNOR MARCHESE.
Dres4if ^< 2Q Novembre. 17^.
JjfiLLJjSSisio veramente è il sonetto , che m' avete
mandato, ed è dettatura d* Amore. Non v'è, che
costui y il quale , mettendo T animo in tempesta , sap-
pia far uscire dal cuore umano certi aflettuosi pen*
sieri figli primogeniti del dolore , del desiderio , o
del piacere . Chiunque ha ingegno pu& scrivere l' e^
xoico f il subhme , ma non puossi spiegare Ja tene-
rezza , e la passione se non da chi la septe. Il Pe-
trarca loderà quanto gli piace Cola di Rienzo , o i
Colonnesi, e scuoterà per le trecce a suo talento
L* Italia y che suoi guai par che non senta :
Messer Fran<ìesco non* è veramente superare a st*
stésso , che quando in u» deliquio d' amore chiede x
pietà a Madonna , e gemendo d* aflanno
AUe lagrime triste allarga il /reno .
In somala gr innamorati per fa^si conoscere non hdn«-
8
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)( "4 )(
no , che ad aprir la bocca, » voi , caro Mac||ese,
r avete aperta . Chi è un poco pratico di questi mar
Ianni, se n'accorge subito alla lettura di poche righe.
Varj luoghi sruggid ^ua. e Ik al divino Ariosto ', e
che sono originali affannosi, e compassionevoli m'han-
no sempre fatto fermamente credere , che Messer
Lodovico fosse in pessimo stato quando scriveva il
Furioso . In fatti il pover uomo confessa sinceramente ,
Che il male è penetrato in/ino air osso ;
e che non ha pii\, che qualche breve intervallo di
calma . é
La maggior parte poi degli altri nostri scrittori
antichi, massime di quelli del cinquecento^ secolo
sospiroso y e poetico y formano un freddo coro di
dotti y e tersi smorfiosi , i quali hanno voluto imitare
il Petrarca 8en2a avere il bel tormento di una Lau-
ra nel cuore . Volesse il Cielo , che v* avessero al-
meno avuto sempre Apollo, e Calliope. So che vi
sono alcuni adoratorì dell' antichiti^ , che pensano di-
versamente, e che trovano in costerò tutto indifib-
rentemente divino , inimitabile . Ma si godano pure
quello , che loro pmce , non eqtùdmn invidio y mi-
ror magis . Voi vedrete almeno da questo , die i#
non sono sempre un laudator temporis ceti , come
dalle mie precedenti avreste forse potuto dubitare .
Vi dirò bene però , che il vantaggio , che sopra
r altre nazioni abbiamo , è , che la nostra lingua al
pari della greca , e forse pii della latina par latta
DigitizedbyCjjOOQlC
)( ii5 )(
per r armonia, e ì>er le grazie. Quale seiagiura aduQ*>
^ue ^ che gli scrittori ItaHani abbiano {perduto tanto
tempo ) e tanti beg^' ingegni nel cantare perpetuamen-
te frécMe bugìe amorose , intanto che dopo qckattro
aecoU di poesia appena abbiamo qualche tragedia na-
zionale , e che senza il Goldoni sarebbero assai po-
che le commedie soppoitabili ! Se tanti progressi han-
ii# fatto i drammi > da diQ ha con^ficialo a maneg^
gìarli r inmi9rtal IVIetastasio , quai capi d* opera ncii
avremmo , se da artefici e^i^lmente periti fossero
state trattate le altre parti del teatro italiano ? Ha
gi:an torto queHa nazione , che neglige questa specie
d( poesia y che ^è b sorgente della coltura, degli ani*
mi| il solo mezzo d'inspirare sentimenti virtuosi a\
popolo f o di correggalo nfif suoi traviamenti . Cosi
pensò la parte più colta di Grecia , opsi pensarono
i Romani y e in fatti poche ruine d' antichità greche ,
e latine si trovano , nelle quan non si riconoscano
reh'quie di teatro . Parigi fra le moderne è la prima
Città f che ne abbia conoscmta T importanza , ed in
fatti da molt* anni ha avuto spettacolo quotidiana-
mente. A questo, e non ne dubitaste mai, sono
obitori i Francesi della bella precisione , con cui si
palala fino dalla plebe, dell' eleganza delle maniere,
e del buon gusto , come io c?edo , che Atei» fosse
demtrìce al teatro di quella urbanità, e di quell'at-
ticismo, che all' altre Repubbliche della Grecia T a-
vea resa cotanto superiore . Osservate di grazia quap*
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lo èaenifinle la differenza fira le Ciltà, che sono
provvedute di questa scuola , e le allfe^ che appena
(a conoscono, e poche volt^ in i||ezzo allo itr^to
del carnevale . Possono fiorire in queste , è vero , I0
beli' arti^ e Le scienze , e vi si faranno vedere. archi ^
e colonne , ma il costume' del popolo resterà scm*
pre incollo , e feroce . Deh ! di grazia guardate fin
dove m* ha coi^otto il vostro sonetto . Domandevei
^rdono della mia garmlitA , ma voi dovete ricordaci
vi , che una canzono d' Annihal Caro fece nascere
anch'essa libri , ed apologie .
Nella penultima mia vi dissi , che invano avea
cercata fra le nùe carte 1' inscrizione Àugustana del
.^io - Voltano . Finalmente quando meno me 1' aspet-
tava posso dire anch* io Enrica ^ Evrica (*) . £ccoveIa
dunque copiata certaiùènte con esattezza:
DEOVOLIANO
IVL. MARCIA
NVS. EX. VOTO
V. R. L. I. M.
S' io fosjù antiquario vi sarebbe luogo a meditare la
spiegazione delle sigle, che per quanto mi pare S4»-
no insoUte , ed oscufe ; ma si prenda questa briga
chi vuole y o chi vergognasi di confessare y che * vi
(*) Favola greca che significa: ho trovato.
Gli.Edit.
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K ti7 K
sono talvolta còse difficili . Io non hp preteso altr^
con questa lapida , che rekituire sa consorzio delli^
dÌTÌnkà pagane il Dio V'oliano , che era divenuto so-
spetto , e che probabilmente non aveva fatto fortumi
neìr antica teologia , perchè nessuno ne parla , ed
avea bisogno di qualche nuova protezione per rifier*
naffe alla luce .
La stagione fredda , che sempre più s' inoltra ,
im suggerisce un avviso ^ che in viaggio credo per
voi- necessarissimo . Nel passare che Tarete per il Ti-
rolo f entrale men che potete nelle stufe riscaldate ^
che da per tutto in quel tragitto incontrerete . So per
prova quai caldi bestiaio facciano quei^gelid» abitatori
delle alpi ne' loro tugur) , e quanto possano esser
nocivi a chi non accostumato v* entra meseo morto
dal freddo • Non credeste però , eh' io sia del »en-
timento dell' Ariosto y quando a proposito dell* Un*
gheria ei dice:
É non mi noeeréhhe il /nido solà^
* Ma il calda delle stìtfe , che ho A infesta ,
Che più che dallfi peste me gt involo .
Non sono nemico delle stufe , anzi le trovo un' ot-
tima cosa per difendersi salubremente dal rigonb del-
la stagione, ma biasimo quel caldo, che passa i li-
miti del tepor naturale , e che offende la testa . Nel-
le case* ben regolate, come avrete veduto alla Corte
di Vienna, si liehe negli appartamenti un termome-
tvo , a seconda del quale facilissimaniente si scalda
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K »r8 )(
||ft, o meno, la caaiera, e coA ai ha un inrerao-
' tempre eguale vmlgnde le incottanse del ckìo^ In
' Lombardia , e «pectalmente a Bologna ne avramao
gran bisogno'; perchè a cagione dfgU Appennini,
die ei cuopono il measo gkmno ,' vi aono kivemi
rigidissimi ; eppure nuli* altro si ^udia , di^e di star
freschi V osate • Porte , e finestre mal custodite, at^
mere òi strana grandeaea, e sovente non t^pezza-
te, gelidi pavimenti di pietra, camini, il calor de^
quaK ascende c<h fumo, e colle faville al deld, scar^
so «so di peiliccie ci fanno pj^sare fra i tormenti la
stsgion dell' allegria, e del piacere. Quantunque nati
fra il ghiaccio j^ ve lo diranno* i viaggiatori Sveaaesì^
e Riissi , quando per loro disgrazia capitano nell' inr
verno ne^ nostri paesi per divertirsi . Al loro ritomo
pascano quasi tutti per Dresda, e dicono che Tltalia è
il paese del freddo • Strana cosa ! Gli antichi Ger-*
mani probabilmente non avevano stufe, perchè allo
scoperto scaldavanaì intorno al focolare, irUeeittotOT
àies iuxtmfQcuf^ aique igMm apint . Tadto , che
ce ne assicura , è quegli , "per cui €om>scÌMno le ve-
sti, le case , la religione, i costunn, e fino la birra
dt questi popoli ; ed al vedere la sua precisione ia
non ho mai dubitato, che questo pruderne istorìco
non avesse viaggiato per la Goonania , e che non
sia testimonio oculare di quanto racconta degli anti*
chi Tedéschi . l Romam ali* opposto conoscevano le
sHilfe, e un luogo neirEp;$t(^ di Seneca secondo
. •
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me è decUvo . i^tmiam nùsfra iemim proJnsm
memorim scmus^ ut spiundariùrum usmn, psrìuctn^
tejtsim, clarum transmitUntium lumai ^ ut susp$M-
mra0 , balméorum » 9t impressòg pmrietihus iuhos «
/vr pios drctmjundtretur ^er ^ qui una simula
H 4Uìhmm /averet aqualiter . Seneca Epìst. XC.
Cujuf cmnationes mbiitus , tt parUtibus circomfu-^ '
sus color temperat^it. Seneca de Fromi$nt. Cup. IV«
Adesso le stufe sono passate in Germania, ed in Ita* ,
ita non ti sono pia ^e focolari , ^ intanto che i
Tedeschi stanno placidamente giuocando in una pri-
mavera artificiale nel mese di Ceansjo , e vedono
germoeliare i fiori rjAe loro camere, gì' italiani tre«-
mando di freddo si scottano le gambe, ed alla Kant-
ma d' tm camino si guastano la faccia . ^' .
Sa mai dubitaste delle stufe degli antictii Roma^
ni, giacché io* le credo scoperta nuova, per mia di«*
fesa il Sg* Abate Vincheimaan erudito Tedesco , da
▼oi conosciuto in Roma , vi dirà , che queste erano
una specie di Ì3mo in volta costrutto sotto i pavi-
menti della camere da inverno , dentro ai quali po«.
nevasì il foco . Queste scaldavansi quan conoie le stu-
fe de* nostri fornaj , cioè il sotto in su , e per mez-
tio di tuH incastrati àelle pareti scaldavano altresì le
stanze contigue , ed i muri . Fra le rovine d' Erco^
lano se ne sono trovate varie intatte colla caligine an.-
cora, le ceneri, ed il caii)one, e da queste ne sìa- '
mo stati accertati . Pare dal suddetto luogo di Sene-
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. )( lao )(
«a> die fossero messe In «so solamente a memoria
sua. Le chiamaTano Hypocaust&f che appunto signi-
Ika quella costmaione , che V ho qiù descrìtta .
Del resto io non ignoro k obbiezioni, che m
Italia presentemente si fanno da alcuni coatro le «tu-
fe y e parmi sentire coloro y ai quali potreste mostrar
questo scritto, dinri, qhe éarapno buone per i Te*
deschi , ma non per noi . Dite pur francamente ,
che i catarri, le pleurìtidi» e gli altri malanni, che
nascono dal lungo patir freddo, sono molto più raii
in Germania , e che non v* è maggior nimico del-
l' uòmo , che il freddo intenso . Dite , che in varie
Città della Lombardia comincìlno già a guarire cK
questo pregiudizio . Dite , che ho veduti tempo fa
tu|0 gli appartamenti della defunta Duchessa in Gua-
stalla messi a stufe , e che non ho mai sentito, che
alcuno ne fosse incomodato . In Ronfo ho veduto il
Cardinale di Rochechovart Ambasciadore di Francia
avere aneh' egli una stufa nel suo gabinetto da seri*
vere , benché i Romaiii i non memorì di quanto di*
ce Ora2Ìo , siensi ostinati a sostenere , che non fa
freddo in Roma ; Dite , che i nòstri concittadini an^
eh* essi , e le nostre Dame saranno contei^te dèlie
stufe quando un giorno le concfsceranno , o quando
avranno in Bologna chi le sappia costruire a dove-
re. Sbandiranno allora dalle conversazioni quelle fu*
cine d* argento portatili , che le seguono da per tut-
to , e che rovmatrlci de* piedi , e del capo guastano
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)( WI )( .
ordÌQsràmente dò che v' ha di pia bello ; e di pia
candido. *
Tutta questa strada, che toi . j>aisefete fra le
montagne y è strada antica romana, e qua «e là vi
sono ancora colonne migllarì y e varie inscrizioni *
V è 'in un' villaggio , di cui ho. dimenticato il nome,
ma poco distante da Sterzingen , un bellissimo Mi-
tra , che voi non potete mancar dr vedere , perchè
vi peserete a lato . Per queste vie andarono , e tor-
narono cento volte ^ eserciti dell' Imperio Romano
chll' Italia nella Ggemania , e qua e là nelle monta*
gi^ tarate a forca di scalpellò si vedono ancora i
vestigi della forza latina.
In Insprug non tralasciate mai d' entrare nella
Chiesa de' Francescani, che era quella di Córte
quando colà risiedevano gli Arciduchi del Tirolo.
Vi sono ventisei statue di bronzo bellissime , e quasi
colossali y che rappresentano antichi Principi , e Prin-
cipesse attinenti alla Casa d'Austria, le quali sono
tutti capi d' opera superiori ad ogni mia lode . Io
mi sono sempre, maravigliato come lasdd quasi ne-^
> gletto, e dimenticato un tesoro simile in una Città
divenuta provinciale, e in mano di qua' buoni Fra-
ti , che non lo conoscono . Pausania nella sua Gre-
cia fa talvolta un ilracasso terribile per cose molto
inferiori, e pochi sono i viaggiatori, che abbiano
rilevate queste some meritano . ^
Il Mausoleo anch' esso di Massimiliano I. , che
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K "j )(
è nel mesco della medettma Chieti , è qiera di
strana bellezza per i moki basai rilievi ia bel marr
mo bianco, die lo circondano, ru costretto inutil-
mente , perciiè questa Imperadore non v* è mai stato
sepolto 9 ma |^ace in una tomba assai men bella
neUa Cattedrale di Praga • Andate altresì a vedere
il palazzo di Ambras spettante anch' esso alla, casa
d' Austria , e mezz* ora distante dalla Città . Ivi con-'
senrànsi moltissime riffitA, come pitture d^' fróni
Maestri , medaglie , genmie intagliate in gran cc^na f
alcune statue antiche , e molte moderne . Varie £
quest' uhime sono nugnitecamenle stampate in rame,
e formano un gran volume atlantico assai raro, e che
potrete vedete nella mia biblioteca a Bolo^a • In Am-
bras pure vi sono molte colonne migliari colle in-*
acriaioni delle distanze raccolte dalle suddette pub-
bliche vie romane . 11 desiderio di conservarle le ha*
adesso rese inutili ; perchè, non notando esse, che le
distanze dei luo^ dalla loro collocazione, cosa uti*-
lissìma ndla geografia antica , perdono queste di pre-^
gìo tostamente die elogiano di sito .
>^no ad Inspni^ V era una Colonia Romana
clùamata Veldidena , di cui trevansi ancora v^tigi,
e che è notata negli antichi itinerarj .
Rare volte i forestieri vanno a vedere il Castel-
lo d' Ambras , perchè ^ Oltre all' essere in mezzo ad
XoìSi campagna e fuor di strada , v' abbisognano mal
a proposito molti impegni, e spese considerabili ai
custodi .
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K laS )(
Giunto a Verona fermateTÌ alquanto per anmu-
rar le belle co^e antiche , e moderne, che yì tro^^'
rete . Madre di belle arti , e di tcience fu mai seQt-
prc ^ella vaga , e rìdente Città . La patria di Gi-
toUo, del Fracostoro, di Paolo Veronese, dd Pan- '
vinio , di Monsignor Bianchini, e del Marchese Maf-
fei merita bene un particolar riguardo . Abbracciate
colà per me gli amici , ed i padroni miei y che v«
n' ho molti , eom^ spero ; e tenete per fermo y che
sarete contento di. loro.
Alla cara nostra patria ceifto belle cose. Ditele
pur francamente, che « malgrado la guerra, siamo an-
cor vivi , 4 sossopra allegri , come avete veduto .
Ditele , che io V amo sempre teneramente , e voi
potete servire di testimionio insieme e di prova.
Scusate , vi priego , se il piacere di trattenermi
con voi m' ha £itto dire in queste lettere cento cose
piÀ del bisogno , ma non mai abbastanza qual con-
tento io abbia provato nel rivedervi qui in Sassonia^'
e quanto io vi slimi , ed ami . Andate felice , ama-
te me pure, e sopra tutto state sano,' e datemi vo-
stre nuove per istradagli più spesso, che potrete •
7 I K B .
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ELOGIO STORICO
DEIf CAVALIEAE
GIAMBATTISTA PIRANESI .
CELEBRE AUTjqUABIOf
ED INCJSOBE DJ ROMA.
Riportato nell' Antolo^a Rom^pa l'anno 1779
ai numeri 34 > SS, 36.
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ELOGIO STORICO
DML CArALlERE
GIAMBATTISTA PIRANESl.
VJHi potesse scrìvere con b'berta., e decenza k ti-
ta tumultuosa di Gitobattista Puranesi , farebbe uà
libro non meno gustoso , né meno ghiotto £ quel-
lo y che di se stesso scrisse il famoso Benvenuto Cd-
Uni . Noi ci limiteremo a darne un breve saggia co-
me si potr^ y nel quale se non diremo tutte le ve-
rità, si cercherà almeno, che tutto quello che dire-
mO| sia vero .
Nacque questo singoiar uomo , per quanto egli
stesso dicea, da uno Scarpellino in Veneaa nel 1721.
Invogliossf di fÌEMr r «rohitetlo , e ne prese i primi ro-
dimenti da un certo Scaifarot^ a noi Roniani sco*
nosciuto , ma che dove^ essere uomo di qualche me-
nto, se sono giuste le lodi die gli dava il Pirapesi.
Avea questi Siciotto anni appena quando determinostt
a venire alla fonte delle bdP alti , cioè alla gran
•
V
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)( 1^8 )(
'BtsmAf ave Madiò la prospettiva sotto i Valeriani ^
pittori teatrali allora in qualche voga. I celeri pro-
gressi del Piranesi non lasciarono molto da Fare ai
Maestri y perchè ben presto e^i non si trovarono ^lò.
in istato di tenergli dietro . Innamorossi tutt' a un
tratto dell' arte d' incidere in rame, e andò ad im-
pararla dal Cavaller Vasi Siciliano domiciliato in Ro-
m;) j e qui pure fece passi grandissimi • Per dare
saggio de suoi studj incile varie prospettive , e per
acquistarsi un valido Mecenate dedicolle a nOn so qual
ricco Muratore y il quale, non curandosi di questi onori
non lo ricompensò punto |- quindi fu ben presto ab-
bandonato dal suo Cliente. Accorgendosi dappoi il
Piranesi, che T incisione di queste sue fatiche non era
molto plausibile, il suo naturale ^sospettoso gli fece
credere , che ciò nascesse dal Vasi , che per gelosia
gli nascondesse il vero segveto..di dar V acqua forte.
Infuriatosi adunque un giorno volle airìmaazare il
maestno che con buone maniere lo placò , ma libe-
rò la sua scuola il più presto che potè da un disce-
polo cosi pericoloso, ringraziandone ben di cuòre
Iddio . Partì allora co' |uoi rami molto di mal umore
il Piranest , e ritornò a Venezia p^ ivi lermarsi a
far r ar^itetto . Tale secondo tentativo non gli riuscì
tnegHo del primo , perchè ^n ebbe veruna com-
missione ; quindi limitossi a vendere le sue prospet-
tive alla meglio per raccoglierne danari*, e ritornar-
sene a Roma a tentar nuova strada . Qui giunto si
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)( 1^9 )X
tmì eoi celebr« Poleikani incisore Venexi«io latto
Venire ^oco prima in Roma noti so da chi sokmen^
per. incidere certe carte geografiche^ benché vivesse
maravigliose disposizioni p^ qualunque altra parte
ancora delle belle arti . U PeJenzam intanici s' efa
invogliato di^udiare la figura , «e seco lui comin-
óoiHidL a studiare «nche *fl Piranesi , il quale , disegnan-
do improbamente quasi tutta la notte i non prendea,
che poche óre. di sonno sopra m misero sacco di
p^ia , che era fb^e il miglior mobile , che egli
avesse in casa. In tale stato visse qualche tempo
nelle più grandi angusta il Pirancisi , ma in vece di
«tlidiare il nudo , e le piò belle statue della Grecia
^he abbiamo <|uì > e che sono 1^ sola Buona strada
p^r imparare , egli si. mise a disegimre i più sgan-
gherali storpi , e gobbi ^ che vedeva il . giorno per
Roma y caritatevole noeviti|ice*mai sempre di tittto
ciò , che in questo genere produce di più elegante ^
h Europa . Amava ancora a disegnare gambe impia«
ga'te ) braccia rotte , e cudrbni magagnati, e quan-
d'egli trovava per le Chiese uno di questi spettacoli,
a Im pareva d* avdF trovato un nuovo Apollo di Befr
vedere , o un Laocoonte , e correva tosto a casa a
disegnarselo . Chi ha veduta questa singolare raccolta ,
asserisce gssere es^ la più salutare meditazione dèlie
miserie umane. Quando voleva innalzarsi , e darsi
quasi all' eroico 9 disegnava cose mangiative /come sa-
rdldbero pez» di canie da macello , teste di porco |
9
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)( i3o )(
10 di «fffttto ; hÌÈOffUi perà étaAssare, cbe fiieern
tftii GOM manmgLkMamtate bene. Alcuni^ quesU
db^m fi consarraso pra6ia fl. Senatore di Roma
Principe Eessonico , di^ cut aulooivole proteakme
ha «eoipce tratto gcandissimo vmtagpo , ed onore
^fino agli ultimi gìoou della aoa ^nta il Astro Artefice.
In messo a queste occu^asionky che poco , o
molla ^ fruttavano, venoe^ improvvisa voglia di ri-
tornare a Venesia.per mettete sotU) U celebre Tic-
polettOy di cui fittceva, e ^ustamente , gran laso ^9a
la naturale sufi iacostansa lo Ceòejrìp^rtire quasi su-
bito dalla sua Pat& , che- come tant' aUfì egli non
istimava y che ^p^ndo più non v* era ; co^ eccocelp
ritornato ben presto in Roma. Qui pure niiòvamente
s*annojò, e andò a studiare la Pittura in N)apoli,
quasi cliei per filmare un giovane Pittore , Luc^ Gior-
dano y e il jSoLméne valessero più di Tiziano , e di
Rafaello • Napoli in breve gH divenne anch' essp in-
aepportalde ^ perchè il Piranesi non «ra nato pkfear
-di figure , né v* ,era scuola capace a &rlo . divenir
tale . I Poeti ^ ed i Pittori nascono , e fe studio non
fa che svilupparli y e perfiszionarli . v
Ritornato da Nap<£ in Roma il Ptfanesi comiR-
ciò seriamente a pensare a* casi suoi , e di tutte le
pafti del disine , che egli avea assaggiali^ ^ si de-
tertmaò all' indsione in rame , svila quale fece assi-
dui studj per riuscire dal ocmiune > e per trovare
fuì far nuove • L' ottima riuscita , che ^li vi feee ,
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)( t3« )(
gU MÈOstrò y cbe questa era la sua vocaziotte , e di
qael ittomento non lasciò pia T aoG[ua fori^ , o bu-
Uao, e Roma direnile la soa patria. Le belle ve-
dute si antiche y ohe moderne dì questa si:^>4rba Ca-
pitale , quantunque cento volte incise da altri ifnrona
il soggetto, che egli scelse pet farsi onore'. A for-
ca di chiarì oscuri , e d' una certa franchezsa pitto«
fesca, che e^^ seppe introdurvi, arrivò a dare alle
ine stampe un eflSetto tutto nuovo , anzi una specie
di magbi y che prima non si era mai coiyMciuta • 6e
dovessimo ooaq)aitrlo a qualc^ie altro artefice^ non
sapremmo dire, se non che egli è il Remhrand delle
antiche rovine ^ Infinito fu lo spaccio , che ebbero
subito per 1' Europa queste sue opere , anche p^
r interesse , che egli sapea dare sino ai più piccoli
oggetti da lui rappresentati , sicché parve a tutti,
che aHoitt *per la prima vplta si cominciassero a co-
nescare bene dai lontani le Antichità Romane • Dico
dai lontani , perchè ehi era sul luogo upn trovava
fiempre che questo interesse , questo calore corrispoa*
dessero al vero ^ benché piacesse infinitamente a noi
pupe una sì bella infedeltà . . . ,
Non bastò al. nostro arlefice il prifaieggiare nel-*
l'incisione, cbe invogUossi di aggiugnere.a' #upt r»-
m dotte descrizioni , e ricerche antiquarie , alle quali
dovevamo servire d'alimento le sue idee spesso pe-
regrine , e nuQve , e, più ^e^so visionarie . Ma co-
me far questo, se. gli loancavano i capitali nm%^%rj
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)( i3a )(
ai tant'uopo^e la cognizione delle due lingoe dofte,
seiìza le quali noii v* è solida erudizione? dttivQSsi
egli destramente varj insigni etterati, i^qiall^nnt«
morati dèi suo ingegno , e del suo bulino non isda»
gaarono di lavorare per luì y componendo insigni
{fattati corrispondenti a sì bei rami, ed ebbero la
generosità di permettergli sino , che li pubblicasi
col suo nome . Non ^ dubiti di mettere in tale nu^
mero Monsig. Bottarì y ' il. dotto Padre Contucci Ge-
suita y e va^j altri , ohe crediamo inutile di guì no-
minare. Vedeva dunque iloma fiscire di tempo in
tempo volumi atlantici di slampe, e di dissertazioni •
dottissime col nome di chi apperm era in istato dt
leggerle , benché potesse poi pendcfk'ne ^buoa conto »
ma alla sua maniera , a chi glie n^ parlava . Con (piasi
tutti questi letterati disgusta vasi però alla lunga 11
PiranesI, ora per la sua naturale intoUera^ira , e roz-
zespa, ed ora perchè non volevano quei dotti scrit-
toi adottare le sue stravaganti visioni . ArrìvÀ final*
mente U Firanesi a persuadersi , che erano opera in-
teramente sua que' libri y che per lui avevano com-
posti tante illustri penne , « guai se alcuno non glie
lo avesse accoVdato ^ non eccettuando qui neppur ^i
anton m^esimi .. U solo che lo abbia jtenuto mai
sempre a freno sino aUa morte, è stato il nobilissimo
Monsig. Biminaldi auditor di Rota. Questi , a guisa
di Nettuno , che con uh colpo di Tridente fa tace-
re Eolo, e i venti, colla sua erudizione , e modera-
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)( i33 )(
IfHfca area preso tal. possesso sopra di lui, che qnan*
do egli alcava la voce, il Piiranesi tosto* s' ammuCo*
^l|. Non v'è iK>mo per ^|uaiito sia feroce y\ e po->
tente, che non abbia in ^esto mondo, il suo dòmi-
aulore , a cui n«n può in venui modo resistere .
Un uoflftQ divenuto si celel»r^ *dovea avere luo-
go nella nostra Accademia di S» Luca ^ Fu pertanto
aggregato a ^uest* illustre cérpo 1* anno 1761 ; ma
qui pure port^ il Piranesi la discordia. Trovò egli
nelle stanne dell' accademia una lite assai seria con
un Architetto 9 il quale non parlava dell'arte a mo-
do suo , e vennero alle mani ^ ma fu ben presto so'
pito dai coaceadfmici tanto nascente, incendio.
Con quest' auge. di fama la santa m^emocia di
Clemente XIII. volle decorarlo della croce equestre ,
che i Papi sogliono accordare agli artefici pià^ insi-
gni , e fargli altre graaie ^ che non poco lo incorag-
girono . Gli fu datik la commissione di^ fare un dise-
llo per rimodelmare la Chiesti dell' ordina di Malta
auU' Aventino chiamata il Pc^>rato^ Riuscì questo as-
sai vago , e bizzarro , e si determinò da chi aveva a
euore r abbellimento di quel Tan^ùo di melalo in
esecuzione „ lo che si fece con magnaoima > fr prln-
cipesca spesa . (Mi quanto è diversa '
Il disÉgnai" duff e^guir h vnpr0$fil
L* opra riuscì troppo càrica d' ornamenti , e qtiesti
pure y benché presi dalP antico, non sono tutti d'ac-
cordo fra di loro * La Chi#a del Priorato piacerà^
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)( i34 >(
«èrto a moki 9 come piacerà sommamenle al Pira*^
nésìf ch« li riguardò mai sempre per un -capo d' o^
péra , ma non piacerebbe né a Vitruvio , né al Ra)^
iadioy se tornassero in Roix^ . .v
Stav|i egli un giorno in campo Vaccino a dito*
gn.flre non so quale di queste VeiieraRde rovine,
Quando pass^ davanti a lui un^ giovane giardiniere At
compagnia di vezzosa fanciulla sua soretta . £ ella
da maritar questa giovane? domandò francamenle il
Piranesi . Essendogli stato risposto con egual fnuw
chezza dalia fanciulla che A y il designatore depose
tosto la cartella , e il Iapis> e qiè su' due piedi fra
gli alberi , ed il bestiame a concluse inopinatamen*
te, e»all' usan^ del seco! d*OF0, questo singoiar ma*
trìmonio. Quanto esso sia «tato dappoi felice , nonf
essendo argomento per l'Antologia , lo dirà tutta Ro*'
ma 9 come lo ha detto durante tutta la sua vita an-
che a chi non voleva saperlo il frettoloso imma^na"'
rio marito , lacerato contìnuamente da^so^tti ingiù**,
sti f e da qudla Àia naiKrale' vocazione d' iaquielartf
tempre il prossiùio •
Ma lasciamo tali cose come argomento «dii^oro
a* noitri fogli ^ e d^asi di vólo qualche data piatto*-
sto sopra le dispute letterarie, che il Pirane^ bra*^
vamente sostenne . Degna di paitfeolar menzione fu
quella , che ebbe con Mr. Manette erudito Parigino
autore del bel trattato : Delle Gemme incèse degli
.antichi , e gran conosltore di stampe , e disegni .
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)( «35 •)(
^retyMicba il Mmlte, B%modo V inTtienita camuM'
opìmMie, e contro dò , die nella sin opefa Dellm
magni0ti$n€a^ iilt &rchiUttura ée' Romani ^ area
mettiÉo il Piraneti , cke quanto nelle belle arti «ep*- .
pét^ albica Roiaa, di tanto ne ilise esea debitrico
alla Oitocia. La tostanaa datti fuori dal Piranesì era^
che pittitelo 1 Romttni , ed I Gred aveasero tatto
impastò da qoegl' ItaUaai, die prima dei Latini do<-
mii^uiHio r Italia, cioè da^Ii Etruschi, la cai Storia
ci è- alata -^oftuacata dalP adulasiocfe degU iKrittprì ,
che'hanyio volilo portar al ciato solamente le iaqpré^
Dfii impeti mégnànimi nei Remo .
Pessecfettero certa«i«ate ^ Etruschi in sapremo
grado, fino da quando i Greci ei^o ancora barba-
ri , le belle arti , conke vediamo dalle antichissime 1^
ro. monete , dalle loro ^enune, e statue, da quegli
edifizj , che diu'ano ancora , « dalle poche d, ma
decisive autorità degli Scrkton Gfed, e Latini . Se
qualche cosa è passato dalla Grecia aeU* Italia, iKm
fu tuttofai più che gli omaiiiaati , ed una certa snir.
tezsa nei lavori ,*pregb mai sempre, e carattere , bea*.
che posteriore ; della patria d' Onderò , e di*Nicandro .
La qnestioRe essendo stata assai dòHamente agitata
da Yarf insignf letterati Italiani , condiiciando dal Mtt*
chese Maffei sino a Mens. GuarnneeT, non deesr qqfc-
rimettere sul tappeto, essendo ormai decisa per sem-
pre • Il fatto è, che tutti ft ww no m favore* del Pira-
nesi , cke puUJi^ò forte risposta al Marktte, la fa**
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le a^guìsa H sappìemento va oggi uniu aU';pperfl
suddetta JtUa mmgnìfietnjut^ ec«. ch^ 1* avea fat^ na«
scere • hìtta Ute men seria toccante «Icune e^se^iooi
date alla poca fedeiti de' tuoi rami ebbe coU' Mli^
te da Gap Maitin fChetipy indefesso indagatore . d^lia
Villa d* Orazio , da lui &ulniente troirafta dopo co-
pioti sadori » e dopo 1 più penoso via|^ di tre
grossi Tomi pieni di eirudisione benché ,eoi|fiisa, e
s^lHtta nella più aiogolar lingua Francese 9 che siasi .
mai Haippata da ^Rabelais in qua . U PiraBesl IrSiUÒ
boriando «{ueata questione più con parole ^ cbe
con iscritti. Akre eoriirottraie potrebbe!^ qui in-
dicarsi » ma interessando piuiUi^ il eommercio
do' suoi libti^ che la letterat^ura, lasceremo parlar*.
ne ad^ altri • ^
In mezzo a tante cose il Piranesi » *a guisa . di
spegli Ebrei y cha fabbricsmdo tenevano con una ma^
no la spada y e la cucchiara eoli* altra , .diiendevasi ^
hmfémttAt y e lavorava . .AUevUva altresì i suoi fi- \
l^iuoli per la via ddle belle arti a lui dlRi obbli-
gale y ed jAsino una sua figliola incide el^^anteiQea-
te sulle singolari tj^acce del. Padre . Proporzionata-
a^e air aumaito ckJla. famiglia etano ocesciute in
menerò, le <ue opere , ed i rami , de' (Juali ha toc-
mata una s^tìe , anzi un capkale rìspet&abittsdmo •
> Dopo avere iocisa y e pubblicata la maggior par-
te dell'antichità di noma, e dell' agro. t 'Romito^ f
dopo aver data iìiori la migliar parte ^Ml' opere
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){ ti7 )(
•iie j Cioè 1 Fasti C€(molm%9 e Tito^R^i ftui 4m
Baarmì Capitolini ^ ime- alcuni TÌa^ a Napoli pt
o9setmre quella CdUàr, che il magnaimap f^^*^ ^
Carlo III. ora- Monarca idalle Spagn^sCopA «otto la
kva , e le ceneri dei Veóivb ^ le quali le «v^Tano
temite naacoaH^ quasi XYII. secoli « £gli osservò tó**
toitiariniainente le sii jur», la forma , la pianta , e
la <]^3tribu£Ìone del Teatro d* Circolano y che j quan^-
tonqtis coperto , e scMlo terra 70 palmi in circa y con
«ttraviglk)so artificio si può vedere intatto aneùra^a
fj^rsite • Ài tiranesi come pratico di queste cose .uii
co^ d' occhio valeva pii\ y che. le raisqare più fatt**
cose ad un altro . Prese anco» le piante di quanto
è sinorà stato scoperto detta intatta Gttà di Ponqpej»;
minora inesausta di erudiamo. Pare, che egli avesse
intenzione^ di pubblicare tutte queste cose > se k morto
non lo prevaniva y ma ^periamo y ehe il genio tute-*
lare delle beBe arti Dura, che a ciò rsuppliiomo i
suo» figliuoli y ed eredi* Fu m qudl' occ asi— e y <h»
andò fitìo nella T.y;caima a vedere le ruine deU' ^xAì^
clmsima Cittit di Possidonia , o s%*di Pesto , e ne
£»egnò quelle singolari ci4oiinate di Temp) y e di
Basiliche y testimon) anche €89e 4bW antica fprandn^
sa degl' Itali prìimtivi . Queste ha egli "avcUo il lemp
pò d^ incidere magwficamente y e noi < che abbiamo
v^uto e le jrovine y e le indsyni y starno certi i)eK-
r i^prorazione del pdbbhco ^
Slava pure £actnd6 «Idmamente dwm cieevcho
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•idle forine àgi Ckco 4|tto é& Caraeallà , che si r>B^
dooo a due mtg^ liiorì 4ddla porta Gipena , rovine
tmu» pia é%gne del poUUieo; quanto che questo
Grco è I §GÌo^ nostra nolizk in lutto il Mbndo ,
di tqi Pettino veati^ sufteienti pes darci tdtia deU'ar-
diitettura circense più coniposu di quello che si è
mmf^ dMtìto . Strana cosa l che de^ circhi nen ci
fooda meneion Viiniirio • Avendo qiuddi« ànfuAoie
dd' arti antiche , e nostro conoscente fatto >gB p^
re inddisse ricerche sopra queste rovihe» saremmo
hen conienti di rendere qui gmstisia agli stud; del
Pifanesi , se di qiKsti non ci fosse stato un mist«K> *
La impresa y che più d' ogni abra occupava \x\r^
timainentè il Piranesii era k immensa ViUa Tiburii^
na deli' Imperad<»« Adriano , • monumento itecompà*'
rabile dk tutto ctó j che aveva di più bello T anti«*
chità j se gli antu , e k barbarle non ce V avessot)
dismitta. £gli a forza di diligenza j e fatica ne ave-
va sc<^peru k pianta, generale , o copiad que' potht
vest^ y che vi' si vedono dopo che il resto ha ser«>
Vito ad. ornare i nostri moderni e&&sÈ^. Sk pretende,
die nn «x»! improbo kvoro aU^ accelerata la sua
nwiiFy fé voglia Dio y che «eno restati turiti disegni ,
quiriti bastme affinehè m pubblicata un' opera cod
interessante. Adriano^ohre alT essere ingegno singo-
lare nel governo dd^Iaqpero Romnno , fu Archi--
tetto y Pittore y Scultore eccelkntisAmo y Mt^ieo, ec. ;
ed i in qnwta V3b>' che e^ volle lasciar miemoria
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K i39 H
& tanti Aioìéliidf . CU •* '«•'Mn ne ^ opera site
r arciuteMra ^ e «e tra le atatufe , ch^^ ^^ ^' ^^ '^^^^'*
no trovando ) non Ve n*i qoaicbed^a ancora di sui
nnno ? Certo è che Aurelio Vittore ci dice, che
Adriano non U cedeva ai più- Alaste Scultori deHa
precia .
In mezzo a tante belle inprese s'jftmmalè il now
atro artefice y e dopo breve malattra passò da questa
vita li 9 novembre del 1778. Fu solennemente ptw-
talo il cadavere a S. Andrea delle Fratte , ove* resta
per ora in deposito sino a che sapà determinata la
Chiesa » in cin gli si erigga un bel sepolcro com* egli
ha sempre desiderato . A questo giusto tributo di
amore» e di gloria pensano i di lui figli , e lo Scid-
tore Angelini è incaricato di fiare in htì marmo la
statua del defunto più grande del naturale .
iNon diamo il catalogo di tutte le opere, e di
tutti i rami di questo grand' uomo y perchè è stam-
pato y e trovasi per tutto . Sentiamo j che siasi rin-
venuto un rotolo di molti fogH contenenti le memo-
rie della sua vfta scritti da lui, e desideriamo che
vengano pubblicati colle stampe .
Fu il Piranesi di persona piuttosto grande, bru-
no di carnagione con occhi vivacissimi , e non mai
fermi . La di lui fisonomia era aggradevole^ benchi
di uomo piuttono serio , e riflessivo . Se la posterità
crederi^ vedere la sua figura in un busto , che di lui
sta all' accademia ddi Pittori a S. |fartina , a' innn-
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X i4o )(
aera , perdiè non gli rafaomij^'a pimto . Fu parlaf^
Cora pìÀ abbondante che eloquente, atentando t spie-
fvai con chiarecaa . Concepiva però a iliaravigiia t\^
idee del bello neU^ arte del disegno , - e le esprìme-
ta ne* suoi rami con ima nra felicità . É stato iii
aomma un uomo singolare , e sarà nel regno delle
belle ani il di lui nome immoitàle .
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V
ELOGIO STORICO
DEL CAl^ALIEAB
ANTON RAFFAELE MENGS
CON ÌTìf CATALOGO
DELLE OPEV DA MSS% FATTE.
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ELOGIO STORICO
• DI •
ANTON RAjmAELE MfiNGS.
y OLENDO io pallate del più foemoralnle de' Pit^o*
ri del nostro secolo , e nel tempo stesso »d'^ .let-
terato, e d'un filosofo qual è staio U Cavaliere Air*
ton Ral&ieie Mengs | conuncisi 4aUa sua edftpaziooe ,
la eguale non fu men singolare dd bei*fnittOy elite
ne è da lei |;ffnnogliato • Trattandosi d' uomini gran*
di f piacciono (;aIvolta aiicor^ le- pi<^eofe. notisie ; qum^
di mi Si perdoru (|ualche fhmute^za ^ e donisi alcun
poco aniciva alla teiera amtcuia, che da' suoi primi
anni mi legò mai sempre «eco luì iti 3a&fonia , ed
in ItaiiàL»
U contagia , che al principio di npieslò secoli
qpasi spopoli la città di Copa^ag^n, capitale delh
Danimarca j^^no» laseiò in vita che Ismaele Mengt
di ventitré, che etano taa irateUt e. socefie . Avendi^
egli finp. dalla sua faneiollesaa imparalo a d^ingeM
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)( i44 )C
con valore,' e paKìcotarmente stillo smalto, abban-
doiiò una patria cosi, funesta per venire a tentar for-
tuna m Sassonia , ore regnava allora Augusto II. Re
di Polonia celebre nell' Europar per ingegno , gene*
rositii f clemenza , ed amore alle belV arti . Fu ac-
cettato al servizio di S.* M. ' Ismaele in qualità di
pittore massime di smalto , e nel tesoro dell' augusta
casa di Sassonia in Dresda # ne vedono tuttavia mol- .
ti da lui fatti , e tutti incomparabili • Aveva Ismaele
un carattere forse unico al mondo . S* immagini un
uomo alto di statura , piuttosto bello , ma di color
bruno tirante al pallido, onoratissimo sì, ma ma-
feiconioo e taciturno, benché parlasi meglio d*^ ogni
BkA quando voleva . Una dielle cose che più lo di-
vivano , era il. flauto traverso , che suonava assai
bcaae , é^la miglior birra , che si facesse nel paese .
Andava ancRe spesso a meditare i bei quadri del fVe ,
e quando era aperto il teatro di corte , immancabil-
mente correva all'opere, che allora erano stupende .
Nessuno lo ha mai vedi^ nel teatro parlar col vi-
cino > rallegrarsi , o applaudire . Dall' essere egli nato
in Danimarca ognuno lo avrebbe creduto luterano ,
ma la cosa era problematica', perchè non andava in
vervma chiesa. Circa il 1720 si mailtò con Carlotta
di Bormànn pativa di Zittau città della Lusazia , e
con lei visse in eguale ritiratezza , e sìImzìo . Ne eb-
be alla prima un mascjiio chiamato Carlo Maurizio,
e dopo lui una femmkia, a «cui diede nome Teresa
Con-,
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)( i45 )(
Concordia . Essendo andato tìel «17J18 a vtllé^iare
ad Aìxsùg piccola y e malinconica ciuà della Boemia
sulle frontiere 'della Sassonia ,* Carlotta gli partorì co-
là li 12 marzo il secoildo maschio, che chiamò Aa*
tonio RstUHe per la grande stima che egli aveva
d' Antonio da Cdl-reg^o , e di Raffiirie da Uii>uio .
Non tardò molto a nascergK la quarta ed ultima fi-
gliuola , che nominò Giulia . A misura , che que^
quattro ragazzini giugnevano a poter tenere la can-
ndla in mano; il severo padre li metteva a disegna-
re. MoA Carlotta y e restò Ismaele con una spia ser-
va a regolare questi quattro disegnatori nascenti. Efa
la sua casa in Dresda in un quartiere appartato, e
poteva chiamarsi un' Accademia pittorica di quattro
fanciulli , alla quale {«esiedeva ooUa frusta in una ma-
no f e col lapis nell' altra come principe , ed aguz-
zino il tetrico padre . Il primogenito stanco di ta}iV>
funestume pani di casa , andò in Boemia , si fece
. cattolico, e studiò le lettere per quanta potevano
permettere le sue angusde . Non fece un passo per
riaverlo il padre , ma solo distribuì sui tre figliuoli
rimastigli quella dose di battiture quotidiane , che
sarebbe andata toccando al fuggito se fosse restato
cogli altri. Giacché di lui non parlerà più questo
scritto , dicasi che col tempo Carlo Maurizia si fe-
ce Gesuita in Pra{^ , ma che ne usci ben presto ,
cl)e si ammogliò, e che è morto non ha molto pro-
fessore di lintgua in Austiw . I iri^ tnbolati fi^fuoK
IO
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)( i46 )(
rìmaeti impararan» 4ai tacito padre a. disegnare , e
daUa loquace aerva a parlare , ed a leggeri^ • Nìmì
ufpivano questi mai di casa se non con Isiiiaele per
pophi momenti a prender «ria la notte , ed il loro
più ^egra paèseggio era ne' iupghi so|ilRrj delta cit-
tà nuova , o aiiHe areAoi^ e più nm^t^ sponde del-
l'Elba, Quella aotti>nelle quali splendeva la luna ^eta-
no un carnovale per questi poveri fEuiciuIU •• V è chi
pretende ) che ignorasaeto fino in qual^ citti^e sotto
fpial Sovrano vivesiero; è però certo che non sape-
vano di qual'religbne fossero, perchè il pad(P pon
fece mai loro V onor» di dirglielo ». e moka iiieno
di coodnrE in Chiesa • ,
L'anno 1741 tredic«sinu> di Anton Raffaele si
determinò Ismaele a venire eoa tutta la sua famiglia
a Roma per ingrandire, com' egli diceva, le idee.,
e conoscerò y in questa capitale delle beli' arti, i Ja*
veri di Rachele , che fu mai sempre il suo idolo •
Aiignsto in, che in quel tempo era già assunto al
regno, e die non cedeva in geneio^ al padre,
^en« diede la permissione per un triennio . Parti
Ismaele da Dresda ccMsl serva e eoi fi^uoli , i quali
non capivano questa novità, né sapevano in qual
parte fossero condotti. Fu, in, Roma /che Ismade
comhìeiò a parlar^ mostrando loro le logge, e le
«amane di Ra&ele , e la cappella Sistina di BCcfae-
lagnolo . JNon si evedesse però , che ne{^Mare allora
.srugasse seco l«ro la fronte . Tre anni soggiornò
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)( i47 )(
queata fioóigUn in Romai ed abitava vicino a San
Pietf^ . Impiego&Bi c^ntiauameiite il ^ovinetto a di-
aegniu'e Rafiaele » a ^copiare V antico ,. # il>mide , o
a strare oefia »tan^ del celebre pittore Benf fiala.
he fenvninoeee miniavano in caia sotto la direzione
del p^dre. ¥^ra una maraviglia pei Bimani il .veder
lavorare in A tenerir età , e cof) bene quatti taciti ,
« modesti tre tedbtcfaini .
I^fel 1744 ritornarono 'tiltti a Dresda carichi di
Mìe notìzie 9 ma ricomincia 1' antica educazione ,
parche qof^ tré £àncittUi furane dì nuovo erq^etica-
meala i^hiuri in casa * U Re medeaimo , non che la
città f ignorava che IsQia^ , M engs avesse .iWiaigtia .
IL' amore della. piRurà , e della musica cangiarono
ben preste; la scena . Andò accidendabnente il Meng9
nella' casa di Mr. de Silvestre Parigino j e primo
pittore aUpra del Re, ove oltre le ball' ef&te , che
coli SI vedevauLO di questo, valente artefice f ^ravi
um sua |;entil BgfìmÀst ^ la ' quale cantava d' aasai
b^oena.i^razia in Itid^o. Qm capitavano tane» le ae*
te i primi pertona^ de0a corte » e tutt' ianinistri
esteri, ed all'opposto deUa easa di Mengsy* qsà si
stava in perpetua allegria . Andavavi pure il sig. Do-
menico Annibali maceratése virti;raao dì carnata del
Re> e legjpadrissimo cantante ^ giovane Mon di
oEtimo tratto e manierosissimo • Per '4e sue biieiie
qualità era egli ^rato a tutti, ed in compagnia "tlef
ijMnoao GiannAdolfo Hasse regnata, per cod dire,
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•
)( 48 )(
in Sassonia sul teaUK> Italiano'. Il canto dell' Aam^
bali andava più <f ogni- altro ali* impenetrabil* cuore
d'Ismaele già avvezzo a sentirlo in teatro. Aveva
egli saputo non in Dresda , ma da Roma^ che il
Mengs era padre di tre figliuoli , i quali facevano
prodigi neBa pittura , e ne avea fatta confidenza al
Padre Guerini grande amico d'AnhibaU. Era quésti
un Gesuita pugliese della casa de' Daèhi dì Bue-
Ciardo , che aveva molk» contribuito a far callolico
da giovane il Re Augusto III; quintdi S. M. lo volle
aDr^a, e lo amò constantemente fino che visse per
le auree sue qualità , e disinteresse . Cantò Amiibali
una sera in casa di Sil^stre , ov* era Ismaele , - un*
aria patetica , che piacque a tutti . Le anime sensi
.bili hanno' sempfe qualche aria unisona alle loro fi-*
lire, alla quale non possono resistere, e basta il sa-
perla ritrovare .. Scosse questa potentemente il cuore
. d* Ismaele , che per la prima volta aprì la bocca , e
pregò colla sua maniera il cantante a replicarla . Vo-
lentieri, disse scaltramente Annibali, ma voi 'in ri-
comptnsa mi permetterete di venire domani a ritro-
varvi a casa , e mi mostteretcì là vostra incognita,
ma brava famiglia . Rise tutta la compagnia , si tur-
bò kniaele , si stropicciò la fronte , e rispose : can-
tate b^e qtiesta sera, e domani* v* tipetto , ma t^e-
nite s&liT, p^hè non vagli9 nesfwio di questa ca-
naf^lià gallonata .Ecco un pìccol saggio del frasa-
rio cf Ismaele. Cantò l'Annibali, s'mteneri il Mengs,
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)C i49 )(
pianse , e finita i* aria sensa saiutar nessuno mezzo
sbabrdito partì . Qfa gran potere deilar Musica ! da
quel ^nomento il sabatico Ismaele ^lon pota ^fùà re-
sister^ ad Annibali, cbe c<mie Orfeo cpioindà a rì-
Yolg^^ a suo talento questo danese Radanuuito. An«
dò egli la maCdna a, casa di Mengs , e dopo gran
riverenze mnte^ dall' una , e dall' altra parte vide nella
prima camera poche sedie di paglia, una tav<Ja'nu«
da, su cìù Vi era una pippa, del thè, una gran Bih*
bia Tedesca aperta , una brocca di birra , un nerba
di bue, e due staffili dì cnojo di differenti invenzio*
ai . Vide nella ^seconda due giovinette semplicemente
vestite, e sedenti ad un tavolino a miniar^^ e ad un
^tro un giovinetto di sedici anni inxirca con eapeiti
lung]|ii e sparsi sulle spalle , che dipingeva non so
qual cosa . Nessuno di questi taciti accadeoud ardi
alzar gli occhi per veder chi contro il solito entrasse
in x^anaiera a romperne l' etemo silenzio ^ Li salute il
forestiere , ma nessuno gli rese il salutò , finché il pa-*
■ die non ne diede loro la pemùssìone . Vide l' An^
nibalì appesi al inuro varj pastelli bellissimi, .e due
Aratti fra gli aftrì, che pieni di vita rappresentava-
no ottimamente 1' uno Ismaele , e V altro quel gio-
vmetto,*che stava lavorando . Sef^e dal padre, che
questi erano lay<Mro dell' incognito fancMrilo , e sor-
presa di maraviglia domandogli quasi per ischerzo
se gli avrebbe dato V animo di fare a lui pure ijL rì^
tratto su quel gusto. Lo guardò ben bene fissamene
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)( i5o )(
te in faccia il giovinetta e rispose , che Io avrebbe
£ato se il padre* glie lo avesse comandato . Lo vo*
gUo bene, disse Ismaele, perchè da jeri sera in qua
non posso più ricusai? niente ai sig. Annibah': e qoan*
do potrete farlo ? dipende dal sìg. Padre , rispose il
^vane . Lo . volete ora ? disse Ismaele. Perchè no l
rispose .Annibali , e qiA il padre porte un solo foglio
di carta turchina y lo diede ad Ai^toa Raffiiele » e se
ne usci» chiudendo la porta . Coimihciò il giovkietto
su' due piedi ii ritratto , e durante il lavoro nessuna
delle figliuole tisò mai gli occhi dal suo tavolino >
né .si proffsri parola ^a nessuno . Dopo un' ora in
circa presentossi alla fessura della porta Ismàék ^ e
domandò se poteva entrare . Sì , gh* disse il figUuo-
lo . Convien sapere , che il padre noii voleva mai
vedere il fighuolo quando dipingeva , e soltimto eon**
siderava i lavori finiti • Entrò , guardò il ritratto , e
mostroUo ad. Annibali , che fa dolcemente sorpre^
dalla celerìti^ , beD^zxa , e somiglianza . Portò in quel
momento Ismaele una Bibbia , e pretendea* dalP An»
mbali 9 che su questa gitorasse di non palesar mai a
nessuiio 1* autore detta pittura , ma egli , che sarebtò
morto se non io avesse, detto al^ Padre Guerini , si
schermì alla meglio dal giuramento, e impose eo^
raggiosamcntt silenzio ad Ismaele , che mortificato
riportò la Bibbia al luogo suo j U giorno di^ coi|
eguale prestezza il ritratto fu finito , « adomato di
cornice « cristaUo.
Ift
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)( i5i H
Senti coli grande '^rpresa ìi Re dal P. Gueri-
ni , che l^nsibal» avea^scoperta neUa casa <f lamaele
all' incc^piila fatiM|^ , ma molto più maraviglìoaM
qcuttdo seppe, che il fi^a<4o , benché giovinetto , era
* pittore forte tsnito valente, «piantò il padre ^^ Quelli ,
die hanm> l' onore di veder da vicino -i Rè , sanno ,
ehe tutti soiio benighissimì j curiosi^ e impazienti /
Comanda egli adanc(i]e / che in ^oelF istante ^ fosse
poruto il ritratto, che il giovmeito avea fatto dei
suo , non so se dica scopritore , ò liberatore . VolÀ
una guardia del corpo a casa d' Ismaele con ordine
di ricercare , in nome però delP Annibali , il ritrat-^
to . S^ turbi Ismaele , respinse arditamente la guar-
dia, chian^Ua bugiarda, e gli ànimi si riscaldarono
a segpo, che stavano per mettersi le mani addosso.
11 messaggero ', secondo il costume di tuttf i corti*
giani , fece subito suonar alto il nome del Re , e
strappata la pittura se la portò via intanto che Ismaele
dalla finestra gli guardava cBetro , e mandavàgli m^
imprecaziojrii . Giunse pochi momenti dopo a casa
di Mengs F AraiibaU ignaro dr tutto l' accaduto .
Ognuno può immaginarsi quale esemplar dialogo passò '
tra K)ro^. GP innocenti figliuoli j che si erano aflfe-
donati all*Ann3>air, piagnevano a tanto remore, tre-
mavano, ed impararono forse in quell'occasione qual-
che ignota frase, perchè Ismaele le sapea dire quan-
do bisognava . Venne 3 ritratto a corte , e parve che
g^ugnesse Annibali in persona; tanto era parlante. Il
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Re ne conóbbe il merito, lo contemplò, e postolo
nel suo gabinetto t* è poi restato per «emfK'e . Per
measo del primo MmiAtro comandò & M. «U' An*>
nibali di fargli vedere questo novello artefice, che
air aurora de' suoi giorni era già pervenuto <3ove a *
^ran pena giungono pochi al mer^gH> • Coniando
)>ure' che 5eco lui venisse tutta T intei^ faoi^ta
d' Ismaele , per l<f che bisognò vestirla (rettdosa-
mente di nuovo da capo a piedi tutta , ^rchè non
avevano che abiti da casa , e qui per la prima volta ,
le due figliuole si videro assettato il capo alla mo-
da , e sparso ^i polvere odorosa . Gò era necetsa*
rio, perchè » cortigiani, fra* quali dovevamo passare,
non sogliono* giudicare del merito d^Ue persone , che
dalla gualdrappa, e dalla pettinatura. Il Re, che era
intenden^sskno di pittura , li ricevè con infinita cle-
mensa, e starei quasi per dire più da dotto arte-
fice , che da Monarca . Parlò con loro dell' arte , e
qcd seppe che anche le figliuole miniavano superba-
mente . Fini coir ordinare , che il giorno^ dopo ve*
nisse Anton Raffaele colk scatola de' pasteUi , per-
• che innamorato , com' egli diceva , di si bel colorito ,
voleva vederli . Venne col padrie all' ora intimata il
^vinetto , ma fa ben sorpreso quando senti , che
S. M. voleva in quel momentp, il suo ritratto- a pa-
stello , anzi vide già prqparat^ la cartA turchina sul
telaro , e sul cavalletto » Se avete fatto su' due piedi
quello d* Annibali , disse il Re , potete ben fare an-
ehe il mio. «
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)( i53 )(
Dopo grand' kielunp si assuie 3 ^ovinetib aeii*
za in^razzarsi, e cominciò a dipingere il IVe in
Eaccia . Ognuno sa quanto questo piutfo sia difficile ,
massóne trattandosi di una . fisononùa re»>fanre . Au<-
gustatili, era senza dubbio uno de' più be|^ uomini
d' Europa • Non erano due ore che layoravasi , qua|i-
do ^i^arono la Regina, il Principe, e Principessa
Elellprali y il Conte di Brùhl primo Bilinistro , il
P. Guerini | e. non si sentì che un' esclamazione di
maraviglia . In tre sessioni consecutive il ritratto fu
condotto a quella perfezicme , in cui oggi si vede , e
que^o è forse uno de' pù bei padelli del nostro ar-
tefice . Cento doppie di regalo gli furono date subi-
to , ed il brevetto d' un' annua jtonsione di 600 scu-
di . Volle pure S. M. vedere qualche miniatura delle
sorelle , ed a . ciascheduna d^ loro furono assegriati
3oo scudi di pensione per' incoraggiarle , e perchè
capissero cos' era l' xmore d* esser soreUé di questo
nascente sassone Apelle . Chi ha coi«>sciuto quel gnui
Monarca , non si maravi^'erà di tanta generosità; il
solo che maravigliossene , fu Anton Baffiiele , il qua}e
non capiva di meritar tanto , perchè a forza d* im-
probi studj era giunto a lavorare quasi senza fatica •
^on si parlava più nella corte, cl^e di questa nuova
famiglia ; ^' intendenti trovavano bellissime le opere
del Mengs , perchè eran tal», ma f^ adulaUnri ne par^
lav^o con maggior entusiasmo degli altri , 'perché
piacevano al Re. Oh grai) virtù delle corti, giacché
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)( *^4 )(
'bnno Avaniare m tm ittant^ mtendenti coloro , che
prìnuL rte arano ben lontani !
Avendo saputo S. M. die lainaele avfva in casa
altre pitture a paatéUo del figMo, se le fece portar
tutte, e generosamente 'rìcompensatdU 9 \e ripose, nei
^d>»ietto chiamato in Dresda il Gabinetto i$Ua fio*
Gfftcchè questa raccolta è poco nota finora inori
della Sassonia, non essendosene parlalo nella magni*
fica descrizione £ quella Real Gallerìa , che va aOd
stampe , sìa lecito il dame qui una breve idea , tan*
* to pn!^ che essa pi^ contribmrà aUa glorìa del no-
stre pittore . 17 Gabinétto della Rosalba è~ una gran-
de e luminosissima camera tàpezeata di* verde , che
guarda sopra una larga e bella piazea . La lunga fac-
ciata f che è dirimpetto alle finestre , è coperta dalla
cima al fcmdo dai pvik bet ^tetU , che lieno mai
usciti dalle mani di questa valorosa pittrice , e forse
saranno più di loo* In mezzo a loro , come nella sua
reggia , si vede primeggiare il ntratto di questa im-
moital Venestiuna fatto da se stessa. Nelle due fac-
date lateraH , ove sono V una in faccia dell' altra le
due gfah porte dorate, per le quali s' entra , sono còl-
locati i pastelli tutti <fi Mengs, quelli di Ciotard, di
Mr. de I^ Tour 9 e di pòcl\} altrì, ma tutti eiccèlien-
* tìs^mi pastel|ist» del nostro secolo . 'La qiiarta, 6
hm^ facciata dirimpetto a quella delta Rosalba non
ka ^ finestre di larghi eristalH, e negP fnterfcne-^
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>^ i55 )(
, stri , o skno trumeau» vi aona dàUa cdlia id pavi-«
mento grandì93tim speochi di Francia , che, raddoppian-^
do oggetti tanto lusinghièri , incantano lo spettatore .
I pastelli 9ono tytti d' egual grandezza , come eguali
tutte sono le covnici coperte & oro , ed i lucidi cri-
stdli 9 che li ricoprono . Il pavimento è uff intarsia
di legni peregrini , e la volta è bianca^ ma ad «ra*
beschi dorati . I pastelli della Rosalba sono belSssimi ,
e ridono ; sì vede peri che sono pastelli . Quelli di
Mengs pajono ad olio , e direste che parlano . Tra
questi ]^ ò il suo ritratto come stava per «asa^ e sot^
to la sfèrza del padre coi capelli sparsi giù* per 1é
spaUe, e in aria malinconica . Sia detto questo per-
chè vedasi quanto *di buon' ora meritarono i kvod
del nostro giovinetto d' essere in cosi buona* compft-
gma , ed in un luogo , che dee chiamarsi il sacrario
dei pastdK . Chi T ha veduto, dirA se ho esagerato ^
Contento il nostro Anton Rslf&ele cR ^ bri prin^
cìpj , cominciò a andare col padre per ordine del He
alla galleria delle pitture , che come ognuno sa ^ fl
più ricco tesoro d' Europa • E^ la me<£lava eh fi-»
losofo egualmente^ che da aftefiee, ed ammirava
tante opere insigni . Cento volte con {^ere mi ha
egli detto , che dopo d' avere contemplato TiriafK^ ,
i Càrracci , Guido , e tant' altri» ànda^éi finalmeii^
tutto intenerito a baciare if Goreggio ^ e qmsi at»
f orecdiio dicevagli : Tu sold mi piaci . Tfen ora
ancora fiunto a Dresda a que' giorni il bel RaffÉelo
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)( i56 )(
di Piacenza, che trionifaiite venne dappoi a prender
quell' onorato iuo^«» che da lungo tèmpo lo chia-
mava . . ' .
In mezzo a- tanti applausi , che al Mengs ren-
devano gki9tizia, tentò di uscire fra gli altri lodatori
^aelU ii#idi« aulica più perEda dell* altre , e che dal
pittore de' Poeti è chiamata
La meretrice , che mmi dalV ospizio
Di Cesare non torse gli occhi putti :
Morte comune f e deVe corti vizio*:
Guninciò ^^ a dire al Re ed ai ministri , che jion
Y* era miglior ritrattista a pastello del Mengs , ma
che e^ non doveva mai uscire da'" questo genere di
pittura, che si vedeva e»i%Te il suo: che per mez-
ze figure massime senza mani non V |era hisagno di
qu^ disegno , che è à. difficile ad acquistarsi, e che
rende tanto rari, i buoni quadri a olio , e di storia :
die ogni artefice ha la sua limitata atmolFera, in cui
dee contenersi • Capì Anton Baicele la malignità di
queste lodi , e seicitendo quanto gli bolliva ancora
di fòrza nel cuore per andare avanti, si raccomandò,
ad Annibali divenuto aUora il suo genio tutelare,
acciocché per mezzo del Padre Guerini gì' interce-
desse dal Re la permissione di ritornare a Roma ,
che egU diceva essere il solo paese, in cu^ si può
imparare a dipingere . L' ottenne facilmente da quel-
li' adorabil Sovrano, e col {yadre^ colla serva, e col^
le sorelle parti alla volta d' ItaUa nel 1746. Andò
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)( i57 )(
prima a P^ma per trovare quasi neUa sua £asa il
Coreggìo , ed a Venezia per veQerare Tiziano in
grande . Ammirò in Ferrara quc' Valorosi pittori , che
colà crebbero al tempo, degli "Kstenri , e che meri-
terebbero d' essere molto più noti . '■ In Bologna si
compiacqii^ assaissimo di Nicdlimo , ééi Carractti ^ df
Guido , e di quegli altri valentuomini , i palali inse*
gnano a tutta 1* Europa y ma che ora non si sa per-
chè sieno tanto renitenti mi insegnare ai loro prò-
nipot^.
Pieno d* idee calde, è tutte j>ittoriche, incorag-
giato |HÙ',.'che sgomentato, giunse a questa metropoli
delle bèli' àcH riaolttto di non più udirne se non
pittore . Con Coreggio in mente, e Tiziano sì chiu-
se nelle camere*, del Tatieano , ove Raffaele ha la-
sciata su que' ntud la sua anima quasi dii^na , e co-
^minciò a meditelo , e phittosto a dipingerlo, che a
copiarlo . Sì provò a oHo facendo una mezza figure
della Maddalena , m» a modo suo , ed il ritratto di
suo padre . Egli diceva che erano deboli saggi , ma
non co^ dicevano gl'intendenti. Gli venne in capo di
^e alla Raffiielesca una sagra famiglia per mandar-
la al Re , affinchè la vedessero que' suoi amorevoli ,
che tanto si raccomandavano perchè egli non uscisse
mai dal past«lb . Gli mancava-.ìin modello a modo
suo per fare la testi^della Madoi^ia • La patria &
Livia , delle Giulie , di Poppea , e delle Faustino
non manca di bellezze oggidì ancoca , ma qualun-
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K i58 )(
que genera di bellezze non può èonvenire alla Ma-
dre del Redentore, ed ^li volevi copiarla dal vero.
Incontrò un giorno per istrada una bellissima emo-^
desta 9 ma povei^a giovinetta > e fermatosi, disse su*
bito; ecco la Madonna che tanto ^co . Quantun-
^e il raro pudpre ^^ nostro Menjp non avesse bi«
* sogno di custodi , mm veiine essa mai alla stanca
per esser dipinta senza V accon^pa^amento de' suoi
onorati e savj parenti • Ismaele trovò aneh' eg(i beU
lissimo it modello , ed intanto che il figliuolo lo co-^
piava , il vecchùi cdil' occhialino tacitamente lo con-
templava . La cosa £id com* era hm. naturale; Anton
Rafiaele, e la giovane s' innanomrono fieramenre>
e commciossi sotto voce tra di I^ro a parlare dì
nozze . V acconsenó T addomesdca|p Ismaele , ma
non co4 il padre della fanciulla ,* £<fhiarandosi che
non poteva darla ad un ^ovanje protestante. Dio» i
^ui giudizi sono un abisso, si jservi di queste even-*-
tualità per condurrje alla sua Chiesa il giovane arte^
fice. Le sóreDe adoravano Hno i pensici del loro
caro fratelli , qu^i ^ h4 i^ unirono anche in co^
santa risoluzione . Tremavano però a far ssqpere la
lofo immutarle volontà al J)i&betico padre . Chi lo
avrebbe creduto ? Ismaele vi aceonsenti facilisBimar
mente, purché > <^^ ^U diceva, dipingessero bene
* e con atteo^Qne , I giovinetti ^pm^asarofto il eatto*-
bcissìme li i€ luglio 1749 , e alcune settimane do^
pò Anton IMM^ ^poaò Margheritta Guaazi , che
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)( »59 )(
cuti, chiamavasi la beUa ed oxm^^ EanciuSa. .Per>-
che la festa fo6«e conqpleu la fortuna fece càpiuyre
da DreMk a |U»na m quel fraUempo V Annibali ^ .
die fu bea sorpreso irovmdo in . casa ^' suoi Mengs
iantj can^amenU.» v
O qfiù iomflcsus H gaudia quami0. fu&riadì
*Nil 0go cmUuUrim jwsmtb itmm amico •
Qisesta fu la prola vdiui > che in casa d' Ismaele si
ttdesse dì cuore e a facm sepperta . -
. L' isopensato^ can^maito di reti|pone d' Anton
Rafiaele M^^ e delle sorelle ^ l' inaspettato matrir
lAonlo contratta colla beUissìna Gmim y ma sopra
tutto V ecoèUenai dell» pklure jlstf amabile suo ma*
ri0 9 diedero da ridonar» a tutta la loquace Ri>ma ,
,ed attirarono in easa^dello sposa laohe perione ri*
spettafaii . Qi»mte vistose offerte non ^ furono fatte
per ottenere ^ lui o il ritratto veramente parlante
d' lunarie ^ o la sagra famiglia benché nofi ancora
ultimali ? Roma fu mai sempre YOgUesa , ed amica
delle nutriti .
Dopo tre amii di kmtananaa da Dres«^ comiA*
iCj^ Itsmae^e a parlare di ritorno in Sassonia > tanto.
piCi die era scorsa F accojrdatagli penaissione . L* Àn-
lubaU era ph ritornato alia corte verso la fine <M
vi749 9 ed avea prevenuta S. M. dei gran cangia^*
menti succeduti nella casa dei Mengs » e della beUk
imf^y che Anton Rafiìaeb conduceim a D«esda.
1*0 seguitò poco ten^ dc^o I^naelè con tutta la
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)< i6o K
8tMi itamj^ 9 tùM prìaui £ metlersi in viaggio vc^
emulare 1' «^aanpio d^ figiisioli f abbracctancb ancK*
egli con gran «orfresa di tutti, e impensatamente il
cattoliciamo « Solca dire per lenéér ragione di tal
novità , che una famig^a ben regolata npn dee^mm
avere due opmìom , e die non voleva sckmi in ca-
sa . La sola che ottniatam««le guastò quetia umfor-
aùtii, fu la serva , che non v<oUe nm mtender ragio-
ne • Le donne 9 quando non vof^no, sono le pia
diAotU ad esser coMviiite . Rividbro il Mengs con
piacere il Re^ e la Regina 9 massime quando- pre-
sentò loro le sue romane primisie a olio , cioè la sa-
cra famig^a . Gii iuttndend riconobbero in lei la cor-
rettissima scuola di RaflERfe d* Ufkino , ma i meno
intendenti si fermavano a lodare ndla Beau Vergine
la rassomiglianza , ed i bei tnUjd della novena mo-
desta sposa del pittore • Le vive beUeeze hitfino tan-
ta forza f che ogni rappoelo ad esse ferma 9 e piace.
Conoscivi che ebbe il Re quai progressi avea
fatti in «Roma nel dipingere a olio Anton Raffieiele ,
gli ordinò il suo ritratto e quello dteUa Regina ve-
.etiti alla reale , in piedi , ed in grandezza mrf^uraie •
Mr. de Silvestre , che avea fiAto ]^nma gli stessi tir
tratti 9 avendo saputo tale ordinazione , e vedendo M
nuovo e bello stile ddla sacra feniiglia, cominciò a
lamentarsi della sua rovinata salute, e del rigido cip-
ma di Germania . I medici , che anche in Sassoaiia
•ono, coaaie altrove, compiaoenlissimi 9 gli fecero tutti
gli
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)C i6i )(
gK attestati eli questa verità , in vigore de' quali egU
Qtlenne la pèMoiasiQne di ritirarsi a Parìgi coli' intera
sua pensione •
L' ordine della narrazione richiede , che qui do-
nili da. me qualche periodo anche alla magnifica real
Chiesa Cattolica di Dresda , giacché essa fa grand'
onore al giovane Mengs , senza il quale sarebbe for-
se restata molti anni ancora inutile » ed incompleta •
Non potè la C^rtuna aspettare il lento corso degli an-
ni per farlo entrare nelle più gran cose. Avea fino
dal 1735 fatti gettare i fondamenti di questa gran
fabbrica Augusto UI. , in una bella piazza fra 1' El-
ba , ed un lungo fianco del palazzo ElettoraU .
L' Au^ta casa di Sassonia dal suo nuovo cattoUci-
smo in qua non aveva avuta che una troppo angu-
sta y e precaria Cappella dentro all' antico teatro di
corte . Di questo nuovo tempio era stato ^architetto
uno spiritosissimo Romàno chiamato Gaetano Chiave-
rì , il quale , d(^K> di avere servito per varj anoi ai
caprioci architettonici di Pietro il Grande ia Pietro-
burgo, ^era passato agli stipendj del Re Augusto in
Varsavia per edificare un ponte sulla . Vistola , ma
che poi non si fece. Ritrovò il Mengs al suo ritor-
no in Dresda quasi che compito questo edifizio » e
ritrovoUo corrispondente alla pia magnificenzia èel
fondatore , ed alT enorme spesa che aveva costato ;
. ma trovò altresì con sua grande sorprésa > che tutti
i lavori erano da qualche tempo sospesi . ErasI spar-
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)( i€a )(
la poco prima , noji éì sa per qoal motivo , la voce
che la volta della gran- navata di messo mmacciava
imminente rovina , e lutti dicevano che sardbbe in-
falKbiimente caduta al pia tardi nel togliersi le im-
mense armature , che tuttora 1* andavano sostenendo .
Ogni notte V atterrita città s* aspettava di sentire
Torribil fracasso di tanta rovkia, come vai) anni so-
no aspettatasi Roma la caduta della più bella e pia
gran cuppola del mondo , benché dòpo abbia poi
riso del suo inutil timore . Se 9Ì eccettuano le prime
Basiliche di questa capitale, non ha essa im tempio di
maggior grandezza della Chiesa cattolica di Dresda.
Da ciò giudichi ognuno dello spavento univei*sale a
sì vasta minaccia . La verità / che alle corti si fa
strida tanto difficilmente fra le guardie dd corpo ,
e che quasi mai non può giugnere al trono dei Re,
non poteva presentarsi nel suo candore al Monar-
ca . Voleva egli medesimo andare a visitare tanto
disordine , giacché le sue rare ^ cogsiziòni nelle bel-
r arti r^ avevano bisogno per ciò degli oech^ d' al-
tri; ma come farlo se i pianti della Regir^, quelli
de* loro numerosi e teneri figli, e le pia forti rap-
presentanze de' .prihcipatli ministri di corte lo tratte-
nevano 7 Tròppo grande era il comun timore , se
una vita si cara corresse anche il pii\ rimoto rischio .
Invano giurava sulla sua testa l* addolorato archi-
tetto, die non v'era pericolo, ed invano domandava
pietà ai primi mJTrisiri; egli non sentiva rispondersi.
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)( i63 )(
che dell* ignorante • li. solo che gen^rpsamente lo
andaya eompatbndoi era il H$ > che^ persuaso della
perizia del Cliiaveri, attribuiva tanta disgrazia piullo-
sto air instabilità del tarren^ vicino al ixume . Dioano
i professi se v' e momento di questo più terribile
per un jpovero architetto . Giacevano intanto sulla
riva dell' Elba i monti di marmo venuti da Carrara
per selci?ure la Chiesa, e restavano inutili le nume-
rose , e belMttime statue colossali di pietra di Pir-
na^(^e il Mattielli celebre scultor Vicentinp colà .
chiamato aveva preparate per coronarne tutto rester-
no circondario fastigio . Anton Raffaele , compassio-
nando colla sua beli' anima T infelice , e. quasi ^-
bandonato Ghiaveri, andò imperterritamente con i^i,
e cbn Ismatle ad osservare e replica tamente tutta
la immensa fabbrica , fì dopo , dtligeìfitissin^o esame
riconobbe il panico timore, per non dire la maligni-
tà.de' relatori. Nel tempo che egli stava dipingai-
ào il Re, momenti ordinariamente fortunati per un
pittore , entrò con franchezza in quésto disperso , ed
ebbe il corog^o di . scoprirai il mistero . Benché
sia molto facile il credere quello che si desidera,
S. M. non -voUe fidarsi ad un, giovinetto qual era il
Mengs , ma diede ordini cosi severi., che la verità
finalmente giunse a mostrarsi. Qual piacere, quale
allegrezza di tult' i buoni quando seppero 'che non
v' era più nessun perìcolo ! Quanti amplessi no» fu-
rctno.dati a questo onorato adoltscente dal, vecchio
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)( i64 )(
canuto architetto , che lo chiamava pul^)licamente il
suo liberatore, il suo padre ! L' abbandonata £d>bri-
ca ripigliò il sao corso , e que' gran muri , ai quali
nessuno pochi giorni prima ardiva accostarisi, si vi-
dero improvvisamefìte coperti da un imme^iso po^
polo d' artefici , che in pochi mesi condussero la real
Chiesa di Dresda a glorioso compimento .
Eira impaziente il Re di vedere eonsecrata que-
sta sua grand' opera , ma vi mancavano internamente
aneora tre quadri, che potevano dirsi i più in^pr-
tanti, quello cioè dell'aitar madore > e quei due'
laterali e più piccoli , che sono in Eeiccia alle^ tribù*
ne dei principi. Tutti tre furono assegnati in pre-
mio del suo valore al nostro Mengs , ma essi èrano
un lavoro d' anni , ed il Re voleva aprir»la sua Chie-
sa . I due minori Furono condotti a fine da Anton
Raffaele in poche settimane , giacché la Regina per
compiacere il Re così volle , ma Anton Raffaele non
ne fu mai pienamente contento . Rappresenta V uno
la Concezione della Madonna, e F altro il sogno di
S. Giuseppe. In tanto che egli dipingevali , fecesi
fare per V aitar maggiore un gran quadro a tempe-
ra non so da chi , per riempiere il vacuo finattanto-
che il Mengs avesse compito il suo . Per gli altri'
quadri delle Cappelle laterali essi erano già stati pre-
parati , e giacché le notizie pittoriche sogliono ^oggi
essere ben ricevute, dicaci qid che quello dell' altare
d^l Santissimo , e che. rappresenta la sacra cena, è
N
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)( i65 )(
di Mr. de Silvestre, quello della Gippella destinata
al S. Sepolcro nella settimana santa è di Hutin se-
niore , pittore pure al servizio di S. M; , e rapare-
aenta le Marie piagnenti a piéì delia Croc^ , ed è
bellissimo. Quello della Cappella dì S. Benone prò-
lettore della Sassonia, e Vescovo di Meissen figura
il Santo , che ^ predica ai pagani deUa sua diocesi ,
opera spiritosissima di Stefano Torelli Bolognese.
L' ultimo è di un certo Palko Boemo , giovane allora
di gran foco, e rappresenta S. Giovanni Nepomu-
ceno , quando annegato e tutto grondante acqua vie-
ne con gran fatica cavato dalla Moldava . Chi non
lo sa, direbbe che è opera del Piazzetta , tanto è
nella sua maniera ; tutta macchia e foco .
La nuova chièsa fu consecrata veramente con
reale magnificenza l'anno lySi da Monsig. Alberico
Archinto nunzio allora, a quella corte , e vi accorse
un popolo infinito di tutte le religioni per vedere
una si bella , e per loro tanto nuova funzione . Era
questa la prima volta dopo due secoli, che vede-
vansl fumare in Sassonia e con, digi^ità incensi ,aila
Santìssima Trinità , a cui è dedicato questo santo edì-
fizìo . Tutt' i cattolici ringr^arono Dio di cuore , ma
r Architetto lo ringraziò sicuramente più d' ogai al-
tri , e seco luì Anton Raffaele .
Qui sarebbe il luogo di dare un' idea di questo
bel tempio, ma, correndone pubblicamente le stam-
pe, la crediamo cosa imitile. Diremo solamente che,
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)( i66 )(
siccome T Architetto nel fondarlo ha imitata la soli-
dità del Vignola o del San Gallo , sarebbe deside-
rabile clie le colonnate , le finestre e gli ornamenti
fossero piuttosto Palladiam , che Boromineschì . Di-
casi però a siia lode che ha perfettamente adempiti
i molti scopi necessari lììelle chiese delle cprti seco-
lari j nelle quali v' è bisogno di gran gallerie ^pe-
riori per le tribune dei Sovrani e per le loro guar-
die , e gran ringhiere intorno per le Dame , pei Ca-
valieri , e per gli altri iDrtiglani che non devono ac-
c^miufiarsi col popolo . Le chiese delle corti sono
una specie di Teatri . sacri . Una chiesa cattolica in
Dresda poi ha bisogno d* ulteriore ispezione, perché
vi vuole uno spazio successivamente esteso per farvi
con dignità quelle solenni processioni, che a cagione
deUc costituzioni della Sassonia non possono farsi per
le pubbliche strade come da noi . A tutti quésti og-
getti ha ingegnosissimamente soddisfatto il Qiiaveri ,
e nulla manca al compimento del suo edjHzio, se non
che la gran navata di mezzo sia dipinta da Anton
Raffaele , come a lui il Re aveala destinata, e come
sarebbe già fatta , se le disgrazie della Germania non
lo avessero impedito . ru in questo tempo ^ che An-
ton Raffaele , benché all' età di soli 28 anni, non per
cabale di corte,, non per favore di donne, ma per
suo vero merito fu dichiaralo prìmo pittore di S. M. ,
e fugli accresciuta la pensione di mill<e scudi • Que-
sto però fu poco m paragone dei re^di e dell' axnQ"
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)( i67 K
re , che avevano per lui, e per le sue degne sorelle
il Re 2 la Regina , il Principe , e Principessa eredi-
tar), tutta la Colte ^ e la intera città.
Ma , oh incostanza delle caduche umane cose l
Chi da tutto il fin qui detto non avrebbe invidiata la
sorte di Anton .Raffaele Mengs ? Eppure gft prepa-
rava il destino la pia forte sonarezza, di cui sia su-
scetty^ile un' anin^. oiforata , tenera , e riconoscente
qual era la sua • Ismaele si era creato da se stes^
cassiere imiversale della casa , e senza verun compli-
mento incassava a sua disposizione le pensioni di tut-
ta la famiglia, lo che faceva la somi^a di aaoo.
scudi annui. Tenace economo, non era sempre libe-
rale quando trattayasi di fornire il nGcessario mante-
nimento ai figliuoli, ed in particolare alla «nuora av-
vezza alla prodigalità romanesca . Fec^ essa parlare
con tutta la figliale modestia a nome del marito al
padre . Anton RaHaele medesimo gli mostrò la spo-
sa gravida , e bisognosa di maggiore assistenza ; tutto
fu ascoltato colla solita taciturnità , e inutilmente .
Tale contegno turbò non ' poco quella pace , che è
tanto necessairla ad un pjttt^re, giacché le pitture so-
no come le poesie, le quali
... Proveniunt animo deducta sereno .
Lungo e forse dispiacente sarebbe a taluno il narra-
re le convulsioni domestiche di questa buona' figliuo-
lanza , alle quali non poco coritribuiva ancora V ascen-
dente, che la serva d'Ismaele aveva sugl'animo del
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.)( i68 )(
suo padrone . Basterà il dire , che se Anton RafiaeU
ha mai dato segni dì prudenza ^ di disinteresse y di
rispetto figliale , e di quel sangue freddo , che egli
non aveva ìivuto certamente dalla natura, fu in quel-
r occasione . Pretendeva Ismaele da lui gran cose in
ricompensa della sua educazione , ed in fatti pei
quieto vivere gli furono ceduti tvilt* i proventi de'la-
vori da lui e dalle due sorelfe incominciati, lo che
ascendeva^ ad una somma rispettabile , e contentaronsi
. i giovani della sola loro • corrente pensione . Tornò
in tal modo , è vero , un* apparènte pace in pasa , ma
non la tranquillità nel cuore d* Anton Raffaele , do-
no difficile in chi lo ha avuto dalla natura dì tem-
pera coàl buona , e sensibile . A lui parca sempre
d* essere ingrato verso Un padre , a cui tanto era ob-
bligato , specie di tormento , ch« le anime mal or-
ganizzate non conosceranno mai • Ecco in pochi
giorni la famiglia dèi Mengs divisa d* interessi e di
tavola, ma non divisa dì domicilio, situazione an-
ch' essa difficilissima per ameftdue .Fu in questo
tempo per lui d'afflizione, che fece i bei ritratti dei
Reali Principe , 6 Principeésa ereditar j in grandezza
naturate, opera che non mostra però le critiche cir-
costanze dell' artefice ,
Era nato a questi reali spòsi alla fine del 1766
il primogenito della Sasisonia, che è l'Elettore d'og-
gi giorno , dono veramente del cielo , dono tanto
'desiderato. Pochi mesi dopo i¥i si fausto avvenimen-
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)( 1.69 X
to bramarono i reali genitori di averli^ il ritratto in.
grandezza naturale dalle mani del Mengs .Per mag-
giore soUecitudine egU H fece a pastello, e sederne
sopra un gran cuscino di velluto cremesi , e chi lo
ha mille volte considerato^ assicura ,^ che non^ puossl
veder cosa né più vaga , né più galante . Volea il
piUore farlo fanciullescai^ente in camìsda, quindi né
il volto 9 né r abito , né la chioma poteano indicare
se fosse Principe o Principessa , ed era il easo d'Orazio
Solutis crinibus , ambiguoque vuliu •
Mengs ^ senza ofifendere^la dignità del luogo, e d^U
so^tto, lo ha bìzzaramente posto in tal mossa, che
non resta luogo ad equivoco veruno . U suo real
padre ne era tanto contento , che teneva questa pit-
tura vicino al canapé, su cui pur troppo ha passato
gran parte de' suoi brevi giorni, e davagli un bacio
quasi ogni volta che lo portavano nella camera, co-
me, al dire di Svetonio, ad una simile imma^nè d'un
bel figlii^olino di Germanico ne dava uno Angusto
ogni volta , che usciva dalla sua .
Aveva incominqii^o intanto il riconoscente Mengs
un ritratto a olio di grandezza naturale fin sotto al
ginocchio al suo sonico Annibali per indennità di
quello a pastello, che si era ritenuto il Re; ma era
•COSI assediato da altri lavori , che non poteva andar-
vi mettendo mano , che inCerottamente .
La Regina intanto denderò dalla Signora Tere-
sa Concordia Men^a. una oopia in miniatura della
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)( 170 )(
lampu notte del Coreggio . Dopo vai lavoro ià molftt
mesi fu (juesta cosi ben condotta , che il Careggio
steMO si. sarebbe compiaciUlb di vedersi ridotto tanto
felicemente in sì piccola , ma gentile statura . Il bel
colorito di quel tondeggiante > ed allegro pittore vi
è conservato maravigliosamente , com* apcbe le infi-
nite sue grazie | e quella vanezza, che lo distingue
da tutti f^ì artefici : vaghezza egualmente difficile a
spiegarsi $ che ad imitarsi .
Amato Anton RafEsiele da tutti , concepì ^ starei
« per dire per sua disgrazia y yna caldissima amicizia per
lui il Cavaliere Hambury Williams Ministro allora
d* In^lterra alla corte di Dresda . Uomo di mag-
gior ingegno , ma nello stesso tempo più impetuoso
di kù| non abbiamo mai veduto. U suo nome è ab*
bastanza noto nelle croniche d' amore , e nella sto-
ria ministeriale d' Europa de' nostri giorni , ma non
a tutti è nota la sua lugubre fine . Dopo la più lu-
minosa ambasciata da lui. ultimamente sostenuta ih
Russia y morì logorato dalla sua vivacità , rinchiuso ,
e furibondo in una sua casa di campagna in Inghil-
terra, pianto da tutti , compatito da pochissimi. Vio-
lento nelle sue passioni , lo era anche nell' amicizia
. d' Anton Rafiaele , e parea che e^ non potesse
più vivere a^nza di Fui . Qutstò importuno affetto di-
straeva non poco il nostro occupatiasìmo giovane , e
lo-*inquietava . A lui pure j per timóre di peggio ,
convenne fare il ritratto^ ma per la sollecita sua im-
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K 17' )(
pensata destinazione a Pietroburgo il Cavalier Wil-
liams dovette partire, ed il ritratto restò incompleto .
Non è gran tempo che era qui In Roma in casa dèi
Mengs ) e chi ha conosciuto quel singolare ^Inglese
e veduta la pittura, dirà se è possìbile il fare testa
più somi|^ante « A me pareva che fosse bollente e
viva , com' era F originale •
Il Re» che amava il Mengs , ma con {^ù pa-
catezza I e dignità del Williams , sollecitava il suo
gran quadro per la nuova chiesa, e sollecitavalo con
tuono clemente s) , ma da Sovrano . Di varj^ argO"
menti presentatigli dal suo pittore, e tutti abbozzati
in piccolo, scelse' S. M. quello dell' Ascemicme di
N. S, Vi si vedevano gli Apostoli , che aveano un
misto in faccia di ^lore per essere abbandonati dal
loro Maestro che volava al cielo, e di allegrezza per
la compita umana redenzione. Dichiarò Anton Raf-
faele al JRe che non poteva eseguire tant' opera, ed
in si vasta grandezza, se non gli si permettev« di
venire a" lavorarla in Roma , e i>er cosi dire sotto
gli occhi dì Raffaele d* Urbino . Glielo accordò beni-
gnamente il Monarca , il quale capita la verità di
tal preghiera , e capiva ahre^ che questo era il solo
mezzo dì sottiWre da tante importune richieste il suo
troppo compiacente artefice . .11 solo , a cui prima £
partire volle assolutamente finire il ritratto , fu f ami-
co Annibali . AlTEOIflO Raffaeis Mbngs DIPtRdB
L'AJaiCO DOBIENICO ANNIBALI L'AIflfO I75a è la
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)( 172 )(
tenera Ì8cri$ione , che per memoria vi pose in un
angolo . Finlllo la stessa notte precedente alla par-
tono f ed avendogli comandato preventivamente il
Re di portarglielo tostpchè fosse finito , Anton Raf-
bàe cogH stivali in piedi glielo portò la mattina a
buon* ora , e quand* erano già attaccati i cavalU . Rqf-
Jiaele mio , gli disse S. M. y io tro90 in questa tua
pìUuff^ un non so che di piit Jino , ch^ non trovo
nelT altre da te /atte per me. Sì, Sire, rispose il
BSengSy v^ è V ^Amieo f genere di persone che i Re
rnm hanno . Gli nùse Augusto ridendo la mano sul-
le spalle) e datagliela a baciare gli di^e : Hai ben
ragione ; buon viaggiò , metti V Amico anche nel
mio quadro quando sarai a Rotna , Mengs si com-
mosse a tanta clemenza , ma molto più si sarebbe
commosso se avesse preveduto , che quella era V ni-
ihoB yolta . che parlava a quell' adorabile padrone , e
padre , e che il Re non avrebbe mai veduto U qua-
dro che tanto^ desiderava . Chi negherà che Àon sia
una fortuna pei mortali. V ignorare il futuro delle
umane cose ?
Parti quasi piàngelido Anton Rà£Eaele dalla sua
patria nel mese di settembre V anno 17 Sa verso l'I-
talia, e seeo lui pard la moglie con una' bambina al
seno , e le due sorelle Teresa G)ncordia , e Giulia ,
che non veliero staccarsi • dall* amato loro fratello .
Ismaele restò soletto in Dresda colla serva , e pro-
vò allora la pff«na volt^ quella specie dì dolore che
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)( 173 )(
1 soH padri possono concepire j quando non vedonsi
piò vicini i loro figliuoli. Era stata fierissima certo
r educazione che a lóro egli avea data , ma non per '
questo amavaU meno teneramente , benché alla sua fé-'
roce maniera. La partenza di Mejrig? fu improvvisa,
e desolò quasi tutt' i giovani mariti e gli amanti Sas-
soni f perchè tutti contavano di avere bellissimi ritratti
da luì. La carrozza d' Anton RaB&elè fu seguitata da
un carriaggio carico di modelli ^di gessi presi dal-
l' antico che ritornavano^ a Roma , e da varj subl^',
intorno a- quali erano rotolate le incominciate pittore
dì di£Ferenti persone, e che egli onoratamente sì
prometteva ài finire in Roma . Affinchè nessuno pò*
tesse lamentarsi d' essere preterito, v'erano fino i due
gran ritratti Sei Re e della Regina appena abboz-
zati y giacché non avevano di finito che la testa .
Rivide con gran piacere 1' augusta Roma, che
le ritornasse nel seno Anton Raffaele da lei amato
e considerato ormai per figlio , com' egli rìguar-
davala "per madre , o almeno per amorosa nudrice .
Poco dopo r Accademia di s. Luca lo annoverò tra*
suoi Accademici di merito , cosa insolita trattandosi
d* un giovane di 2Ì anhi . L' età degli uonuni dotti
da chi è tale non numerasi che dal sapere .
^ Lord Persy Duca di Northumberland pieno H
stima per Mengs , e di cognizione per le belT àrd
determinò far dipingere le copie delle quattro pid
famose pittvufe di |Voin9 in grandezza eguale 9gli ori^
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)( 174 )(
gìnalii e voleale dai quattro più insani p^naelK di
^piftst' Accadeaùa . La prima fu il trìonFp di Bacco ^
e d' Arianna di Annihafó » T altra P Aurora di Guido ;.
le nozze di P«|ìche col convitto , e la scuola d' Ateae
amend(ie di Raffaela furono V altre due . Qucf t' ul-
tima, come la più dii&cile e più composta, Fu com-
messa al nostro Mengs , ed h incredibile Con quanta
allegria vi mettesse mano . Fra tutte 1* opere di Raf-
bude ài Urbiito la scuola d' Atene è stata mai sem-
préy e con ragipne, la favorita d'Anton RaflBuele .
Il premio, che ne ricevette, fu proporzionato alia
bellezza della copia , che sorpassò le speranze ài
Mjlgrd, ed alla sua non comune generosità. Par
singolare, che l' Inghilterra .paese di tant' ingegno
-produca sì gr^ numero di conoscitori nell'arte del*
la pittura , e si munifici rimuneratori , e non abb^a
mai ne' passati tempi almeno prodotto un pittore di
storia, che meriti di es^re messo tra gU ec«elfen-
tissimi. Si direbbe che agi' Inglesi è più facile lo
scoprire i più profondi segreti della .natura , che il
copiare col pennello le azioni degli uomini. Sia
detto senza vanità , all' Italia sola era riserbato , al-
meno ne' passali secoli , l' onore di far 1' uno e^ l'altro.
Cominciò allora Anton Raf&ele anche il gran
qi&dro per la.CJùesa di Dresda, e lavoravalo c^
grand' attenzione e calore , quando vidoyi compone
ìimprovvisaineRte Ismaele che egli credeva in Sasso-
nia . L' ioagustia della casa , in cui abitava Anton
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•)(• 175 )(
Bfif&ele «olja moglie e colte sorelle , fu giusto mo-
tivo perchè il novèllo arrivato prendesse alloggio al-
trove, ed m tal modo, malgrado tanto pericolo , con-
tinuò la pace nella famìglk '.- Non era già , che il
noftro giovane pittore non vedesse volentieri il suo'
caro padre e maestro , ma quella serva , che questa
volta ancora lo aveva accompagnato , non istava be-
ne fra tante ìdtre donne ;
Perchè ove dùnne son , sempre son risse .
Rispettisi questo verso , perchè è del gran Poeta , che
più d' ogni altri conobbe il devoto feimnineo sesso .
Regnava in quel tempo Benedetto XIV. grand*
amico delie beli' arti , e degli artefici , e stimava an
d/ egli moltissimo il Mengs . Distratto in quegli ul-
timi anni del suo pontificata da mohi incomodi di
salute , e da mille faticosi pensieri , non potè impie-
garlo com' egli avrebbe desiderato. Per contrassegno
però della sua stimagli conferì spontaneamente quel-
la croce equestre , che i Pontefici oggidì hanno de-
stinata per gli artefici che si distinguono , come per
loro hanno oggidì destinata quella di san Michele 'i
Re ^i Francia . L' eccellenza nelle belle arti ha dì-
ritto d' essere ricompensata , e i gran Principi non
r banno mai negletta .
Era ritòiuiato poco prima in Roma dalla sua
lunga nunziiatura di Polonia Monsig. Aft^hinto , e fu
incaricato del governo di questa Metropoli . Gran
fautore di Anton Rafi&ele da lui confiden^mente
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trattato in Dresda , amava moltasimo a trattcnerai
eoa luì . Gli uomini dopo lunga aaseniia dalla patria
rivedono <^n gran piacere coloro che hanno cono-
sciuti in paesi esteri) ma molto più quando sono sta-
ti testimoni della loro fortuna . Mengs aveva veduto
quell' impareggialMle Prelato fare le delizie della real
casa di Sassonia , è Monsig. Archinto aveva veduto
lui crescere in valore di giorno in giorno , ed ecci-
tare la maraviglia della corte , e della capitale .
Dopo di lui giunse a Roma sotto gli auspicj del
suddetto Prelato anche il celebre Giovanni 'Winkel-
mann.) e questi pure unissi strettamente con Anton
AafE^ele • Cominciarono a meditare insieme V antico ,
massime la bellezEa delle semplici fisonomie nelle-
statue Greche» tanto lodate oggidì da tutl' i proies-
«ori , e poi così poco da loro imitate .- Siamo cer-
tissimi , che è alla penetrazione di Mengs , che quel-
•f erudito tedesco è debitore di mqlti di que' bei lumi
che egli ha sparsi dappoi nella sua Storia deWArti^
e nelU dottissima prefazione ai Monumenti inediti .
Bisogna però confessare , che anche Anton Raffaele
innamoroséi della bella severità nelle greche scultu-
re , e della erudizione antiquaria per gì' insegnamen-
ti del Winkelmann . I grand' ingegni non possono
comunicarsi le loro idee senza reciprqcamente arric-
chirsele I ed erudirsi . A loro si aggiunse la magi-
* strale pratica , che aveva nell' antico il buon Cardi-
nale Alessandro Albani , al quale solevaiio ncorrere
amen-
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K 177 )(
amendue come al P^Mr^ie della bellezza antica e mo-
derna quando non s' accordavano ne' loro sentimen--^
ti . In somma Mengs y e Winkelmann si formarono
reciprocamente, \ e se quesl' «ultimo si spòglie final-
mente della scorza pedantesca, che aveva seco por-
tata dalla solitudine di.Netnitz, è bene«l Mengs ,
il quale non T aveva mak avuta , che egli n' è obbli*
gato. Chi ha l'onore di scrivere queste memorie si
è trovato ^qualche volte presente a tali loro discorsi ,
e ne è testin[io|uo vivente •
• S' innamorò tanto, dell' antico Anton Raflaèle ,
che con||^iò a raccogliere anc]|e g(Ai ^ande spesa
quanti vasi etruschi ^dipinti egli scopriva i Oltre all' e-
leganza delle loro Forme, diceva, che vi trovava di»
segnati sopra talvolta bellissimi tratti e mosse feli-
cissime di figure , dalle quali poteva tnoltp imparare
un professore . Sia detto qui di passiaggio , che que-
sta bella raccolta è entrata dappoi nella Biblioteca
Vatio^ia , la quale anche in tal genere d' ornamenti
possiede fesoro immeiiso , e vi è entrata in« isodo ,
ohe sarà sempre probléoiatico ' se sia stata maggiore'
la generosità del raccoglitore che la cedette , o della
Biblioteca che la ricevette*^ '
Ismaele che , coann abbramo detto , sjl' esempio
de' suoi ^gliuoli aveva abbracciato^ Il cattolicismo, co-
minciò a catechizzare, benché alla sua maniera, la* ser-
va , la quale sino 'all' anno i755 era stata tenace-
mente attaccata al suo luteranismo . Il catechista riu*
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sci tanto efficace, che la persuase ^ ed eaia pure tnr
trò nel seno della vera Chiesa • Ciò non bastogli y
perchè in premié di tanta docilità e della sua buona
fede y anche per coniglio di qu^Jche Ecclesiastico ,
si uid finalmente con lei in mitrimomo ^ ed ecco la
nuoTa proséltta diventare la Signora Catterina Mengs,
Ip i^e guanto piacesse ai figliuoli d' Ismaele facile
sarik V indovinarlo . 'Queste nozze perj^ ebbero un^ -ot-
tima conseguenza per lo sposcT, perchè , dbpo qual^
che tempo essendo egli statto attaccato da una para-
lisi ap^Iettica, la signora Catterina gli fu di gfàn4'
ajuto e consoh&ionei^ -0
Poco tempo dopo cominciò Anton Raffaele a
vedersi la casa piena di' ^ventù massime ' oltramon-
tana y la quale veniva a domandargli istruzioni nella
pittura . Non ricusò egli mai assistenze a ohi ne lo
richiese, ma facealo coi^ tale modestia , iche chi non
Farvesse saputo avrebbe detto, che egli non era che
upvloro condis^polo, o per dir meglio, eh» tutti
studiavano insieme . Bello era il vedére molti di quei
sti scolari pii^ attempati del maestro pendere tutti
dalla sua bo^, ma molto pìA bello vederli tutti an*
dare con lui la sera al Campidoglio a copiare il nu-^
do . Egli avea ben rag^ne , perchè costui , come la
cote d' Oifazio ^ senza saper disegnare è 11 migli(»re
di t'utt'i maestri di disegno, ^ guai^a que' pittori che
non vanno a scuola da lui .
Fra i molti scolari era predifetto il sig« Antonio
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Maron Yiénneae , e beh con ragioiae» per le belle
speranze *che dava ,e che hanno abbondevolmente
corrisposto AH* éspettatione . Non «i contentò il
Meng» di distbguerlo , perchè se lo fece cognato
dandogli in mo^e la Signora Teresa G>ncordia
sua dileUa sortila. L' altra ehi^miata Gìuììsl^ donò
poi a Dio in un Monistero, dt Jesi i rari talenti/
che a lei pure avea compartiti per la miniatura .
Nel 17S6 a* era accesa la gtierra in Sassonia,
e le pensioni di quella real corte furono sospese .
Crebbero però talmente le conunissipni estere aji JM^engs
già celebre i^U' fiiuropay che la sua crescente fa^
miglia cpiasi non s' accorse di tanta mancanza • Ih
quella dura circostanza Anton Raffaele non mancò
di sollevare il padre infermiccio > madama Cat-
tèrina , che non tardarono molto a ritornare in Sas«
aonia . Bellissimo ritratto aveva fatto al suo amabii
protettore Monsignor Archinlo quando fu credito Car-
dinale , e fatto Seg^retario di Stato, e quest* opera
d' impasto veramiente ccnreggeseo vedesi oggic^ an-
córa in un^ anticamera dell' Eminentissimo Àrchinto
suo nipote , erede delle' incomparabili qualità, e
cortesia dello Zìo .
Invogliossi allora di dipingere a fresco , genere
di lavoro che parca non accordarsi coir estrema sua
naturale diligenza .«(^nuno, sa, che il fiasco richie-
de celerità , njk ammette gran pentimenti , perchè dee
• farsi sulla csilce frescate prima che s' asciughi . Ne .
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)( i8o )(
fece varj esperiménti , che gK riuscirono benis^mo ,
ed allora t* accorse quanto gli era utile il non aver-
gli mai permesso il savio padre, che quando stu-
diava facesse uso della 'dannosa facilità di calcare, o
lucidare i disegni. Erasi allora edificsfta di nuovo in
Roma la Chiesa di S. Eusebio de' Monaci Celestini ,
ed egli la credette un luogo- opportuno ^per fare il
primo esperimento del suo nuova genere di pktura.
Fu ben sorpreso 1* Abate quando vide, questo trop-
~ pò celebre giovane / che venne umilmente a doman-
dargli la grazia di poter dipingere a fresco e gratis
la gran volta deUa Chiesa. Condiscese con infinita
benignità il Padre Reverendissimo , e cominciossi sen-
za ritardo il lavoro , che fece la maraviglia di tatti
gì' intendentr, perchè veramente pare a olip. Il Pa-
dre Abate che avea preso gusto a tanta umiltà , lo
preg& a fargli ancora un^ quadro da aliaste pel Mo-
nistero ^ Sulmona , e questo pure fu fatto, senza ri-
tardo y e quasi con eguale generosità . Queste son
cose y che non possono dirsi che. #'un Mengs .
Era morto frattanto Benedetto XIV. , ed a lui
successe Clemente XIII. I teneri generosi Nipoti di
questo Sovrano desideravano dalla mano sol^ di Mengs ^
il ritratto del loro ottimo Zio , giacche i ritratti dei
Pontefici in Roma sono "per lo più lavoro di pittori
quanto solleciti , altrettanto me<)iocri . Ne fece due
di grandezza naturale; , ed a sedere , uno cioè per la
casa Rezzonico in Venezia f ed uno per quella di
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)( i8i )(
Rema > e questo fa giudicato, degno delia più bella
e ricca cornice d'argento dorato, che siasi forse mai
fatta, perchè» dtre ali* essere somigliantissii](ie , è nn
capo d' <^ra di pittura , e di colorito .
Il Card. Alessandro Albani determinossi allora
ii commettergli la pittura della volta nella sua bellis-
sima -villa di porta Salara, in cui non si dava luogo
che a cose eccellentissime . Vi avrebbe messa mano
sud^'to 9 ma la Regina di Napoli $ avendo saputo dal
Re Augusto suo padre €[ua)rilo valente fosse il Mengs,
e quai bei ritratti avea iatti per la real casa di Sas-
sonia y impcj^ò il Monarca suo sposo a commettergli
un quadro grande per la cappella di Caserta, ansi
gli Cece dare il soggetto della presentazione di Ida*
ria al tempio . Faceasi la Regina unir nobile vanita ,
che nella più bella residenza del monda vi fosse un
quadro d* un suddito , • o piuttosto d' un allievo del
Re suo padre . £ incredibile 1* amore , che quella
real sovrana mantenne sino all' immatura sua morte
per r augusta casa-, #ve nacque , e per tutt<f ciò che
veniva dalla sua bella patena . Penetra il Mengs la
segreta intenzione della Regina , e s( accinse con
incredibil calore 4i farle onore , lo che ritardò la
fine dell' n^ra più di quello , che le LL. MM. cre«
devano . GU uomini granAi sono per Io più lenti
nelle loro opere , ma non si lusingassero poi per ciò
tutt' i lenti d' essere grandi . Il Mengs volle portare
in persona il quadro alla Regina, ma giunse pochi
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)( i8a )(
gionu prima ^ che dUa col Re partiase iJU vojka.di
Spagna, ove andavano ad occupare quel Irono che
avevano ereditato . Quanto piaced9era ai Re il qua-
dro y e li dipintore ti congetturi dall' averlo dichia-
rato allora S. M. suo Pittore , e dall' avergH la Re-
gina rimpr'overata con somma clemenza la tai^dane»,
perchè, come ^ disae , avrebbe desiderato sviare
dalla sua mano il ritratto . Lo JattU JiKt% a Ma--
drid, disse il Re aH' augusta console, p$r^hè M^ngs
non tenderà a seguitarci»
Intanto eh' egU restò in Napoli, 'fece il ritratto
del nuovo Re, e di alcime Dame di corte, e tutte
furono contentissime , cosa assai rara . Molti più ne
avreU>e fatti , se la volta delb galleria nella, v^
AUnini in Roma, che aveva prpmessa al Card. Ales-
sandro , non r avesse ijdiiamato a' Roma. Venne,
, la fece, e vi rappresentò il monte Parnaso con Apcdlo
in compagnia delle Muse , ed il lavoro jnèrilò 1* ap-
provazione di iutta <[ue8ta dilEcilisskna capitale. La
più belli dì quelle Muse è ceRbre per essere il ri-
trito d' una Dama romana .più bella di Melpome-
ne^, o di Calliope, ed è uno de^ soli^ capricci dei
pittori . Anohe nel quadro di -Caserta egli avea di-
pinto se stessi», e la moglie . %
Lung0^ sarebbe il noverare <fà tutti ^ akri
quadri d^ Mengs spinti tn questo spazio di ten^
da noi ]^rcof so . Vedasi non ostante la nòta d^Ie
opei;e del nostro Mengs che porrmaam nel fine di qu*-
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)( i83 K
'^o libretto • Diremo bene ^ qhe di ' giorno in j^orno
^ da Francia 9 che dallVInghilterra gli venivano grandi*
ordinazioni y le quaH oltre a molta gloria gli assicu-
ravano on lucro considerabile , benché questo sia stato
mai sèmpre V ultimo de' «loi pensieri . Tutte jperò
rimasero sospese «on dispiacere universale , perchè
giunlf prosperamente ih Madrid i nuovi Sovroai chia-
marono sòUeipitamente colà il Mengs coli' annua pen-
done di scudi Godo 9 ed altri comodi ed onori» Noi
aiugfbhmo altrettanto ai moderni professori di. pittura
nostri ionici , ma per ottenerlo non basta essere per-
suasi di meritarlo . • ^
Con augurj si fkuSti partì da Roma in compa-
gnia' dell' amata sua consorte, e de' suoi ban^ini
aUa volt» di Madrid nell' agosto del 1761 il nostro
Anton4iaffaele ) ma lasciò in Gampido^io, e nel
Vaticano il cuore • Lo ^gi^tarono varie sue opere
Cominciate y e fra le ahre il gran quadro per Dresda y
pel quale , malgrado k guerra , aveva continue sellici-
^oni da Augusto III. I disastri non rai&eddarono
mai nel magnanimo cuore di quel buon sovrano l'a-
more delle beli' ^rti . Se Mengs non ritrovò nella
Spagna la Biegina sua protettiice , che immatura-
mente poco dopo d* esservi ^unia era morta ^ vi tro-
vò l'augusto Monarca Carlo JIL suo Consòrte, che
-con impaziente clemenza lo aspettava . Erede della
genero^tà spagnuola, « deHa magnificenza Borbonica
aveva portalo Qe' sturi nuovi regni quelle decisa e
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valida [Proiezione per le«bell' arti sorelle , e per le
'lettere y. che avea fatto vedere colle più grandiose
fabbriche del nostro secolo da lui innalzate a Napo-
li 9 e colle eruditissime ricerche , e stampe da lui co-
mandate sopra le antichità à* Ercolano -.
DetetmìnÀ S. M. Cattolica «di mettefe in mag-
gior moto r Accademia di pittura ,' Scultura , ed
Ardìitettura di Madrid ^ ^cchè in qaé. regno ve
n' è sempre slata una, ma per la condizione delle
umane cose , simili adunanze non possono rìmtnere
costantemente nel medésimo e florido ascendente .
Quel rlgno, in cui si sono formati i Velasquez,'i
Murillos, e tainf altri illustri artefici, non può aver
mancato di studj metòdici in un' arte , che forse più
d* ogni altra li richiede improbi, e dìligKntis«mi .
11 Re, avendo alla sua nuova corte un artroce, in
cui aveva tanta fiducia^ gli domandò come fare per-
chè rinascessero nella Spagna i gran pittori d'uHa
volta • Stese iU Mengs in carta le' sue idee , e
chi le lia vedute ci assicura essere dleno de^e
del Monarca, e dell'estensore. Fra le altre oose
fondamentali mostrava la necessità^ .che ha un pit-
tore di studiare V anatomia del corpo umano , esten-
do impossibile il mostrare giustezza e verità neàe
umane figure massime spoglisAe , se non si cono-
scono le forme de* muscoli, gli ufficj, ed altera-
zioni loro , e ie ossa , alle quali s' appoggiano^ £'
questa una quistione fuor dr qu^tlon^, ma che
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maiggiormente tare|)bQ terminata te potessimo par-
lare con ^e* valorosi scultori greci, che disegna-
rono il Gladiatore di. Borghese , quello moriente^ in
Can^ido^o, l'Ercole. Farnese ,!t e tanti altri capi
d' opera dell' antichità , senza* parlare di Michels^
gnolp 9 di Kaf£aele , dei Carracci ec. Essi ci <£reb-
,bero quanti studj hanno fatto sopra i morti prima
.di farci vedere 4e animate loro operazioni clie
tanto ammiriamo . Chi non sa la natura, non può
mostridrla ad altri. ^
S. M. che ne fu persuasa , lasciò , che s^met-
«tesse in esecuzione il nuovo piano di Men^ , e
fu scelto un valente Chìi*urgo nazionale , che co-
minciasse a dar lezioni d' aniAomia ai giovani dise-
gnatori . l vecchi pittori, che non avevano mai
ùiid simili studj , si crédettero offesi , e aitavano
loro medesimi per prova evidentissima della inutilità
di tali nuove lezioni . 11 bello è , che Mengs citava
a|^>unto le pitture di questi artefici per mostrare la
prwsa necessità dell* anatomia, e qui gli. animi si
rìs^|Idarono straordinariamente'. U Chirurgo anche
egli sbagliò nei principi , perchè in vece <lì dare le-
zioni della osseologia , e della miologia più estema ,
che sono le sole parti necessarie per un piloro,
volle fare lezioni scientifiche anche neir anatomia
intema , pretendendo di farsi onore . I giovani sco-
lari coi^ndarono a sbadigliare , ma piò. di loro s'an-
rìojò di tanto , benché dotto cicaleccio , il Meng9 •
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K i«6 K
Ecco i. vecchi pktqri , i giovaiy téolarìy il Clnrur-
gQ ed il Moigs tutti riscaldati , e < chi ù se bra lo-
ro ** intenebrano . La nazione , e la letteratura pre-
«e parte alla disputa, e qui crebbe la confusione •
Ognuno può ben credere che le cose andarom> avan-
tiy ma il peggi* fu die nàcquero scritture , le qua-
Ji finirono contro del nostro Mengs , che giovane
^loy • tedesco y si vedeva aver * sulle braccia tuai
i vecchi lurtefici, quasi tutt' i dilettanti ddla Spa*
gna. Il Re |ion vi prese gran parte, ma non di-
minai punto in lui la stima che aveva per Anton
IVaAele . Ih tanto fervore gli comandò di dqpinP
gore a fresco tutte le volte delle sue» reali came-
re ^ ed ecco il linguaggio f con cui dovrebbero de-
cidere dispute simili i Monarchi . U Mengs vokò
le spalle all'Accademia, e <qui sia lecito a noi pu^
re il troncare questo racconto , il quale non mo-
strerebbe più, che un riscaldamento di fantasie bol-
lenti, e di strani deiirj . Non niancò però il Mengs
di 'averne qualche aiftisione, perchè sentiva qqpnta^
ragione egli avesse, e non si sfogò, che radjop^
piando la diligenza e fatica nel nuovo lavoro. Fu
esso tanto gradito dal Re, che gli fece un regalo
straqfrdinario , con cui lo ticcunpensò largamente dei
'Cuocenti dispiaceri sofferti, e ciò non avrà fatto,
àie accrescere la Ucita e pdlida invìdia .
Nel 1764* morì Ismaele in Dresda, Jasdando
nome di valentissóao pittore , nome che dura an-
' DigitizedbyLjOOQlC
K 187 )(
cotk miMBsimt nella £|bbrìca deUe Pùtcéhntf per
U qmle avera inventato vari colorì «nahatì, ohe
fanno oggtA ancora una delle bellease di quella bt-
, mesa manifattura . Ismaele fu eeinpre grande ama-
tore dell'Alchimia, e ai può dire che trovasse Par-
te <^ £ftr Toro, perchAft ritrovò cose utilttsime per
Tarte: sua* Pretese la siui eredità^ per ragione di
non so quali prestiti a lui £atti in vita, madima
Catterina Mengs vedova, ad eselusione de- figUuoli^
e qfà nacquero liti di famiglia. Andò sino*in Ispa-
gna la coraggiosa matrìgna ad attaccare il ii^ià-
atro, ma a forza di . beneficanze , ansi di liberalità,
«gli cafanoUa, e se ne liberò, facendola rìpartke con-
tenta . Tanta era la generosità di Anton Raffaele ,
che nessuna cosa , per quanto ardua fosse , lo ind>a-
raazava, qtiando potea essa rimediarsi con danaro;
ciò n<mos\|nte non mancò ^ sentire qualche ama*
rezsa in tanta sorpresa. Conforme al solito però
egli 6i consolò a forza di lavorare jnù ostinat^Anen^
te che mai , disegnando e dipingendo giorno e not-
te ; Egh*" diceva che questo «ok> lo distraeva dai
.... * *
pensieri nojosi.
Noi lasceremo la descrizione delle beli' opere
dà Anton RaffiMle fatte per la qorte a chi Im
avuto piacere di vederle^ Direino sqIo , che V è la
voiu d^nna gran sala col consesso degli Dei del pa*
gaat^QO, die ci ikne assicurata essere cosa pro-
digiosa, ed è ben facile il credgrloy perchè è ar-
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gome|ftjO%notab conforme a quella rìdente vanessa 9
che costituisce prìncìpakQeiite ii carattere del suo
pennello . Fece il ritealto del Re» nel quale poca
felicemente tanti akrì pitton avevano lavcurato^ quelli
del Prtnctpe e Principessa delle Asome , e degli al-
tri Iniamd . Dovette pure «dipingere F Infaùta <le*-
stin^ta al Granduca di Toscana .^ il fr&tello del' Re ,
e la bambina «Carlotta pronipote di S. M. Da tanti
kvòrì nacquero altre -eccellenti cose , e fra queste
un' immacolata Gmceeione , argomento di gran ^livo*
eione per quella corte , un riposo ' d' Egitto , ' ed ui|
s. Antonio y piccoli qoa^ che sieguono; sempre il
Re > o vada e^ in Aranquez , o a s. Idelfonsa , •
al Pardo , o all' Escuriide .
• Soddisfatto eh' egli ebbe ai primi desiderj itel
Monarca, rimise mano al gran quadro per Dresda,
e Celicemente lo com{^ • Lo videro e lo^ammiraro-
no per forza sino gli stessi suor »nuU , giacche fu
^espMto alla pubblica vista per varie settimane in un
salone del real palauo di Madrid , e^ dappoi fu spe-
dito alla mia destma^ione in Sassonia , ma troppo
tardi , perchè V ottimo Re Augusto era già morto .
Nel mentile che il nostra artefice stava per da-
re r ultima mano alle volte dei reali appartamenti,
cadde gravemente ammalato. , e gli si gonfiarono le
^mbe . Attribuirono <piest' incomodo i mAici non
tanto allo star molto in piedi nel lavorare j quante
aU' umidita, ed a§)^ aliti della calce , su cui dipingeva
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X i89 )(
i freschi . Fu incolpalo' anche il clìnfa di Madrid
. troppo freddo' nefl' inverno , perchè le case , come
lo sono tuttavìa da noi , erano a quel tentpo colà
poco custodite . I prófessoi*i incaricati di mectjcarlo ,
temendo for^ che gli morisse nelle loro mani, co-
sunciàròno , secondo il solilo , a consigliargli il mu-
tar aria > ed egU- scelse quella di Roma , che qdiasi
considerava come nativa . Accordò benignamente 3
Monarca ^questa necessaria partenza , col patto però ,
cha rlto^àsse a finire i lavori incammkiati; anzi non
volle die si levassero i palchi dalle volte, ov'egli di-
pingeva, aiO^è il Mengs vedesse 4he era aspettato.
Parti colla famiglia , ed accompagnato dalle liberalità
e dal dispiacere de^ Monarca venne a piccole gior-
nate a Barcellona . Dovendo iW fendoatsi per aspet-
tare sicuro imbarcp per T Italia, oc«upossi , malgrado
i suoi incomodi , a dipingere, giacché questo era or-
mai r unico sollievo nelle sue malinconie . Da Bar-
cellona passò a Monaco di Provenza , ove bisognò
prender terra perchè 1' enfiore delle gambe era asce-
so fino al basso ventre, «e minacciava prossima idro-
pisia . Con infinita amorevolezza di^degli ricettori
Principe Grimaldi Sigilore di quello Stato, non igno-
rando il raro merito di tanto ospite, ed ordinò al
suo medico d* averne la più gran cura . Più fortu-*
nati &rono i tentativi di questo nuovo £8CuIapio ,
perchè a poco a poco T enfiore diminuissi, e 1' ama
d' Italia comii^ciò a produr buoni eftetti • Per rico-*
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)( igo H
notcensa dellt cordiale bontà di quel Principe il no-
stro artefice gli fece il ritratto , che aento esaere ria-'
actto coaa aingolariasiaia > e de|^ del Mengt .
Lieto ) e quasi guarito pard da Monaco pimio
d' obbligaeiom verso quella corte , e inÉiò la prora
alla volta di Genova, ove giunse alla fine di marco
del 1769. La bellessa di quella capitale, la corte-"
da de' suoi patria , e molti^iitti bei quadri de' pit-
tori genovesi più valorosi di quella, che comune-
mente si crede , i, bei pabxzi disegnati dal Rubens ,-
e finalmente la scuòla di Haffiiele colà in gran parte
porU^ta da Pierino del Vaga, lo rallegrarono a segno,
che dmenticossi quasi d' essere stato ammalato •
Nessun pittore ha m» amata la |ua professione pidr
del Mengs . L' Accademia dì Pittura di Genova u
consolò nel vederlo , e lo pregò a permettere che
fosse in lei ascritto il suo nome . Questo è il mag^
gipr cèremoniale , che tali corpi possano fare ai loro
stranieri confratelli , ma questa volta V onore era ben
vicendevole . Il «ig. Giambattista Camhìaso gli fece
fare il ritratto della signora «Tomasina sua coiisorte ^
che come 1' originale incantò quanti lo videro , e lo
vide tutta Genova. Molti altri lavori avrebbe fatti, se
nn ordine del Re Cattoh'co non T avesse obbligato a
partire in fretta . Volea S. M. essere regobMiente
avvertita dello stato di salute del suo viaggiatore, e
s^pe con sommo piacere quanto era migliorato ia
Monaco , e che era passato a Genova . Gli fece adun*
\
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)( '91 )(
.que ordinare^ che passasse ancora per Fif ernie affi-
ne di dipingere tutta quella reale crescente famiglia,
di cui S.< M. n^n conoscea . di faccia che P Augusta
madre ^. e ^ua figliuola. Era il Re ben sicuro , che
dalla yita in poi il vederne i ritratti cKpinli da Mengs*^
era lo stesso , che vedere i suoi ^rompotini> in per-
sona . Par^. da Genova il Mengs , e fu ricevuto d»
que* Sovrani ^on quella cordiide degnazione, eh»
non accordasi se ilon alla vera virtù . Dipinse il Gran*'
duca» e la reale sua Sposa, e dipinse i quattro Prin-
' cipi figliuoli , che erano nati fino a quel tempo òa
^ felice e fecondo imeneo . Furono mandate tutte
queste pjfture a Madrid, ed il Re, all'oso > di tutti
gli avoli, s' inteneii vedendo quasi scherzanti d' intor^*
no . a lui qu(' pronipoti , eh' egli non conoscea . I fi-
gliuoli per i Sovrani sono il più ònportante di tutt'f
tesori.. Fece ancora in. mezza figura il ritrattò di Mi-
lord Cuper nobilÌMÌmo Signore Inglese , che quatt
da trent' anni soggiorna nella bella Firenze coir in-
tenzione però sempre di partirne per restituirsi a
Londra il mese che viene • Questi furono i soli ri->
tratti che jEacesse in Toscana , abbenchè tutt" i Fiorep
tjni gli ammirassero, e ponosoessero il valore del"-
r artefice . .
. Subito che P Aceademia di s. Luca di Roma'
* seppe che il nostfo An^on Raffaele «ra ritornato in
Italia 9 con faisolito esempio lo dichiarò suo Principe
in quell' a^mo . Tal onore* non era mai stato confe-o
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)( iga )(
nto a yenuìo assente , se eccettuasi il solo celebre .
Carlo le Brun primo pittore àel Re di Francia Lui-*
gì XIV. Sappiami dalla storia pittorica e arcana di
que' giorni , che quell' elezione non fu fatta a pieni
voti f ma unanime fu questa del nostro JUi/engs .* An-
che r Accademia dT Firenze lo volle per suo socio y
ed e^^per mostrare quanto ne^ fosse degno ^ andava
la sera a disegnare il nudo cogli scolari , lo che do-
vette certamente umiliare que'*professori che , come*
in tante altre città ^ s'immaginano essere questa un*
oceupazbne riserbata soltanfo agli* studiosi. In som-
ma il viaggio da Madrid in Italia del nostro Mengs
fu piuttosto^ un trionfo per lui in ogni generf ; e pa--
rea che egli medesimo non bastasse a tanti onori .
Giunse a Roma nel febbrajò del 1771, ed oh
quanti amplessi dati e ricevuti dagli amici, che con"*
impazienza lo aspettavano ! Si consolarono tutti ve-
dendolo sanQ ed allegro , quando T avevano quasi
pianto per morto al romore sparso per V Itaha ideila
sua idropisìa in Monaco di Provenza. Appena giunto
trovò , che aspettavalo una generosissima commissio-
ne dall*. In^iterra per un gran quadro da altare in
tavola d* un noli me tangere da mettersi in una Chiesa
d' Oxford . Non vi hanno voluto meno di due secoK
interi alla jpensante Inghilterra per capire , che non
è idolatria T avere pitture jacre nelle Chiese . Lo *
compì con somma bravura y ed in vero* a noi y che
l'abbiamo considerato ^ pafb di poter dire, che quasi
nulla
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)( 193 )(
nuUa ceda, alfcr «tesso argomento trattato dal Barocci
per la casa Boilvisi in Lucca , « cke è uiio de* più
bei quadri di quel grand* Urbinate . G>rse tutta Ro-
ma ad ammirarlo in una sala di villa Medici, ove
avevalo lavoraio .
Appena *lo ebbe compito che gli venne dalla
sua corte di Spagna V ordine di fare pel Re una na-
scita del Bambino Gesù, con varie figure^ e questa
pure riuscì cosa maravi^iosa a segno ^ che tutti dis-
pero eitremamente cresciuto in «valore nel soggiorno
di Spagna il Mengs . Cqme nella notte del G>reg~
gio, parte anche in questa la luce òdi celeste Bam-
bino , che iUtunina come un sole il quadro ', ma ne
parte altresì un' abra da una fiaccola portata^ di un
paatòre , e questi due differenti splendori producono
un beIlisdii|o contrasto . Le Elettrice vedova di Sas-
sonia 9 ohe allora trovatasi in Roma , e che è dilet-
tantissbfiia di {Mttura , aite , in cui ella stessa egregia-
mente lavora , 1* Elettrice,' dico, volle vederlo , perchè
amaii^ e stimava dalla sua prima adolescenza il no-
stro Mengs, ed avario veduto crescere in Presda
alla sua cort^ e sotto i sodi occhi t Ne fu tanto in-
cantata , che ron parlò d* alti'o per vari giorni , e
giacché non potèa avere questo medesimo quadro ,
che era c^vRe di Sps^a suo cognato y impegnò
.^on Raffaele a fargUene uiia reptiq^i , che egli fie-
tamente le promise subilo che avesse* un poco di
||yapo in libertà . Noi siamo testimoni , che 1* arté-
i3
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)( 194 )(
lice non fu punto indifferente al sensato giudizio dì
(Questa augusta conoacìtrice • *
^ Roma vide partire con v^ro, dolore questi dua
gran quadri senza sperare di mai pò. rivederli • Chi
più ^* ogni aUrf ne senti la perdita fu Clemente XI V*^
che sino da Cardinale aveva coxliiaciatcf ad onorare
il valore ^1 Mengs . Non era , a dir vefo , questo
Principe gran giudice delle belle arti , perchè . nel
suo chiostro era stato sempre assorto negli studi ^
Teologi e nelle co^ monasdcbe, ma, dòp<^ d' e^
Sfere, ascesa al trono , avea creduto suo dovere il d^
cluararseBe amatore e protettole. Molto contribuirò»
no pure* a si Zelici cangiamento i sitggerimei^ , che
anche ]fì qi^esto generp di cose andava poigendo al
Papa Monsig. Giann^Ai^to Arascbi Tesorìeie , die
ì\ felice destino di Rom^ sino da allora tacitamene-
tp preparava all' abbelUmenèo di tanta capitale , ed
alla felicità della .Chiesa . «Gli suggerì adunque
che negli antichi appartamenti Ì Innocenzo Vili.
al Vaticano ,, i quali , per t$$tte lontani dall' ot
ditrno abitato / erano da lungo tempo . inutili , ai
facesse un degno ripetto per quelle insigni statue y
«he sparse per h cktà il Papa andava a graii presso
raccogliendo. Malvolentieri Monsig. Braschi vedeva
starM eosì s6^ da due secoli in qua V Apollo ^ il Laor
ci^nte , r Antyioo y e gU altri bei capi d' opera del-
r antichità , ^làìe rendono celebre per tutto il mondo
il conile cti Belvedere ivi contìguo * Meditava gfà
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)( ^i K
fiao da iUora , cke venissero a tenjNr loro ben de*
gna compagnia il bel Meleagro di Pigbini , il Pari-
de di Altentps, il Giove di Verospi, la gran (fa-
none di Barbarini , e tant' altri capi d' opera , che
egli avea adocchiati per Roa^a. La grandiosa idea
fu approvata , e ad un sol cenno del Separano i' in«-
nalaalfono in Belvedere porticati beUlssimi sostenuti
da caionhe antiche di granilo , e nel mezzo del cor-
tile ai collocò la più gran tassa A porfido y che forse
Aìifi mai a/uta 1* aatiea Roma , e che ora serve a
ricevere on considerabile corpo dP acqua che* k sor-
ge nel tnetEO • Non j^astò questo al generoso Edile
di demente XIV»,^. die gli sugj^ d'imitare il ao^
glorioso p re d e ocss o re Papa Ressonico , il tpde al-
l' estremo del lufti^ìissinio braccio destro della Bi-
bliotèca Vatìcsm avea fatta f;i^d»ricare uìmi ornatiisr-
ma camera , b^ cui ripctse quanto hanno rabcolto di
più prezioso i passati Pontefici m genere d»^ bnmd
aiUichi ) éà .finissimi znusaici , di geminie^mcise , e di
antiche medaglie d' oro . Suggerì dunque Monsignor
Braschi) che all' estremo 'del braccio sinistro deHa
stessa BiUfdteca si focésse un' altra camera somigliante
per collocarvi gì» antichi Papiri scritti ^ che non ab-
bastanza decorosamente custoditi si celavano prima
nella BMobeca . Col parare e: disegno dbl Mengs
£u quasi che compita' l' opera , the riesci della mag-
giora ricchezza e gusto che siasi Corse veduto dai
pìA bei tempi dell' antica Róma . Sia detto per inr
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)( 196 )(
fornuuBtone di qoe* leggitori eeterì , 1 <jutli non kaa*
no vedute le ricchezze del Vaticano , che il pavi-
mento di lei è di marmi duri ,- con grandi stelle èi
bronzo mtarsiate ^ lo zoccolo è' tutto di porfido rosso
e massi^ìo, gli angoli èono pflastri di granito sca-
nalati » le pareti sono coperte di^ cristalli incomiciatl.
in metallo dorato, sotto ai quali à -vedono d* ogni
intomo tesi i Papiri antichi manoscritti , e le finestre
sono ii crtstaMi- andi' essi , ma incassati in gran te-
lari di metallo parimenti dorato . Gli ornamenti di
* nuffmo' delle eeoetie porte aono it egvile accompa-
gnamento . La volta , peir consigtìo am^he di Mon-
s^ttor Archinto allora Maggiordomo ^ fu destinata ai
pennello di Meogs, che si credette il solo degno dì
abbellire un si bel recipiente da lui ideato , e fu in-
caricato dal Papa Monsig« Ràainiddi Uditore della
Sacra Rota, grand' imiico delfe beU' arti e dell' arte-
fice f affinchè scoprisse se Mengs avrebbe accettato
anche questt altro gdosisskno impegno . La sua elo-
Vpi^nza non meno , che il suo zelo per la gloria della
bella Roma, determinarono Anton Ra£Eaele in podii
-istanti, ed allora il Papa, Monsignor Archinto , e
Monsignor Braschi- lieti decisero, che la camera dei
Papiri del Vaticano non avr^be' P ègualp. al mondo.
Fu data ia scelta al Mengs del soggetto analogo ài
luogo, giacché egU non era meno erudita, che pit-
tore. Chi l*ba ve^ta, potrà dire quanto essala su-
pcriore ad ógm descrizione . Intanto chi non la co-
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)( 197 )(•
nd^e sappia ) che ideila volta v*.^ la più ^ntile fi-
gura eie 3Ìa inai stata dipinta d'una donna rappre-
sentante la Storia , la quale scrive.sul dorso del Tem- ,
pò umiliato a' suoi piedi* , ed v$. quél mentre essa
guarxfii maestosàmeme un bifronte Giano , che le sta
in facda, il-.quale , come quegli ch^ vede il passar
to , ed il presente^ le detta eiò che ella dee scrive-
re . y* è daU' altro Iato im belti$sijsto Genio quasi
emtodè dei Papiri ^ e di altri volumi àianoscritli , edt
in aria una leggerissmia volante "Fama, che 'indicane
do il Museo dementino , che vecksi in lontananza ,
annunzia colla tromba k bdlezza del luogo y e "deUa
gran Biblioteca ^ da dove essa parte . Sopirà le due fi-
nestre y che sono V una in faccia dell' altra , vi sono
graziosissimi puttinT y ì spiali scherzano con grandi
uccelli palustri indicanti gli stagni , ne' quali cresce la
pianta del papfro . Uno^degli uccelli è l' Ibi abitante
nelle paludi d'EgittQ, e 1* akro è rOnocrotalo, che
vive in quelle di Ravenna , giacché in questi due
luoghi cresce principalmente questa pianta, a cui so-
no tanto debitrici le lettere. Idea più gentile o più
erudita ilbn potea collocarsi in simil luogo ^ come
non è possibile il colorirla megUo . Sopra le due gran
porte, che sono anch' esse l'/una in faccia dell' al-
tra , v* è in una la figiu'a intera di Mosè sedente ,
che 'è il primo scrittore d'istoria, e nell'atra quella
di S. Pietro, custode dei libri del nuovo Testamen-
to , su cui è «fondata la 41omana cattoL'ca Chiesa .
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)( «9» )(
Questa volta è Mparata dalle^pareti eoiifuna gf^ii
fatfcm, su cui ^ra un «leandro dr metallo dorato,
giacchi il Pittore jnon vi volle cornici , le quali egli
sapea, che in luo^non sqiggetto alla pioggia so-
no seiiq[>re cosa inutile ed offendente T architettont-
'ca filosofia . Gli omamenli , ed alcune bdle caria-
tidi egizie poste negli an|^9 ébn9 disino anch' esse
del Mengs » ma eseguiti did febeissimo pennello di
Cristofàno Unterbeig sud* allievo • L' unica obl^ezio*
ne f che a questa camera può ùniy è Ae essa è
tanto sorprendente , che chi la vede ne resta as-
sorto, e non bada psili ai Papiri che ne dovr^be-
ro essere l'oggetto principale. Nel tempo, cheti
nostro artefice qid dipingeva , ebbe la gloria di ven-
dersi più d^una voka sorpreso da Clemente XIV.,
che dilettava^ jnokissimo nel ve^r crescere cosi
belle cose sotto i suoi occhi , benché si' sarebbe
molto addolorato , ae avesse preveduto quanto an-
che da .q^el lavoro andava, a patire la preziosa sa-
lute dell' artefice . Il dipingere a fresco che egli
amava moltissimo , gli fu mai sempre sommamente
pregiudicevole . Qui sarebbe da accennare il gran
Museo dementino , ed il Lapic^arìo» de' quali la ca-
mera de' I^pirr )ion è finalmente che una piccola
appendice ; ma oltre che essi non sono completi
ancora , n«n ha avuto in loro parte alcuna il Mengs ,
come sarebbe stato desiderabile.
Tanta era^ la fiducia ', che nell' ingegno mitlti-
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K ^«99 X •
forme del Mengi avea riposta. Qemeate XlV. | che,
, dovendosi coniare secondo il solftonelll entrante an«
no quarto del suo Pontificato una mcdagb'a , volle ,
^ cke egli solo ne Eaeesse il j^segno , F emblema e
r iscrizione. La testa del Papa nel dritto, e nel ro-
nresdo in mezzo a moki arphi di grandioso edificio
le tre aiM^ sorelle noldmente atteggiate , e col loco
•Itributi ne furoncf il pensiero . Artibus &£STITUTIS
tak la sémpMce, ed elegante . iscrizione sul gusto anti-
co, e cosi fu coniata la medaglia.
Il Papa fu contnHo di Mengs a tal segno, che
lo impiegò a fare un quadro da altare per S. Pietro
in Vaticano , onore , che può chiamarsi il Toson d'o-
ro per un Pittore . Lo prpmise con *sua gran com-
piacenza Anton Railaele , tanto piA^ che in cuor suo, *
senza dirlo , avealo sempre desiderato .
Nel mentre che asciugavasi questa camera noii
ben anche però cpmpita, volle Anton Raffaele fare
un' apjisdizione a Napoli per dlpingei^ il ritratto •
^la Regina , e portarlo al Monarca Spagnuolo , il
quale, non conoscendola ancora, desiderava vederla.
V andò nel 1773 benché mal concio di salute, e
non solo dipinse quella beila Sovrana, ma nuova-
jmente ancora il Re , il quale, dopo la partenza del
real Padre , era passato dalla pueVizìa alla gioventù ,
ed 9vea f^to fisonomia tutta nuova . Ritornò con que-
ste beir opere a Roma Anton Raffiiele , e dati gh'
iritimi ritocchi alla camera de* Papiri j dipinse il Car-
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• )( aoo )(
dtiiale d« Zebda, il Cavaliere di Azzara Ministro di
Spaglia , e suo intmo amico y il Barone di Edel*
shéim ^batii^mo Cavalier Tedesco, e finsdmente
dipinse* se stesso pél Gmte Lattanzio de Firmian fratel-
lo del G)nte Carilo Ministro Pienipot^Azisurio presso
* il Governo Centrale d^ Lombardia Austriaca, cke
lo desiderava . liasciata finamente Boma^^carie* £
onorì, e di regali dal Papa e da \noU' altri, passò
còlla famiglia a Firenze. Ivi sd^omò vafj mm, La^
vorando e studiando sulle belle cose , che vi si con-
servano . Colà pqre dipinse nuovamente sestesso per
essere nella celebre Galleria dei ritratti dei Pittori ,
giacché il reale Granduca lo desiderava , credendo ,
che senza ì\ ^ritratto d^ Mengs fosse incompleU
* quella rara raccolta .
Fu in Firenze , ed in tempo che lo avevano as^
salito nojosisssime febbri terzane , che gli giunse V or-
dine di non più tardare a restituirsi a Madrid, per-
» che il Re era impaziente di rivederlo , di ^lirazzàre
dai palchi i suoi rea^ appartamenti , e veder finite
le volte incominciata. tUmandò a Roma la famiglia,
e andò alla meglio e lentamente per la via della Sa-
voja verso la Francia , ^la Spagna , ma nuovi osta-
coli quasi lo fermjji^ono anche in Torino . Quella Re-
gina sorella del Re Cattolico , ed il reale suo Sposo
volevano farlo lavorare alla lor corte . Bisognò però
che si contentassero della proméssa , che rit0me<>
rebbe a cempiacerli quando fossero compiti gì' inco-
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. )( aoi )(
mincia^ lavori a Madrid . Nob v* è inai alato al
mondo nn^ Pittore più del Mengs ricercato^ dai ^-
vrani j e pai^a che non potessero paj^^i senza
innamorarsene ) e senza dargM commÌMione .
. Non fu molto fieto il viaggio che il nostro
Mengs intraprese da Torino a Madrid • Oltre aUo
sfinimento capponatogli dalle ostinate terzane soffer-
ta in. Toscana, e in Lombardia 9 gli crudava ¥-ani-*
ma la memoria ) che senza interrndone accompagna-
valo , della sua cara £amiglia e deSìà consorte . Il
più tiranno di tutVi tormentatori ft| mai.senqpre Ti-
more^ e pak ancora per quelli che partmo , che
per quelli che restano . Questi co' tuoi timorì viep-
più lo angustiava a misura , eh* egli andavasi leon /
stando dall' Italia , avvisandol%, che ogni passo viep-
più allontanavalo da coloro ^ che e^i tanto amava.
l malinconici sono molto portati a simili rifle^iòni •
Avea egli . lasciato alla . moglie un rkchissimo asse- '
gno mensuale anche per soddisfare sestesso nel sa-
perla cosi ben proveduta, ma non basti per con-*
solarlo . Ih tale stato lo vide giugnere alla corte
il He Cattolico quando sperava ricuperarlo sano ed •
allegro. Per confortarlo rkolmoHo di quelle bene-
ficenze , <^he S. M. per la naturale bontà deV suo
gran cuore sapea bene essere le più consolanti per
un Padre tutto tenerezza per la propria famiglia .
Gli accordò una pensione di 200 scudi per «ia-
schaduna delle cinque figliuole > e gli promise, che
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egli io. arvenure sarebbe il benefico protettóre de*
aaxù due mascki, ch^ tanto stavano a cuore al lo-
r# buon padre • Ecco quanto sul^ grand' amico
di quel. Monarca valea V onore d* ayare nelle ve-
ne il «uigae di questo suo inanEtpflorabile artefice.
Intraprese egU adunque per gratitudine eguiiii^nte,
eke per genb il compiaiento delle #eali .^oaiiiere ;
na oh Dio { per disgrasia dell' arti queste ancqrt
erano ^pasi. tutte da dipingersi a f rescd . Plilt dws
egli dipingeva 9 pia mfervoràvasi , ma più s'indebolii
va« Le notti 9 le quali avrebbero dovuto r^parai^
ed riposo k diume fatiche, gli raddoppiavano la
debolesEa, perdiè impiegavale a scrivere con egual
fervore le opere pktoriche che egli meditava di
* pubblicare. Tre anni fpnsumò in un così micidkle
conato di spirito e di tarpo , o, per dir meglio que^
sti ti^ anni consuonarono lui . S. M. accorgendosi ,
*che il Mengs decadeva a giorno per giorno , volle
ben contentarsi delle beli' opere y eh' egU lasciava
ne' suoi Regni, e* determinossi ad accordargli, ansi
ad ordinargli il soUedjto ritomo in ItaUft per con-
servarlo . Prima eh' ^li pzftisse, ^ conrerm& il
glorioso titolo di suo primario Pittore, gli accordò
3ooo $tixdi di pensione perpetua, e rumiinollo Di-
rettore de' regi studenti di pttura pensionar} della
Spagna in lUmia . GÌ' infume solo il più dolce de'
comandi, che per lui potesse éarf^y cioè di man-
dare a Madrid que' quadri , de' quali potesse ve*
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)( ao3 )< .
tace foglia o bisogno a S. M. per 1* al^lfimehto
de' suoi reali palazzi, e questo colla geiierosa con*
dizione ancora, che h eoa sah^ o it suo interéM|e
nxm ne sarebbero pre^udicati. Grato Anton lU^
£»ele a tanta l>énefìcenza tributa a* piedi del Mo*-
narca quanto nella Spagna egli avea di pia caro,
cioè le belle ed innuìnerabili forme di gesso da
lai £atte cavane su tutto ciò , che in materia £
scultura greca egli andava incontrando nell' ItàGa ;
raccolta da lui fatta con . ispesa siiperiore alle foncé
d' un particolare . Volle in tal modo tentare se sia
possSùle ad un semplice artefice Pesare utile éà
un gran Monarca * anche dopo là morte. Sono es-
ae in tal quantità ,^ che nel trasporto per mare avea-
no riempito più di 120 cassoni . Non ne pnvA
totalmente scstesso, né il suo studio d' Italia, per*
che aveane fatti formare in gran parte i duplicati
per fs^me uso quando veniva in Roma a dipingere •
Benché fosse nella s^ maggior forza P inverno,
partì da Madrid in, compagnia di Don Pietro Van
Vitelli Architetto Romano, capitano nel redimento
degV Ingegneri di S. M, Qattolica , e figlhiolo del
famoso edificatore di Caserta .
Presero la strada delta Biiscaglia, e traversaro*
n9 la Francia»* Noi lo rivedemmo qtd gli 11 i^r-
£0 del 1777 j i»a non ne fummo molto scontenti ,
perché ci giunse assai disfatto , e di lurido colore .
Ritrovò nel Vaticano PIO VI. padre delle belle
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• )( ^o4 K
artii il qpale fu molto Leto d'avere nuovamente
in Roma Anton Raffaele. Qui lo aspettavano di-
verse commissioni assai luminose del Re di PoIq-
nia y della Imperadrice di Russia , e di -iltri poteri-
tati, giacché il suo nonie volava ^briosamente per
tutte le corti d' Europa . Fino 1* Arcives^vo di Sa-
^sburgo con offerte non ordinarie desiderava da
lui un gran quadro da altare cdUa risurreàene del
Salvatore. Ne fece un bellissimo bozzetto, anzi ne
commciò la pittusB, che prometteva maravigliosa rìu«
scita. In quel frattempo giiihse premurosa commis-
sione anchdidall' Inghilterra per fare sollecitamente
ui} Andromeda liberata da Perseo in grandezza na-
turale . Il gran prezzo promessogli mostrava , che
quel Cavaliere Iif^lese voleva la più bella opera
che mai fosse uscita dal pennello di j^ton Raffe-
le. Il soggetto era per lui seducente) quindi, so-
speso qualunqu' altro lavoro , vi mise mano . con in-
creabile ardore . Corse gitta Roma a vederla su-
Uto che fu compila, ed il ^azzo de* Barbarini a
s. Pietro^ ove. Mengs alloggiava , fu per varie set-
timane una specie di teatro per la gran folla degli
^spettatori, che vi accorsero. Benché tutti Tammi-
*rassero , non mancÀ 11 nostro artefice di sentire stra-
ni giudizj , come dietro la tavola ne sentirono in si-
mile congiuntura , e ridendo , gli scolari d' Apelle .
Conciso tra gli. altri chi scrive lo udì allora con
vera edacazlonè' più d* una volta rispondere dpke-
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X ^o5 K
mente a Calimi , che gli facevaiTO domande strane
ed * insulse' =j La vera virtù compatisce V igno-
ranza , «e nùn la deride . Vi accorsero Cardina-
li , Prelati , Principi , Dame , forestieri , Preti ,
Krati, e tatti ne partirono sor|^esi . Il Papa me-
desimo^ sentendo tanta fama, volle vedére «il qua^:
dro , e gU fii portato con sommd suo piacere
in {Ailazzo , -ove lo godette qualche tempo . Al*
lo straordmario orgasma, in cui si vide allora
Roma , parevano ritornati i bei giorni di Mjchelagno-
lo, e ffi Rafiaelè . Parti finalmente per mare aBa
iroka di Londra l'Andromeda, ma per le presenti
guerre vAi fortunato Armatqr francese s* impadroì^
della nave , e condusse il quadro in non so qual
porto di Francia , ove aperta la cassa fece V am-
i^iraztone di^uttì gH fl[)ettatori . Il MengS allorché
lo rse^pe ne rise, e disse che Andromeda lo me-
ritava, perchè dóv«va aver imparato da lungo tempo,
che ella era sfortunata sul mare . Non è stato però
possibile al suo nuovo britannico Perseo il liberarla
malgrado gran somma éf oro oHerta al niAico G)r'
sarò . Per * consolarlo gliene promise il Mengs un*
^altra, ma il destino tutt* altro disponeà.
Àveano cominckta nel 1777 albani amatori del-
r antichità una cava ffa il colle vmiinale , e F e-
squilliiio nella villa Negroni ,/ quando scopersero il
pian terreno d' un elegante pahzzino i^ sepolto '.
Erane le mùrs^ delle essere tutte dipnte con kto-
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)( ao6 )(
rie, ed emblemi di Venera, d** Amore, d' Ad<me,
di Bacco, d'Ariajnna, con ornameiid d^'nti anch' es-
si , ma bissimi , e il tutto sul&cientemei^e con**
servato . V accorse ^subito Antoi^ Raf&ele , che do-
po d' essere stato a Napoli amava moltiséimo h
pitture «ntiche , e ridevaai con ragbne dì coloro ,
i qdhli dicono essere stati certsuskenti grandi scol-^
tori gli artefici Greci, ma mediocri -pittori . Affin*'
che esse non perissero , come al ttuovo appalto
clell^ aria suol succedere ^ malgrado V umidità dd
luogo profondo , in c\n stavano., si mise eg|U a di-,
segnarle attentissimamente . Le pitture, ed i lora
disegni cobriti furono trovs^t^to grazibsi', ch«
gF interessati in questa cava anche per consiglio dd
Mqngs si determinarono a farli incider^ coUa pò»*
sibile diligenza . Di i3 facciatp che poterono copiar^
si , ne sono pubblicale quattro finora , ed hanno'
riscosso r applauso universale . Il manifesto , che
diedesi allora al pubblico colla pianta del palazzinoy
è forse il più dotto che in questo genere sia mar
uscito alh luce , ed è dettatura di Anton Rafiae-^
le r Si trovò pure tra quelle rovine una piccola
statuetta di Venere in marmo di rara scultura, ma,
mancante d' un^ gamba . Quantunque IMtengs non
fosse scultore, egli intraprese a ristorarla per sue
piacere , e lo fece con^ tal felicità , che dìfficìlisti-
mo è ora 4 distinguere il lavoro greco dal suo , e
non si sa ^lale delle dae gambe sh la più bella •
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)( ^1 )(
Quando un pittore possiede braramente il disegno ,
la scultura è per lui plana e facile assai; così Ra£-
fs^ , Lodovico ed altri eccellenti Pittori si fecero
vedere , quando loro piacque , senza fatica scultori .
\m statuetta forma Ora uno de' p^k beUi ornamenti
del gabinetto del Cavaliere dì Azzara Mùibtro di
Spagna 9 ed ognuno può vederla.
Siami qd permesso ^ giacché V occasione lo
porta » H proporre su questo antico edifizio mi mìo
sospetto, senza però pretendere che ci si presti in-
didMtata M» • A me pa^ , che vi sia gran ragio-
ne per credere ^^ che fcrase una delizia di Lucilla
filovie di Luéio NeM y e figlia di MarcaArelio e di
Faustina « Oltre all' esservisi trovati frammenti dr
marmi preziosi , che si vede ne .ornavano gli sti-
piti delle porte , ^ zoccoli , ed i litostrati ora tut-^
ti rovinati ^ oltre aU' eleganza della pianta , ed alla
finìlezza ddle pitture , cQée tutte indicanti un pos^
sesaer non comune , v* era in una camera una pit*
*tura^ che è la copia esattissima del rovescio d' un
ins^e medaglione di questa Principessa . Neil' uno
e nell' altra v' è un' ara, su éipi'sta in piedi un amo^
riao alaU>, ed a lei vioma una donna stolata , che
colla destra scuote un arbore , da cui cade cap^of
ìm 4in amorino quasi che ibsse jun pomo . 'La siti**
goUrità di <pw8t' emblema nelle medaglie unidamen-
te dedicato a Lucilla , ed il non avere il medaglione
Teruna epigrafe | -che lo spieghi y ci fa sospettare es-
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)( ao8 )(
sere questo un simbolo a lei prc^rio y e noto forse
allora a tutta Roma , ma ora ignoto a noi total- '
mente . Par dunque > che possa sospettarsi avere ap-
partenuto alla stessa Lucilla anche quel palazzino ^
ove esso è dipiMf tal quale • Monsig. Caetani dei
Duchi di Sermon^a ha qui in Roma quésto raro
medaglione , ed un altro ■. è nel Museo del Re di
Francia, che aveva a{^partenuto ali' Abate des Camps ,
ed è inciso dal Vaiilant. Ciò sia qui accennato per
chi vedesse confrontarb cofla stampa di Mengs ,
che è già pubblicata . Non faccia remora il nqn
trovasi in questa stampa quella pjccda donnina in-
inocchiata , e che attinge acqib, la quale si vedft
vicino, all' esergo del medSiglione . Io tengo per fer-
mo , che la {Atura in quel luogo fosse logorata »
ed in fatti Mengs nel suo disegno ha lasciato qua-
si vota questa parte della stampa . In tutto il re-
stp essa, ed il medaglione sono simiiissimi^ L'^dt*
£iio poi non può essere anteriore di molto* a Lu-
' cilla y p^chè in uno de' zoattoni del muro v* è il
bollo della fornace col Consolato III. di Servianq,
lo che corrisponde a]||ràh»o i34 dell* era comune ,
né pare , che possa essere molto posteriore pel buon
^sm delle pittiu*e , e de^ ornamenti , che non
tardarono dopo qu^st* epoc^ ad imbarbarirsi . ISii
sembrerà strano) che questa Principessa avesse tan*
ta divozione per Venere , e che colle masi Eacesse
quasi germogliare fino sugli alberi gli axBorì, se
ci
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K 509 )(
ci ricordÙHdlO > d]» essa fu^ fig^uola non degènere
di Faustina la giovane'. Se devesi credere a Meta-
firaste ebbe Lucilla ^ nella sua prkna giovinezza india-
volo ptì .corpp , ed ai soli esorcismi di un santo Ve-
scovo di GerapoU fu ri^rl»ata con gran gioja t^
M. Aurelio la gloria di liberarla ^ ma io lascerà
questo racconto agU Storici £cclesiastici , gia<^è
nulla ha che fare boli' antico ^palazzino di villa Ne-;
groni , e nu^to m&ao poi con Mengs » U nostro, è
il secolo delle congetture , e vada anche questa mia
coiì tant' altre , che nòh haniao forse nugiior fonda^
mento . AlBnchè vedasi quanto delle maniere anticl^e
erasi reso padrone a forsa di simili o^e^ziom' il
Mengs y non sar^ inutile il narrar qui di passag-
^o. , che? due anni fa trovossi fra Je rovine della
Villa di Bisoni a Tivoli una testa in marmo di
grandezza naturale, ma rotta dal busta, e miezza
ricoperta di tartaro . Fu essa portata ^1 quale a
Roma al Cavallai di Àzzarra , il quale mandolht
subito y per sentime il suo gii||iiùo , ad Anton Ba&e-*
le . Appena €M>ela egU guar4ata con quel suo oc-
chio sicuro : Lavora* baissima , esclamò , lavoro
dei fiémpi d Alessandro , . ma non . tutt" i professori .
romaniche vi si trovarom presenti, (urono dello stes-
se parere . (^al grata sorpresa quando da B a tre
^omi arrivò da Tivoli V enna , da cui la testa era
•tata r<^ , e vi si . lesse in belle attere antiche
AAE3ANAP02 ^lAinnOY MAKEA...
i4
%
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K aio )(
Tale scafecU è <^ ffànà* imfort^nm f fercbè 90no>
ranastme le teUe antiche d' AkiaandcQ in miUnnO,*
col nóme , ad io posso dire esser cpiesta la prona
eh» ho vechilo. La cata dei Pìsoni è divenuta dap-
poi una nioiera di teste ipreche beUissime* tutte di.
filosofi e poeU gfecì , de' quaU si vede cte quella
villa era ornala , e £ li pure k venata la ^ingoiare,
tesu di Pericle » di cjii f u CJ^Mnicsto al. pubbUco:
il mio sentimento Tanao passato, t che fa ora uno
de* più belli ornamenti del Museo dì Pio VI. Così
doveva esseve la ìràlla di quegli amici d' Oraijo , che
egli credette dcgd ^elF iadirisao della s«a più dotta
epistola 9#ioè deUa P<^tica .
Non cont^nto il Mengs <£ abitare nel palaszo
Barbarini a s. Pietro , prese ia affitto, anche la villa
danesi ivi vidna , ed oggidì Cavalieri benché quasi
abbandonata^ y ed in aria riputata cattiva. Innamor
rossene pefthè alcune volte y che ivi si tvovano , tot
Ao spinte dal Lanfranco , e da Annibale . La sua
poca buona salute originata appunto da.cattive esjsi-
laaioni , e da aria Éwligna andava peggiorando sea-*
sa pe(ò impedirlo ne' suoi stud; . I3b|i delle occupa?
Mni era i' varf pensieri pel gran quadro $ s.
Pietro, dal quale egli, e ben giustamente, promet-
teasi madore immortalità, che dagli altri; ed in
latti il bossetto, che ne fece, era cosa stupenda per
ogni ragione . Rappresentava Gesù Cristo quando^ in
presenta di tatti gli altri Appostoli con#gQ« la cu-
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K ^11 )(
iloSa <kl suo ovile a s. Pietro. Per> eieg«irlo pre-
se ia affitto uà grande $tip&i«iie ivi Ticino dal Mar.
chese Accorambom , e vi dispose, tutto per metter
mano all' opera • Fece ingrandire 1^ Boésiee affine
d^%avere il lume a modo svo , e vi fece mettere
gran cristalli cbiàrissimif perchè fai luce venisse di-«
retta » è pura , # non divaricata y o %nta coipie crei-
la che passa pei vetri coinuni. Nessun pittore ha
ttìsà portato si lontano la ckcospezione ^ anzi la
delicatezza nella sua nobil arte, guanto il nostro
Mengs . In questi lavori cadde ammalato , e si du-
bitò della stia vita, tantft più che i diffi^^nti Mer
dici battezzavano con nomi diversi e tutti greci 2
suo male% iNon ostante le dispute U natea 1^ sdì-
levi abbastanza per' ritornare a* suoi diletti lavori,
ma ne fu nuov^unente impedito dà una mite ter-
zana che intaccò improvvisamente la sua cat^imo^
glie^. La terzana si can^ò ben tostp in febbre
acuta , die in pocl^j ffòrm con grandbsimo ) dolore
del rnariU») e di tutta lafami^a li 3 aprile 1778,
io mezzo a molti e dottissimi consulti', la portò 4.
sepolcro .. Con tale awenimei^o si spensero per
sempre i brì giorni , e le fortune di Anton Raffiie-
le ,. perchè, d^ queste momento non ebbe pia V a-
■nimo che inquieto, ed affannoso # Ah! ^pial fune-
sto dono è catello della natura quando ci dà un
«uore tanto sensibile , quaUera il suo !
Non volle, sentire né sollievo , né consolazione
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♦.
)( aia )(
veruna il nostra Anton IVa£Eaele in tanta perdita >'
e gli sarebbe pamto un t(tHo alla defunta, se avesse
dato luògo al più piccolo conforto . Senza cibo , e
sensa riposo non ne abbandonò inai il cadavere p«r
que' due giorni, che stette sopra terra, ed impie^
golii a pregar Dio per lei nella camera ov* era .
fgli stesso volte vestirla , ed irri&re .in tal modo
xnaggiotinente il suo dolore , quasi che per si cara
moglie non ne avesse abbastanza . Nulla valsero le
preghiere dei figliuoli non meno alHRti di luì , nulla
quelle degli amici accorsi in folla. Non volle mai
da lei allontanarsi . Pensò»- ^i formarne ed gesso la
maschera per quindi scolpiriie colle sue mani' un
busto di Hlàrmo y che per eterno testimonio d' amore
voleva porle sul sepolcro , ma neppure questa fle-
bile coHsoiaziorie gli accordò la sorte', perchè in
tanta 'agitatone di spirito lia maschera gli si gua-
6lò . Mar^M^rìta Mengs all' età di 4® anni no% an-
éhe compiti fu sepolta in s. Michele e Magno in
Borgo sua parrocchia , e fu deposta in una tomba ,
che il maritò qualche tempo prima aveva iatta pre-
parare per se j e per lei. Non le voltò le spalle
il dolente vedovo , che quando la lapida sepolcrale
con funesto rimbombo gliela levò pei^ sempre dagli
occhi. Nd riferire tanti dolorosi eccessi io ho pre-
teso render giustizia al suo sehsibiHssimo cuore ,
giacché in tali circostanz<f i soli spiriti di buona tem-
pera sentono una specie di soUlévo, bevendo l'amaro
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X ai3 )(
tuilice. del dolpre sino alla feccia*. GiaiicEissima fu la
sua aiSioione) ma nessuno gli vide gettale neppure
una lacrima. -Non è il magare dei dolori quello,
che fi^rmette lo sfogo del pianto , o che cerca sol-
lievo .
Ricadde allora ammalato , com' è ben natura-
le , r indebolito Anton Rai&ele , e per vàrie setti-
mane a tutt' altro dovette pensare, che a dipinge-
re . la questo tempo gli furono chieste In matri-^
monio due figliuole , una dal celebre si§. Carmona
Incisore in rame 'in Ispagna, e*pensionario del Re,
e r altra da persona assai civile , e comoda* di An-
carano nel territorio d' Asìdoli . Questi avvenimenti ,
die sogliono essere tanto lieti per un padre, lo avreb-
bero consolato, se né fosse stato capace, ma ^i
accrebbero la malinconia , perchè gli staccarono dal
fianco due figliuole a lui troppi^ care . Gli erano
giunte frattanto le più forti prej^iiere dalla famiglia
de' Marchesi Rinuccmi di Firenze, perchè volesse
farle un quadro di Gesù Cristo deposto dalla Croce
per servire df compagno ad una sacra iajnai^SL ,
che ha di Raffaele d' Urbino. .Ne fece un bellissi-
xnp disegno .a lapis nero della st^sa grandezza del
quadro , jl quale prometteva una pittura degna del
gran paragone, a cui era destinata , e questo può
vedersi in casa di IV^onsig. Rinuccini in Roìna , il
quale /le fa il conto che merita.' L'argomento la-
grjmevole era molto conveniente ali* attuale circo-
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K ai4 X^
stanza dell' artefice / ed in fatti il doloi>e ' 'delle fi-*
gure v' è espresso a maranglia . Sarà sempre vero
che non puossi esprimere bene il dolore, se non si
. è addolorato : . • ,
. • . . 5i vis me fiere , dolendum est
Prìmtm dpsi tibi .
Allorché volta còminciace a colorirlo gli giun-
sero le premare del Re di Spa^u^ per aver« un
giran quadro da adtare célia Nunziata per Ja reii
cappella d' AranquezV Ad un nome tanto a Im ce*-
?o y e benefico j lasciato dà pane ogni akro kVot-
roy lo *mtraprese , benché infermiccio , e con tutta
la solita sua vivacità. PregoUo Monsig. Don Ono-
rato Caetani suddetto , uim de* s^ moUissimi estf-
Énatori ed imiid , idimchè in qualche ritaglio di tem-
po ^i fecessé almeno in mezza figura il suo ritira^
to , onde i futuri^^dvichi di Sermoneta avessero nel
loro palazzo qualche men^orìa di sì gran maestro.
La incredibile cortesia di Anton Rai&ele , ,che mai •
non seppe dire di no y prestosn a tanto gentili , e
lun^nose istanze , benché in* momenti per lui éosà
an^sti y ed in breve condusse questa bellissima pit-
tura quasi a coifpimento; ma troppo. stavagK sul
cuore 1» Nunziata del Re suo Signore, (l sì cara
opera abbandonos^ del tutto , tanto più , che la sua
rovinata salute andavalo tacitamente avvisando , che
si al&ettasse se voleva finirla. Non potendo che pò*
co alzarsi dal Ietto , (ìeceÀ poftare nella camera il
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)( ^i5 %
quadro | ed intomo a lui impiegava tntt' i momeiir
ti , foiise di giorno , a di notte , ne' quali poteva
^Isar^i .
Quantunque non si laaoias»e ormai pKk vedette
da nessuno estero /perchè tutto imiaerso ancora nel-
r alHisione della vedovanza , nel lavoro , e nel pen-*
«are alla sua fine , che egli gii sentiva «non essere
4ontana , io fui a ritrovarlo per/ un alBare di jon^na
premuiia . Io che lo vidi in queste lamentevoli cir-
costanza, sono testimonio dello slento, con cià dir-
pingeva, ed invero qualche volta parea, che gli ca*
ilasse la tavolozza dalle noÉni , e non reggesse il
pennello. Oh quanto lo pregai a riposarsi, epidav^
cura della sua vita ! W^ rispose in aria assai tran-
stilla, che a tante grs^ie fattegli dal ile ^i Spar /
gna egli più non polea altrimenti corrispóndere',
che morendo coV penheUo in mono per lui . Mi
parlò <fella mo^e come ài persona , che ^li sperarvi
rivedere ben presto, ma io per distoriò da caé te-
tro pensiere, «ominciai a lodargli moltissimo la Nun^
^iata, cheterà quasi intimata , ed in verp non ne
ccmsideravo veruna parte ; che non mi paresse opera
sorprendente . B^'sogna pur confessarlo ; V ultmto qua-
dro , che si vedeva del Mmigs, paurea sempre pn\
hello de' precedenti . Gradi i miei saitin^nti , KJbe
egli sapea essere liberi e- sinceri, e mi fece osser-
vare fra 1' altre cose la gloria in alto di le^iadris -
^imi angioletti, in mezzo ai quali ▼' è for^ il più
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bello f e maestoso Padre etemo , che mai uscisse
da lunsmo pennello . Gli dissi con v^rlf^ , che mi
pareva cosa prodigiosa anche per il pensiere, con
cui è ^dipinto , perchè , contro il solito de' pittori, quel
Dio Padre non è né corpo né spirito; tanto è leg*
gdio y e incorporato in un .lume celeste, che quasi,
lo vela , «d ;aissorke . Eppure # mi rispos* egli con
gran fermezza , questo è . un niente in compara-
zione di guello , cJìe Jra non molto spere vedere
in cielo in mefzo a tutti gif altri spiriti , che he
^ùì adombrici alla meglio , che ho potuto coU^
Jorme délV umanità . .ifc tali parole noi! potei non
ii)tenerirmi > perchè capivo, che i suoi presagi pur
tròppo andavano a verificarsi , ed io che voleva pur
. confortlrlo, ebbi quasi bisogno d'essere confortato
da lui*
Non passarono che pochi giorni, quando sep^
pi che per avere miglior aria egli era andato sul
monte Pinob ad abitare in quella casa., che fuigià
di Salvator Rosa, e. con mia sombia cohsolazicme
intesi. essere egli ivi alquanto sollevato, ll^sabbato a6
giugno mi scrisse di sua mano una lunga , e ben
ragionata lettera sopra un*affiure di qualche impor-
tanza , nella quale non parlavamì neppure del suo
n^le. Io la conserverò - come cosa carissima finché
v^vo, perchè, oltre all' essere^ un argomento della sua
gratitudine verso 1' Augusta casa di Sassonia , è 1' ul-
tima <^fa dl'q)ieU% iftano , che io direi quasi di-
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K ai? K
Tjna^ ed i pi«na di^queU'oaocalenA e d^ainleretse ,
^Ke ùi BMÌ- sempre il suo vero carattere. La do^
menici «ieguente peggiorò , ma il laneA^sera «i con-
solò mokissimo , quando seppe , che fra le acclama-
2I0É dì tutta Roma, era dstfeeso per la prima volta
in s. Pietro a xicevere V ambasciata della Chinea 3
più ad#dÌHle de' Pqntefici 4^^«lun^i^8Ìma, e gra**
ve msdattia, per cui'tutt'i buoni della terra aveva-
jM^ tremato e pianto. £ incrediUle quant» il nostro
. Jfengs amasse ^ e Venerasse PIO VI. Parv^ proprio
icbe la Provvidènza lo conservasse, in vita queste pò-
fihe ore di più y affinchè sentisse anch' e^ dal suo
letto i popolari evviva di questa fausta giontòta, la
quale fu la più lieta , che Roma abbia avuto af gipmì
nostri. Parve altresì , che Dio gli aotorda^se là gr|-
zisP di morire nel giorno di s. Pietro, del quale dal
principio del suo cattolìciono egli era. stato senfjpre,
e particoLi/rmente diyolo ; ed infatti rari erano i gior-
ni, che non mandasse a celebrare qualche messa
alla sua sacra tomba nel Vaticano ; anri y quando po-
teva, V interveniva egli in persona • Mori ai S9 di
^ugno 1779 ali* età di 5i anni , e mesi Antonio
•RaHaele M^ngs , floria delta Sassonia ^ua patria ,
•della Spagna, e di Roma, e mori pieno di reli-
gione , e di presenza di spirito , quasi che le po-
tenze della sua, beli* anima non potessero climinuir-
si, ma dovessm^ spegnessi in un solo istante. II .
* quadro della Num^ta rimase nop. interamente finì'^
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)( a*8 )(
io f bencM poco vi manchi « ed anche In ciò ha
troppo imitato il gran Raffaele , che moti mentre
4bva gli tdtimt tocchi alb TraafiguraKione .
Fu portato il suo cadarere dal monte Pindo
alla Gìiefla di s. Michèle • Magno aoa parroAlìia
in Borgo , ed in presenza degli Accademici di s. Liti-
ca, • de* ai»>i niunefoit scuolari ^li si ceI#irarone
i funerali con quella decenza y che le circostanze per-
misero. Brima di sotterrarlo bramarono i Medici A
aprirlo per rodere la controversa cagione della sua.
morte y pecche a ragione d* un* acei1>issima tosse ^
che éà lungo tempo lo tormentava , moki lo cre^
devano pulmoniaco » Si apri il cadavere , ed i poi»
mom erano in ottimo stato , come pure nessun aK
tro viscere trofossi leso mortalmente, e tanto ave«-
va sempre SDstenub il Dott. Panicpni suo medico .
^orte che ì^ intenso dolore dell' animo , le lunghe
terzane sofferte, le infinite fatiehe, massima nel tanto
dipingere a firesco , le studiolo vigilie, ed il suo ir-
r^olar modo di alimenitarsl gir aveano talmente al-
terali gli umori, che, in vece di mantenergli la Bar
, Iute e la vita , gU produssero leMamen^e la morte .
FvL deposto nd sepolcro vicino ialla cara, mo^e co-
me avea desiderato , ed ecco troncate le fortune ,
e finita la storia di Anton RaSade. Mengs , ma non
finita certamente la sua fama,^ che fecondo ogni
. aqpparensa sari immortale.
6iami permesso ora di rivolgentii a te , anima •
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)( fii9 K
cara, amma onorajUi, e pregarti a gradire questi
pochi ed ultimi Boéì, che la soU aiaicùia ha ver-
sati sulla tua toiid>a . Sono ^ vero assai tenue tri^
buto al t:uo merito , ma godo bene/ che tu sia tanto
a loro superiore» Gradisci aoncora le amicheroli fit-
oere lacrime , che involontariamente mi sono cadute
su queste carte allo scrivere la tij^ morte; e se ti
troVi, come io fermamente lo spero, dia presene
aa del Fi|^iuol dì Dio, nngrasialo tncìie per noi* dei
gran dohi, che largo a nostro vantaggi/ ti diede>
e pregalo, die in premio della t^a pietà , % dd-
l'averlo sempre e sì degnamente d^nnto, egli pro-
tegga le sacre ^ e beli' arti romane , che aem|Mre si
vanno qui impiegando per la sua gloria, e che faan
no gran bisogno. di sostegno. Pregalo, che didlt
tue onorate ossa sorghino de' bravi tuoi successori,
i quali le mantenghino nel flòrido vigore che per
te mostravano , t>nde la* sua Roma , la quale do*
vrebbe pur esser loro cara, j>ossa rivedere, ma più
durevoli , i bei giorni di Raffiiele , e del Domenr-
Ihino , de' quali pur troppo tu non ci hai potuto
mostrare, che pochi e jrapidi momenti»
Se Anton Haffi^eie fosse italo tanto^ ecònomo
quanto fu Pittore , avrebbe lasdaU in Roma naa
*casa opulente , ma a podii è dato t imitare anche
m ciò Michelagnolo, il Rubens, ed il Remino • GU
è vero , che era lontanissimo dagnerte passio» ro-
vinatrici delle famiglie, ma V essere voglioso, poco
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)( aao )(
curante le frequenti piccole spese, l'amore straor-
dmarìoy che portava i^ sua professione, lo hanno
tradko. Non v'era betf ntrumento, die potesse ser-
virgli, non v'eéa «tiAtta, o. gesso deir amicò, non
Yay> etruBco , non libro dell' arte sua , non istam*
pa, o disegno di buon maestro , che egli non vor
. lesse possederle , ed il prezzo esorbitante, che tal*
voka gli scaltrì venditorì a lui ne domandavano,
non ne ritardò mai ^la compra. Aggiungansi a ci&
venti figlhioli, ^e egli ha avuto dalla sus^ moglie,
de' quali però npn gliene sono restati in vita che
•ette; aggiungansi i frequenti viaggi di Germania ,
di Spagna , e d' Itidìa , ed accompagnato quasi sem-
pre dalla sua fjanùglia; aggiungansi gli ajuti segreti, e
mensoalmente somministrata ad un' ii^finità di bisognosi ,
ansi sino ad alcuni de' suoi scolari , le limosine acciden-
tali , la dispendiosa cducaxione de' figliuoli , ed il libera-
le, anzi nobile trattamento datasi piiVcol comodo però,
che col fasto; e poi dicasi, se 2too e più mila
scudi , *da lui coli' arte su^ tirati in pochi anni ,
peteano bastar^ . La sua tavola , benché non eccé^
desse la frugalità ^ un comodo artefice, diventava
dispendiosissima anch'essa pel ifùmero di quegli
camici, che non invitati, ma ben ricevuti quotldia*
^namente n6 abusavano. In tal modo l'eredità de^
IMengs ; non ha coi'risposto al bi^o^io de' suoi fi-
gliuoli, e al de^erio de' verì amici. La cosa pe-
/ rò è andata m^io di quello si dovea aspettare
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mediante la ciora di Monsig. HbaìmMi U&ore ék
Bota, a quale costìtuilo dal Papa regolatóre dt
questo patrimonio y malgrado le molte altre sue *
laboriose occùpa^dom y vi attende dillgentissimamen^
te, é per 1* amore generoso del Cayiliere tìoa Nie^
cola di Azzara Ministro di Spagna suoi grandisstfl^
estimatori ed amici . Essi sono tuttavia i padri di
questi ^rfani , ed in -mezzo ad un tanto* inopinato
naufragio , hanno salvate molte cose , che sarebbero
senza di loro andate ceictameiAe aperse i
S. M. Cattolica alla nuova di questa morte ha
verificata la sua reale promessa , proteggendo anche
^ due maschi superstiti , perchè ha conferito al ca*
detto un posto fra gì* ingegneri de' suoi eserciti con
insigne stipendio , ed il primogenito , che era in* .
camminato per la Chiesa , è stato reso capace ^
avanzamenti ecclesiasdci nella ^agna.* Delle ti^e
femmine nubiii^^rlnyiste'una è stata gli scorsi gior-
ni felicementef sposata con dote assai conveniente
al ^g. Vincenzo Fllion , il ' quale sotto la dettatura
dell' Ejninentissimo Cardinale Pallavicino è diventato
uno de' migliori minutai <klla Segretaria di Stato
del Papa . Le altre due aspettano la sorte, che
loro è scritta in cielo , ma che Bxiota ignorano .
Fu Anton Ra£Paele Mengs di Atura fra il me^
diocre e il giusto, e di corporatura tendente al
-magro. Nella èua^ventù, benché M colore piut-
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tosto brunoi era àMai beilo di &coìa y ma coli* an-
dare degli anni perdette gran p«rte di queito pre^
giO| perchè nessuna cosa logora più gli uomini >
quanto, lo studio » le fatiche indefes^p, ed i pensieri
di fami^y ma}ràie -quando si è padre sentite ed
«moroso . La vivacità dell* animo svio non si dimi-^
nMl mai coli' andar degli ani4} percliè iti sempre fa-
cilissimo alla sdegno ; ma simile Jn ciò anche ad
Oraeto
FaciUs ir0sciy s^d ut plmcàbiUs esset^
non dursvaglt, che un istante * Ma felice colui ^ eoi
quale s<tegnav»si, perchè y «dtre al domandargliene
. scusa egU stetto il monìentb dopo y lo reg^va f
proporzione del rumore che avea iatto . Si pre-*
tende > che qualche scolare » o domestico abbia tal-*^
volta scaltramente profittata # questo suo ingmuio
naturalo dbpo d* averla conosciuto y e perciò neUa
su^ ^tansa andava in collera as^ spesso , e speir-
deva molto. Delie passioni onorate^^iUe. quali sono
sogglBtti i cuori ben fatti, la c^Smp^ssione era quei-^
la, che più d'ogni altra lo scuoteva. Non potea
vedere un infelice senza àjutarlo, e non Io ajutavà
come £inno taluni con piocoie limosino per solleva** .
re in quell'istante piuttosto il loro cuore sensibile ,
che il povero bisognoso • Le sue limosiae erano
almeno monete d' ai^nto^ e talora asecchini, come
acoidentabaNile ho veduto io più li^ una volta .
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)< ^ )t •
Oltre alla musica , dì cui era <]|iletunte^ ama-
va moltisaimo A (etteratura , e particolannente gli
antichi Storici maxime Greci. Erodoto ^ Senofonte,
6 Plutarco fecero^ inai sempre la. sua ddizia, *ma.
^ello^ che egli prediligeva, era Pausania ; libro,
che i pittori / ^U scultori y e gli architetti dovreb-^
bcro continuamente, avere per le mani. .Ogni gior.
i«> leijggea riottosamente falche <^po della BSk.
Ina» da cui diceva ritrarre sempre consolazione in^
finita «. Ardisco dire che vi sono pochi , che pii di
lai la b>noseesserc^. Iiltendea si;(fficient»i9ent^ il k-^
tino , e padava il suo tedesco , V italiani , il fran->
qpse , lo spagnuolo i ed al;d»astan2à V inglese .
Dell' opere sue è stat» pubblicato in tedesco
ÙA trattato satta BtlUz^Oj che fu ppi nuovamente
stampato in francese, e che ora tradotto in Italia*
np appetta la pubblica luce. J^cbiesto dall' Ab. Don
Antonio Pons del suo parere sopra i quadri del
r^al palazzo di Madrid, gliene scrisse, una relazìcxno
piena d' in^gno , di nlosofia , e di {»ttura , la quale
lii stampata in ispa^uolo nel Tomp VL del viag-
gia di Spagna. Rivide questa lettera la 1u%b in ita-
liano colle staa^pe di Tónno. Altri trattati mano-
s<^rUti non tardersuano ad essere isqNreasi pe^ la
Olirai del Cavaliere di Azzara , che ^ ha conser--
vati , e s(xao questi varie note alla vita del Gereg-*
gio , e là tradijùdone in Iqpagguolo 4ì qadÌA di ì^eo-
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• X ^ ìi
nardo ^ Vinci. Molte sue lettere pure sulle bdle
.arti meriterebbero d' essere lett^» Ame avrebbero
meritato d* essere raccolti gT infiniti assiomi pittorici ,
che* sudava estemporaneamente comunicando a' suoi
Siglàri . Amava la poesia itatiana^, e simile anche in
ciò a Midìelagholò > faceagran caso éì Dante, che
veramente è il poèta del Pittori. Da questi esercizj
aveva egli contratta una naturale eloquenza | per
cui 9i può dire 9 ^e quando volea, non si è msti
sentito parlatore più vivace , e dotto di lui . Dete-
stava ì»discorsi' oziosi ed inutili , «dicendo , die gli
ucmiini hann# V uso della parola per comunicarsi le
loro idee/ ed istruirsi j^ecipròcaittente ^e non j^
fare il mestiere dei' papagalli. Oh quanto silenzio
sarebbevi nel mondo se tutti pensassero come il no-
stro Mèngs ! • ^
Parlava volentierìssiAio" delle belle arti » ed
aveva il raro dono di spiegarsi con tal chiarezza >
che tatti lo capivano . Nascea ciò dall' intendere
bene quelle cose, delle quali pariava, perchè ten-
g^i' per fermo» che le persone, che si spiegano
08cusame#te » non s* intendono dà loro medesime .
Noi crècBfmio poter asserire » che almeno ^ notizia
nostra egli non ha mai biasimalo nessuno . Quando
npn potea dir bene d' una persona , ne evitava , il eli-
scorso f ed aborriva i maldicenti . I pittori poi , per
quanto fossero mediocri » erano sicuri kU non .essé-
re
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)£ aa5 )( • .
r« lOiS da Iiu StfreUtó . Soka dire , che la ptt-
tors è vaùt arte tanto nobile j e tanto difficile , che
9i contrario della poesia sua sorella pfimogemta me-
ritano stima anche coloro , i quaK stodìandoln non
possono gìnghere , che alla medioÉrità . Gran<£ssima
stima avea egB del dg. Potapeo Battoni, e del stg. '
Domenico Corvi ^ dopo i quali nomi amava tre o
quattro altri pittori romani viventi . Mi guarderò
bene di dire qfà chi fossero per non torre a nes?
suno la luAnga d'essane uno. Si dichiarava ^ es-
sere l'ultimo Pittore di tutti, e lo dicea in modo,
che chi non avesse mai veduto niente del suo , ne
sarebbe restato ingannato , ma non so poi ae in
cuor suo egli lo credesse. Grandissima stima facea
anche in quest* arte del suo buon padre, dicendo
non essere egli potuto mai giugnere a fare una te-
sta eguale ad una che ad olio vedesi d' Ismaele
nella Galleria di Dresda , e pretendeva che essa
non cedesse neppure alle più belle del Coreggio .
io ho presente questa pittura assai bene , ma sono
troppo pien di stima pel giudizio d' Anton fìaffiie-
le y e pel pennello d' Ismaele per qui contraddirlo .
Nel Panteon d' Agrippa, oggidì la Rotonda,
che può chiamarsi il Peèile di Romff, è stato col*
locato in una nicchia vota , in poca distanza dal
busto di Raffaele e d' Annibale , il suo di bronzo ^
ma non oso assicurar, che sia abbastanza somigliane
i5
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te . Non y è akra Ucmione , che il solo nome del
defunto > e .del Cavaliere di Aszara, che ha £atto
ergergli il monumenU) • Nómi si illustri valgono
più d' una lun^ iscrizione . U rame di questo bu-
sto servirà di ornamento al presente libretto p figliQ
dolente I e smero della più tenera amicizia.
FIN «
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P I T T U R E
DEL CAKALIBRE
ANTON RAFFAELE MENGS
CSISTBKTI IN SAiSOIflA.
A olio .
JLii gran quadro deìV Aitar maggiore della real chie-
sa cattolica di Dresda , che rappresenta T Ascensio-
ne di N. S. Gesà Cristo cogli Apostoli, abo piedi
33 larg. i6. Giuseppe Casanova ne ha fatto una
descrizione inserita anche nel T. a della Biblioteca
di Pittura e Scultura ec. del de Murr<
Un quadro più piccolo per un altare kteràle
nella stessa chiesa , rappresentante s. Giuseppe dor-
miente, a cui apparisce un angele^ che lo * assicura
dai concepiti sospetti.
Altro simile e per la stessa chiesa folla Im*
macolata Concezione .
I bozzetti in piccolo di tutti tre questi qua-
dri j ma finitissimi e perfetti .
Due gran ritratti interi di grandezza naturale
del Re, e Re^a di Polonia, vestiti in abito reale.
Due simik, ma sobonente fino sotto al ginoc-
chio dal Real Principe , e Principessa ereditar) , di
grandma naturale .
Un ritratto del conte di Bnihl primo ministro
del Re , di cui però non V è che la testa finita .
Una Maddalena giacente , e mezza nuda , ma
bella e rubiconda ^d imitazione di quella del Co-
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)( ^^8 )(
reggio , che e posseduta dalla real casa di Sasso-
nia . Quel Re le teneva tmendue vicine nella sua
carnee^ da letto», e lepidamente solca dire , che
quella del Mengs non era ancora pentita' davvero .
A pastello .
Il Ritratto deir Elettore oggidì regnante , ma
ancora bambino di due anni incirca , sedente in
camiscia sopra un gcan ouseino ài velluto cremesi
gallonato j in grandezza naturale .
Il Ritratto di suo padre in abito da casa .
Il suo pittorescamente disegnato , e col capelli
sparsi giù per le spalle .
Quella del sig. Domenico ^aibaU .
Quello di IVIr. Hoffioaann cameriere (avoriio del
Re.
' Quello d' uh amico , e ccunpagno d* Isinaele
tuo padre, che veniva spesso ad aiutarlo per £nire
più presto, che fo9se possibile U bottìglie di Bor-
QueUp di Mr. Thul bravo pittore di paesi suo
amico .
Quello delk Signora Regina Mingotti celebre
virtuoa» del Re di Polonia , e .fiamma allora di
cento sospiranti . La gran diligenza , che il nostro
giovane artefice poae nel dipingerla, fece sospettare,
che egli pure fosse uno dei cento , ma certamente
non lo ha mai confessato . In questo stupendo pa~
stello si vede espresso a maravi^ia quel beli' ardi-
re, e quei veszi, che accompagnano le occhiate,
e la bocca delle donne , le quali sul teatr^e fuori-
seno per professione ora regine , spesso tirailne ^ e
mai hmamorate .
Tutte quesU epere sono nella Remi . Galleria
di Dresda.
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)( ^^9 )(
Pitture esistenti in Ispagna .
A olio •
Nella camera, ove il Re cattolico dorme, una
deposkione di Croce con figure grandi al naturale.
Nella parte superiore il Padre eterno collo Spirito
Santo , e molti Angeli , che guardano questo uigu-
bre mistero. Alto quattro braccia e mezzo, e largo
a proporzione.
Nella stessa camera sopra le quattro porte vi
sono quattro fatti della redenzione , uno cioè colla
orazkMiè nell' orto , il secondo colla Aagellazione ,
un terzo col Signore , che porta la Croce al mon-
te, il quarto quando risuscitato apparisce alla Mad-
dalena .
Due pitture di s. Giovanni giovinetto alte un
braccio , e larghe a proporzione « Queste furono fat-
te in Roma .
Una Maddalena gioente éul fare di quella del
Coreggio , che è a Dresda .
Una mezza figura deUa Concezione della Ma-
donna alta un braccio , e larga tre palmi .*
Altra mezza figura di s. Antonio da Padova di
egual grandezza . Queste ilue pitture seguono sem-
pre il iVe ne* suoi viaggi pel regno .
Nella stanza , che passa alla camera , ove S. M.
dimora, v' è una nostra Signora col Bambino , s.
Giuseppe ,0 5. Giovanni quasi quadrato di due
braccia .
NeUa camera del Principe d' Asturias v* è la
Natività di N. S. G. C. alta tre braccia e mezzo,
e larga due.
Quella bellissima NslivitA di N. S., che il Men^
dipinse in Roma , alta più di tre braccia , .e larga
due e mezzo /sta nella camera, dove il Re dorme'
- #
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)( 23o )(
in Aranguez . S, M. ha fatto fare un cristallo d* e-
gaaì grandezza » da cui è custodito un quadro si
insigne .
Nella medesima camera in Aran^uez v' è un
crocifisso di grandezza quasi naturale, aito due brac-
cia e atezzo , e largo, quasi due .
Nella medesima camera in un sol quadro alto
due braccia, e largo a proporzione il ritratto del
Re e Regina di Napelli .
Nel palazzo pure d* Aranguez vi soim> della
stessa misura due ritratti, uno della Re^na dì Na-.
poli , r altro d' un' Arciduchessa sua sorella •
In Aranguez pure v? è il ritratto del Grandu-
ca, e Granduchessa di Toscana alto un braccio e
mezzo , e quasi lar^ altrettanto , ed altri quattro
quadri alti due braccia , e larghi uno e mezzo coi
ritratti di alcuni princìpi loro figliuoli.
Un ritratto dell' Infanta Donna Carlotta Gioa-
china alto un braccio , e largo tre palmi . Oltre
ciò vi sono varj altri ritiiitti del Re, e real fam^ha.
Quattro quadri alti più di tre braccia , e larghi
due , i quali servono di bussole nelF appartamento
delIjEi Principessa d' Atturias rappresentanti ciasche-
duno una delle quattro parti del giorno .
Una Madonna col Bambino , e s. Giuseppe
d* un braccio e mezzo in quadro per il Principe
d' Asturias , che se Io porta seco sempre ne' suoi
viag^.
Nel pal^zo dell' £scuriale nell' appartamento
del suddetto Principe v* è un quadro allegorico alto
un braccio e mezzo, e largo più d'un braccio, in
cui vedesi un giovane , che disprezzàndo ì interesse
si rivolge 9 e seguita V onore •
Nel palazzo di s. Idelfonso una mezza figura,
della Maddalena alta un braccio e mezzo, e poco
meno larga .
Per V Infante Don Luigi una Madonifia col
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)( ^^l )(
Bambino e s. Giuseppe in tavola , alta un braccio
e me2»o, e larga più d'un braccio.
Nel Regio (Convento di s. Pasquale Baylon in
Aranguez un . quadro rappresentante questo Santo ,
alto sei braccia, e largo tre e mezzo.
Il Real Infante Don Gabriele ha un' Orazione
nelP Orto , ma che non è compita .
Pitture /atte a. fresco per il Re.
Isella volta delF anticamera di S. M. il Conci-
lio degli Dei coli' apoteosi d' Ercole .
Nel medesimo palazzo la volta della camera
chiamata dell' Aurora per esservi questa dipinta . Le
quattro facciate della medesima camera hanno le
quattro stagioni dell'anno, e nel fregio vi sono putti
vagamente combinati con vasi, erbe e fiori .
La volta della sala , ove mangia il Re , rappre-
senta l'apoteosi di Trajano, ed il Tempia della
gloria .
Neil' Oratorio di S. M. lAia nascita di Gesù
Cristo , la quale fu fatta à fresco , perchè il riflesso
della luce non lasciava ben vedere quella, che ad
olio v' era prima, e che ora è in una camera del
Principe d'Asturias, e che sopra è stata indicala.
Nel Teatro di Aranguez nella volta v' è il
Tempo, che con bella allegoria distrugge il Piacere.
Altre Pitture di Mengs fatte in Tspagna ,
ma non pel Re, e tutte a olio.
Fece pel Re di Danimarca il ritratto di S. M.
Cattolica in piedi , e sotto al baldachino con tutti
gli attributi dei regni di Spagna, alto quattro brac*
eia le mezzo, e poco men largo.
Per la Chiesa di s. Isidoro il gran quadro alto
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)C ^?a )(
dUasette piedi » e largo dodici colla SS. Tt'wbà ,
la Madonna , s. Damalo y ed altri Santi Spagnuo-
li.» maggiori tutti della grandezza naturale.
Pd^ Conte di .Rivadaria fece un quadro quasi
cinque braccia aito y e largo tre coli' Ànnunziazione
dtlla Madonna , il Padre Eterno , e molti Angeli ,
figure tuttte di grandezza naturale.
Pel medesimo Signore un s. Giovambattista , <^he
predica nel deserto » alto quf^i tre braccia , e largo
due . Questo cniadro è d* uno stile tutto particolare ,
perchè , dovendo essere collocato sotto una finestra,
per cui entra gran lume, dovette caricarlo un po-
to più del suo solito nei chiaroscuri ^ e usar colori
più forti.
Al duca d*Aiba il ritratto in mesza figiva ako
più, che un brac<ÉD, e poco men largo.
AIU^ duchessa di Huescar, oggidì duchessa di
Arcos 9 il ritratto un braccio alto , e poco men lareo .
Alla Duchessa di Medinaceli il ritratto a sede*
re y alto palmi sette , e largo cinque e mezzo .
Alla, Marchesa di Liano u ritratto intera di gran*
dezza naturale in abito da maschera, cht é cosa sin-
golare .
Alla stessa un ritratto in mei^a figura, gran-
dejua naturale*
In metxA figura pure , e di naturale grandez-
za fece béliissinio ritratto del cdebre D. Pietro di
Campomanes •
II ritratto di Don Filippo di Castro , di cui però
non è compita , che k testa . .
Una Beata Vergine Addolorata in tela , alta pal-
mi 4 t ^ P^^ ineno larga per Don Antonio Vela-
qu&dre diteitore generale delle Poste del Re."
S. Pietro , che sta a sedere , di grandezza na-
turale , regalato al suq barbiere Pietro Martinez .
Varj ritratti di se stesso per soddisfare ad al-
cuni suoi lUDoici y che glieli dom9ji4avano .
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)( ^p K
Un ritratto di Don Antonb Pinì^ ma che non
è terminate».
Sì può aggiungere, come cosa relativa alla Spa«
giui) cKle la medaglia coniata per la festa di & Pie-
Irò dell'anno 1772, anno IlII. del Pontificato di»
Cleoiente XIV. , fu disegno suo , e rappresenta il
battesimo del primogenito Carlo Clemente nato ai
Reali Prìncipi di Asturias con il molto
REVS NOVA FOEDERA SANCIT
e neir esergo: HISPAN. INFANS, A. UH.
PON.. SV^CEPTVS. MDCCLXXIL.
Offerejatte m ^halia^ t4 esistenti parte
in Rokia , e parte altrove .
^ , . A Jreseo .
La volta della chiesa di s. Eusebio ad Pala-*
tium Ueimammf rappreaentaiite il Sant^ in glorìa
con moke figure.
La voka della Galleria di Villa Albani fuori di
Porta Salara rappresentante il Monte Parnaso con
Apollo, e le Muse, una delie quali è il rìtn^o
della Marchesa Vittoria Lepri nata Contessa Chero-
fini . Ai lati vi sono due ovati , uno de' quali espri*
me il Genio , che sostiene i simboli delle tre Arti
sorelle coronate dal Merito sotto T immagine d'un
giovane alato ; nel secondo uifa donna riccamente
vestita con una statuetta d' oro in mano , che mo-
sH^'di premiare le Arti con un bel putto vicino, che
distribu'^e monete.
La stan^ de' Papiri annessa alla Biblioteca Va-
ticana . La descrision^ di questa è nell'Elogio storico.
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A olio . *
Due ritratti in varj prospetti di Clemente XIII.
Papaflezsonico in tela fino al ginocchio-, uno pel
Cardinal Camerlengo , V altro pel Principe Senatore
di Roma su^i nipoti •
Ritrauo dello stesso Cardinale Rezzonico Ca*-
merlengo in tela .
Ritratto, figura quasi intera, del Cardinale Al-
berigo Archinto m tela ^ ora presso il Cardinale suo
nipote .
Ritratto dei Cardinale de 2ielada in tela , misura
di 4 P^^i*
Ritratto del Cavalière di Azzara Ministro di Spa-
gna in Roma , mezza figura in tavola .
Ritratto di se stèsso, e della sua moglie in tela.
Ritratto d' Ismaele suo padre .
S. Pietro figura sedente presso il Papa regnante.
Cartone di una Vergine in mezza figura coi Bam-
bino è s. Giovanni , di tre palmi , mezza figura .
Una testa di Cristo glorificato , in tavola per un
Padre Minor Osserv. Riform. suo amico , e Con-
fessore di sua Moglie , che V ha regalato al Con-
vento di Varese, borgo del ducato di Milano.
Il Bozzetto a chiaroscuro in tela di 4 palmi pel
quadro , che doveva servire per un Altare in s. Pie-
tro in Vaticano, e rappresenta la potestà delle chiavi
data a questo primo Apostolo da Gesù Cristo .
S. Benedetto nei deserto , gran quadro da altare
nella Chiesa de' Monaci Celestini in Sulmona .
La Beata Vergine al tempio con molte figure
in tela nella real Cappella di Caserta , alto palmi i8.
Uno degfi Spettatori i il ritratto suo , e la Ma-
donna è il ritratto di sua moglie .
Ritratto del Re Ferdinancb di Napoli, ma in
eti fanciullesca, figura intera in teia^ a N^ipoii.
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)( ^» )(
Ritratto della Principessa di FrancaviUa , nata
Borghese , mezza figura , a Napoli •
Ritratto della rrìncipessa Altieri » naia Berne-
se ^ mezza figura i a Napob*.
Un riposo d' Egitto per la Re^na di JNapoli ,
alto palmi 3.
Una Maddalena giacente pel Principe di s. Ger-
vaaio : tela di sette, e cinque, palmi pel traverso ^
in Napoli.
Una s. Fami^ia per Mj4ord Cuper in iìren-
ze , in tela y di sette piedi , e tre •
Ritratto del suddetto Cavalier Inglese, mezza
figura in tavola , di palmi 3 , e larga a propoftione •
Madonna col Bambino , e' due Angeli in ta->
vola , di palmi 5 , presso ì( Infanta Granduchessa dì
Toscana.
Il Sogno di s. Giuseppe , misura consimile , per
il Granduca di Toscana.
Il proprio ritrattò per la Galleria granducale de*
Pittori m Firenze , palmi cjiique •
Un Ecce homo, tela da testa, presso il Dottor
Villigiardi in Firenze.
nitratto della Infanta Granduchessa in pastello ,
alto due palmi e m^zzo.
Cartone turchino col Redentore morto, e va-
rie figure a due sorta di Lapis, presso il Marchese
ftnuccini,palmi7 e largo a poporzione , in Firenze .
G>pia della Madonna della Seggiola di Rafiaele
per il sig. Giuseppe Tealdo, in Genova.
Il proprio ritratto per lo stesso, tela da testa.
Ritratto della signora Tommasina Caikibiaso da-
ma eeaovese, in tela, di palmi 4*
Un Presepio , grandezza da testa pel Conte Er-
nesto di Harrach, a Vienna, sul ^me.
Una Storia di Semiramide, mezze figure pd Mar-
gravio di Barauth,per traverso. U presente quadro,
aie questo Sovrano pagò mille Scudi romani^ dopo
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)( ^ X
U sua morte £a venduto a Parigi per sei mila Seudi^
vivente ancora V artefice .
Una tacra Fanùgiia) che andò in Inghilterra, b
tela di 7 e 5.
Una Sibilla pure per Ingjbiltenra, meeea figura
in tela .
Due Pa<tdli che aitarono in Francia , uno ,
c)ìe rappreienta k Vanità i e l'altro un filosofo te-
dente, alti palmi 4*
I cartoni dei «uddstti gli ebbe il Barone di
Edelsheim di Baden Durlao •
Ritratto del suddetto Cavaliere di Eddshemiy in
tavola ^ messa figura .
Ottaviano e Cleopatra con molte figure , per
Moniieiir Hoorch,di pahni i4 in toh, in In^i&tem.
Una Maddalena , mezsa figura di 4 palan in In-
^kerra .
Up Redentor risuscitato colla Maddalena m gi!-
noGckio f m tavob alte (f ''^ '^ ' ^ ^& ^ propor-
zione > per l' Università di Oalbrd .
La copia deUa Spoola d* Atene di Raf&ele m
tela grande come l* originale , {Hresso Mjlord Nor-
tumberlaad in Ing^henm.
' Il proprio ritratto per T Arcivescovo di Salisbur-
go predecessore del vivente.
AnAx>Biedi|, e Perseo per un cavaliere Ingle-
se, figure intiere in tela alla palmi fo, e larga 7?
Qi^to quadro fa predato da im corsaro firancese ,
e r ha ultimamente comprato IVfr. de Sartine nà-
nistro in Francia della marma •
Abbesso in cMaro scuro della Risia^rezione di
N. S. 9 che doveva servare pel gran quadro della
Catlediale di Salnburgo, ako 3o palmi, che è stato
cominciato , ma iiterrotto dalla morte .
Alcune hivole di* Venere copiate in miniatura
diligentissima dalle rovine d^ un palazzino antico sco-*
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)( ^7 )(
perto a villa Negroni, del qual palazzino sì è par-
Uo neU' Ebg» •
Il Ritratto di Monsignore Onorato Gaetani de'
Ducly di Sermoneta» in tela é» testa . A atiest' ope-
ra, che è ancor dcU'ultìneycd aasaì belui,inache
non é interamente finita , Monsignore ingegnesa^
mente ha fatto tcrivtre sottc» k teguenti parole dette
da Plinio a proposto della Venere cominciata , e
non compita da ApeUe: Invidit mors nec ^ui sue-
etèiret ofm mi frms^rifia limtanunia invtfttus est .
Honoratus Cajetani immortali ^ et ami€0 Ma Mm-
pkaHi Msngs hmc grati am'mi verha potìiit,
U Annunciazione delta Madonna, dì coi si è
parlato iieU'£loda, quadro da ahare pei Ble di Spa-
gna quasi che finito, e che dee chiamarsi forse k
più heir opera «la • Non è ancora pnrUto da Roma
per Madrid » e se n^ sino falle moke copie ir^
piccolo, , ,
A MSano in casa Bi|^*a una Madama, mefisa
figura, col Baadbino,^prìme eoae: ed «n s. Gio. Bat-
tista giovinetti» sedente in terra, di ottimo gusto , e
s<»nma finiteaza, ambidne in tavole* Furono donali
dal Cardinale Arckinto amieo di Menga al Gene-
rale Qerici , padre della signora G>ntes8a Clerici Bi-
gUa vivente .
Molte altre cose ^ questo pittore si conserva-
no ded sig. Cavaliere Don Niccola di 'Azzara mini^
atro & Spagioa in Roma , delle qaah egli mede^
limo informerà il pid)blico quanto pròna. •
Moltissime poi cominciate, e jm o meno 'avan-
zate , ma nessuna finita , sono presso i suoi figliuoli,
tra le quali vi sono de' quadri grandi . V è parti*
colarmente un giudEzio di Paride con figure di gran-
dezza naturale, che doveva riuscire cosa belMssmiar,
ma questo pure fìi invidiato dalla morte.
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)( ^ )(
Incisioni di opere sue , a noi note . • ^
S. Giovanni Battista , e »
Sanu Maria Maddalena posseduti dal Re di Spa-
gna , incisi dal Cannona.
11 &gnore risuscftalo, cke appare alla Madda-
lena : si crede anch' esso del suddetto incisore . Noi
non r abbiamo veduto f che senza lettere .
La Madonna col Bambino in un tondo, incisa
dal Vogato .
La Sibilla mezza figura per Inghilterra | di so-
pra indicata, incisa da Mosman.
Noteremo di passag^ che col disegno del Mengs
è stato inciso dal celebre Gioanni Volpato il qua-
dretto in asse del Corego posseduto dal Re di
Spagna rappresentante 4i Signore orante nelP Orto
con angelo in gloria ec. incisione che va nella rac-
colta di stampe pnbbUeate dal Pittore Gavino Ha-
milton inglese già <Mmorante in R<»na,' sotte il ti-
tolo : Schola Italica Picturm . Come pure essere
state indsi vani dipinti antichi ritrovad nella già
Villa Negroni, che come si è detto nell'Elogio fu-
rono disegnati da Mengs .
Il Monte Parnaso con Apollo e le Muse, in
foglio grandissimo per traverso , pittura delta volta
ddla (Pileria alla Villa Albani, di cui è fatta giu-
sta menzione neir Ek^o • L' incisione è di Raf&ele
Morghen . dedicau col suocero Gio. Volpato sud-
detto^ a Giuseppe Nicola Aczara Ministro Plenipoy
tenziario'del Re di Spagna presso la Santa Sede,
col motto sotto:
LtUdunt Aoniae Pammssi in colle sorores etc.
Questa stampa accompagna la caccia di Diana del
Domenichino , incisa dallo stesso Morghen . Do-
veva per ogni ragione un' opera cotanto insigne del
primo pittore de° giorni nostri essere intagliata dal
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)C a39 )(
prima incisore, che vanti V Italia, anzi direi il Mon-
do tutto, e che accompagnasse una delle più belle
invenzioni del sublime pittore degli affetti Dome-
nichino •
La volta della camera de' Papiri in Vaticano
^k descritta neir Elogio , distinta in cinque foglj , è
incisa assai bene , ed è dedicata a Pio Vi.
U suo ritratto da se stesso dipinto fu varie volte
inciso , ora solo passabilmente , ora ragionevolmente
bene.
li San Gio. Battista giovinetto sedente in ter-
ra , menzionato fra le pitture esistenti in Milano in
casa Biglia fu inciso in rame da Vincenzo Vange-
listi nel 1797. Lo sgraziato Vangelisti però prima
di ammazzarsi, la notte dei ao Giugno 17^8, gua-
stando tutti i raini dar lui incisi , collo sfregiarli me-
diante un forte boUno, rovinò anche questo «
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ELOGIO
DBL MEDICO
VENANZIO LUPACCHINI.
vTli uommi-Ttracemente grandi tanto più hamip
diritlo di essere fatti conoscere al Pubblice , quanto
e^mo per soyerdiia loro modestia si sono tenuti lon*
lani dal dare alia luce le loro produsioni . Ecco la
tallone , per ed ci facciamo un pregio di dar ^-
ri V Elogio del dottor Venanzio Liqpacdiini f di
cui se non vi hanno opere al PnbUico, molte se ne
conservano per altro , ohe pubblicate mehteitebbero
di formar ept>ca neUa Storia Letteraria .
Nacque Venansio LupaccUni ai 19 di Mag^
1780 in G^ltmento pnncipal Villa <kUo Stato di Lu-
coli* spettante all' ecceUentissima Casa Barberini poche
Biigtia sopra la Città dell' Aquila in Abruaao Ultm
di onesti , e comodi genitori . Destinilo da questi
alh cara degli affari domestici, per soddisfare al Ica»
sporto y àie aveva if M studj delle Lettere , bg^ di
16
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)( ^4* )(
casa f e ritiro&sl in Aquila . VI volte tutta la forza àt\
500 genio per renderli superiore alla autorità xlei
Maestrine p«r guitare U betiizze del Petrarca, del-
r Arlotto , del Tasto , di Virilio , di Orazio , di Ca-
tullo , mentre quelli proponeangli pier modelli i Pre-
sti , e gli AchiUinì y i Claudiani, ed i Lucani. Né vi
roUe minor acutezza di peartrasione , e minor forz»
d' ingegno per intendere la necetsità, e per saperti
da se fare strada alle più sublimi cognizioni Geome-
triche e Fisiche, mentre dai suoi Professori di Pilo-
to^ era tenuto invischii^o nelle sozzure dell' Araba
e della Peripatetica filpsofia* Cosa non dovea spè-
rtrr^ da quMo genio , gsàdmo da altri Maestri ?
Egli Abe solo la fortana di «tdKare in Napoit Ut
MfdicHia sotto V lUostre Frwoesco Senno . Qoeali
fa , che v^rtatitràno neUa Greca favella , insimiÀ al
Li^cGfaim la necessità di imprendere quella hnfgm
per intendere originabnenfte in quella Professiene
Occopitorisi con leMo f impegno sotto la scorta 4d
celebre MartorelH m breve il LapaccMù mm ebbe
cke mvidbre ad aleieio nella più squisita cegidzione
di quel dìAcile idioma , idioiiia , a coi dobbiamo la
Miee riff^kmone delle aeienze , e delle lettere in
batta f ed in Europa . £gli stu<£j» con profendU le
éj f e t e di Gahno, e d'Ippecrate , neBe quali ti eeno
sempre (pmifiti i pia grandi Medici, e Omero, l>e?
mesleieBy 'Rioiéide f Senofonte e«ano le sue delm •
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)( *43 )(
Tornato^ da Napofiii Patria, esercitò m'ia ÌM*^
€iha con quella ^operiorkà £ oogwiom, alla ^ual^
intkibMOtt si oppose la ignorami» , e la invi4ÌA del
sQoi CoMe^ • £si^ ^(^ stimalo il prìpio nella Cittì j
e nella Provincia , ed avrebbe meritalo onorato seg-
gio k un pìÀ vailo Teatro • Dalla pratica della Me-
dicina non dis^unsìe lo ^dio della Bc^anica , e^ddyU
Storia Nafturak. Qoel , €ht à ancor piA soiprendente ,
in meteo a «piesCe occupadonì trov^ sempre Lupac-
cbìm tempo di occiqp^rsi ancora ne|;^ studj delia Fir
lol»^, delle bdUe kcie^, e delle sciense ancora *
Quindi 61 , che , nei Concorso , c)ie dopo la espul*
«ioffe degli estinti Gesuiti ^ tenne nell^A<|db per la
seelta dò nuovi Pro£essori , al LMpaccbìni apn riiisi^
guari difficile di segnalarsi sapra gli akri suoi Comr
petitoriy e d* oUeaene a pieni voti la Cattedra ^
Lingua Greca , ammirando gli smessi £saminatm
cerne vigesse oscure in una Pr^vinda un ik^o Ì^
cosi atos sapere . Dopo tre anni «ssendo vacata If
primaria Cattedra di dinttx) naiurale , a cui era an-
nessa la soprmtendenza delle Regie ^Scuole > di leg-
geri, ad onta dei suoi Covqpietitori» ottenne ancor queli-
ta ; cosi vasta era la esteoskkne delle soe cogniaioni
nelle sciei^ ancora dai ^o inatictito tant^ lettane !
Con Unto telo , een tanta dignità » con tanta pro^
fitto esercitò egli questi impieglii » che il Sovrano
non dubitò in seguito di aflidargli la cura, ed iigo?-
verno ancora del Rei^ Convitto, con W^^volf asee«r
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)( ^ )(
^naroento • Ma qutado queli' uomo venicenirìiìte su-
blime era tutto inteao a produrre quei frutti, che
Avrebbero e alia sua Patria , e all' Italia fatto ono-
re , e reso il tuo nome famoso , come meritava ,
anche alle estere nazioni , eccolo nel fior de^ an-
tdy e nel pn\ bel corso delle sue fortune involato
aUe lettere , alle acienze , ed aUa sua gloria . Non
meritavi tu , dotto , e virtuoso Lupacchini, un fìne
cosi acerbo , e cosi crudele . Non meritavi df accre-
scere con una morte cosi spietata il catalogo degli
infelici Letterati («) . Tutti quelli che hanno dovuta
ammirare la sua dottrina , quegli, che hanno cono*
•cmto il candore dei suoi costumi , la umanità tua^,
la sua religione ^ la sua rassegnazione , e la sua co-
stanza nelle avversità, e negli ultimi funestissimi mo-
menti della sua vita, devon tutti impegnar» a ripa-
rare i torti della sua avversa fortuna, ed a procura-
re di r^ider noto ed eterno il suo nome degno ve-
racemente di essere scritto nei (nstì deHe lettere .
Compose il nostro Lupacchini leggiadramente
in volgare , e in latina Poesia. Con quanto lìervo ,
con quanta acutezza scrivesse in Prosa, ne fanno fe-
de varj Trattati , che di lui conservan» , di Medi-
cina, degni veracemente della pubblica luce, e molti
suoi Consulti con alcune lettere scritte ai primi Me-
(a) Di Pkrio Vohtiano ,
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)( ^5 )(
dicJ d' Italia , e di Europa , coi quali ebbe commer-
cio • E ben si scorge dalle loro risposte quanto alta
stima facessero del suo sapere ^ precìpuamente il si-
gnor Serfao,ed il Morgagni, lumi délb Italica Ma*-
dicina . Non occorre dire quanto egli intendesse a
fondo gli antichi Autori , nei quali delieiaTasi da
quel grand' uomo , che egli era . Bino nell' Antiqua*
ria si seppe distinguere , e ne fanno di ciò fede la
sua doviziosa , e scelta raccolta di Lapidi, e di Me-
dàglie y e molte corresio/ii da lui fatte alle Lai^dì
poco esatte del Muratori . Univa a questi pregi una
profonda cognizione dei libri rari Toscani, dei qua*
li 9 e dei più pregievoli MSS. fece egli raccolta nei
auoi viaggi , secondo che gli venne fatto di averne ^
e pochi sfuggivano alla tua vigilanza .
La Storia Tipografica era una delle sue mag-^.
glori cognizioni ; con V ajuto di questa seppe adu**
nare una quantità di libri citati dalla Crusca , dell'e-
dizioni parimente citate , e rarissime , le quali non
ai vedono in mohe e molte famose Biblioteche , e
con r ajuto di questa ancora seppe niccogliere tante
edizioni di Cornelio Celso, che gli fecero concepir
F ardito disegno della ristampa di questo aureo Scrii-*
tore con le varianti di tutte l'edizioni, e con qutUe
di tutti i manosfcritti, che si potessero mai da lui
confrontare, o avere confrontati da altri valentuomi-
ni ; con aggiungervi prolegomeni e dissertazioni per
riKhiarare i luoghi dubbj , ed oscuri , ed in fine con
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. K :46 )(
un Hi(Kce eialti«simo di tutta le pamle, a nofina «let;
l'«db'2iom dei Burmaani) Drakemborchj , Oudendor-
pj , ma ipedalmente ad esempio del Brottko««ien 90*
pra Properzio , h di cui not« moltissimo stimava .
Co» qnesU idea si portò m Rom« per far il
odnfroQto di sette Codici delta Vaticana » fatica im*
mensa , che pnre trasse a fine in pochi mesi y con
ommiraeioaMS di chiunque lo vide applicato a questo
laboriosissbxio confronto in un piMito medesimo so^
pra sette Codici antìchissimr ^ notandone ancora le
minutissime dilEerenze . In quest' ardua impresa fu
molto incorai^ato dalla umaniti dal s^. consi^iere
come Lodorico Bianconi inviato di Sassonia in Ro*
ma , il quale non solo c<>nfortoUo con la sua- prege-
vole amicizia, ma ^i comunicò inohfe generosa*
mente tutta la sua preziosa suppellettile Celsiana ;
mptte rarissime edisionì «£ questo Autore postillate
di sua mano, e di altri celebri Letterati; ed il con-
fronto dei Codici tutti di flrenae» per sollecitare la
felice riuscita di questa grand* intrapresa . S' imbattè
in Roma il Lupacchini con due deputati della cele-
berrima Accademia d' Edimburgo spediti per V og-
getto medesimo di confrontar i Codici di Cornelio
Celso della Biblioteca Vaticana , per indi fornire al-
r Accademia i materiali d' una nuova splendidissima
e£cione. Questi, udito appena T illustre Defunto ,
riconosciuta l' importanza , la somma esattezza e per-
fèxione de* suoi confronti , e del suo travi»gKo , ab-
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)( a47 )( ^
kaDdonarono subito l' impresa , e Io rìchi^s^d a no**
me della loro Àcoademia dei tuoi scriUj , terminata
che fosse V opera , per imprimerla a suo proEtto in
Glascoiy ì oHerendogli più centinaia d' Associati ; e
poi ritornati in Iscozia più volte per lettere Io solle-
citarono. Era ^à nel più bel corso quclf opetra , e
aarebbe forse a quest" ora uscita alla luce a sua per-
petua memoria) ae una morte così immakira non lo
avesse rapilo, E vero per altro che V hanno tra tf. te-
nuta più del dovere le occupazioni sopravvermtegli ,
e le distrazioni inseparabili dal mestiere d' un Me-
dico I ma soprattutto la sua estrema e&nitezza , che
lo faceva camminare con pie di piombo , ed ì suoi
eccessivi scrupoli in ogni minima cosa : e di questi
si lagnava con ragion^ , perchè defraudavano il pub-
blico di tanto tesoro , e di isue belle produzioni .
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I msaSBSBBBBBSaSSasaBSSBBBSSB
STORIA MEDICA
SULU IDROFOBIA
Per cui è morto il dottor P^en Anzio
LuPACCHiNl , con riflessioni intorno
questo male .
JLiATEOCE malattia y e b funesta fine dìD. Venan*-
zìo Lupacchini dcmissmio , ed onorato Medko Aqui*
lano rapitoci poche settimane sono sul fiore dell' età ^
e della fiHtuna^sarà il soggetto del presente lugubre ,
ma non inutile articolo . Era egli grand* amico no-
stro , e cooperava con tanto zelo al felice prosegui-
mento di questi fogli , che se all' anime de' defunti
restasse qualche affetto per le basse caduche cose ,
siamo ben certi i che sì compiacerebbe di aver an«
che dopo morte, anzi colle sue sventure medesime
contribuito all^ istruzione d^ nostri leggitori . Non
mancheranno questi fogli di darne <quanto prima un
giusto elogio letterario , unica ricompensa , che dopo
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)( ^9 )(
i doveri della rdigìone possiamo tributare ad un ami-
co incomparabile . Perdonisi questo breve sfogo ad
un dolore , che pur troppo in noi sarà assai lungo ^
e restringasi inlanto TAntolo^ a parlare filosofica*
niente di questo disastro j accrescendo con ciò la sto-
ria delle umane miserie .
Fino neli' agosto del 1774 fu egli morsicato al*
r Aquila d' Abruzzo in un maleolo del piede > e nel
polso della sinistra mano da un cane suo domestico ,
e che egli straordinariamente amava • Avendo prova-
to, che dopo il morso la bestia mangiava, e franca-
mente beveva, autorizzato da tutti gli scrittori Me-
dici non credette , che potesse essere rabbiosa. La
cosa restò più che mai indecisa , perchè quel giorno
medesimo il cane , malgrado V amico nostro , fu am-
mazzato da altri, a' quali contro il solito si efa av^
ventato • Saldate in debito teifipo le ferite passò l'in-
felice un anno intero con sicurezza , ed in ottima sa*
Iute dimentico affatto deC accidente , allorché gli
parve un giorno di provare *nelle membra certo ino*
tttato torpore, di cui però non fece verun caso. Du-
rò così due altri mesi , quando al compiersi del quat-
tordicesimo una domenica si trovò straordinariamen*
te inquieto , e gli parve di sentire qualche leggiera
difficoltà nelP inghiottire le .bevande • Pei cibi solicB.
non ne aveva nessuna « Al tramontare del Sole nel
seguente lune£ avvisato di ciò andò a trovarlo il sig.
marchese. Gaspare de Torres suo amico , nobilissimo
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K aSo )(
eavvUere òi tomma coltura , ed amorevolezza . Non
avendo questi mai perduto di vista gli antidii , ed a
lui flospetti mora , domandò all' infermo ^ se su quel-*
r accidente non avesse <piak)^ timor*. È assolila-*
mente un eqcnvoco , rispose e|^ , perchè ^ cane ,
che mi morsicò, non poteva essere rabbioso , e fa
immaturamente ucciso . Soggiunse, che, lun{^ dal*
t aY^ti ef^ orrore per V acqua, la desiderava con ar^
dorè ; ed in fatti ordmatone lietamente un gran bic-
cbiero , quasi per ischer^ 1' accarezzava , cerne il f'rk
amabile di tirtti gli elementi. Quamlo però volle in^
ghiottirne qualche sorso cominciò a tmnare, e dis*
se non essergli poesibile il farlo . Dolevasi egli di
una tiratura , cbe , al suo dire , coa^dava ttd Iato
destro , e pri^iagavró fino aMe fauci , ed attriboivata
«d un principio di {Mralisi nell' esofago* Alle due
dèlia Aotte gli fu portato un sorbetto gelato, ^cbt
egli prese in mano con gran piacere; ma, todto
àie /gli si sciolse in boeca , cemmciarQao tremori ,
e sbattimenti cosi fieri ^ che lusognò levar^lo da-
yaxAì . Si ordinò dà se stetso un ba^oo , ma per
It grapdiSiime smanie , che sOlEerse nel toffiurvtsi ,
1^ convenne uscirne j e ben mfretta . Allora fu
ohe il Lupacchini ai riconobbe Idrofobo , ed aven^
dolo francamente detto a^ amici pres^titi, gli fu*
rono tosto per loro istanza strofinate le quasi can--
celiate cicatrici dell* antico morso coU* unguento
mercuriide . Queste né prima , nò dopo Cecero la
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)( «Si )(
miirfma aiutasione . Nel martcd cìrelubefo tutti i
«addetti sìotoim, hm TinfeniiQ fy aempre presentis»
sìmo a,«esceMQ, anzi parlava dottamente coi Medi-
ci del 9QO male , e eoo iipìrìto ^aaaai pacato ne ra*.
gionam. Diceva, che , secondo ciò , che allora aen*.
tifa» gli autori non ne Krjvono eoo sufficiente co-
nOfcensa , e, con(om^ al sob'to , vi mischiano melte
iapoature • Non eU>e v«ruo orrore al veder V ac*
^«a , be^hè noo potesse pia oeonaeno teotare d'in-
ghiotlbola. FgU loedesimo ne voleva di tempo in
tempo £u« l\ esperioMnto p affinchè, come diceva,
gli àmia vedessero io «piai modo bevooo ^* Idra*
fobiy ma io cpiel fiero istante soffnva sbattimenli»
e oripibaiom cosi spaventose , che tutti furono for-
aali a pregarlo di noo f^ eqporcisi. Disperando
allora. erogai a^uto umano coraggiosamente si levò.^
si vesd, ed accompi^nato «sei. in portantina {^er
andare fuori di Gttà a non so qual Santuario ac-«
ereditato per <]uesti infortanj » TFale fb allora V or-
voce , che cominciò ^ cagionar^ 1* aria , e la luce
aperta, -che abbisognò .ricondmio Crettolosaoieote aUa
Cìitk . Cosi fini il mercordl , Il giovedì fu legato ,
tanto crebbero le furie, che lo agitavano, ed egli
medesimo prevedendole aveva gA pregato gli aslan^
ti di questo duro , ma necessario ufficio . Il ve-*
nefrdl fu giornata orrenda, giacché per te ferine
smanie, e delirj divenuto piò bruto, che uomo,
cercando inqtilmonte dove , e chi mordere , cadde
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)( a5* )(
kk toAìdo assopimento y e verso sera fini di vivere.
Ahi amico tanto di tua natura mansueto , non eri
ta adunque degno di morte più umana ? Chi dopo
quella tragedia potrà più tranquIBamente scherzare,
non che convivere , o dormire con cani ? Qua!
lapera , qual cerasta cela un veleno cod spavento-
so ? Ma tanto basti . Passiamo ora ad alcune ri-
flessioni , e dubbj sopra questo stupendo male , gtae-
die r Idrofobia non essendo per grazia del cielo
tanto frequente, non pare finora abbastanza esamma-
ta , come Io stesso definito s* accorse . Pochi sono
i veri filosofi, che abbiano avuta occasione di osser-»
varia , e rarismni coloro , che ce ne abbiano lasciate
memorie sincere . Non è questo il solo de* mali uma-
ni , che per le medesime ragioni siaci inFelicemen*^
te descritto nei libri . Uno de' compositori di questi
fo^ per istrana , benché non lieta , combinazione
avenflo veduto, ed osservato in dilFerenti volte con
qualche attenzione firfo a tredici Idrofobi, siaci le-
cito r esporre qui quello , che su le sue osservazioni
d si presenterà alla mente .
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Dubbi e riflessioni sult Idrofobia^
iL
IDROFOBIA nel cane è essa male eomunka*
togli y oppure spontaneo ? Gii è certis«mò ^ che un
Cane- sano morsicato da un infetto contrae per io jhA
la rabbia « Dunque aimeno in questo caso i' IdrofoUa
sembra male comunicatogli . Ma dall' altra parte chi
potrà con sicuresza affermare) o legare, se il Cane,
il quale prima lo ha morso , non sia ^tata precedett*
temente morso ioicl^ egli da un altro ? ^pure
questo è necessario per decidere la questione •
II. £' opinione c<miune fira il popolo , che i
gran caldi deMa Canicola, la sete ardentissima , il so**
cerchio pasto di carogna , o l' ira straordinaria pos-
sano generare ^ nei cani la rabbia » Questo ha tutta
r aria d' un pregiudiaio volgare . In certi climi caldis-
simi 9 per esempio neli' Àfrica , quasi tutti i Cani y
che colà in gran quantità , per opera meritoria mal
intesa , si ahmentMio, dovrebbero nel Luglio, e nel*
r Agosto diventare ndìbiosi, lo che eerto rmi si v»^
rifica. Chi potrebbe «llora vivere in quelle Ckti^
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)( ^54 )(
che diventerebbero una specie <f inferno? Nessun
Yiaggittore ce ne avverte y e sono paesi notissimi .
IIL Gnne dunque contrae talvolta la rabbia in
tina campagna un Cane ^ dove non ve n' era alcuno
pria» ? Ma chi ignora , che i Cani irabbiodi fuggono
furibondi y e lontani dalle loro contrade, e fino a
ìatìtOf che non cadono morti sotto il peso della
maL^tia^o che non sono uccisi , corrono come spa«
ventati y e smarriti d'uno in altro paese , e talvolta
entrano aeUe Città altaeoindo i loro saniis , o gB
BonMiì y thft inoonlrano? tfom nmpte si vede il C»*»
fie primoL apportatore di qneito flagello » «ui s* ne
redono le vitiiine«
IV. Perchè ixmi f otreW etatre della rabbia io
Itetsa» che del vi^uolo, il quale ormai non si ere-*
4t pie iiasoere epootaneamente , kiyi «nere sempre
in und , o in akro modo comonicalo? Chi potdi
provare il cantnnrio ?
V. U «oio icaao di diventare ndibioso un cani*
no ben eotMKio, e che non si aia scostato mai ddi
laUo, Q dal gmmbo della sua solitaria padrona» pò*-
Ètebbt àmtà qualeho kn»e in una tanlo intralciala
i |^ a tÌD ne> Ma questo caso beft verì&caifeOy quando i
pm 6|icooAito?
VI. Che 40 poloiie iMseece nei Cani aponta-
«(mntnle ^pne^to maio > «hi > ^^màotm in casa , puri
vimer siiiieo<} O^gow vede» diiB iaMiopii cneacereb^
Imi p^gtt mmìà il pencolo oo^vivtendo di buona le-*
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J( ^S5 )( ' .
àe con queste bestie , come à' ori]mark> tool farsi •
Voglia dunque Iddio, che, come pare probj^ulei
non siavi altra rabbia ^ che la comunicata , e co^
coUa più scrupolosa custodia potremo almeno lusin«^
garci d' essere in salvo .
VII. La rabbia è essa «n male proprio al Cane
soltanto 9 come , per esempio , lo è il vajuolo all' uo^
mo ? No certamente . In fsAti agli animali .di qualun-^
qoe genere, o specie non si è mai potuto oonuf^
ntcare il vajuòlo umano , neppure aUe scimie eòa a
9Èi analo^e , intanto c^e col morso ai comunica h
raUna non solo all' w>nio , ma «d altri animali aii»
cara. Persona degna di fede ci assicurà avere coi
propri occhi veduto un Bove Idrofobo per morto di
cane . Abbisogni fortissimamento appuntellare , e
laorave le porte deUa stalla, in cui Taveano confi^
1^0 , e abbandonato ; tanto era egU divtentaio fe-
roce, e spaventoso. U Villano, a cui la bestia ap-
parteneva , Mìoa volle mai pecmetleee ^ die dalle fr*
Mestre Eosse archibugiato , come taluno lo consiglia»
va; perchè . kiaingai(asi , che guarirebbe, ma m
capo a pochi giorni mori con orrendi :mAig^ , o
flKoi tutto afigMtttOi e insanguittato, per esserci fu*^
riosamtnte rotte le coma, e il muso conteo i mvht
ri» e le mangiatoie . JEaempj df altri ininuli cahbioai
difFerenti dal Cane sono noli abbastatua .
Vnr. V Uomo al pari dai cani diventa por
troppo tale , coinè abbiamo veduto » pm non aaf>-«
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)( *56 )(
piuno rerun caso bene Terìficata, in cui non m
in lui preceduto un morso canino. Non ignoriamo,
che alcuni sono persuasi del contrario, ma a noi
sia lecito il dubitarne fìno che noi pure non V ab-
biamo chiaramente veduto •
IX. Perchè dunque si comunica, e sciape piì!i
facilmente questo male fra i Cani, che fra j^ al-
tri animali ? La ragione par chiara* La rabbia, co^
me la maggior parte dei veleni animali, si propaga,
per quanto fiiu>ra sì sa , cutaneamente , e precisa*
mente col morso, il quale è T arnu sola , e sea-
pre pronta fra i Cani • £' noto a tutti , che si apro-
no i cadaveri degl' Idrofobi, si .maneggiano, i loro
Visceri, e i loro umori senza contrarre verun no-
cumento . L' Idrofobia pare adunque non agii^ ,
che colla bocca, e coi denti . Gli uomini stessi,
che ne sono attaccati ( strano inesplicabile orrore ! )
pajono conversi in Cani, diventando mordacissimi»
ed avventandosi a guisa di mastini feroci, comunicano
> ad altri il male , se giungono a morderli . U pove-
ro l4ipacchini, che lo sapeva, avverti, che lo le-
gassero in tempo . Noi co* nostri occhi vedemmo
uno di questi svei^irati , che quantunque legato
striatamente sul letto non potendo mordere di
«stanti, che stavano lontani a mirarlo, rose le len-
zuola , che aveva vicine alla bocca , ed a forza di
conati essendosi al^pianto rilasciate le^ funi arrivò a
wwrdersi la parte superiore delle braccia, e sirac-
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)( ^57 )(
cìaxne le carni sanguinolente , spettacolo atfoce, ch«
pur troppo avremo presenta allo spirito finché vi-
vremo .
X. Quando comincia ad esserle mortifero il
morso di un animale , che abbia nel sangue il fer-
mento rabbioso ? Questo chi potrà deciderlo ? fino
ad ora gli Autori ci hanno insegnato esser tale so-*-
lamente , quando nell' animale dichiarasi V orrore del-
l' acqua. B^ nel caso .dell' amico il Cane omicida
bevette , e mangia dopo avere comunicato il male
al suo padrone . Chi può dirci quanto avrebbe an-
cora tardato in lui a dichiararsi V orrore alla bevan-
da , se non l' ammazzavano ? Ecco pur troppo un
nuovo , e legittimo motivo di timore per chi ha
avuta la disgrazia di essere morsicato da uno dt
codesti troppb lusinghieri , e traditori amici . Quanto
più crescerà il timore , se poco dopo il morso it
Guic viene ucciso, o se fuggendo, come per b»
più succede, si perde di vist^?
XL £' opinione volgare , che quaranta giorni
dopo il morso , se non sopravviene verun accidente^f
V uomo sia in sicuro • Il numero di quaranta pare
ormai mistico , e consegrato a dissipare tutti i ti-
mori di contagio. Ma con pace di queslo nume-
ro, che mille volte può esser fallace anche in altri
casi , noi qui abbiamo quattordici imesi di tregua
ingannatrice, e non è questo per noi p4ue il solo
esempio di sì lungo Intervallo'. Bisogna jperò render
17
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)( aS8 )(
f^iMluk aUa maggior parte degli ScrìUorii non es-
tendo ad essi afu{;giu queila possìbile tardiuisa ,
benché nra » come quotidianamente sfugge ^ e sfug-
girii al volgo • Me v* è di più • Vi sono alcuni
Autori I che ci fanno sUr^ in timore fino a sette
«noi dopo il morto . A questi si dovrà prestar fede ?
Ah! no per carità.
Xil. Opinione pure volgare è , che il Cane
rabbioso morda , o t' awpoti a tolti » fuori che al
tuo padrone • Ma ora chi pia lo dirà dopo il caso
nostro? •
XllL £' canone quasi universale fra i Medici,
xìm dk^iarala neU* uomo-I* Idrofobia, prima di mo-
rire gli sì riaprano le ferite deir morso . Canone
ìrN>t^^^"'iH aach* esso , peachè ood non è suto nel-
t amico nostro , come non lo è stato k tanti altri .
)ioi però le abbiamo vedute liifmcsi in alcuni ; Cor-
ee che ti potrebbe £re etserai riaperte soltanto in
qna lB , nei quali T Idrofobia t'era accesa poche set-
timane éopo il morto , non essendosi ancora ab-
^iTinn coi^minate, ed mcamale. Pare che in
^pMtlo mnle ti colligeino , e tfibrino tutti gli umori
n aegnn db tctogbere ancora la compagine medesi-
)Ma dal corpo . In questa tupposìiione chi sa , se
Mn ti apriate tgujiotmàm qualunque altra lecente
««atnae ì La tuppoau celBquaaione pere più prò-
M^> «vendo noi vediti aknni Idrafobi» dalla cut
*•«»* ^aaao, dagli oraechi, o dag^ occhi sdì.
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K 259 )(
lava una pituita crocea , e abbondantitsima . In al-
tri 9 parlando di maschi , uscivano fino quegli unio-
ri, che non dovrebbero essere invitati in momenti
così lugubiì, e che è inutile di qui specificare. La
sezione anch' essa . dei loro cadaveri , alla quale ab-
biamo voluto più d'una volta assistere, ci confer-
ma in questo sospetto, perchè non fece mai vedere
alcuna lesione ne' solidi, toltane qualche tenue in*
fiammaeione alle fauci . Un sol fenomeno spigolare
si è da noi osservato in tutti , cioè che i vasi san-
guigni del celebro venosi egualmente, che arteriori
erano voti di sangtie« e pieni d' aria. In somma
tutto in questo terribu male deve essere oscuro ,
irregolare , e misterioso .
XIV. Gli Autori convengono, che gl'Idrofobi
hanno insuperabil orr^e al solo veder l'acqua, dal
che è nato il nome del male • Ma questo non fu
nel caso nostro . L' infelice amico b vedeva volen-
tieri, 1' accarezzava, e soltaito non potea tenerla in
bocca, e molto, meno inghiottirla. Gli è però tal-
volta vero ancora il primo, giacché abbiamo veduto
Idrofobi giungere a segno di non poterla neppur
guardare senza tremori , e senza smanie . Siane
esempia fra tanti uno veduto da noi sul primo svi-
lupparsi della rabbia. Questi per andare a casa sua
dovendo camminare lungo un canale di acqua cor-
rente per mezzo alla Città si teneva tanto radente
al muro deQe opposte ^ase , che scostatone ove
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non era piò il canale avea logorati dalla parte delle
case i vestimenti quaai fino alla nuda cute. Lo stes-.
ao aborrimento hanno alla luce , alla fiamma , ed a
qualunque altro 0|^tto risplendente. Uno specchio
per essi è coaa insopportabile. Qual male ha feno-*
meni pii\ stravUganti ^ più inesplicabili di questo ?
XV, V è alcun rimèdio a sì terrìbil disastro ?
Se la rabbi# è dichiaraci , V esperienza , e V una-
nime consento de* dotti dice^ che non ve n' è al-
cuno . Se ve ne sia prima di quello istante , a noi
pare impotltibile il deciderlo, ed eccone le ragioni.
]Kon sempre è certo essere raM>ioso il cane , che
tale ai suppone ^ e rarissinft volte se ne viene
in chiaro, perchè ad* ogni piccol sospetto viene
ammaisato . Ma quando anche il cane fosse rab-
bioso , non è cosa certa , che mordendo comunichi
sempre la rabbia • Se morde su d* una parte vestita ,
nel trapassare , che i denti fanno le vesti prima di
giuMiere alla cute , si asciug^ranno ; ed ecco che il
morso si riduce allora ad una puntura secca , e in
r ìnseguensa non awelej^ata , Quand* anche mordes-
se col dente stillante veleno e lo innoculasse nella
ferita , se da essa ne sgorga molto sangue potreb-
l>e questo trasportar fuori il veleno introdottovi, e
non lasciarlo unirsi alla massa del sangue, o insi-
nuarsi nei nervi. In ciascheduno di questi casi di-
verrà accreditai ìssimo qualunque rimedio , che per
prevenire la rabbia sarA stato propinato air uomo
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H a6i )(
difeso ) peirchè tpesiì non avea nulla da tatnere. Il
radocinio comune Post hocy trgo ex hoc male ma-
neggiato da cattivi osservatori è stato mai sempre
la rovina della savia Terapeutica . Uno de' pia ce-
lebri, ed antichi rìmedj per la rabbia è ceru poi-
vei^e composta , per quanto mi pare , di gambaa ,
di pepe , di canUridi , e d' altri inizili ingre^ntt •
Era essa accreditata, se non erriamo, fino ai tempi
di Galeno , ed è risorta ai nostri sotto nome di Po/^
vete dèi capitano Parenti^ Sì crede non dal sofe
volgo, ma da qualche Medico poco ilkiminatp, che
dopo averla presa , se c<mipariscano urine sanguigne
aia segno di sicura ^larigione . Ma chi non vede la
fallacia di questo segno ? Ove sono cai^ridi in suf-
ficiente dose vi saranno sempre urine sai^uigne . Noi
abbiamo veduto morire Idrofoba una misera giovi-,
netta cara a' suoi parenti , a cui fu data con tutta la
possibile diligenza immediatamente dopo il morso,
e jper molti giomi questa famosa polvere, e in essa
pure comparve il suddetto sanguigno riscjontro . Al-
tri rimedj si prescrivono , ma non meritano V ^ore
di essere da noi rifutati •
XVI. Che si ha a credere dell' im^ione mercu-
riale varj anni fa con tanto fasto suggerita come ri-
medio àcuffo per la rabbia da un^ certo Mr, Da-
s$aux Francese? Breve è la risposta. Egli fonda il
suo edifizio sulla lepida teom , che la rabbia nasca da
certi vermelti insensibili , i quali dopo il Q}orso ,, che
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K *6^ )(
' gT ì<tn>Art nel tangoe , col ^^ofo ù moltiplicano
alf infinko , e colle loro uon interrolte noìotse pun*
luco cagìoMiio la rabbìi ^ Il mercuclo , die' egli , è
UBO specìfico contro gì* incetti : dunque deve esaere
akMTo rimedio «noorm all' Idrofobia . Ma questi ver*
miti aono tauHo ititemibii , che né il sig. Deseaux,
né akri i^ hanno mai veduti , né li vedranno . Qual
caao adunale fare di aiaili libri ? Si sono date » nei
presenti > le frìaioni pU forti ad alcuni Idrofili fi-
no ad eecitare in eisi precipitosa saliyaaione, ma
aen si è ritardala » aè resa nen dolorosa la Icnro
apavtearrole aKNrte . La naaioné del sig. Deaeaux
è piena A &ioco » e dP nmnaginaliva , ma non ha
aenqpre dTealfo «aita quella ponderazione, quelra-
siodnio giano, e grave, die andie in quel felice
vragne distingue i veri dalli, pei quali noi abbiano
lotla la venennone . Che dir dunque delle felici
esperieme , che egli ci racconla ? Le creda e^' ,
die le ha vedale; noi pure per orederle emettere-
VM di ^dei^ •
XVn. Se Ve qosloke barliune di speransa sa*
rebbe appena dopo il morso nella scarificanone ,
o neil' ustione della ferita, ovvero nella di lei siiz-
• aione, ossia succhiainento . La prima facendo scor-
rere a rivi il «angue vicino al morso, potrebbe forse
iare seco hi usoke andie il vdeno . Ma qual in-
certesea l La seconda ^pidando le fibre , ed t vasi
capiUaH feriti, nei qeali può essere entrato il vde^
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)( 263 )(
no , potrebbe , bruciando luì pure , renderlo meffi*
cace , e arrestarne la propagazione . La terza , cioè
li succkhmento , potrebbe forse attirar fuori col san-
^e 9 veleno 9 eome l'esperiènza fino degb* antiche
Psilli <r Egitto ci mostra nei morsi dei serpenti •
Ma cKi arra ìi coraggio cK prestarsi a questo uffi«
ciò y che , come elegantemente dice il dotto Celso , è
un'audacim eénftrmatm piuttosto daWust}, ehi dalla
ragione? Chi ci as^cura, che il veleno idrpfoblco
A contrario di quello de^ serpenti , non sia mortale
anche preso per bocca? Q)i assicurerebbe l'audace
P^lloy che nell'azione di succhiare non gli si la-
cerasse qualche piccol vaso delle genpve , è non
contraesse egli medesimo quel male , di cui cerca
liberare altrui? Una ben forte irentosa replicatamente
applicata subito , e scarificata sul moiw potrebbe
forse essere di maggiore speranza . Ma ie ferite so-
no elleno sempre in parti suscettibili di questa ope-
razione f Questc^eleno laècia per ciò un tempo suf-
ficiente ? imperciocché chi ei dice, , che esso non
sia volatifissimo , ecelttte al pari cff quello del va*-
juob , fl quale , benché in quantità infinitamente pic«
cola , neir atto medesimo , in eut s' insinua , pare pà
sparso a guisa di soi&o per tutte le vene? La le-
gatura , e scarificazione della parte morsIcaCa y che
dagl' ignorami Chirurgi si* propone nella ptftitura
della vipera, è rimedio puerile, e degno di toro.
Se la legatura è fbrtè abbastim^a per separam egni
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)( ^64 )( ,
eemunlca£Ìone ^eiU parte offeta col retfto del cor«
pò, ca9o diiBcili'ssimOy cadrà ben tosto in «gangre-
iMi mortale la parte separata » ed ella stessa darà
un altro genere dì morte • Se non è abbastanza for-
te f è totalmente ìnutiW .
XVIII. Par« che sìa» grand' imprudenza V am-
mazzare ì cani al più piccolo sospetto di rabbia ,
<^me comunemente si eostimia. Imperciocché chi
non vede 9 che in mezzo a tante incertezze colui ,
die è stato ferito da un cane , dovrà vivere abneno.
più di un anno in timore tanto 'angoscioM> , che a
taluno parrebbe forse meno ,grav^ ima solleeita mor*
le ? Sembrerebbe aduncpe assai più opportimo, se
in vece d* uccidere i cani sospètti dopo , che hanno
morsicato ) si chiudessero, in ben custodito luogo, «e
eoìk per una apertura nutrendoli si decidesse col
tempo , se sieno infetti « Se non lo sono , sari^nno
liberi almeno dall' ambascia tormentosa coloro, che
ne sono stati morsicati, giacché non darà i^iai la
rabbia quel cane, che inon l'ha. li. solo esser si-
curo in caso tanto terribile non è piccol vantaggio.
XIX. Se è lecito ai Moralisti il creare per istu-
dio casi talvolta difficili, o parenti deir impossibile ,
sia lecito a noi il crearne uno , che è possibilissi-
mo . Che sarà d' m Baiiibino generato 4a un Pa-
dre, o concepito, e paitorito da una Madre nel-
. r intervallò più , o men lu^^igo , che suol passare fra
li morso d'un cane rabbioso ^ e l'esplosione della
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){ a65 )(
rabbia ? Questi dee aver certamente nel sangue i se*
mi idrofobici y come ne hanno i Celtici , o gli Scor-
butici, quelli , che, nascono da parenli infeUi di si-
mil male. Nessuna stona medica, ch'io sappia, ci
ha finora istruito di un caso simile; eppure chi non
vede, che dovrebb' essere succeduto più volte? Chi
ignota , che frequentissimi sono i mali ereditar] ; e
perchè non li sa , che questo sia mai stato tale in
qualche caso ?
Concludasi dunque , che f Idrofobìa sembra
male piuttosto contagioso , che spontaneo; che' pa-
re comunicarci solamente Jinora pel morfo , per
la qual ragione è piik comune n^l cane^ animale
frequente , e mordace: che puh però comunicarsi
ad animali if altra specie , massime ali* uomo :
che pare difficile, se non impossibile ^ il decidere
se sia curabile prima che si dichiari, come pare
impossibile il curarla dopo dichiarata. Cosi cre-
deva ancora la dotta antichità , Ovidio dottissimo
Poeta dice decisivamente
Solvere nodosam nescit medicina podagràm ,
Nec formidatis auxiUatux nquis.
£ finalmente concludasi , che tutto eiò , che riguar-
da V Idrofobìa y h pieno ancora di dubbiezze ^ di
oscurità , d orrore , è di maranglia , come deve
essere pieno di timore qualunque morso, senza ec-
cettuar quello deir uomo medesimo , massime quan-
do è neir iracondia . Celso dice, che non v*è quati
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)( A« )(
nono, eh% man abbia in 9tf gualche coea di ve^
nefico.
Dopo questa terrìbili verità, die tutti trove-
ranno giuste eguabnente cKe ftpvrentose , che n«
•egoirÀ ? Lx> diremo noi . Si continuerà a vivere
come prìma coi cani, anzi alcune di quelle Signo*
rt, le quali svengono al vedere un sorcio, un pi*
pistrello , o un innocentissimo ragno , gasseranno la
loro vita tenendo in grembo , e nel casto loro letto
Brillantina, o Mirtillo. Cosi è fatto il più perfet-
to , il pia ingegaoso , il solo raziocinante dei vi-
venti a questa terra, che è il più p^fetto di tutti
i mondi possibili .
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Os sensazione d'una Idrofobia manifesta^
tasi dopo due anni. ^
Oi è per noi largamente parlato dell' Idrofobia in
cpiesto foglio y ed abbiamo quiyi spiegato i nostri
sentimenti intomo a questo veleno micidiale . Noi
ci mostrammo ivi molto lontani dal prestar iedc
alle moltipUci mediche storie intorno idi' azione del
medesimo maiiifestatasi dopo una lunga serie di an-
iii^ ed espcmemmo le solide ragioni di questo no-
stro sentimento . Cià per altro non ci to^*e di rv*
ferir nuovamente una simile osservazione prodigio-*
sissinaa consegnata in molti pubbUci fogli , e che si
presenta oon le pi& minute circostanze , tali da po-
terne Sacilmente persuadere la veracità . Assalito
in campagna un vecchio Reli^so di 70 anni
d^ un cane cercò indarno difendersi; che que-
sto , senza latrare ^ ^ morde la mano sinistra . Un
dente forò la parte carnosa formata dai muscoli la-
terali del pollice, e* dell' indice. Fece la ferita mol-
tissimo sangue, ed essendosi immaginato un Chi-
rurgo , che era in compagnia di quel Religioso ,
che il cane foéae- labbioso , gK ccrnsi^ò di usare
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)( i68 )(
immediatamente tutte le precauzioni necessarie . Scar-
nificò profondamente la ferita ^ gli fece in seguite»
immergere la mano in una dissoluzione di sai ma-
vino , finché potè Uscir sangue; lasciorvi sopra una
coi^ressa bagnata nella medesima dissolutone, e si
ebbe cura di rìbagnarla di tratto in tratto . Questi
furono ì soli rimedj , che si pot^erono allora met-
tere in uso. Ritornato il Religioso si ebbe cura di
strofinarlo con, V unguento mercimale , gH furono
ordinate per alcuni giorni pozioni bolari di alcuni
grani di torbil minerale, e altrettanto etiope anti-
moniale , sen^ osservarsi una . salivazione straordi-^
Ilaria . A questi rimedj fu fatto succedere V uso
della polvere di scaglie di' ostriche per otto o dieci
giorni . Sembrando, che la piaga si andasse a (Ru-
dere troppo preHo , si pensò di farla strofinare con
una grossa tela , ed aspergerla con la polvere di Can-
taridi *per tenerla sempre viva, e mantenerla più lun-
gamente in istato di suppurazione . In questo stato
di cose conservossi il Religioso tranquillo , e si ebbe
premura di conservarlo tale con dargli a credere ,
che il cane viveva ancora , ad oggetto , che T inùna-
^nazione non avesse da se stessa prodotto quel ma-'
le , al quale à voleva andare incontro • Arrivò a tale
la sicurezza del malato , che egli non volle conti*-
nuare i rimedj per quante istanze gli fossero fatte .
Non si ardi alcuno di combattere la sua ostinazio-
ne , acciocché lo spavento non lo avesse sorpreso « Do-
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)( ^ )(
dici foli giorni potè ottenere il Chirurgo per queste
cHira , dopo i quali passò prosperamente il Religioso
due aniii. Nel termine di questi cominciò a lagnarti
di una difEcoltà d* inghiottire , che fu presh ptr un
male di gola ordinano . Il giorno vegnente , conti-
nuando questo incomodo , gli Furono ordinate alcu-
ne decozioni leggiermente diaforetiche , che non gli
procurarono alcun sollievo , perchè la ripugnanza ,
che mostrava per quel liquore, gliele faceva rigetta-
re . Nella notte seguente il malato fu in una estre-
ma agitazione, e quindi in una specie di delirio,' a
segno che fu trovato alla porta del Convento , don*
de voleva uscire senza sapere ove diriger dovesse i
suoi passi . Avvertitone lo stesso Chirurgo , che due/
an^i prima lo aveva curato del moi*so del cane , si
portò immediatamente a vederlo . Restò sorpreso tro-
vandolo con gli occhi stralunati, il naso ^ieno dì
mocco , e senza potere , come egli diceva , inghiot-
tire né solido né liquido alcuno . Non si lagnava per
questo di alcun dolore nel luogo del morso • Gli
presentò una tazza di liquore , alla vista della quale
fu assalito da impetuose convulsioni, e si ritirò im-
mediatamente , gridando , che non poteva soSrir quella
vista ; Questo orrore per il liquore non lasciò dubi-
tare il Chirurgo della malattia . Fece immediatamente
salassarlo dal piede, ^i ordinò lAcune gocce di lau-
dano liquido con lo zuccaro , ed altri rimedj che
non si ebbe tempo dì usare , perchè spirò il malato
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)( ^70 H,
àèie^ o tre ore dopo U sanguigna , senta aver vo-
luto prender nulla* Considerando tutte le clrcostan-
Ee di questa storia è sendl>rato al Chirurgo di poter-
ne dedurre la ragione , per cui in questo i^aso tanto
ritardò a svilupparsi il rabbioso veleno ,- né si mani-
festò con quel furore, con cui^imanife^ nelle idro-
fobie immediate . Attribuisce egli ciò : I. all'* uso dei
rimedj, i quali temperarono in parte sul principio la
forza del veleno , e V avrebbero affatto émorzata ,
quando se ne fosse continuato V uso , come conve-
niva; II. all'età avanzata, e al temperamento flem-
matico del ^L'gioso. Noi non mederemo aflatto
questa osservazione. Nasce solo qualche dubbio su i
segni della idrofobia . L' orrore , che mostrò il ma-
lato per qualunque cibo liquido , o solido , potè an-
che essere un effetto o deUa immaginazione , o della
tormentosa angina , onde era oppresso •
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Caso straniisimo di una Donna y in cui
cominciarono ad apparire i sintomi
dell' Idrofobìa solamente allora , che
ella seppe di essere stata morsicata da
un Cane rabbioso .
.^LsPETXANBO , che per vantaggio dell' umaniU
Tenga autenticata da replicate , ed irrefragabili espe-
rienze r efficacia del rimedio contro la rabbia com-
prato, e £itto pubblicare recentenotente dal sovrano
di PruMia» non dobbiamo rallentarci dal £are tutti i
nostri possibili sfor» per procurare disconoscere in
gualche modo la tuttora ignota natura del veleno
idrofobico , non meno funesto , ed orribile ne' tuoi
effetti , che inesplicabile nel suo meccanismo • , ^oa
potremo accostarci a questo punto , se non che ac-
cumulando i fatti y e le osserrasioni . Ne riferiremo,
ora brevemente una , la quale #embn provare , che
i' efficacia del veleno idrofobico d^>ende in gran par-
te 4all' imma^nazione •
Nel febbrajo adunque d^ 1772 mi cane ambia-
to y che scorreva i contorni di Beeanfon nella Franca**
Contea y mone cinque pessoitty fra le quali tm*
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)( ^72 ){
vos»i una Donna, la quale è il soggètto deli' osser-
vazione , che vogliam riferire . Neil' atto , che usciva
di letto y fu essa morsicata in varie parti del braccio ,
e del cubilo , e T ultimo addentamento je avea strap*
pato un pezzo del bicipite della larghezza di uno
scudo . Il sig. Oudot , Medico di Besangon , che fu
chiamato per curarla , comprese subito dalla relazio-
ne , eh' egli avea a combattere una gran dose di ve-
leno , e non contentandosi perciò del solito tratta-
mento mercuriale , vi uni ancora il metodo del sig.
Gonus , cioè T acqua salata , e V uso di quella pian-
ta da molli Medici preconizzata, e nota sotto il no-
me di anagallis flore phceniceo . Durante la cura ,
seppe il sig. Oudot, che le altre persone morsicate
dal medesimo cane , ^ano moite nel parossismo di
una ràbbia ben caratterizzata. Egli non volle però
mai accordare alla' sua ammalata , clie fosse stata
morsa da un cane, arrabbiato , e continuando cosi la.
cura per tre settimane , ed avendo T avvertenza di
mantenere per più di i^o giorni aperto lo spurgo
deUa piaga , tenne lontano ogni segno d' idrofobia .
Quattro mesi dopo l' apparente guarigione fu la
donna visitata da una sua amica , la quale , rallegran-
dosi con lei del suo stato, le fece insieme conosce-
re il grave rischio, che avea corso, dicendole che
le altre quattro persoìme erano tutte morte otto o
dieci giorni dopo la morsicatura . La donna , che
sino a quel punto avea sempre dubitato se il cane
fosse
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)( ^73 )(
fosse stato rabbioso, cadde subito in una specie di
abbattimento, e si mise a Ietto lo slesso giorno.
Air indomani , quando il sig. Oudot andò a veder-
la , gli disse , che il braccio piagalo le dolea forte--
mente ; il giorno appresso diede varie provo d' idro-
fobìa, e mori finalmente due giorni dopo in un accesso
di rabbia dichiaratissima . Questo fatto sembra provare
non solo P influenza dell' immaginazione sul veleno
idrofobico , ma ancora 1' inefficacia di tutti i rimedj
sinora usati contro di esso . Potranno questi rìguar-*
darsi al pi& come palliativi capaci di sopire il veleno
della rabbia , ma non già come rimedj atti a distrug-
gerlo , o ad assimilarlo agli altri umori .
FINE DEL SECONDO VOLUME .
l8
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INDICE
DI CIO', CHE SI CONTIENE
NEL VOLUME SECONDO •
J .JET TEBE al Marchese
Filippo
Hereolani
sopra alcune particolarità
della Baviera, ed
altri paesi della Germania*
LeUera L
pag. I
JLettera IL
V i3
Triterà IIL
>» 25
jMtera IV.
M 34
Lettera V.
w 49
Lettera VI.
H 63
Lettera VII.
w 76
Lettera VIU.
M 88
Lettera IX.
ìì lOI
Lettera X.
f» ii3
Elogio Storico del cavaliere Giambattista Pira^^
nesi celebre Antiquario ed Incisore di Roma » 127
Elogio Storico del cavaliere Anton Raffaele
Mengs " y» 143
Catalogo delle Opere da essa fatte t» 227
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Itècishnt di Opere sue a noi note ?» 2^9
Elogio del Medico Vemanzio Lupacchini >» ^x
Storia Medica suir Idrofobìa per cui è morto
il ^Dottor Venanzio Lupacchini , con rifles-
sioni intomo a questo male n zàJfi
'Dubbi e riflessioni suW Idrofobìa >t aSi
Osservazione Ì una Idr^oUa manifestatasi
dopo due anni ^^^ » 267
'^aso stranissimo di una Doma , yi evi co-
minciarono ad apparire i siniomi delt Idro-
fobìa f solamente allora , che ella seppe di es-
sere stata morsicata da un Cane rabbioso, v 271
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